Degenerazione della comunicazione digitale e cyberbullismo

Cos’è il cyber? È un circolo comunicativo di informazioni tra uomo e computer, il risultato dell’impossibilità del non comunicare, che oggi gli adolescenti manifestano attraverso l’uso irresponsabile dei social. Un fatto è certo: le nuove forme della comunicazione informatica hanno inesorabilmente stravolto la Piramide dei bisogni di A. Maslow e del suo modello motivazionale dello sviluppo umano basato su una gerarchia di bisogni, in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è la condizione necessaria per fare emergere quelli di ordine superiore. La comunicazione nei social oggi non crea più relazioni, ma rappresentazioni fredde, sterili e autoreferenziali, è degenerata, quindi, nell’assenza della relazione che è peggio della solitudine, perché comunque necessita della presenza dell’altro, interlocutore trasformato in spettatore impotente. È per intenderci, quello che accade in programmi demenziali come “Grande Fratello”, dove la comunicazione si subisce perché non richiede la coscienza di chi ascolta. Oggi i nostri adolescenti, quindi, hanno rovesciato la piramide: bisogni primari sono diventati la visibilità mediatica, il mostrarsi e l’autorealizzarsi, il comunicare nella solitudine relazionale, ovvero tutto ciò che si ottiene attraverso la comunicazione “malata” dei social; gli altri bisogni sono diventati secondari rispetto all’importanza del numero di “visualizzazioni” e di “like”. È uno strano concetto di visibilità, che non dà accesso alla capacità di emergere sugli altri, ma solo all’anonima, inflazionata voglia di omologazione, da cui emergono i comportamenti dei bulli e dei cyberbulli. Il cyberbullismo, pertanto, potrebbe considerarsi come la conseguenza della forma degenerata ed irresponsabile della comunicazione attraverso i social, che impongono a noi non nativi digitali di guardare dalla prospettiva delle cause che generano questi fenomeni e di affrontare le emergenze e le necessità dei “nuovi” adolescenti, se vogliamo in qualche modo comprendere per prevenire. Si, perché, bulli non si nasce, si diventa. Forse noi adulti dovremmo metterci in discussione, capire che all’interno delle famiglie sono scomparse o vanno scomparendo alcune forme di dialogo in quei  momenti importanti in cui un tempo ci si confrontava, si chiedeva, si osservava. Bisogna imparare a recuperare la comunicazione, perché il cyberbullismo, la vetrinizzazione, certe forme di violenza comportamentale delle nuove generazioni potranno correggersi solo con il recupero della cultura delle emozioni. La degenerazione comunicativa e comportamentale dei nuovi adolescenti impone sicuramente alcune  doverose riflessioni sui  “nuovi”  genitori, “adultescenti” spesso deresponsabilizzati dal ruolo genitoriale, espressione  di una generazione liquida, come direbbe Bauman, che ha generato i “nuovi” giovani post moderni, come li chiama Giuseppe Raffa nel suo libro “Belli senz’anima”, diversi dai giovani di prima nel modo di trascorrere il tempo e di relazionarsi con gli adulti, iGen che “non fremono dalla voglia di crescere e di diventare adulti, quella stessa voglia che negli anni ’90 si sarebbe tradotta in una quasi ingestibile seppur passeggera ribellione. Che non sembrano preoccuparsi molto del tempo che passa e, smartphone in mano, sono sempre super-connessi, crescono meno felici e completamente impreparati per l’età adulta”. Tutto ciò, aggiunto alla responsabilità della rivoluzione digitale, aiuta forse a comprendere meglio la forma diversa e degenerata del bullismo che ha preso il nome di cyberbullismo, le cui modalità di azione più tristemente diffuse con conseguenze gravissime prendono il nome di:

sexting invio o ricezione di immagini sessuali;

flaming invio di messaggi online violenti e volgari;

trickery l’ottenere fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate;

denigration divulgazione nella rete di notizie false o dispregiative, allo scopo di danneggiare la reputazione o le amicizie di colui e colei che viene preso/a di mira. Generalmente i processi denigratori colpiscono aspetti centrali della personalità del soggetto; nelle ragazze si tratta per lo più di presunta promiscuità sessuale, mentre nei ragazzi si concentrano principalmente sull’orientamento sessuale;

cyberstalking comportamenti messi in atto per perseguitare le vittime allo scopo di infastidirle e molestarle a tal punto da non farle sentire più al sicuro neanche tra le mura domestiche. Generalmente nello stalking la vittima ha la percezione di essere costantemente spiata nelle sue attività quotidiane, con una sensazione di pericolo incombente. Alla stessa maniera nel cyberstalking l’aggressore può sfruttare uno spywer – un tipo di software che raccoglie informazioni riguardanti l’attività online di un utente senza il suo consenso – per monitorare on-line i movimenti della vittima;

doxing la diffusione pubblica via internet di dati personali e sensibili;

harassment le molestie perpetuate tramite canali di comunicazione di massa con azioni, parole e comportamenti persistenti indirizzati verso una singola persona, che causano disagio emotivo e psichico. Come nel bullismo classico, si viene a creare una relazione sbilanciata nella quale la vittima subisce passivamente le molestie, senza poter porre fine alle aggressioni;

impersonation appropriazione dell’identità virtuale della vittima e avvio di una serie di azioni che la porranno in difficoltà relazionali e imbarazzo. Il furto di identità può avvenire a due livelli di complessità informatica: l’aggressore può aprire un nuovo profilo sul social network e blog fingendo di essere la vittima oppure può agire come un vero hacker, riuscendo cioè ad ottenere l’accesso all’account della vittima modificandone le credenziali e impedendole la possibilità di riappropriarsi della propria identità virtuale;

exclusion esclusione intenzionale di un altro utente dal gruppo di amici, dalla chat o da un gioco interattivo. L’ostracismo on-line può essere perseguito facilmente attraverso i social network che sono divenuti il luogo ideale per queste forme di sabotaggio sociale;

happing shapping “schiaffo allegro”, fenomeno giovanile osservato per la prima volta nel 2004 nel Regno Unito dove un gruppo di ragazzi scoprì di divertirsi tirando ceffoni agli sconosciuti. La versione cyber consiste nel videoposting, cioè nella diffusione del video dove la vittima è ripresa mentre subisce violenza psichica e fisica.

Riflessioni a parte meritano altre forme comportamentali dei nuovi adolescenti, variamente collegabili alla degenerazione comunicativa dei social, che si manifestano ad esempio nella tendenza a incontrarsi virtualmente piuttosto che di persona, nell’insicurezza come nuova crisi esistenziale, nella perdita della religiosità, nell’isolamento sociale, nelle scelte sempre più ritardate in materia di sesso, matrimonio e bambini, nel disinteresse per la vita politica. Nei casi estremi e purtroppo sempre più frequenti, i nuovi adolescenti sono anche gli Hikikomori, i ragazzi isolati nel mondo digitale, unica via, attraverso cui mantengono un contatto con il mondo esterno, ed espressione di un disagio adolescenziale spesso collegato proprio alla tecnologia e all’uso degenerato della comunicazione mediatica.

 

 

Articolo di Giuseppina Incorvaia

Senza titoloHa conseguito la laurea in Storia e Filosofia a Palermo ed insegna Lingua Letteratura italiana e Storia presso l’Istituto tecnologico superiore “I. Giganti Curella”. È docente referente contro il bullismo e da anni si occupa della gestione del Piano dell’offerta formativa della scuola.

 

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