Il Manifesto della comunicazione non ostile online

Banner del Convegno di Parole ostiliIn questi tempi di sperimentazione della didattica a distanza uno strumento molto utile per percorsi di Cittadinanza e Costituzione e riflessioni su bullismo e cyberbullismo è sicuramente il Manifesto della comunicazione non ostile. Il Manifesto nasce nel 2016 a Trieste, grazie all’iniziativa dell’associazione Parole O Stili, formata da persone provenienti dal mondo della scuola, dell’Università, dell’impresa e dell’innovazione, che si propongono di «ridefinire lo stile con cui le persone stanno in rete e di diffondere l’attitudine positiva di scegliere le parole con la cura e la consapevolezza che» come diceva Nanni Moretti nel film Palombella Rossa, «le parole sono importanti.» In rete spesso domina l’aggressività, attraverso l’hate speech e, anche se i social sono luoghi virtuali, le persone che li frequentano sono reali e le parole hanno conseguenze sulle persone. Nel 2016 circola il primo Manifesto della comunicazione non ostile, al cui perfezionamento sono chiamate a partecipare tutte le persone naviganti sul web. Il discorso mi attrae fin dall’inizio, proprio per la sua apertura a chi frequenta i social e anch’io prendo parte a questa costruzione collettiva, indicando l’ordine in cui elencare i dieci principi del Manifesto. Il primo incontro per la presentazione di questo Decalogo civile è una giornata di formazione per docenti, con moltissime sessioni pomeridiane a cui iscriversi. In una di queste, organizzata da Lercio, ritroverò piacevolmente uno dei alunni più originali che mi sia capitato di incontrare, Davide Rossi, che terrà un seminario divertentissimo. Ad introdurre la sessione mattutina del Convegno, dopo la sua Presidente e fondatrice Russo, partecipa anche la Ministra Fedeli. La coraggiosa responsabile dell’allora Miur, più volte fatta oggetto di scherno e di hate speech, con una violenza inspiegabile, sui social e sui media, nel suo intervento prende una posizione eccentrica: usa solo il femminile per rivolgersi alla platea dei docenti. “Care docenti” “siete tutte qui riunite” siete appassionate”. Per me è divertentissimo osservare la reazione dei docenti uomini, dapprima stupiti, poi quasi divertiti, alla fine seccati e infastiditi. L’esperimento è voluto, vuol far provare ai docenti presenti la sensazione che le donne provano quotidianamente, in moltissime occasioni, quando l’uso dell’universale maschile le esclude e le rende invisibili. Purtroppo questa sottolineatura così potente e provocatoria sulla sessuazione del linguaggio, che ha dato il la al Convegno/ Seminario di formazione Parole a scuola presso l’Università Cattolica di Milano, scomparirà in modo incomprensibile, nelle successive iniziative e pubblicazioni di Parole O Stili, e nel Manifesto, lasciando tuttavia spazio ad iniziative interessanti.  Chi fosse incuriosito e volesse conoscere tutte le tappe che il Manifesto della Comunicazione non ostile ha percorso nei vari ordini di scuole e la sua declinazione nelle Amministrazioni, nello sport, per l’infanzia, nella scienza e nella politica, può consultare il sito dell’associazione e troverà un’infinità di risorse, anche per la didattica a distanza, persino sul modo di valutare, una delle questioni più spinose in questa fase di improvvisazione e assenza totale di regolamentazione dall’alto di questo modo di insegnare. Attualmente si sta lavorando in rete a una declinazione del Manifesto per l’inclusione. Chissà se si riuscirà finalmente a parlare di inclusione di genere, cioè di linguaggio sessuato, tabù per molte persone e in molti contesti diversi. In tempi di didattica a distanza la creatività delle proposte è particolarmente apprezzata dagli e dalle studenti e i percorsi di Cittadinanza e Costituzione, molto amati anche in tempi di insegnamento in presenza, sono un modo per coinvolgere le classi e invitarle alla discussione e al dibattito. Il Manifesto della Comunicazione non ostile si presta bene ad essere usato in queste lezioni. Ha dieci principi, che invitano a riflettere su certi nostri comportamenti in rete, sui social e nelle chat, assumendoci l’impegno a tenere comportamenti e linguaggi civili. I nostri e le nostre allieve comunicano in rete e per loro, diversamente che per noi, “Virtuale è reale”, proprio come recita il primo principio di questo piccolo breviario di civiltà digitale.  Questo strumento potente di riflessione e consapevolezza è stato inviato in ogni scuola nel 2016 e messo a disposizione del corpo docente. A una prima fase, di pura divulgazione, raccolta da pochi e poche insegnanti curiose, ne è seguita una molto più penetrante, che ha richiesto ai docenti e alle docenti interessate di partecipare alla redazione di schede didattiche in cui presentare il Manifesto e i suoi vari principi, attraverso lezioni costruite sul campo, che sono state inviate all’associazione, assemblate e raccolte in 200 schede didattiche per i tre ordini di scuola, primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado, suddivise nelle diverse discipline. Come sempre chi lavora sul campo, cioè i docenti e le docenti, è stato prezioso in quest’opera di costruzione di un archivio collettivo a cui possono attingere liberamente tutti e tutte coloro che si vogliano cimentare in questa importante sfida, utilizzando le linee guida tracciate nelle schede e modulandole sulle loro classi e i loro obiettivi.  Questo Manifesto, accolto con entusiasmo anche nelle lezioni in presenza, che quest’anno nell’istituto in cui insegno è stato scelto dal Referente sul Cyberbullismo per celebrare il Safer Internet Day, è stato illustrato ai e alle compagne più piccole da alcuni alunni ed alunne che lo avevano approfondito l’anno precedente nelle proprie classi. È stato molto bello per me vedere all’opera, come mentori rispetto ai loro fratelli e alle loro sorelle più giovani, adolescenti impegnati in peer education ad illustrare presentazioni in power point realizzate da loro sui principi del Manifesto, a commentare esempi di hate speech e a trasformarli in un linguaggio rispettoso e civile. Nessuno ha imposto loro di farlo, si sono offerti spontaneamente e questo è il segno che gli autori e le autrici del Manifesto ci hanno visto giusto ed hanno intercettato un bisogno dei più giovani, e non solo loro. Nelle nostre lezioni a distanza il Manifesto si presta a dibattiti e confronti e può essere un’attività stimolante e leggera, profonda e lenta, come avrebbe detto Alex Langer, grande creatore di ponti, a cui dedicherei volentieri una lezione del Manifesto della comunicazione non ostile. Lezione leggera, senza necessità di definizioni e nozioni, profonda, perché stimola alla riflessione condivisa, lenta, perché non ossessionata dai tempi e dai ritmi imposti dalle lezioni curricolari, scandite da verifiche e valutazioni incalzanti; al contrario, tendenzialmente aperta ad ulteriori approfondimenti, suggeriti anche dai ragazzi e dalle ragazze. Lo scorso anno in una classe prima del Liceo delle Scienze Umane si è verificato un gravissimo episodio di hate speech in un gruppo Whatsapp. Uno studente ha scritto una canzone di musica trap insultando pesantemente una compagna e sostenendo che quel tipo di linguaggio, volgare, offensivo e misogino fa parte del genere di musica a cui lui si era ispirato ed è pertanto assolutamente legittimo. Discutendone in classe ho scoperto che alcuni trapper dal linguaggio maschilista e violento erano molto amati anche da alcune ragazze della classe, senza che le stesse fossero mai state spinte a una riflessione sulla pericolosità e il contenuto misogino dei testi.  Il Manifesto della comunicazione non ostile è stato uno strumento prezioso per discutere insieme e per fare prendere consapevolezza non solo al ragazzo autore del testo ma a tutte le persone della classe delle conseguenze delle sue parole. Ne è una scheda didattica che, insieme ad altre, ho suggerito a Parole O Stili. Ma veniamo ai dieci punti del Manifesto, scaricabili in rete anche nella versione inglese e in moltissime altre lingue, che saranno approfonditi in prossimi articoli in questa sezione della rivista con suggerimenti e proposte di attività didattiche, anche in inglese.

  1. Virtuale è reale
  2. Si è ciò che si comunica
  3. Le parole danno forma al pensiero
  4. Prima di parlare bisogna ascoltare
  5. Le parole sono un ponte
  6. Le parole hanno conseguenze
  7. Condividere è una responsabilità
  8. Le idee si possono discutere. Le persone si devono rispettare
  9. Gli insulti non sono argomenti
  10. Anche il silenzio comunica

Come Referente dei progetti sulla cittadinanza attiva e responsabile dal 2016 e da due anni con la collega Valeria Pilone che condivide con me questo incarico, ho inserito il Manifesto della Comunicazione non ostile nel Progetto, condividendo le schede didattiche attraverso una circolare diretta ai e alle docenti. Prima di congedarmi mi preme segnalare un’attività che tutte e tutti potremmo mettere in pratica nelle nostre classi del biennio della scuola secondaria superiore e in tutte le classi della secondaria di primo grado, anche in didattica a distanza, utilizzando questi principi. Si tratta de “Le regole della chat”, un’iniziativa in cui le e gli studenti sono chiamati a scrivere un breve decalogo delle chat di cui fanno parte. Si trova sul sito di Parole O Stili e tutti lo possono consultare e sperimentare. Sarà un bel modo per le persone delle nostre classi di cimentarsi, come giovani Legislatori e Legislatrici, in un’opera di costruzione di regole condivise avendo come guida il Manifesto. Spesso ricevo nei colloqui con i genitori segnalazioni di hate speech, cyberbullismo, emarginazione nelle chat dei ragazzi e nei gruppi Whatsapp. Questo aspetto dei nostri e delle nostre studenti ci sfugge nelle lezioni in classe, proprio per come sono costruite. Non riusciamo ad intercettarle se non eccezionalmente e spesso indirettamente, se ce ne parlano i genitori o, a volte, in lacrime, alcune persone della classe che ci scelgono come guide e ce ne riferiscono con grande sofferenza e imbarazzo. Adesso abbiamo un modo per intervenire, senza prediche o grandi discorsi, ma con un’attività che renda le persone protagoniste. Il Manifesto della comunicazione non ostile è un ottimo antivirus contro la violenza verbale in rete.  Quali sono i risultati attesi? Secondo quanto riporta il sito di Parole O Stili i e le partecipanti avranno le “loro” regole per la gestione della chat; acquisiranno maggiore consapevolezza che in chat non si può fare o scrivere tutto ciò che si vuole; maggiore consapevolezza del fatto che “virtuale è reale”; Conosceranno la “grammatica” delle chat e la differenza tra la comunicazione verbale e quella non verbale. Stiamo attraversando tempi difficili, una pandemia che mette a dura prova i governi degli Stati, un’incertezza nuova che ci mette di fronte alle nostre fragilità. Se la supereremo, avremo appreso da lezioni come queste un modo diverso di stare con i nostri e le nostre adolescenti nelle classi, di valutare aspetti e skills che difficilmente eravamo abituate/i a prendere in considerazione e impareremo, come sempre avviene nel rapporto discente/docente, tante cose nuove che ci faranno continuare a crescere.

Il Manifesto di Parole Ostili. Italiano. (https://tiritere72663953.files.wordpress.com/2020/04/il-manifesto-di-parole-ostili.-italiano..pdf)

Il Manifesto di Parole Ostili. Portoghese. (https://tiritere72663953.files.wordpress.com/2020/04/il-manifesto-di-parole-ostili.-portoghese..pdf)

 

 

Articolo di Sara Marsico

Sara Marsico.400x400.jpgAbilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLILÈ stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione, la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donneÈ appassionata di corsa e montagna. 

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