La sordità a scuola. Strategie di inclusione

Il percorso di acquisizione dei diritti delle persone sorde è stato lungo e, possiamo aggiungere, in Italia non sarà completo fino al riconoscimento della LIS (Lingua dei Segni Italiana). Tuttavia notevoli sono stati i passi avanti compiuti fino ad ora, specialmente nel campo dell’istruzione. Tra gli avvenimenti simbolo di questo percorso ricordiamo nel 1923 la Riforma Gentile, che stabilì la scolarizzazione obbligatoria dei sordi fino al 16° anno di età attuata negli Istituti statali per sordomuti o presso le classi speciali di scuola elementare; dieci anni dopo l’istruzione speciale prevede classi differenziali nei normali plessi scolastici e scuole speciali per sordi, ciechi e anormali psichici. L’idea prevalente fino agli anni Sessanta è dunque quella dell’allievo disabile come malato da tenere separato. Con la Legge n. 118/1971 gli allievi con disabilità possono seguire l’iter scolastico nelle classi comuni della scuola dell’obbligo, c’è dunque un primo inserimento privo però di qualsiasi attenzione alle esigenze specifiche. Solo con la Legge n. 517/1977 vengono abolite le classi differenziali, rendendo realmente possibile l’integrazione di sordi e di altri disabili con l’inserimento di insegnanti specializzati. Arriviamo poi alla Legge n. 104/1992, legge quadro, che ha posto l’accento sull’integrazione e sui diritti dei disabili al fine di promuoverne la massima autonomia individuale. La legge dà diritto all’istruzione di ogni ordine e grado, compresa l’università con una programmazione coordinata tra servizi scolastici, sanitari, socio-assistenziali, culturali. A ciò si aggiungono, per una reale inclusione scolastica, diverse forme di supporto e assistenza all’educazione, tra cui il diritto, se la famiglia lo richiede, della presenza in classe di un assistente alla comunicazione. Nonostante questo lungo percorso di inclusione, la scuola rappresenta per la famiglia il primo vero impatto, non mediato, con il mondo degli udenti. Rimane ancora irrisolto il problema della giusta comunicazione, perché la parola sordo racchiude realtà molto diverse a seconda del grado di deficit, della precocità dell’intervento logopedico, del contesto familiare del bambino sordo, del suo QI. Troveremo bambini sordi segnanti e altri che non conoscono la LIS e basano la comunicazione esclusivamente sulla lettura labiale, sordi bilingui che manipolano l’italiano verbale orale e la lingua segnata, e ancora bambini con pluri-handicap, con sordità genetica o sordi postlinguistici. Questa estrema variabilità, che non si allontana molto dalle differenze che intercorrono tra i bambini udenti, richiede una particolare attenzione e strategie solo in parte comuni. «La semplice presenza di un alunno sordo in una classe di udenti non fornisce, di per sé, la testimonianza di un’integrazione riuscita». Elemento comune è la necessità di comunicare, per questo è necessario prima di tutto organizzare un ambiente che sia favorevole all’apprendimento del bambino sordo. Tra le strategie utili per favorire la comunicazione ricordiamo la necessità di:

  • una classe ben illuminata con la disposizione dei banchi a semicerchio;
  • fornire al bambino sordo un posto adeguato così che possa seguire le attività svolte;
  • insegnanti sempre visibili, che si assicurino di non volgere mai le spalle alla classe;
  • evitare il più possibile rumori di fondo;
  • parlare chiaramente con ritmo regolare, riformulando i messaggi se poco chiari o ambigui;
  • spiegare tutto ciò che avviene in classe;
  • far rispettare i turni e i tempi conversazionali, segnalando sempre chi sta parlando per favorire il contatto visivo, riassumendo o traducendo se necessario quanto detto.

Altro grande lavoro da programmare è relativo alla progettazione delle lezioni, in cui spicca la necessità di una intensa collaborazione tra insegnanti curricolari, di sostegno e assistenti alla comunicazione. Di fondamentale importanza è tener conto della situazione specifica del bambino sordo, relativamente alle competenze cognitive, culturali e linguistiche. Per favorire la fruibilità delle lezioni si consiglia di:

  • integrare le spiegazioni sfruttando la vista e il tatto (oggetti reali, mappe, foto, immagini. etc.);
  • utilizzare mezzi multimediali e i sottotitoli quando disponibili;
  • anticipare, quando possibile, gli argomenti che verranno trattati in classe;
  • adattare i testi alle capacità di comprensione dell’alunno, integrandoli con immagini e informazioni schematizzate;
  • stimolare gli interventi senza intervenire sull’aspetto formale;
  • favorire attività in piccoli gruppi;
  • coinvolgere tutta la classe con progetti specifici sulla LIS se lo studente è sordo segnante.

Una grande risorsa è oggi rappresentata dalla tecnologia: possiamo distinguere una tecnologia specifica per la sordità e la tecnologia che sempre più si consolida nelle classi scolastiche. Nel primo caso facciamo riferimento a strumenti come il sistema FM – Modulazione di Frequenza – una forma di trasmissione radio che comunica con tecnologia wireless. Chi parla indossa un microfono trasmettitore che rileva i suoni del parlato, che tramite onde radio o Wi-Fi, vengono inviati ad un ricevitore collegato all’impianto cocleare e/o protesi acustica del bambino. Il sistema FM migliora il rapporto segnale-rumore fino a 20 dB. Nel secondo caso includiamo tutti quei software e tutti quei dispositivi che facilitano l’apprendimento dei bambini a prescindere dalla presenza della disabilità: sempre più diffusa è oggi la Lavagna Interattiva Multimediale, che favorisce il canale visivo rinforzando i concetti spiegati, l’uso del personal computer con programmi di video-scrittura, le tecnologie ipertestuali e ipermediali per adattare le unità didattiche allo stile cognitivo degli alunni a supporto delle potenzialità di ciascuno. Per quanto riguarda la valutazione del bambino sordo si suggerisce l’utilizzo di questionari a risposta multipla quando le difficoltà linguistiche possono creare ambiguità semantica, tenendo presente che l’assistente alla comunicazione è il ponte comunicativo che con i sordi segnanti può accertarsi dell’avvenuta comprensione dei concetti. All’università sarà invece la figura dell’interprete a permettere il regolare svolgimento delle lezioni e degli esami. È chiaro che non c’è uno schema adattabile ad ogni situazione, e solo scelte diversificate in base al singolo possono suggerire la migliore situazione di apprendimento, tenendo conto del supporto delle potenzialità che solo un’equipe collaborativa, formata da tutte le figure che ruotano intorno allo studente sordo, può favorire.

BIBLIOGRAFIA

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  • Rossi D., Il mondo delle cose senza nome, Bompiani, Milano, 2010
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  • Sacks O., Vedere voci, Adelphi, Milano, 1990
  • Saussure F., Corso di linguistica generale, Laterza, Bari,1976,

 

Articolo di Alessia Bulla

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Laureata magistrale in Letteratura italiana, Filologia moderna e Linguistica, ha una seconda laurea in Logopedia. È particolarmente interessata allo studio sincronico e diacronico della lingua italiana, alla pragmatica cognitiva e alla linguistica, che insegna in aerea sanitaria presso l’Università di Roma Tor Vergata.

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