Perché dico no al rosa e celeste

WhatsApp Image 2020-04-25 at 18.58.46 (1)Qualche giorno fa ho postato su Facebook questa immagine delle mascherine per bambine e bambini per sottolineare come l’offerta delle mascherine si sia prontamente adeguata allo stereotipo dominante che vuole bambini vestiti di celeste e bambine in rosa. Comprendo il desiderio di proporre per l’infanzia questo strumento di protezione in modo più allegro e accattivante, ma è proprio necessario utilizzare il solito stereotipo? C’è poi il paradosso di realizzare e vendere delle mascherine diversificate per bambine e bambini, proponendole, però, con l’uso di un linguaggio che nasconde il femminile: mascherine per bambini. Verrebbe da chiedersi: sono tutte per maschietti… anche quelle rosa? Assurdo quel che viene fuori mischiando il linguaggio che non nomina il femminile con gli stereotipi! Come accade in genere quando posto queste riflessioni c’è sempre un’osservazione simile a questa: «Ma che importanza ha, ai bambini e alle bambine piacciono questi colori!» Dunque, mi sono divertita a immaginare una serie di scelte stereotipate, condizionamenti, conseguenze che originano da quel primo rosa e celeste e vi si aggiungono, come una logica conseguenza, via via che ragazzi e ragazze crescono.

Prepariamo il corredino celeste perché sarà maschio. Dipingiamo le pareti di rosa perché sarà femmina. Compro lo zainetto celeste perché è maschio. La prima borsettina deve essere rosa! Compro le costruzioni perché è maschio. Scelgo la bambola perché è una bambina. Legge poco ma, si sa, i maschi non amano star fermi. Le compro tanti libri, è noto, le bambine amano leggere. Vuole giocare a calcio, il papà è contento perché è maschio. Come tutte le sue amiche vuole fare danza anche lei! Ed è così carina con il tutù! Lo rimprovero se piange perché non è una femminuccia, è maschio. Il papà l’ha sgridata perché si è messa a gridare, è una bambina, non sta bene… Deve essere bravo in matematica perché è maschio e dovrà fare una facoltà da maschi! Non volevi il bacetto da lui, ma dai… te l’ha dato perché gli piaci, che male c’è? Non gli piace fare i temi perché lui non vuole raccontare le sue emozioni, mica è una femminuccia, è maschio. Non te la prendere, ti fa i dispetti perché gli piaci! Non fa niente che si è arrabbiato e ha fatto cadere una sedia in classe, è maschio. Ha risposto con uno schiaffo alla prepotenza, ha fatto bene, è maschio! Lo ha spintonato perché lui l’infastidisce, ma non sta bene che una bambina si comporti così. Gli compro il motorino, è maschio… La ragazza l’ha lasciato, gli dispiace, ma non piange, lui è maschio! Ha visto la ex con un altro, prova tanta rabbia ma è normale, è maschio… Per vendicarsi ha messo in giro sue foto intime… Ha una nuova ragazza, è un conquistatore lui… è un bel maschio! Ha avuto tante storie, non è una brava ragazza! Lei lo lascia perché non vuole essere controllata… ma lui non può farne a meno, è maschio! Lui non ci sta ad essere lasciato, le chiede l’ultimo appuntamento e le dà uno schiaffo… in tutta la sua vita gli hanno detto che non deve piangere, non deve empatizzare, non deve scoprire le sue emozioni, può essere aggressivo, da quando è nato deve incarnare il modello maschile. Lei lo perdona, poverino, deve capirlo, era geloso, e ha promesso che non lo farà più. È stata abituata a preoccuparsi delle emozioni degli altri più delle sue, ad essere empatica, a comprendere.

 In realtà… chi ha mai detto che maschi e femmine preferiscano certi colori, certi giochi, certe attività, certe modalità di relazione? Quello che sappiamo per certo è che vi si identificano perché fin dalla nascita sono condizionati e condizionate. È interessante notare che via via che crescono i fattori vengono percepiti come più gravi, quando sono piccoli ad esempio si nota quasi con divertimento il bacetto rubato e non gradito. Poi quando diventano adolescenti non è più divertente, ma i ruoli sono ormai consolidati. E diventano delle trappole da cui non si può sfuggire!

 

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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