Rosa Bonheur, che non aveva pazienza con le donne che chiedono il permesso di pensare

Quando mia figlia lo scorso autunno ha cominciato a frequentare l’Erasmus a Parigi presso l’EnsAD ho letto sulla brochure di presentazione che in questa scuola è confluita nel 1890 la Scuola speciale di disegno per ragazze fondata  nel 1803. Sin dalla fondazione l’odierno Istituto si considera precursore sul tema dell’Egalitè, nella convinzione che «L’istruzione superiore ha un ruolo cruciale da svolgere sia nella diffusione generalizzata di una cultura della parità di genere tra le giovani generazioni e nella società, sia nella lotta contro gli stereotipi, la discriminazione e la violenza legata al genere o all’orientamento sessuale.» La direttrice di quella Scuola di disegno per ragazze era Rosa Bonheur (per la precisione Marie Rosalie Bonheur nata a Bordeaux il 16 marzo 1822 e morta a Thomery il 25 maggio 1899), una donna che non si può non conoscere: pittrice, personaggio rappresentativo degli inizi del femminismo, donna libera nell’amore e nelle scelte di vita. Il suo maestro fu il padre, pittore. Nonostante non fosse affatto felice del desiderio di sua figlia di diventare pittrice e fosse irritato dai suoi comportamenti trasgressivi, la sostenne perché era un uomo illuminato, seguace delle teorie di Saint-Simon, aperto a pensare che le donne potessero coprire ruoli anche meno tradizionali. E dunque la incoraggiò ad andare al Louvre a copiare le opere dei grandi. Ma lei ben presto se ne stancò perché preferiva i soggetti reali e in particolare amava dipingere la natura e gli animali: mucche, cani, volpi, cavalli, buoi.

1. Rosa_Bonheur_-_Labourage_nivernais
Rosa Bonheur, Labourage nivernais

Da lì al desiderio di studiarne l’anatomia il passo fu breve e cominciò a frequentare i mattatoi. Ma non poteva certo farlo indossando gli abiti delle signore ottocentesche! Quindi decise di vestirsi da uomo e indossare i pantaloni nonostante non fosse legale. Serena Dandini, nel capitolo dedicato a Rosa nel bel libro Avremo sempre Parigi (nel quale ho trovato molte informazioni), riporta questo suo pensiero:

«Io porto i pantaloni e trovo questo indumento assolutamente naturale. Il Creatore ha dato a tutti due gambe, e non capisco perché le donne non possano muoversi più comodamente e a loro agio».

2 (1). FOTO ROSA BONHEUR

Per conquistare la libertà di indossare i pantaloni Rosa fu costretta a farsi rilasciare dalla Prefettura un permesso speciale da rinnovare ogni sei mesi: il documento, che è stato a lungo esposto nel castello di By, vicino Fontainebleau, ultimo domicilio della pittrice, autorizza ufficialmente «la signorina Rosa Bonheur […] a vestirsi da uomo, per ragioni di salute, senza per questo conferirle il diritto di presentarsi con questo travestimento ad alcuno spettacolo, ballo o altri luoghi di riunione aperti al pubblico».

3. CASTELLO DI BY
Il castello di By

Tra parentesi, questa ordinanza del 1800 (la cui origine risale alla Rivoluzione, quando i popolani che si erano sollevati contro l’antico regime erano detti Sanculotti perché indossavano, uomini o donne che fossero, i calzoni lunghi invece delle culotte, i pantaloni al ginocchio prediletti da nobili e borghesi) che impediva alle donne indossare i pantaloni è rimasta in vigore fino a sette anni fa, in quanto si erano dimenticati di abrogarla! La norma era stata emendata in senso più permissivo in due occasioni, nel 1892 e nel 1909, quando fu consentito alle donne di portare i calzoni senza preventiva autorizzazione, ma solo nelle ipotesi in cui “impugnassero il manubrio di una bicicletta” e “le redini di un cavallo”. Eppure, per quanto da decenni totalmente disatteso e ignorato, il divieto non era mai stato formalmente abrogato. Prima di stupirci troppo però ricordiamo che sempre in Francia e sempre nel 2013 la 37enne ecologista Cécile Duflot, titolare del portafoglio dell’Edilizia, fu criticata per essersi presentata in jeans alla prima seduta del Consiglio dei Ministri! Insomma la nostra Rosa non si arrendeva e non si faceva imporre nulla. «Non ho pazienza con le donne che chiedono il permesso di pensare» è una sua frase che racconta molto di lei. Rosa amava le donne. Il suo grande amore fu Nathalie Micas, anche lei pittrice. Si incontrarono nel 1837 quando Rosa aveva quattordici anni e Nathalie dodici, e non si separarono mai sino alla morte di Nathalie, nel 1889. Dopo la sua scomparsa Rosa conobbe la pittrice statunitense Anna Klumpke, con la quale visse fino alla morte e che divenne sua erede universale. Si conobbero quando Anna le chiese di poterle fare un ritratto, lei accettò e nonostante gli oltre trenta anni di differenza scattò la scintilla. Rosa chiese ad Anna di essere sicura che non l’avrebbe lasciata e dopo la sua risposta positiva iniziò la loro relazione. Rosa parlava spesso di sé al maschile e si compiaceva della sua fama di “maschio mancato” che anzi accentuava portando i capelli corti e fumando sigari Avana. Ma anche se nulla di delicato traspariva nel suo aspetto e nel suo tono spavaldo era capace di slanci romantici e sentimentali. Fra le sue amicizie mi piace ricordare quella con Buffalo Bill che conobbe in occasione di un suo viaggio a Parigi; erano entrambi amanti degli animali e della natura selvaggia. Rosa lo ritrasse in sella al suo cavallo bianco. Il suo testamento fu un vero e proprio manifesto rivoluzionario. Questo brano ben lo riassume: «Il mio funerale dovrebbe essere civile, di classe modesta, ma adatto, senza sfarzo militare o altro, lasciando alla mia amica Miss Anna-Elizabeth Klumpke il diritto di agire a suo piacimento per il resto. Lascio in eredità alla signorina Anna-Elizabeth Klumpke, mia compagna e compagna di pittura e mia amica, tutto ciò che possiedo il giorno della mia morte, facendone il mio legatario universale.» Spiegò anche che per la sua famiglia aveva fatto molto e dunque si riteneva libera di donare i suoi beni ad Anna-Elizabeth che comunque, da parte sua, riservò parte del lascito (abbondante perché i quadri di Rosa erano molto quotati) alla famiglia di lei. Come aveva richiesto, Rosa Bonheur riposa a Parigi nel cimitero di Père-Lachaise insieme alla sua antica compagna Nathalie Micas e alla sua mamma.

4. Rosa a Père Lachaise
La tomba di Rosa Bonheur a Père Lachaise

Quando Anna Klumpke morì nel 1942 raggiunse anche lei la tomba di questa pionieristica famiglia allargata e oggi sulla lapide si legge: «L’amitié est une affection divine». I quadri, gli acquarelli, i bronzi e le incisioni presenti nel suo studio, così come la sua collezione personale, furono venduti alla galleria Georges Petit, a Parigi, nel 1900. Oggi l’atelier di Rosa Bonheur è aperto al pubblico come Musée de l’atelier Rosa Bonheur di By, a Thomery, nei pressi della foresta di Fontainebleau. A lei è dedicata una bella strada a Parigi nel 15° arrondissement.

 

5. PariGI. Bonheur. Caione
Parigi, foto di Donatella Caione

Sempre a Parigi, nel parco di Butte Chaumont, c’è un locale che si chiama Rosa Bonheur: vi si fa il karaoke, si mangia, si beve ed è frequentato dalla comunità LGBT di Parigi.

 

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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