Tre donne intorno al cor: Ferdinando Martini e le straordinarie donne della sua vita

Premessa

Nella cittadina toscana di Monsummano Terme (Pistoia) è molto vivo il ricordo di un intellettuale, uomo politico, ricco possidente: Ferdinando Martini che qui morì il 24 aprile 1928. Fu un personaggio di spicco a livello nazionale perché ebbe incarichi prestigiosi e fu attivo in svariati campi: scrittore, giornalista, docente universitario, deputato per 43 anni, Ministro delle Colonie e poi dell’Istruzione, senatore e tra i fondatori dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana. Fu il primo a credere nelle doti di un giovane di belle speranze: Carlo Lorenzini, il futuro geniale autore di Pinocchio con lo pseudonimo di Collodi. Proprio sul “Giornale dei bambini” da lui diretto (supplemento al quotidiano “Fanfulla”) fece pubblicare i primi otto episodi del romanzo per l’infanzia più letto al mondo, nel 1881. Non solo, Martini fu viceré in Eritrea e ambasciatore in Argentina, dove la moglie Giacinta Marescotti – di cui fra poco leggerete ampiamente – non lo seguì mai. 

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Villa Renatico-Martini

A Monsummano la coppia fece costruire la bella villa Renatico-Martini, oggi di proprietà comunale e divenuta Museo di Arte Contemporanea e del Novecento, circondata da un ampio parco di recente intitolato a David Bowie (ma questa è un’altra storia…). Da evidenziare, e non è una semplice curiosità, che il soffitto dell’atrio era stato ornato da dipinti dei maggiori esponenti della scuola Macchiaiola, poi purtroppo dispersi dagli eredi. La biblioteca era sterminata: oltre 24.000 volumi fra cui molte rarità, visto che Martini era anche un bibliofilo e uno studioso che amava collezionare, ma soprattutto leggere. Oggi questo splendido patrimonio (ridotto a circa 15.000 volumi) è conservato negli arredi lignei originali nella Biblioteca Forteguerriana di Pistoia, un vero scrigno di meraviglie. Martini, nella sua vita piena e movimentata, ebbe intorno a sé delle figure di donna indimenticabili, che meritano di essere conosciute – la moglie Giacinta Marescotti, la nipote Giuliana Benzoni, la zia Giulia Rinieri de’ Rocchi – ecco il perché di questo percorso a tappe, a cui dovremmo aggiungerne una quarta: l’amica epistolare Matilde Bartolommei Gioli, esperta d’arte dal gusto innato, consulente della famiglia nei contatti e negli acquisti di dipinti.

La moglie ribelle: Giacinta Marescotti Martini, socialista, filantropa, suffragista

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Giacinta 

Nata a Monsummano Terme, all’epoca provincia di Lucca, il 15 agosto 1844 apparteneva a una famiglia nobile: il padre, conte Augusto, ricoprì incarichi presso la corte fiorentina. Aveva un fratello, Alessandro, morto giovane, e una sorella, Teresa, sposata a Ignazio Boncompagni Ludovisi principe di Venosa, per questo detta affettuosamente “zia Venosa”, che seguirà in molte circostanze le orme di Giacinta. A ventun anni conobbe Ferdinando Martini, un giovane intellettuale squattrinato perché il padre Vincenzo, politico e letterato, gli aveva lasciato alla morte solo debiti; le nozze quindi furono fortemente osteggiate. Ma la tenacia dei due giovani fu premiata quando il futuro sposo ottenne un incarico di docente a Vercelli. Il matrimonio fu celebrato nel 1866 e, poco dopo la nascita del primogenito Alessandro, nel 1869 i coniugi si trasferirono a Pisa, dove Martini aveva ottenuto una cattedra alla Normale e dove nacque la figlia Teresa. Nel 1872, infine, raggiunsero Roma; Martini si dedicò al giornalismo e fondò il “Fanfulla della domenica”. Qui la coppia visse sempre, anche se amava trascorrere periodi di svago e riposo nella cittadina di origine; a Roma Giacinta ritrovò la sorella Teresa e, nel suo salotto di Palazzo Simonetti, tessé relazioni con ambienti vicini all’Estrema (così erano chiamati i gruppi parlamentari ed extra-parlamentari vicini a radicali, repubblicani e socialisti), dando vita a un ambiente ben più radicale di quello di cui si circondava il marito. «Giacinta tollerava con riluttanza, come una briglia su un cavallo mal domato, l’ambiente politico e letterario legato al nonno, preferiva la sua politica, la sua letteratura, i suoi adepti.» scrive la nipote Giuliana Benzoni nell’autobiografia La vita ribelle. Nel 1878 Martini fu eletto deputato per il collegio della Valdinievole e in seguito ricoprì incarichi che lo portarono fuori dall’Italia, ma Giacinta non lo seguì mai. «Femminista convinta, conservava con più cura dei gioielli, che amava moderatamente, la tessera socialista, una delle primissime, credo la decima, di Roma.» ancora ricorda Giuliana, legatissima alla nonna e affine negli ideali umani e sociali. La sua casa era frequentata fra i tanti dal meridionalista Giustino Fortunato, dal politico socialista Andrea Costa, dallo scrittore Giovanni Cena, da Sibilla Aleramo, ma la sua personalità mutevole la condusse spesso a variare i contatti. Un ruolo importante ebbe il deputato e medico Clodomiro Bonfigli che la introdusse a una problematica all’avanguardia per l’epoca: quella dei disabili intellettivi; nel 1898 fondò la “Lega nazionale per la difesa del fanciullo deficiente” in cui Giacinta spese molte energie, facendo parte del consiglio direttivo. Insieme a Teresa e all’amica Lavinia Taverna si dedicò quindi all’infanzia abbandonata ed entrò in contatto con una giovane medica: Maria Montessori, che nel 1899 raccomandò al Ministro della Pubblica istruzione Guido Baccelli affinché ottenesse la cattedra di Pedagogia generale e speciale nella Scuola magistrale ortofrenica, istituita per preparare all’insegnamento nelle scuole speciali. Nei suoi orizzonti si stava per concretizzare un nuovo impegno: quello a favore del voto femminile; nel 1896 aveva incontrato la leader delle suffragiste inglesi, Emmeline Goulden Pankhurst, ma la svolta effettiva avvenne a seguito di due fatti: nel 1904 l’onorevole socialista Roberto Mirabelli aveva presentato un disegno di legge, accolto con un certo interesse dallo stesso Giolitti, e l’Unione Femminile Nazionale aveva promosso un’inchiesta (pubblicata l’anno successivo) inviando a 500 personalità un questionario sul tema del diritto di voto alle donne. A fine 1905  la contessa fondò il Comitato pro-suffragio romano, appoggiato dalla rivista “L’Alleanza”. Nuove sezioni in breve nacquero a Milano e Torino, tuttavia limitate – a causa dell’alta quota associativa- a donne di un certo livello socio-economico, se non culturale. Il primo atto fu la presentazione nel 1907 di una petizione al Parlamento per richiedere il diritto di voto alle donne che sapessero almeno leggere e scrivere; il documento, che era un compromesso fra le posizioni più moderate e quelle più femministe, suscitò un dibattito politico, tanto che nacque una commissione apposita. Di lì a poco venne organizzato a Roma, dal 23 al 30 aprile 1908, il I Congresso Nazionale delle Donne Italiane, al cui interno una sessione da lei presieduta fu interamente dedicata al suffragio femminile. Era il pomeriggio del 25 aprile e la seduta fu aperta al pubblico che assisté numeroso all’animato dibattito. Giornalisti, politici, parlamentari erano intervenuti, fra cui lo stesso Martini, di fianco alla folta rappresentanza femminile. Quella fu la sua ultima importante apparizione in pubblico: la sua salute negli anni successivi divenne via via più cagionevole. Morì, per non specificati “mali di petto”, il 9 marzo 1912 a Roma. Fu sepolta nella cappella di famiglia a Lucchio, nei pressi di Bagni di Lucca. Il marito, che la amava molto, così la pianse: «mi sento mozzato… alla mia età né si ricomincia la vita, né si ha il tempo di dimenticare; e dimenticare non vorrei.»  Ricordiamola ancora una volta con le parole di Giuliana, che ne sintetizza efficacemente la forte personalità di “guerriera”: «Sembrava che si muovesse costantemente in zone elevate, con atteggiamento inevitabilmente dirigenziale. Aveva l’attitudine di un comandante sulla tolda di una nave, di un condottiero che organizza lo schieramento dell’esercito, di una guida esperta di tutte le piste». A Monsummano Terme, vicino alla villa Renatico-Martini, una via ricorda la nobile famiglia Marescotti.

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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