Volando nell’iperspazio con il Millenium Falcon

Buon compleanno, Star Wars! «Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana …» e poi via una spettacolare marcia di battaglia, che valse al compositore John William un Oscar, catapulta il pubblico cinematografico nell’iperspazio per condurlo in un altro mondo in cui si consuma un epico scontro tra i ribelli della Resistenza e il malvagio Impero Galattico. Correva l’anno 1977 e il 25 maggio usciva nelle sale americane il primo film di una saga che sarebbe diventata, e continua a essere, un successo mondiale, un cult movie di portata planetaria e un brand che avrebbe anticipato di trent’anni quello che noi chiamiamo: “real time marketing”, un universo in continua espansione che ha prodotto, oltre ai film della serie, fumetti, libri, serie televisive, web stories, ma anche altre pellicole che si incastrano più o meno perfettamente con il filone principale della saga (dichiaro anticipatamente che faccio parte dei seguaci “puristi” di Star Wars, quelli che riconoscono come validi e degni di nota i tre film usciti tra il 1977 e il 1983; anche se, pur non avendo ancora un’opinione definita in merito, non disdegno le ultime tre pellicole uscite tra il 2015 e il 2019). Dietro a tutto questo la genialità del regista del primo e poi produttore degli altri Star Wars, cioè George Lucas. Insieme ai suoi collaboratori, decise di realizzare, nella lontana estate del 1977, un esperimento e cioè mettere sul mercato, insieme al film, un doppio disco in vinile della colonna sonora, seguito poi da poster, gadget dei personaggi maschili e femminili, un fumetto e tanti altri prodotti che evito di elencare perché la lista sarebbe lunghissima e in continua espansione perché tante furono e sono tuttora le aziende che decisero di utilizzare e di pubblicizzare il logo per le proprie campagne promozionali o per realizzare raccolte punti. Ultimo colpo da maestro del Lucas imprenditore è stata la vendita nel 2012 della sua casa di produzione,  la Lucasfilm, fondata soprattutto grazie ai proventi del brand Star Wars, alla Disney per 4,05 miliardi di dollari. Al di là delle polemiche che hanno coinvolto il padre della saga e gli sceneggiatori della Disney, impegnati nella stesura di quello che è stato definito il sequel. Questo passaggio di testimone ha dato nuova linfa a Star Wars producendo una nuova generazione di “piccoli Jedi” che quello che è stato definito il prequel, ovvero una trilogia di cui Lucas fu regista andata in onda nei primi anni del 2000, a mio avviso, non era riuscito a fare. Indubbiamente entrambe le operazioni cinematografiche hanno inevitabilmente diviso i fan in “puristi”, che non riconoscono né prequel, né sequel, e “innovatori”, più aperti al contributo delle altre due trilogie. Se, come sostiene Mereghetti nel suo Dizionario dei film, «quella di Lucas è un’adesione molto superficiale al sincretismo culturale americano», cosa ha contribuito a fare di Star Wars un successo di tale portata? C’è chi ritiene c’entrino le indubbie capacità tecniche di Lucas che, oltre alla spettacolarizzazione, abbia fatto breccia nell’immaginario collettivo del pubblico. L’uscita nel 1977 del primo Star Wars e del Ritorno dello Jedi, proiettato nelle sale sempre il 25 maggio del 1983, si colloca cronologicamente in quella che è stata definita “Seconda guerra fredda” caratterizzata dalle innovazioni militari sovietiche e dal sistema di difesa strategica ideato dagli americani al fine di rendere inutili e sorpassate le armi nucleari. Tale programma venne denominato Sdi (Strategic Defense Initiative), ma fu poi ribattezzato “scudo spaziale” o “guerre stellari” proprio in onore della trilogia già allora molto amata. C’è da dire che in questa lotta tra ribelli, dotati di armamenti inadeguati e superati, e l’Impero Galattico, in procinto di ultimare un’arma micidiale, la Morte Nera, in grado di disintegrare un intero pianeta in pochi secondi, la differenza non la fa la tecnologia, ma la Forza. Un concetto che miscela sapientemente lo slancio vitale di Bergson, con l’inconscio collettivo di Jung e le filosofie orientali care agli hippy. Ciò che rese e rende ancora affascinante l’universo Star Wars è, tra le altre cose, proprio l’idea che esista un campo di energia in grado di persistere ovunque e di conferire solo ad alcuni eletti, i Cavalieri Jedi, poteri soprannaturali. Nonostante la Forza sia concepita come un flusso continuo in grado di interagire con l’universo in modo armonioso, non sempre si riesce a controllare istinti e passioni che, se prendono il sopravvento, possono canalizzare quel flusso vitale verso il Lato Oscuro e condurre verso la perdizione e la malvagità. In questa lotta tra Bene e Male, tra Lato Chiaro e Lato Oscuro, c’è chi vi ha visto un fanciullesco e semplicistico dualismo manicheo, ma ne sono sempre meno convinta anche nell’ottica dell’ultima trilogia conclusasi nel dicembre scorso. I personaggi in cui la Forza si manifesta in modo significativo sono frantumati, spesso dilaniati, da un conflitto non sempre risolvibile tra Luce e Oscurità che permangono in una dialettica di scambio costante e continuo in cui l’epifania finale porta comunque alla rinuncia e alla perdita di una parte di sé. Molte/i di noi si sono scontrati almeno una volta con il malvagio Darth Vader e con il suo inconfondibile respiro affannoso soffocato dalla maschera nera, insomma lui dovrebbe essere il Signore del Male eppure alla fine si sacrifica per salvare il figlio, Luke Skywalker, l’ultimo Jedi, che, pur incarnando i valori positivi del Lato Chiaro, è costantemente preda di dubbi e di ripensamenti che ne limitano spesso l’azione. Tra i personaggi femminili indimenticabili della saga vi è sicuramente la principessa Leila, interpretata dalla compianta attrice Carrie Fischer morta durante le riprese del sequel

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Leila Organa è la comandante in capo della Resistenza, oltre ad essere stata una giovanissima senatrice della Repubblica spazzata via dall’Impero Galattico. Non solo, è anche una Jedi, ma questo lo si scoprirà solo alla fine del Ritorno dello Jedi, e in lei la Forza scorre senza dubbi e ripensamenti sempre dalla parte del Lato Chiaro. Dalla battuta pronta e sagace, combattiva e ostinata, Carrie Fischer ha forgiato una figura portatrice di un’indomita speranza tanto da essere considerata una donna molto saggia, ma poi si innamora di un mercenario cacciatore di taglie, Han Solo, supponente, poco affidabile, bugiardo ed anarchico a cui bisogna comunque riconoscere il fatto di essere intrepido, coraggioso e molto testardo. I due avranno un figlio, Ben, che, nel sequel, passa al Lato Oscuro della Forza aprendo una ferita insanabile nel già precario equilibrio dello zio del giovane, vale a dire Luke Skywalker, fratello di Leila e ultimo Jedi, che scappa, in preda all’ennesima crisi esistenziale, in un luogo sconosciuto. Insomma, se nel primo film del 1977 Leila è la principessa da salvare che alla fine prende il comando dell’operazione e si salva perlopiù da sola, anche negli ultimi tre film del sequel si ritrova ad esserlo: lasciata dall’inaffidabile Han Solo, tradita dal figlio e abbandonata dal fratello. Dimostrando di essere più resiliente che resistente, Leila continua comunque a comandare la Resistenza e contribuisce all’addestramento jedi della nuova protagonista femminile del sequel Rey. Nell’ultimo film, proiettato nelle sale a dicembre scorso, ho apprezzato molto questa condivisione e reciprocità femminile che premia quella sorellanza di cuore su cui spesso si tace. Leila Organa fa parte del mio immaginario infantile, ma è riuscita a fare breccia anche nel cuore di mia figlia, da sempre poco avvezza alle principesse. Credo che, al di là dello show-business e della fede quasi religiosa di alcuni fan nei confronti della Forza, quello che rimanga a distanza di 43 anni dal primo Star Wars sia l’afflato epico che, grazie a duelli e spade laser, ha affascinato e continua ad affascinare intere generazioni, permettendo ad una passione di essere tramandata dalle madri o dai padri a figli e figlie in modo tale che, soprattutto in epoca di quarantena e pandemia, tutti e tutte possano continuare a sognare l’iperspazio anche viaggiando con lo scalcinato Millenium Falcon che non tradisce mai le aspettative.

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Recensione di Alice Vernaghi

Lh5VNEop (1)Docente di Lettere presso il Liceo Artistico Callisto Piazza di Lodi. Si occupata di storia di genere fin dagli studi universitari presso l’Università degli Studi di Pavia. Ha pubblicato il volume La condizione femminile e minorile nel Lodigiano durante il XX secolo e vari articoli su riviste specializzate.

 

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