“Libere viaggiatrici”: quale futuro?

Il Liceo Maffeo Vegio incontra Iaia Pedemonte
La primavera dell’anno scorso, esattamente il 22 marzo 2019, in occasione della Giornata della donna, le studenti del liceo Maffeo Vegio e la cittadinanza di Lodi avevano incontrato Iaia Pedemonte, che aveva presentato, nella prima interessantissima tappa della “tournée” che sarebbe poi arrivata in tante altre città, la sua Guida delle Libere Viaggiatrici. Iaia iniziò dicendo che le donne che lavorano nel turismo e le donne che si occupano di toponomastica femminile hanno molti aspetti in comune. Le prime sono almeno 160 milioni nel mondo, sono le più brave e le meno pagate, e le donne che viaggiano sono sempre di più. Imprenditrici e viaggiatrici sono unite da empatia, comunicativa, curiosità, interesse per la cultura locale e l’ambiente. È questo stesso spirito che anima le toponomaste che vogliono valorizzare le tante donne che hanno contribuito alla storia dell’umanità, senza essere adeguatamente riconosciute e ricordate.

FOTO. Il Liceo Maffeo Vegio incontra Iaia Pedemonte

Iaia Pedemonte nell’intervista di ‘Se non ora quando?’
In quell’occasione Iaia, intervistata dalla giornalista del “Giorno” Laura De Benedetti, in ripresa video a cura di Giulia Bortolini (vedi https://www.youtube.com/watch?v=uqC8S4NGVn4&t=41s) di “Se non ora quando?” di Lodi,
ci aveva detto che una guida al femminile è utile perché sono sempre di più le donne che viaggiano e sono sempre di più le donne che lavorano nel turismo; i loro stili si incrociano perché sia le viaggiatrici sia le donne che lavorano nel turismo guardano al passato e al futuro in quanto donne, quindi sono molto attente alla sostenibilità e al rispetto per l’ambiente. Sono sempre la fantasia, la cultura, la natura i veri valori che stanno producendo un fenomeno come quello delle viaggiatrici; è ora possibile spostarsi da sole e non è più considerato un aspetto asociale, anzi… Purtroppo in questi ultimi anni si sono accentuate in molti Paesi guerre o problemi politici, quindi per certi versi non si riesce più ad andarci in tutta tranquillità e se sei donna, e se sei da sola, è ancora peggio! Chiede la giornalista: quali viaggi ha fatto da sola e cosa l’ha colpita di più? Risponde Iaia: un viaggio che mi ricordo bene e che io ho fatto da sola è stato per lavoro, in Yemen, e per me è stato molto istruttivo perché le prime volte che ci sono andata c’era molta più libertà, mentre in seguito, purtroppo, per una questione di fondamentalismo, è stato sempre più difficile viaggiare e andarci, per cui questo vedere la mutazione di un Paese in diversi viaggi è stato molto interessante per me. Un altro posto che mi è piaciuto tantissimo e in cui non ci sono pericoli oggi a viaggiare è, per esempio, l’Australia, dove puoi andare veramente nella natura da sola in qualsiasi situazione e non ci sono pregiudizi. Più vicino a noi, apprezzo molto per esempio pedalare nel meraviglioso parco nazionale del Cilento, percorrendo la Via Silente, appoggiandomi a un’associazione di ragazze che organizza giri in bicicletta, e lì sicuramente puoi farlo da sola e puoi muoverti come vuoi, aiutata dalle organizzatrici, e puoi fare un viaggio utile anche al lavoro delle ragazze del posto, perché è molto importante essere sempre collegate alle donne locali. A chi chiede di suggerire, fra le 50 mete per donne proposte dalla Guida, un posto consigliato nel mondo, uno in Europa e uno in Italia, l’autrice risponde che, nel mondo, per esempio le sono rimaste impresse le ragazze del sud della Tunisia, a Tataouine, dove c’è una guida, Selma, che è bravissima e ti porta a vedere le case nella roccia o le oasi, e fa anche entrare nelle case delle donne locali, per incontri ravvicinati. In Europa, suggerisce l’Albania, dove c’è un’associazione femminile che lavora in infopoint turistico e accompagna a fare dei giri sulle montagne della zona. In questa guida, poi, sono raccolti tantissimi suggerimenti in Italia e sono esempi dal basso, in cui le donne sono resilienti, cioè si sono adattate alle situazioni e hanno inventato dei modi nuovi di fare turismo: dalla guida della geologa che, in Piemonte, in Val Borbera, si è inventata il tour nel letto del fiume per poter spiegare le rocce; alle donne della Basilicata o del Salento in Puglia, con l’associazione Erbe Colte; insomma tante associazioni femminili organizzate in rete, per accompagnare sempre meglio il turismo, che stanno veramente trasformando il settore, con tante piccole idee una dietro l’altra. Le Libere Viaggiatrici si incontrano tra loro e scambiano idee sulla pagina fb Libere Viaggiatrici Free Women Travellers (a cui siamo tutte invitate a iscriverci).
Le imprenditrici si mettono in contatto con l’associazione Gender Responsible Tourism e diventano “GRT Member”, proponendo un’offerta speciale per le Libere Viaggiatrici. Per la prima volta, GRT ha creato un portale in cui si possono trovare questi viaggi speciali. In una pagina speciale del sito www.g-r-t.org sono elencate le destinazioni e le caratteristiche delle proposte delle Imprenditrici, con le “offerte” per le Libere Viaggiatrici. Tutte siamo invitate a partecipare, diffondere la novità e partecipare ai Women to Women Travels: ma ora, nella primavera 2020, quando la pandemia ha bloccato, proprio nello stesso mese di marzo, per oltre due mesi, ogni possibilità di movimento libero, e a fatica si sta aprendo uno spiraglio di ritorno alla normalità dei viaggi, con mille precauzioni e senza certezze, come si è modificata l’organizzazione delle “libere viaggiatrici”? Quali indicazioni e suggerimenti? E anche a pandemia superata (sperando di arrivarci), la domanda è: è giusto che tutto torni esattamente come prima, o è bene che ricaviamo da quello che è successo degli insegnamenti importanti?
Abbiamo cercato ancora l’esperienza e i consigli di Iaia. Ecco che cosa ci risponde: «È
difficile fotografare la situazione tra “prima” e “dopo”. Tutte le donne nel turismo con cui sono in contatto sono preoccupate di non aprire ora, o mai più, o non riuscire a gestire burocrazia, spese e i mille aspetti da affrontare. Come piccolo tocco di ottimismo, noi di Grt stavamo studiando una iniziativa nuova che è stata accolta con entusiasmo e che lancerà il turismo da donna a donna: una pagina di Offerte Speciali che le imprenditrici dedicano alle Libere Viaggiatrici (è tutto spiegato su www.g-r-t.org/unisciti-a-noi).
Ora proviamo a fare un quadro dell’esistente e delle prospettive globali.
Condizione femminile
La conosciamo tutte perché se ne parla tanto. Già le premesse non erano positive: in febbraio, alle Nazioni Unite, a 25 anni dagli accordi di Pechino, quest’anno si doveva discutere il fatto che su molti punti si erano fatti passi indietro, ma la riunione è stata tagliata per il virus. Se “prima” gli esempi del lavoro delle donne (e quelle nel turismo sono paradigmatiche) erano usati per denunciare i difetti del nostro sistema, che non avvalora i meriti femminili, e consigliare buone pratiche per la comunità, ora le donne sono quasi diventate il metro di misura di nuovi problemi, scoperti da tutti per colpa della crisi. Con il monito dell’European Institute for Gender Equality, che già da marzo avvisava che le donne sono lasciate fuori dalle decisioni che influenzano la loro vita.
Sul lavoro, secondo UNWomen, le misure di distanziamento, la chiusura delle scuole, le difficoltà che derivano dall’assistenza di anziani e piccolissimi, hanno aumentato il carico di lavoro domestico sulle spalle delle donne, che già facevano tre volte più degli uomini. In più le ragazze sono a rischio di non tornare più a scuola, lo smart working non alleggerisce il carico delle occupate a casa, le donne saranno le prime a perdere il lavoro, non hanno aiuti per la prole, sono vittime del digital devide e delle maggiori violenze domestiche, sono già le più disoccupate (per esempio in Asia sono passate da 11 a 32 milioni).
Io ripeto quello che ha lanciato, tra l’altro, Alessia Mosca, economista, Vice presidente Fuori Quota: «I passi necessari sono integrare la prospettiva di genere nello studio dei fenomeni; individuare misure che possano rappresentare uno strumento per colmare i gap attualmente esistenti; trarre da questa esperienza lezioni di organizzazione del lavoro e del nostro sistema economico».
Il turismo
Secondo il Wttc 75 milioni di posti sono a rischio, soprattutto tra i segmenti più vulnerabili come migranti, studenti, donne. L’Ilo (International Labour Organisation) ha spiegato che questa, come ogni crisi, colpirà di più i lavoratori informali, che sono soprattutto donne (nei Paesi poveri anche al 90%). Quindi molte piccole imprese spariranno, come gli impieghi di tipo intensivo, poco pagato, a bassa specializzazione, part time, esternalizzati, a turni e notturni, stagionali, non protetti né sindacalizzati.
Mentre da una parte l’Isnart calcola che in Italia non aprirà un albergo su quattro, che si sono persi in due mesi 81 milioni di turisti, tutti fanno ipotesi di nuovi turismi verdi e rispettosi, ma le probabilità di reale equità e sostenibilità restano inconsistenti.
Due buone notizie per chi non è pigro/a: si prevedono 5 milioni di presenze in più di chi farà turismo su due ruote. E si stanno preparando decine di viaggi a piedi, con associazioni specializzate come per esempio Movimento Lento.
Il futuro
Le donne in tutti i settori si stanno muovendo con razionalità e a piccoli passi. Si sa come sarà il turismo nei prossimi mesi (di prossimità, all’aria aperta, sanitarizzato, in case o campeggi senza assembramenti); mentre alcuni centri più grandi hanno già aperto, le piccole imprese responsabili e di eccellenza si stanno preparando. Hanno apprezzato i consigli che ho raccolto dalle esperte, come questo di Paola Profeta, associate professor Public Economics, Università Bocconi Milano: «In un momento in cui l’unica possibilità per le aziende che chiudono è lavorare da casa, le piccole aziende del turismo si trovano ancora più sbilanciate. Chi fa accoglienza o ha una azienda agricola dovrà riorganizzare e ribilanciare i ruoli all’interno della famiglia. Deve diventare automatico che chi è a casa condivida il lavoro casalingo. In questo modo forse può avanzare un po’ di tempo per puntare sul marketing: imparare a usare le capacità tecnologiche, aggiornarsi on line, fare più comunicazione sui social». Anche se il turismo è fermo, chi ha un’attività (e la natura non si ferma) deve restare aperta virtualmente, come dice Michela Fenili, Digital manager Ago & Media: «Tenere presidiati i media, non lasciare cadere le pagine, creare fidelizzazione. Per esempio, se avete un’azienda che comunque non si può fermare, postare delle piccole dirette live con interviste, personaggi locali, con voi di persona, con ricette, consigli sulla campagna, la foto delle materie prime con cui state lavorando, promuovere i prodotti che potreste inviare, momenti di vita sul vostro ambiente.
Di certo, saranno essenziali le donne dell’agricoltura e degli agriturismi: per esempio le associate di Coldiretti hanno incominciato in Veneto e Liguria lanciando un personaggio per far giocare i piccoli da casa, ma ora in tutte le regioni ben 3000 fattorie si stanno preparando per i centri estivi. Saranno spazi ben divisi, pochi/e bambini/e per ogni operatore/trice, nuovi giochi all’aperto, spostamenti in auto al posto dei pulmini, fuori si curano gli animali o si va a cavallo, al chiuso si disegna o si fa la pasta della pizza in tavoli separati. Le Marche hanno appena presentato il protocollo anche con gli “agrinidi”, per l’infanzia.»
Ringrazio Iaia per la bella analisi documentata di un settore vitale come quello del turismo e per i suggerimenti, per poter ancora viaggiare, anche se in modo più accorto, in fondo più sano sia per noi che per l’ambiente: libere può diventare anche libere dai condizionamenti di un consumismo cieco e di un turismo mordi e fuggi. Ciao Iaia e arrivederci a un prossimo incontro, magari in bicicletta e in una bella avventura!

Articolo di Danila Baldo

DANILA BALDO.400x400 NON TROVATA-1Docente di filosofia e scienze umane, coordna il gruppo diade e tiene corsi di aggiornamento per docenti. È referente provinciale per Lodi dell’associazione Toponomastica femminile; collabora con l’UST e il Comune di Lodi sui temi delle politiche di genere, con IFE-Iniziativa Femminista Europea e con Se non ora quando? È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009.

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