A New York da Dorothy

«Salve, signora Parker1, grazie di avermi voluto incontrare!»
«Chiamami Dot, il piacere è tutto mio.»
L’appartamento nel cuore di New York è pieno di foto di famiglia appese alle pareti.

«Com’erano i suoi?»
«Purtroppo della mamma non ho ricordi, è morta che io ero piccolissima.»

«Mi dispiace Dot, non ne ero a conoscenza…»
«Non preoccuparti. Il mio papà si è risposato poco dopo, ma dopo pochi anni ha perso anche la seconda moglie. Comunque, con la matrigna non avevo un buon rapporto, quindi ho sentito una grande mancanza della figura materna. Devo riconoscere a mio padre di aver fatto un ottimo lavoro a crescermi da solo, ero veramente la luce dei suoi occhi e non mi ha mai fatto mancare nulla.»

«Come è entrata nel mondo letterario?»
«Negli anni della Grande Guerra avevo cominciato a scrivere e pubblicare le mie prime poesie da indipendente, finché non mi notò la redazione di “Vanity Fair”, che mi assunse nel gruppo editoriale “Vogue”. Eravamo in molte ragazze, anche se ovviamente non prendevamo quanto i nostri colleghi…»

«Nonostante la disparità, era stimolante come ambiente di lavoro?»
«Moltissimo, tanto che con alcuni colleghi iniziammo a riunirci in un hotel, si chiamava Algonquin, per discutere, confrontarci e produrre materiale che fosse il frutto delle nostre riunioni. Diventammo sempre di più, gli artisti entravano e uscivano, ma tutti e tutte apportavano qualcosa di nuovo e interessante a quella che chiamavamo la Tavola Rotonda dell’Algonquin.»

«Non vorrei essere indelicata, ma dalle sue poesie sembra emergere una profonda tristezza. Sbaglio?»
«Ci sono stati periodi più bui di altri, questo è indubbio. Sai, erano gli anni in cui rifugiarsi nell’alcol sembrava l’unica via d’uscita, lo facevano tutti… Io ho avuto il cuore spezzato così tante volte, mi portavo dietro una sorta di maledizione per cui chiunque amassi moriva o mi lasciava sola… Ho pensato più volte a farla finita, ma sai com’è: i rasoi fanno male, i fiumi sono freddi, l’acido macchia, i farmaci danno i crampi. Le pistole sono illegali, i cappi cedono, il gas fa schifo. Tanto vale vivere…
2»

Sono parole amare, che non lasciano spazio a speranza e tantomeno all’autocommiserazione, ma che restano cariche del sarcasmo e della passione che hanno sempre caratterizzato Dot.

«Lei si è mai vergognata di quello che ha scritto? Di aver aperto uno squarcio così grande sui suoi dolori, sulle sue delusioni, sul suo cuore infranto?» «Moltissime volte. Mi sono vergognata di essermi sentita così fragile, ma scrivere mi aiutava ad esorcizzare il dolore e dietro l’ironia di ogni parola riuscivo a combattere la paura di restare sola. D’altronde è proprio il mio sarcasmo caustico ad avermi resa celebre!»

«Dopo aver pubblicato varie raccolte di poesie e brevi racconti, è sbarcata anche ad Hollywood! »
«Una follia pura! Io e il mio secondo marito Alan vivevamo la vita in pieno stile hollywoodiano, ci hanno persino candidato all’Oscar per la sceneggiatura di È nata una stella… Poi mi hanno tagliata fuori, etichettandomi come una pericolosa comunista per via del mio malcelato orientamento politico: combattevo per i diritti civili, ero andata a sostenere il Fronte Popolare nella Guerra Civile Spagnola… Non amavo tenere la bocca chiusa, insomma.
A posteriori mi viene da ridere, ma le accuse erano abbastanza pesanti: hanno aperto un’indagine all’Fbi contro di me per sospetta cospirazione antiamericana…»

«Come mai ha scelto di lasciare la sua eredità all’associazione di Martin Luther King?»
«Già negli anni Venti avevo iniziato a interessarmi al destino del popolo ebraico, di cui faceva parte anche la mia famiglia, e alle discriminazioni subite dagli afroamericani. Per questo sono stata ben felice di sostenere i movimenti antirazzisti che presero vita negli anni Quaranta e Cinquanta, sono stata una delle prime a entrare nella Lega Antinazista di Hollywood. Martin Luther King non l’ho mai incontrato di persona, ma è stato un mio idolo e il mio lascito è stato solo un simbolo materiale del mio supporto.»

«Un bel modo di andarsene…»
«Mi sembrava doveroso, per il resto… Scusate la polvere
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INCONTRI IMPOSSIBILI

1Dorothy Parker, nata Rothschild (Long Branch, 1893 – New York, 1967), è stata una poeta, scrittrice e giornalista statunitense.
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D. Parker, Résumé
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Epitaffio sulla tomba di Dorothy Parker

 

 

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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