Il primato di Selma

Selma Lagerlöf vanta ben due primati: è stata la prima donna a ricevere, nel 1909, il Premio Nobel per la Letteratura e, nel 1914, la prima donna ammessa all’Accademia di Svezia.
Questa la motivazione per il conferimento del Nobel: «Per l’elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere».
Selma era nata a Marbecka, in Svezia, il 20 novembre del 1858. Nel suo Paese natio c’era una tradizione così descritta da lei stessa: «…Quando si va a dormire la vigilia di Natale, si avvicina un tavolino al letto, si mette su una candela e si può leggere finchè si vuole. Questa è la più grande di tutte le gioie di Natale. Non c’è niente di più bello che starsene lì sdraiati con un bel libro avuto in regalo, un libro nuovo che non si è ancora mai visto e che nessun altro in casa conosce, e sapere che si può leggere, pagina dopo pagina, finchè si riesce a stare svegli».
Ancora oggi nei Paesi scandinavi ma soprattutto in Islanda è rimasta la tradizione di regalare libri per Natale, perché sotto l’albero ci si scambiano le cose che più ci arricchiscono: i libri.
Forse, il desiderio di Selma, oggi, sarebbe stato proprio il diffondersi in tutto il mondo di questa bellissima usanza.
Di Selma Lagerlöf  ha tracciato un sintetico profilo Laura Candiani.
«Nel giugno 1910 gli editori italiani Treves furono lieti di presentare un’”opera scintillante, d’una struttura inconsueta, esuberante di fantasia e piena di grazia nativa”, più che un romanzo “potrebbe dirsi un poema in prosa”. Si trattava della Leggenda di Gösta Berling, il capolavoro di Selma Lagerlöf, appena premiata con il Nobel. Secondo Paolo Emilio Pavolini, che scriveva sulla rivista fiorentina “Il Marzocco”, “i giudici della fondazione Nobel hanno dato qualche cosa di più e di meglio che un ‘premio per la letteratura’; in Selma Lagerlöf hanno premiato anche l’apostolo di un alto ideale umano”.
Oggi queste parole fanno sorridere e della scrittrice svedese ormai si parla poco; la sua opera a dire il vero ci appare invecchiata nello stile, nel linguaggio, nelle tematiche. Gösta è un prete ubriacone che si redime e vive come un accattone girovago; nei suoi infiniti pellegrinaggi per le campagne desolate del Varmland incontra cavalieri, streghe, bambini, animali, nobili e poveracci, chiusi in atmosfere talvolta fiabesche, talvolta realistiche, dove comunque dominano i miti e la fantasia. Gösta è un pretesto per ripercorrere le tradizioni e le leggende della Svezia rurale, cara alla giovane maestra che aveva inviato nel 1890 alcuni capitoli del futuro romanzo alla rivista “Idun”.  Il successo fu immediato e l’opera completa apparve l’anno seguente.
Selma Ottilia Lovisa era nata nel Varmland, regione ai confini con la Norvegia, dove assorbì le leggende e i miti tramandati oralmente, ripresi ed elaborati successivamente nelle sue opere. Studiò a Stoccolma e insegnò nelle scuole elementari di Landskrona a partire dal 1885. Dopo la pubblicazione del primo romanzo e del successivo (I legami invisibili), ottenne premi e riconoscimenti in denaro che le consentirono di lasciare l’insegnamento e di dedicarsi completamente alla scrittura. Molto importanti furono due viaggi: uno in Italia la portò fino in Sicilia, dove poi ambientò l’opera I miracoli dell’Anticristo; l’altro in Egitto dove elaborò il romanzo Jerusalem. Assai noto e tradotto in tutto il mondo il racconto per l’infanzia, con intenti pedagogici, Il viaggio meraviglioso di Nils Holgersson, all’epoca pubblicato in Italia con il titolo Il viaggio di Puccettino con l’anitra selvatica.
Nel 1907 Selma ricevette la laurea honoris causa in Filosofia e nel 1909 il premio Nobel per la letteratura; nel 1914 fu la prima donna ammessa nell’Accademia di Svezia. Mentre continuava a scrivere e a pubblicare con successo (La casa di Liljecrona, L’anello rubato, L’imperatore di Portugallia, La leggenda di Cristo e raccolte di racconti), Selma dovette, come tutto il resto d’Europa, affrontare i difficili momenti della Grande guerra e in seguito l’avvento del nazismo, per cui cercò di aiutare come poteva le persone povere e quelle profughe, arrivando a vendere la medaglia d’argento del Nobel per racimolare soldi.»

FOTO 1. edizione Treves 1930
Edizione Treves, 1930

Dal suo romanzo Il carretto fantasma è stato tratto l’omonimo film che parte dalla leggenda svedese secondo la quale chi muore la mezzanotte del giorno di  san Silvestro ed è in stato di peccato, sarà costretto a guidare per l’intero anno successivo il carretto della morte che raccoglie le anime dei defunti.

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Roma, Villa Pamphili, foto di Ginevra Maccarrone

A Roma, Selma è ricordata con un viale e a Ravenna con una rotonda. Il suo nome è molto presente in Svezia, Austria, Germania, Olanda, Danimarca; in Spagna si trovano calle Selma Lagerlöf a Madrid e a Mérida.
Anche l’asteroide 11061 è stato a lei dedicato e il suo volto stampigliato sulle banconote da 20 corone svedesi.

 

 

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo, Le Ricamatrici e Donne disobbedienti.

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