Maria Hadfield Cosway

Una donna dal “multiforme ingegno” Maria Hadfield Cosway: pittrice, musicista, educatrice, imprenditrice.
Una donna figlia del suo tempo: cosmopolita, indipendente, viaggiatrice, poliglotta.
È un anniversario tondo quello di quest’anno, 160 anni dalla sua nascita.
Maria, infatti, nasce presumibilmente l’11 giugno 1760 (manca il documento ufficiale, per cui la data è ricostruita in base ad altre fonti) a Firenze dove il padre, Charles, un ricco mercante di Manchester, aveva aperto un albergo per ospiti stranieri in viaggio attraverso l’Italia. Gli affari andavano bene: è l’epoca d’oro del Grand tour e il Bel Paese è meta di viaggiatori provenienti da molte parti d’Europa. Benché Charles e la moglie siano di fede protestante, per l’istruzione della piccola Maria scelgono un istituto cattolico, il monastero della Visitazione di Nostra Signora, dove la bambina entra a quattro anni. Maria, ormai anziana, in una lettera del 1830, così ricorda la formazione ricevuta in convento: «Io avevo naturali disposizioni, fui immediatamente messa a imparare la musica […] A otto anni iniziai a disegnare avendo visto una giovane signora disegnare, mi appassionai a ciò più che alla musica […] Avevo diversi maestri ma pitturare era la mia preferenza.»
A dieci anni è costretta a lasciare il monastero e la sua formazione artistica prosegue grazie a insegnanti privati e all’assidua frequentazione dei musei fiorentini dove la giovane si dedica alla copia dei capolavori dei grandi maestri della storia dell’arte. Per perfezionare la sua tecnica soggiorna per più di un anno a Roma e, quando ritorna a Firenze, i suoi schizzi le valgono una medaglia d’argento e l’ammissione all’Accademia fiorentina del Disegno.
Ma, nel 1776, il padre muore, la gestione dell’attività alberghiera entra in crisi e, tre anni dopo, tutta la famiglia si trasferisce a Londra in condizioni economiche precarie.
La preoccupazione della madre è quella di riuscire ad accasare convenientemente Maria. La fanciulla è graziosa, colta, dotata di più di un talento artistico e ciò facilita il disegno materno che si realizza nelle nozze con Richard Cosway, pittore, miniaturista di successo e collezionista di opere d’arte. Così, anni dopo, commenta Maria laconicamente: «Venni informata sul signor Cosway, la sua offerta venne accettata, i desideri di mia madre furono soddisfatti e mi sposai minorenne.»

FOTO 2. Fusari_C’è chi arriva_02
Ritratto dei coniugi Cosway

La loro casa è luogo di incontro di artisti, letterati, uomini politici, scienziati, musicisti. Tra i loro ospiti, Pasquale Paoli e Angelica Kauffmann.
Maria è una giovane, affascinante salonnière, apprezzata sia come musicista e cantante sia come pittrice, tanto che tra il 1781 e il 1789 espone trentuno  dipinti alla Royal Academy. Ma il suo potenziale espressivo e la sua crescita professionale trovano un ostacolo nel marito che le impedisce di vendere le proprie opere.
Durante un primo soggiorno a Parigi, nel 1786, Maria conosce e frequenta grandi personaggi della politica, della cultura e dell’arte: Thomas Jefferson, Jacques-Louis David, Francesco Melzi d’Eril, Giulia Beccaria.
Nel 1790 nasce la piccola Louisa Paolina Angelica. La gravidanza è stata complicata, la salute di Maria è compromessa e così, due mesi dopo il parto, si mette in viaggio per l’Italia alla ricerca di climi e paesaggi che l’aiutino a riconquistare serenità e benessere. Firenze, Venezia, Genova sono le tappe del suo soggiorno nel Bel Paese, ma di questo periodo rimangono poche tracce scritte. La sua assenza dalla casa londinese dura ben quattro anni e non è facile comprenderne le motivazioni; probabilmente, dopo un primo periodo in cui Maria si dedica al recupero della propria salute, emergono incomprensioni e delusioni nella relazione con il marito, troppo dedito alla cura della propria immagine e del proprio successo.
«Non appena guarii scrissi a Mr. Cosway che ero pronta a ritornare ma egli mi ha trattenuto da primavera all’autunno per almeno tre anni poiché intendeva venire egli stesso, ma ammalandosi egli improvvisamente, io viaggiai notte e giorno nel mezzo della guerra e dei pericoli. Nel mese di novembre arrivai salva a casa ed ebbi la felicità di trovare Mr. C. ristabilito e una piccola bambina ad impegnare tutte le mie cure e occupazioni […] per due anni ebbi la gioia di vedere la mia bambina crescere e trarre profitto dalla mia istruzione.»
Questa sua vocazione pedagogica, quando ancora essa coincide con il ruolo materno, è testimoniata nella Lettera sull’educazione pratica de’ piccoli fanciulli dai quattro anni ai sei, in cui si alternano narrazione e riflessioni sui principi educativi messi in atto.
Ma la piccola Louisa Paolina muore a sei anni a causa di una faringite. Il dolore mette a dura prova l’equilibrio emotivo di Maria, reso ancora più fragile dal precario rapporto coniugale. L’incomunicabilità e la distanza affettiva da Richard spingono Maria nuovamente in Italia, presso la sorella Bettina alla cascina Case Nuove di Maleo, un paese del Basso Lodigiano.
Nel 1801, Maria Cosway è nuovamente a Parigi, questa volta da sola e con un suo progetto artistico da realizzare: riprodurre in incisioni, da stampare in gran-folio, i capolavori dei maestri antichi che le spoliazioni napoleoniche hanno portato al Louvre. Ma l’impresa, che sarebbe anche dovuta essere una fonte di sostentamento per l’autrice, non ha successo e viene interrotta dopo i primi due album.

FOTO 1. Fusari_C’è chi arriva_01

Il soggiorno nella capitale francese è però anche l’occasione per frequentare gli artisti più famosi del tempo, primo fra tutti Jacques-Louis David, e di conoscere alcuni membri della numerosa famiglia di Napoleone, tra cui Joseph Fesch, un fratellastro di Letizia Ramolino, madre del futuro imperatore. Proprio Fesch, con cui Maria a Parigi aveva condiviso la passione per l’arte e la pedagogia, divenuto arcivescovo di Lione, la sostiene in un nuovo progetto, questa volta nell’ambito educativo. Nel 1803, Maria si trasferisce a Lione, su invito della Municipalità, con il progetto di aprire una casa di educazione per signorine.
L’impresa non è semplice. L’istituto cambia sede ben tre volte. I rapporti con le istituzioni si complicano perché il suo progetto educativo non è compreso e non coincide con gli obiettivi degli amministratori cittadini.
Per la Municipalità, l’istituto avrebbe dovuto accogliere fanciulle di ogni condizione sociale, con un’attenzione particolare alla formazione professionale delle giovani donne impiegate nelle fiorenti manifatture lionesi. Cosway, invece, concepiva l’istruzione femminile sul modello di quella liceale rivolta ai maschi, con discipline umanistiche, filosofiche, scientifiche. Un’educazione per poche elette appartenenti al ceto più elevato.
Il compromesso viene infine trovato articolando i corsi in tre diversi profili di formazione, secondo uno schema che sarà poi ripreso nel collegio che aprirà a Lodi. Ma le difficoltà economiche e l’ostruzionismo della Municipalità inducono Maria ad abbandonare il suo esperimento educativo.
Conclusa la travagliata esperienza lionese, Cosway decide di tornare in Italia. Nel 1811, in visita alla sorella Bettina, incontra Francesco Melzi d’Eril, nel frattempo insignito della carica di Duca di Lodi, suo estimatore sin dai tempi del primo soggiorno parigino. Con il suo appoggio progetta una nuova impresa educativa vicino a Milano.
Trova a Lodi il luogo adatto: il convento attiguo alla chiesa delle Grazie e l’anno seguente si trasferisce in città. Melzi acquista l’edificio, iniziano i lavori di adattamento e nel 1812 il Collegio della Beata Vergine delle Grazie viene aperto. Il progetto educativo comprende, come già a Lione, tre diversi livelli di istruzione in relazione alle condizioni sociali delle allieve.
Un livello alto, con una formazione completa, destinata alle fanciulle delle famiglie benestanti, che prevede l’insegnamento delle lingue straniere, di aritmetica, storia, geografia, scienze, disegno, pittura, musica, ricamo, danza; un livello intermedio volto a trasmettere l’istruzione elementare e principi di formazione professionale; ed infine l’apprendimento pratico di competenze per diventare buone governanti e cameriere.
Questo nelle intenzioni della fondatrice sarebbe dovuto essere il ventaglio completo delle opportunità formative offerte dall’istituzione. Ma l’istituto è privato, non gode di sovvenzioni pubbliche e dunque viene attivata solo la classe a pagamento per l’utenza più elevata.

FOTO 3. Fusari_C’è chi arriva_03
La biblioteca del Collegio

Nella biblioteca della Fondazione sono conservati quaderni con appunti e schemi di lezioni che permettono di vedere da vicino contenuti e metodi di insegnamento. Molta rilevanza è data alla formazione linguistica e in particolare alla scrittura epistolare. Si trovano inoltre appunti relativi all’insegnamento della storia, della geografia e delle scienze.
Anche il metodo pedagogico è innovativo: ad esempio, si richiede alle maestre di registrare puntualmente l’andamento didattico delle allieve, si cura il rapporto scuola-famiglia informando degli esiti e dei risultati raggiunti, si spingono le ragazze all’emulazione, così come in uso nei collegi maschili.
Persino le lettere che Maria scrive durante la sua assenza dal collegio acquistano valore di strumenti didattici, trasformandosi, attraverso la lettura ad alta voce che le maestre ne fanno alle allieve, in occasioni di conoscenza dei luoghi attraversati.
Nel 1815 Cosway torna a Londra, dopo più di 10 anni di assenza, a visitare il marito malato. Di questo viaggio avventuroso in uno scenario di guerra (è l’epilogo dell’epopea napoleonica sui campi di Waterloo), rimane testimonianza in 14 lettere indirizzate alla sua vicaria, Annette Prodon, e alle allieve. A piedi, a cavallo, in diligenza, in portantina, in barca e battello, il viaggio dura 24 giorni.
Nelle lunghe lettere, oltre a istruzioni per il buon funzionamento del collegio, si trovano descrizioni, informazioni, impressioni e la scrittura di viaggio è per Maria strumento didattico. In vista del fiume Neckar, come se fosse di fronte alle sue ragazze, domanda: «Chi dirà la sua sorgente e imboccatura? […] Sono sicura che ora le mie figlie viaggiano meco sulla carta, per questo io mentovo minutamente ogni luogo. Andiamo a Francfort. Che strada devo prendere?»
Giunta a Londra, Cosway visita istituti di istruzione che descrive nelle lettere inviate alla vicaria, a riprova del suo costante interesse per le questioni pedagogiche e per i metodi innovativi.
Il carteggio citato, depositato presso la Biblioteca Comunale Laudense, studiato da Laura Kreyder, «[…] non solo è una testimonianza in un momento cruciale della storia, ma, carico qual è di osservazioni, messe a fuoco da un occhio attento, scherzoso e non incolto, tutte frammentarie, tutte di uguale rilievo, sul paesaggio, i popoli, le case, l’arte, i monumenti, la storia, la scuola, i cibi, i trasporti, la pulizia, la domesticità, i beni di consumo, e perfino i gabinetti, e di istruttiva e piacevole lettura. Non era forse lo scopo primario che si poneva Maria Cosway quando stipava i fogli di grafia minuta per le sue alunne?»
Nel 1817 Maria torna a Londra perché le condizioni di salute del marito sono peggiorate. Questa volta l’assenza da Lodi si protrae per oltre cinque anni. Alla morte di Richard, Maria eredita un cospicuo patrimonio; arredi, dipinti, incisioni, libri vengono in gran parte venduti e il ricavato è destinato a sostenere e potenziare l’attività del suo collegio. Ciò che non è possibile vendere, ma si può trasportare a Lodi, va ad incrementare la dotazione del collegio e della sua biblioteca.
Così Cosway, nel 1822, riprende la direzione del suo istituto dovendosi misurare con problemi quali la necessità di ampliamento degli spazi e la scelta del personale educativo; l’instabilità delle docenti laiche creava infatti discontinuità didattica e danno di immagine alla buona fama del collegio. Bisogna attendere una decina di anni perché la soluzione sia infine trovata con l’introduzione di personale docente appartenente all’ordine delle Dame inglesi la cui superiora generale scrive in una lettera indirizzata a Maria Cosway nel 1830:
«Le inglesi vivranno nella di Lei casa come religiose, osservando le regole del Nostro Istituto, ma riguardo all’educazione della gioventù la assicuro che esse si faranno un dovere di eseguire puntualmente quanto Ella si compiacerà di additare alle medesime.»

Foto 4
G. Rottini, Maria Cosway tra le sue alunne e tre dame inglesi

Così vengono raggiunti due obiettivi: in primo luogo dare stabilità all’istituto anche dopo la morte della fondatrice e, in secondo luogo, confermare il sistema educativo in cui la religione era sì centrale, ma senza riproporre, per la formazione delle fanciulle, il modello monastico di antico regime.
La trasformazione definitiva dell’istituto in Collegio delle Dame Inglesi avviene nel 1833, anno in cui Maria lascia la direzione e istituisce un cospicuo lascito da devolvere all’istituto dopo la sua morte; l’anno seguente, l’imperatore Francesco I le assegna il titolo di baronessa quale riconoscimento della sua benemerita attività pedagogica.
Il collegio prospera e arriva a ospitare circa 70 allieve provenienti da nobili casate milanesi e da ricche famiglie borghesi del territorio. Anche Vittoria Manzoni, figlia di Alessandro, vive per sei anni nel collegio di Lodi, senza ricevere grandi attenzioni dal padre, come ci ricorda Natalia Ginzburg.
Negli ultimi anni Maria non perde il piacere di viaggiare: nel 1835 è a Roma,  a Napoli e poi a Vienna. Si spegne a Lodi il 5 gennaio 1838 e qui è sepolta nella chiesa di Santa Maria delle Grazie.
Oggi la Fondazione Cosway amministra il patrimonio immobiliare e artistico giunto sino a noi e promuove la memoria della fondatrice del collegio. Grazie a progetti finanziati da enti come la Fondazione Cariplo, si sono restaurati alcuni spazi, tra cui la sala musica, restituita alla fruizione della città. Anche sul patrimonio artistico e documentario è stata avviata una campagna di censimento e descrizione, interrotta però prima di essere portata a compimento per mancanza dei necessari finanziamenti.
Concludo con parole mie, già pubblicate in un volume su archivi e biblioteche nel Lodigiano (Scrigni di sapere e di bellezza) in cui parlo anche del patrimonio della Fondazione Cosway. Il collegio di Lodi, «[…] in linea con analoghe istituzioni sorte nello stesso periodo, nel clima di laicizzazione dell’istruzione introdotta dalla legislazione napoleonica, mirava a creare un nuovo modello di figura femminile»: moglie e madre esemplare, ma informata, colta, capace di esprimersi correttamente anche nelle lingue straniere, di intrattenere relazioni sociali, e di seguire la prole negli studi.
«È l’inizio di un processo di cambiamento che, sebbene ancora a vantaggio di una ristretta élite, porterà a una ridefinizione dell’identità femminile e della funzione sociale delle donne, di cui si avranno significativi esempi nella incipiente stagione risorgimentale.»
Lo sguardo di Maria aveva visto lontano.

 

 

Articolo di Daniela Fusari

8whQBnWC

Daniela Fusari, docente di materie letterarie nella scuola superiore, è nata a Lodi dove vive e insegna. In qualità di archivista, ha curato, il riordino e l’inventario di fondi documentari. Fa parte della Società Storica Lodigiana e ha svolto ricerche di carattere storico in ambito locale e per la valorizzazione dei Beni culturali. Riesce ancora, per sua fortuna, a divertirsi in tutte, o quasi, le cose che fa.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...