10 giugno 1692 : il Processo alle streghe di Salem

Bridget Bishop, nata in Inghilterra nel 1632 circa, fu la prima condannata a morte per stregoneria durante i processi alle streghe di Salem nel 1692.
Salem, che oggi è la città di Danvers, negli Stati Uniti, era un villaggio del New England, nei pressi di Salem Town, colonizzato dal 1626 da un gruppo di immigrati europei, calvinisti, postisi in opposizione alla politica anglicana di re Carlo I contro le minoranze religiose. La sua popolazione professava il puritanesimo, viveva all’insegna della moderazione dei costumi e coltivava una morale inflessibile. Facevano pasti frugali, praticavano i digiuni prescritti, si astenevano dal gioco d’azzardo, non consumavano tabacco o alcol né tantomeno droghe, considerando fra queste anche caffè e tè. Vestivano in modo non vistoso, erano loro proibite musica e danze.

FOTO 1. Bury St. Edmunds. Witch Trial report. Frontespizio del rapporto
Bury St. Edmunds. Witch Trial report. Frontespizio del rapporto

Per cercare di comprendere però quello che successe a Salem nel 1692, bisogna spostarsi nel tempo e nello spazio perché l’inizio di tutto era stato nel Vecchio Continente, in Inghilterra, dove già dal 1642 già era stato ufficialmente riconosciuto il reato di stregoneria, punibile con la pena capitale. Il primo processo si era verificato a Bury St. Edmunds nel 1645: sedici donne (ma anche due uomini) erano state condannate a morte e 120 sospetti imprigionati.
Successivamente, nel 1662, Amy Denny e Rose Cullender erano state impiccate per stregoneria a Lowestoft (una remota località dell’Inghilterra orientale). Il processo Lowestoft (presieduto dal giudice sir Matthew Hale, il cui lavoro di giurista è ancora citato nella giurisprudenza inglese e svoltosi con l’influente sir Thomas Browne in qualità di medico verificatore) ha un significato ancora più ampio in quanto è stato citato come prova trenta anni dopo al processo di Salem.
La caccia alle streghe di Salem potrebbe non aver avuto luogo se non ci fossero stati prima il processo a Bury St. Edmunds e poi quello a Lowestoft.
Quest’ultimo processo è stato ricostruito in maniera molto completa nel libro, pubblicato nel 1997, A Trial of witches di Ivan Bunn e Gilbert Geis, rispettivamente storico e criminologo. Le principali accusatrici di Denny e Cullender erano state due bambine intorno ai dieci anni.
Gilbert e Bunn introducono il loro lavoro ricordando che i processi per stregoneria sono tra gli eventi più malevoli negli annali della razza umana e tra i più patetici. Il potere dello Stato si mobilitava per mettere in scena un dibattimento in cui la ricerca della giustizia era spesso caricaturale. Le lamentele personali, il bisogno di trovare capri espiatori, la misoginia, la superstizione, la ricerca della notorietà si legittimavano nella caccia alle streghe. In questi processi le persone innocenti erano impossibilitate a difendersi: come potevano le accusate dimostrare di non aver cospirato con il diavolo per provocare la morte di un neonato in una abitazione in cui non si erano mai recate? Come potevano provare che non era la loro immagine che i loro accusatori affermavano di aver visto saltellare sotto il soffitto del soggiorno o nell’angolo della camera da letto? Era impossibile confutare queste accuse in modo oggettivo, l’unica possibilità era che non fossero considerate credibili!
Come ha osservato Montesquieu: «La condotta più insolita, la più pura morale, e la pratica costante di ogni dovere nella vita non è una sicurezza sufficiente contro il sospetto di questi crimini».
Perché funzionari intelligenti e capaci hanno accettato accuse palesemente inventate e racconti così poco credibili? E poi, si chiedono sempre Gilbert e Bunn, se le streghe avevano il potere che si presumeva avessero, perché non l’hanno usato per uscire dalla loro situazione giudiziaria? Perché non hanno colpito i loro accusatori nello stesso modo in cui avrebbero colpito gli altri? Perché, con tutte quelle diaboliche risorse a loro disposizione, erano di solito così povere e le loro vite così miserabili?
Fatto questo preambolo ci spostiamo a Salem, nel 1692, dove tutto cominciò da due bambine: Betty Parris e sua cugina Abigail Williams, di 9 e 11 anni. Betty era la figlia di Samuel Parris, un ministro molto conosciuto nella chiesa di Salem. Pare che le piccole si incontrassero, di notte, nel bosco, anche per dare sfogo alla loro frustrazione, dovuta al bigottismo della comunità in cui vivevano, pronunciando incantesimi d’amore e ballando intorno al fuoco assieme. Improvvisamente Betty incominciò a comportarsi in modo anomalo: strisciando sotto le sedie, lamentando febbre, abbaiando come un cane e urlando di dolore mentre si contorceva in pose disumane. Dopo di lei anche Abigail cominciò a mostrare gli stessi sintomi. Il reverendo Parris cercò di curarle con la preghiera e con i rimedi casalinghi, ma non migliorarono. Chiese una diagnosi al medico William Griggs e al reverendo John Hale di Beverly, esperto di demonologia, che ne attribuirono la causa a stregoneria (la ricerca moderna concluderà che si trattava di episodi di epilessia, isteria e/o semplice malizia per alleviare la noia).
Altre bambine iniziarono ad avere gli stessi attacchi. Poiché le vittime erano tutte bambine fu più facile associare gli eventi alla stregoneria, dal momento che si credeva che alle streghe piacesse tormentare i/le minori. Furono le bambine stesse a muovere le accuse. La prima accusata fu Tituba, la schiava, probabilmente caraibica, del reverendo Parris. Mentre la donna veniva interrogata, altre vittime quali Ann Putnam Jr. ed Elizabeth Hubbard accusavano Sarah Osborne e Sarah Good di essere colpevoli. Dopo essere stata picchiata da Parris, Tituba confessò di essere una strega e accusò Osborne e Good di essere sue complici. Dopodiché fu facile continuare le accuse.

FOTO 2. TITUBA
Tituba raffigurata come una strega spaventa-bambini da Alfred Fredericks per il testo A Popular History of the United States di W. C. Bryant

Al termine del processo furono giustiziate per impiccagione 14 donne, 5 uomini e un altro venne condannato per essersi rifiutato di testimoniare, 150 persone sospette furono imprigionate e altre 200  furono accusate di stregoneria, un numero molto elevato se rapportato al fatto che all’epoca la popolazione del New England era di circa 100 000 unità, raggiungendo un numero di vittime complessivo maggiore che nel Regno Unito.
Una delle figure di spicco dell’accusa fu Cotton Mather, medico e pastore, che non si pentì mai del suo ruolo. Negli anni successivi Mather si dimostrò un difensore sempre più veemente di quegli eventi. Su richiesta del vice governatore
William Stoughton, Mather scrisse Wonders of the Invisible World in cui raccolse alcuni suoi sermoni, descrisse la condizione umana nella colonia, fornì un resoconto dei processi contro le streghe tenuti in Europa e difese il ricorso alle prove basate su sogni o visioni.
Studiosi e studiose nel tempo hanno affrontato quel che avvenne per comprendere le cause di questa isteria collettiva e ne sono state individuate numerose e anche in parte contrastanti. Molti sostengono che le accuse di stregoneria sono nate a causa di particolari tensioni politiche, religiose e sociali.

FOTO 3. WondersoftheInvisibleWorld-1693
Cotton Mather, Wonders of the Invisible World

Secondo E.J. Kent, in The Cultural Work of Witchcraft: Salem, 1692, pubblicato nel 2013, ci sono pochissime prove che i processi del 1692 avessero le loro origini in una sorta di persecuzione dall’alto verso il basso, generata dai colonizzatori. La realtà era molto più complicata: durante i processi di Salem gli accusatori avevano volontariamente accusato di stregoneria delle compaesane e, mentre i magistrati e il clero possono aver deciso di iniziare i procedimenti giudiziari, furono le accuse di stregoneria da parte della comunità ad aver dato inizio a tutto.
John Demos, autore di Entertaining Satan, del 1984 attribuisce un ruolo importante delle accuse ai conflitti sociali: la divisione religiosa, provocata dagli Antinomiosi nel 1630, seguita in successione dai Quaccheri e dagli Anabattisti, le persistenti schermaglie indiane lungo la frontiera che lasciavano i coloni terrorizzati, l’instabilità dei coloni nei rapporti con l’Inghilterra, infine la vicinanza del New England alle guerre tra Paesi europei. Inoltre evidenzia che le donne accusate di essere streghe occupavano posizioni marginali nella comunità ed erano già additate, colpevoli o no che fossero, di essere aggressive e responsabili di furti, menzogne, comportamenti antisociali.
Carol F. Karlsen invece, in The Devil in the Shape of a Woman del 1998, scrive sull’argomento con un taglio femminista: il suo libro è il primo a concentrarsi direttamente sulle donne coinvolte sia come accusatrici che come imputate. La posizione che Karlsen assume è simile a quella di Demos: le accuse di stregoneria tendevano ad essere rivolte a donne che si distinguevano nel mondo puritano come aberranti. La piccola percentuale di uomini accusati tendeva ad essere parente delle imputate. Le donne portate in tribunale sono definite sgradevoli, aggressive, irascibili, litigiose e dispettose. Erano poi donne senza figli maschi che avrebbero potuto ereditare quantità cospicue di beni o denaro. Afferma l’autrice: «Per quanto variassero le loro origini e le loro posizioni economiche, come donne senza fratelli o donne senza figli, esse ostacolavano la trasmissione ordinata della proprietà da una generazione di maschi a un’altra». Ancora, secondo Karlse, due terzi delle accusatrici avevano perso i genitori a causa delle guerre indiane alla frontiera e risiedevano nelle case di altre famiglie, in molte delle quali sotto le vesti di domestiche. Insomma le accusatrici erano donne consapevoli che il loro status sociale o economico non sarebbe mai migliorato e, sia come donne che come domestiche, erano essenzialmente invisibili agli occhi della società.
Invece Richard Godbeer, in The devil’s dominion del 1989, sostiene che i coloni del New England non erano così inflessibili nella loro visione religiosa come la storia vorrebbe farci credere, avendo portato nel nuovo mondo le superstizioni del vecchio mondo. Sebbene rimanga una forte convinzione che per i puritani la religione e la magia fossero opposte, in realtà non era così. Il libro è disseminato di esempi di piccole magie eseguite dai coloni, in particolare l’astrologia, la predizione della fortuna e, cosa più significativa anche se sembra paradossale, la contro-magia contro le streghe. Inoltre i ministri puritani predicavano in modo ambiguo sul tema della responsabilità: questa ambiguità ha portato all’abitudine dei parrocchiani di attribuire la colpa delle loro disgrazie personali a eventi esterni piuttosto che accettare la colpa personalmente o attribuirla ad eventi naturali.
Paul Boyer e Stephen Nissenbaum in Salem Possessed, del 1974, hanno assegnato un ruolo importante alla differenza fra il più povero villaggio di Salem e la più ricca città Salem Town.
In un approccio più epidemiologico Laurie Winn Carlson postula, in A Fever in Salem, del 1999, che le sofferenze degli accusatori di Salem fossero da imputare ad un’epidemia di encefalite letargica. Caratterizzate da sintomi parkinsoniani, le vittime di encefalite letargica soffrivano di delirio, paralisi parziale, visione doppia, occhi incrociati, perdita della parola, dolori al collo e alle mani, contrazioni muscolari, spasmi e tic. Quando non soffrivano dei suddetti sintomi, gli afflitti erano lasciati in uno stato letargico o comatoso. Tutti sintomi poi ascritti a stregonerie.
Concludo con le parole di April Donahue che così termina il suo articolo Witchcraft in 17th Century New England del 2003 (che mi è stato di grande aiuto per la scrittura di questo testo): «Non sorprende che i coloni abbiano reagito in modo così esplosivo. Il loro mondo era un mondo in rapido cambiamento, ed erano del tutto impreparati a ciò che quei cambiamenti avrebbero portato. Circondati da conflitti, furono colti da una paura inimmaginabile. Incapaci di guardare dentro di sé per trovare la forza di resistere alla tempesta di cambiamenti, proiettarono le loro paure verso l’esterno in uno degli eventi più memorabili della storia».

FOTO 4. Salem
Salem, Witch Trials Memorial

A Salem (Massachusetts) si possono visitare il museo dedicato agli eventi del 1692 e il Witch Trials Memorial che ricorda il processo citato e le condanne a morte, costituito da 20 panchine in granito su cui sono incisi i nomi delle vittime, la data e le modalità dell’esecuzione.

 

 

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

2 commenti

  1. Bellissimo articolo! Chiaro, dettagliato, ricco di informazioni e rimandi bibliografici! Grazie! Mi sono sempre occupata di streghe in ambito europeo e conoscevo poco la persecuzione a Salem ,questo articolo mi ha permesso di documentarmi e di saperne di più. Mi ha colpito molto il fatto che i medesimi meccanismi attuati in Europa siano stati applicati allo stesso modo al di là dell’Oceano, anche a Salem per un crimine immaginario come la stregoneria è stata inflitta una pena reale, il tutto collegato con un processo di isteria collettiva che ha portato alla morte tante innocenti.
    Credo che il lavoro su questo tema sia davvero importante e da approfondire e che sia necessario mettere a disposizione di tutti e tutte materiali che si possono poi riutilizzare anche nella didattica per colmare le assurde manchevolezze che sono ancora presenti nei libri che utilizziamo a scuola.

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  2. Articolo davvero interessante, chiaro, dettagliato e ricco di rimandi bibliografici! Grazie! Mi sono occupata di caccia alle streghe sempre in ambito europeo e non conoscevo bene la persecuzione di Salem. Mi ha colpito il fatto che il medesimo meccanismo che ha portato alla morte tante innocenti si sia riproposto nello stesso modo al di là dell’oceano. Anche a Salem per un crimine immaginario come la stregoneria sono state inflitte punizioni reali, in più si è aggiunto un processo di isteria collettiva che ha fatto leva sulle paure e le angosce degli abitanti peggiorando la situazione. Credo che mettere insieme informazioni su questo argomento sia davvero importante, anche perchè si tratta di materiali a disposizione di tutti e tutte che possono essere utilizzati anche nella didattica per colmare le assurde lacune che sono ancora presenti nei libri che utilizziamo a scuola.

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