Sogno o realtà?

Introduzione al lavoro con gli/le studenti

Ai primi di marzo, con tanti progetti per le mani, dall’oggi al domani, ci siamo trovati /e catapultati/e in una situazione irreale che rischiava di disorientare non poco, soprattutto, i bambini e le bambine.  Dovendo intraprendere l’attività di didattica a distanza, per prima cosa, mi sono preoccupata di rassicurare i miei alunni e le mie alunne, oltre alle famiglie, con messaggi e videochiamate. Poi, come mi si fosse accesa una lampadina in testa, ho pensato di far scrivere a più mani, un testo sulla situazione che andavamo vivendo. Ho lanciato l’input iniziale e sono arrivati tanti scritti, ognuno coglieva un aspetto e lo descriveva mettendo in risalto il positivo. E questo è stato molto importante…i bambini e le bambine con la loro semplicità e genuinità prendevano il meglio dalla tragica situazione. Nessuno ha parlato di morte. La scrittura è stata uno strumento importante perché ha demonizzato la drammaticità del momento.  Man mano che arrivavano i brevi scritti, chiedevo di rappresentarli con un disegno e alla fine ho assemblato il tutto. Questo lavoro ha prodotto un testo scritto e disegnato a più mani e ha rappresentato una valenza didattico-educativa molto importante perché gli alunni hanno lavorato, su un compito di realtà e, anche se a distanza, hanno realizzato un lavoro di gruppo-classe. Hanno riflettuto su tantissimi aspetti fino a giungere al concetto importantissimo della futilità di alcune cose a cui erano legati prima del coronavirus. Inoltre è stata un’attività interdisciplinare poiché ha investito tutti i campi dall’italiano, all’arte, all’ecologia, alla socialità, all’affettività. 

Sogno o realtà?

Era l’anno 2020 e tutto sembrava procedere bene, anche se le stagioni sembravano capovolte, gli uomini si facevano la guerra per un nonnulla, i ghiacciai si scioglievano e l’aria diveniva irrespirabile… Solo i bambini e le bambine felici continuavano a studiare e giocare.

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Ma un giorno, mentre ci si preparava a vestirsi in maschera per festeggiare il Carnevale, giunse inatteso un esserino invisibile che pensò bene di giocare un nuovo scherzo! …

 

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Era piccolo, ma così piccolo che quasi nessuno lo prese sul serio, nessuno poteva pensare che sarebbe stato capace di stravolgere la vita di ciascuno e soprattutto quella dei bambini che da un giorno all’altro dovettero  cambiare  le loro abitudini  quotidiane.   

 

Le notizie sopraggiungevano…. Sempre di più erano i timori e le paure. MAMME IN ANSIA… PAPÀ IN ANSIA… solo i bambini increduli e felici continuavano ad andare a scuola come se nulla stesse accadendo. Intanto i TG continuavano a parlare di cose strane e mai viste prima.

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I dottori scoprirono che anche se quell’esserino era davvero molto piccolo poteva fare danni molto grandi, quasi quanto una guerra, tanto che gli venne dato un nome importante come se fosse il re d i tutti gli esserini e lo chiamarono: CORONAVIRUS.

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Veniva da lontano, nessuno immaginava potesse fare così tanta strada, ma in men che non si dica, eccolo ospite indesiderato dell’intera umanità che cercava tutti i modi per scacciarlo… Sì scacciarlo, ma con difficoltà. La gente non capiva. Il contagio era dietro l’angolo. La gente continuava ad uscire e a vivere normalmente. Dopo un po’ di giorni il telegiornale lanciò un ordine: “Tutti a casa, in quarantena”… P A N I C O!

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I metodi per sconfiggerlo però c’erano e anche molto semplici, bastava lavarsi le mani e stare per un po’ ognuno a casa propria e se tutti li avessero rispettati, sarebbe andato via assai più velocemente

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Minuscolo, veloce e pazzerello. Tutti lottavano, sicuri di sconfiggerlo! Ad un metro di distanza si doveva stare e all’igiene bisognava pensare.

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Un nuovo motto si coniò con un hashtag: IO RESTO A CASA! E un arcobaleno ne fu il simbolo.

 

I minuscoli esseri erano invisibili all’occhio umano, strani parassiti che per sprigionare il loro potere malefico dovevano entrare in un corpo umano e si  nascondevano, approfittando delle debolezze, fino a che i danni non erano evidenti. Da più parti si cominciò a lanciare slogan: “Carissimi amici non nutriamolo questo sconosciuto con cattivi comportamenti, lasciamolo morire di fame, restando a casa, eliminando i contatti! Solo così noi tutti vivremo! Non diamogli le nostre gambe!!!”

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E chi prima rubava i guanti in lattice alla mamma per giocare, adesso non li sprecava più perché ai genitori servivano per andare a lavorare o per andare a fare la spesa. Ben presto non se ne trovarono più. Tutti indossavano pure le mascherine, introvabili anche queste, per l’uso esponenziale che se ne faceva per paura di essere contagiati! Un brutto giorno si annunciò la PANDEMIA! Parola sconosciuta ai più, ma dal significato T-E-R-R-I-B-I-L-E!: il MONDO intero infettato! Non si scherzava più!

 

Questo minuscolo essere toglieva tutto: gli amici, i nonni, la libertà… ma solo una cosa non riusciva a togliere: la PRIMAVERA. Che nonostante tutto avanzava con i suoi fiori e i suoi verdi prati. Essa incurante di quanto accadeva intorno, stava preparando un nuovo mondo da esplorare per quando tutti sarebbero ritornati ad essere liberi!

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Al momento però…le strade erano deserte, ristoranti, negozi, bar chiusi… solo il profumo del pane impregnava l’aria primaverile… anche i funerali e le cerimonie di ogni genere  si erano dovuti annullare! Questo virus potente, sentendosi un Re, si era preso la Corona tutta per sé!

 

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L’Italia era a pois con le zone rosse, in cui il virus si era diffuso di più! Non c’era da stare allegri! Ma neanche si poteva mollare e far vincere quell’essere microscopico e malandrino!!!

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Da più parti, si sentì il bisogno di affacciarsi ai balconi, illuminati solo con i telefonini ed intonare l’Inno Nazionale, in un’unica voce. 

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E il tricolore sventolò ovunque. Tanti artisti fecero concerti in casa. Tutti sentirono il bisogno di comunicare con gli altri utilizzando mezzi e modalità diverse.

Nessuno si scoraggiò e con più forza si continuò a gridare: IO RESTO A CASA! CE LA FAREMO!

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…..da più parti si sforzarono di guardare i lati positivi di quella strana situazione. Infatti le città diventarono più pulite e l’aria era più respirabile e si stavano rinsaldando i rapporti umani. 

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Che bello! Finalmente si riusciva a stare un po’ con i propri genitori, non più impegnati nel lavoro fuori casa; ma ahimè non si vedevano più i nonni, gli zii, i cugini e gli amici tutti. Per fortuna la tecnologia con le videochat aiutava a sopperire a quella mancanza, anche se in modo freddo! Persino i nonni fecero amicizia con la tecnologia pur di riabbracciare in modo virtuale nipoti e figli, in attesa degli abbracci veri e caldi!  

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Tanti baci e abbracci virtuali furono scambiati e le mani di Amuchina furono impregnate con la speranza che tutto quello, molto presto sarebbe passato e la serenità, nel mondo, sarebbe ritornata. In molti, in più parti del mondo, si resero conto di aver commesso grossi errori, e che fosse venuto il tempo di cambiare le proprie abitudini.

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 Era un enorme sacrificio! Ma se stare in casa si doveva, allora si incominciò a pensare di approfittarne per recuperare il tempo perso e gli affetti. E se non si poteva più viaggiare con i mezzi, si poteva sempre viaggiare vedendo un bel film oppure leggendo un bel libro.

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Questa situazione irreale un’altra cosa  stava insegnando, in modo molto duro però, una grande verità “che gli uomini sono tutti uguali… e  nessuno poteva uscire e sfoggiare i vestiti più costosi e alla moda; nessuno poteva pensare che ciò che possedeva rendeva immuni da quel virus!! Ciascuno incominciò a sperare che quel periodo passasse presto e che veramente si potesse ritrovare il calore degli abbracci, dei sorrisi e finalmente apprezzare le cose vere che più contavano... In compenso però trascorrendo tutto quel tempo in casa, tutte le persone cominciarono a scoprire quanto fosse bello stare in famiglia e quanto fosse importante il rapporto con le altre persone adesso che dovevano stare lontani gli uni dagli altri…

Epilogo

Forse tutti avevano fatto un brutto sogno: senza abbracci, chiusi a casa, senza amici, in giro con mascherine e guanti… Avevano sognato un mostriciattolo con un nome curioso, “Coronavirus” Covid-19, che ad un certo punto del sogno, disse a ciascuno di non avere paura e che era venuto a fermare il mondo per un po’, per ripulire l’ambiente, per fare smettere di correre in modo sfrenato e per far apprezzare tutto quello che di bello il mondo offriva. C’era stato bisogno di uno STOP! Il Coronavirus, in quello strano sogno, cercò di tranquillizzare, dicendo che non sarebbe rimasto per sempre, ma che  se ne sarebbe andato subito, lasciando il mondo più pulito e tutta l’umanità con un cuore più sereno, puro e tanto amore  intorno.

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Quella mattina… Come fu bello uscire, respirare aria fresca, correre, abbracciarsi, essere liberi… Tutti si sentirono come nati a nuova vita, dove tutto era bello! Ma che strano sogno, però, in quella buia notte da incubo!!!! Un sogno che però aveva dato una grande lezione di UMANITÀ’!

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THE END.

 

Racconto a cura di Rosa Perupato

foto mia 1Rosa Perupato, insegnante di scuola primaria. È stata coordinatrice per circa 20 anni della commissione Pari Opportunità della sua scuola. Ha al suo attivo delle pubblicazioni : “Lo chiameremo Andrea” – Una guida didattica sulle Pari opportunità, coautrice del libro “Le Mille. I primati delle donne” -“Le opportune pari opportunità”. Consulente alle Pari Opportunità per il sindaco della città, per 10 anni.

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