Leda Rafanelli

Zingara anarchica, strega postmoderna, anarchica musulmana, chiromante, irregolare persino nei ricordi, inassimilabile: sono definizioni e auto-definizioni che cercano di catturare l’essenza di Leda Rafanelli, una donna che nella sua contraddittoria e straordinaria unicità rimane inafferrabile. Sfugge come la sabbia tra le dita, la sabbia del deserto che si trova alle spalle di Alessandria d’Egitto, città nella quale Leda soggiorna brevemente agli inizi del Novecento e si converte al sufismo, imponendosi un nuovo nome, Diali, che motiva in questo modo: «Mi sono donata questo nome, oltre il bel nome che porto,/ poi che Diali vuol dire: di me stessa, /ed io ho sempre appartenuto solo a me stessa». Forse risiedono in questa assoluta libertà il suo fascino,  il suo mistero e le ragioni della sua recente riscoperta, dopo decenni di oblio. Sono date alle stampe alcune opere della sua ricchissima produzione – L’Oasi, romanzo uscito nel 1929 e ripubblicato nel 2019 con la puntuale redazione della studiosa Milva Maria Cappellini, già curatrice dell’inedito Memorie di una chiromante nel 2010 e dell’antologia di racconti I due doni e altre novelle orientali nel 2014 – e sono editi uno studio/antologia di scritti dagli Usa: I belong only to myself. The Life and Writings of Leda Rafanelli, di Andrea Pakieser, nel 2014, e un superbo graphic novel: Leda. Che solo amore e luce ha per confine, di Sara Colaone, Francesco Satta, Luca de Santis, nel 2016.

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Leda Bruna Rafanelli nasce il 4 luglio 1880 a Pistoia da Augusto ed Elettra Gaetani, di origini livornesi, seguita tre anni dopo dal fratello Metello Brunone. Lascia la scuola al termine delle elementari e a quattordici anni inizia a lavorare come apprendista in una tipografia locale, in cui ha i primi contatti con le idee socialiste e anarchiche. Fin dall’adolescenza, Leda mostra una notevole propensione alla scrittura, tanto che Filippo Turati fa pubblicare una sua poesia, Gomene, sul quotidiano del Partito socialista e nel 1897 insieme a Metello, il fratello, dà alle stampe un libretto di poesie, Pensieri. A vent’anni soggiorna per qualche mese ad Alessandria d’Egitto, per motivi dei quali non parla – forse un breve incarceramento del padre – e lì, oltre a entrare in contatto con la Baracca rossa, centro anarchico frequentato anche da Giuseppe Ungaretti, e a imparare l’arabo, si converte al sufismo, una delle correnti della religione islamica, che professerà, però solo in privato, per tutta la vita, come gli ideali anarchici. In proposito dichiara: «I miei compagni sono atei, e padroni di esserlo. Io sono credente. A me non interessa affatto che gli altri siano religiosi, amo esserlo io». Da quel momento si veste all’araba, mangia secondo le usanze arabe e le regole coraniche e si circonda di arredi e oggetti orientali, trovando il punto d’intersezione fra islam e anarchismo in un’assoluta indifferenza per i problemi pratici – la precarietà economica sarà una delle costanti della sua lunga esistenza – un’allegra disponibilità anche alle situazioni più scomode, nel vivere dell’aiuto altrui, gradito, ma mai preteso, e, quando possibile, ridonato. Leda occupa un posto di rilievo e per certi aspetti unico nella storia del movimento socialista e anarchico del Novecento poiché per settant’anni concilia la sua militanza rivoluzionaria di anarchica individualista e anticolonialista, impegnata nel sociale e nella lotta sindacale, con la fede e la pratica religiosa musulmana, che vive in modo profondo e rafforza attraverso lo studio dell’arabo e della religione e della cultura islamiche. In realtà il tentativo di coniugare il suo anarchismo e il suo islam sincretico – che coesiste con elementi di buddismo e induismo e la pratica dello yoga – riesce solo a metà. Sul piano esistenziale è musulmana sufi in privato e anarchica militante nel pubblico e su quello dottrinario il punto di contatto tra fede politica e fede religiosa consiste nella visione di società anarchica e di modello di vita orientale, o quanto meno della concezione che Rafanelli ha di quel mondo, che lei per molti versi considera un’anticipazione e un annuncio di una società fondata sulla libertà e l’amore.   Al suo ritorno dall’Egitto, Leda si trasferisce a Firenze e, presso la locale Camera del lavoro, ritrova il libraio anarchico Luigi Polli, che aveva conosciuto ad Alessandria. Risalgono al 1902 il loro matrimonio e la fondazione della casa editrice Rafanelli Polli, che pubblica opuscoli antimilitaristi, anticlericali, femministi, oltre a scritti di Carlo Cafiero.

contro la scuola
Contro la scuola

In particolare ha grande successo il pamphlet di Leda Contro la scuola, uscito nel 1907, e poi pubblicato a puntate su “Ostiglia Luce”, piccolo giornale locale che annovera fra i propri redattori Arnoldo Mondadori.
Nel 1905 esce il primo romanzo di Rafanelli, Sogno d’amore, e tra il 1906 e il 1910 i coniugi sono editori del giornale di propaganda anarchica “La blouse”. Nel 1907 Rafanelli subisce una denuncia per «eccitamento all’odio di classe» per la distribuzione di propaganda rivoluzionaria e antimilitarista il 1° maggio a Fusignano, in provincia di Ravenna, ma sarà prosciolta in istruttoria. Secondo un’informativa del 1908 della prefettura di Firenze: «Leda Rafanelli riscuote in pubblico fama di persona piuttosto libera nella condotta morale, anche per i suoi principi di libero amore. Ha intelligenza molto svegliata e cultura superiore alla media acquistata con la lettura assidua e con l’assimilazione di libri, opuscoli, riviste sociologiche. Ha frequentato appena le scuole elementari». Sempre la medesima fonte le attribuisce parte attiva nella fondazione, nel 1904, di un Comitato pro vittime politiche a favore dei condannati nelle rivolte del 1894 a Massa e del 1898 a Figline Valdarno e a Minervino Murge, e del Circolo anticlericale di Porta a Prato. Malvista e attentamente sorvegliata dalla polizia, Leda ha un atteggiamento tollerante e privo di settarismo nei confronti sia dei/le militanti anarchic*, sia di quell* di altri partiti, e i suoi articoli, spesso acuti e originali, si distinguono anche per la particolare attenzione al punto di vista femminile; per esempio, benché allineata all’anticlericalismo anarchico, cerca di approfondire le motivazioni che spingono soprattutto le donne a frequentare la chiesa, individuandole nella solitudine in cui le lasciano i mariti, spesso dediti al bere nel tempo libero, e nel bisogno di confronto spirituale, frutto della loro maggiore ricchezza interiore.
Nel frattempo i rapporti tra Leda e Luigi Polli si raffreddano e lei inizia una relazione con un tipografo aretino, Giuseppe Monanni, che, tra il luglio 1907 e il marzo 1908, stampa “Vir: novissima rivista di alte questioni sociali”, vicina alle posizioni anarco-futuriste. Nel 1908 la coppia si trasferisce a Milano per entrare nella redazione dei giornali “Il grido della folla” e “La protesta umana”, editi da Ettore Molinari e Nella Giacomelli, cui già in precedenza collaborava. Sempre a Milano, Monanni e Rafanelli pubblicano i periodici di orientamento anarco-individualista “La sciarpa nera” e “La questione sociale” e fondano la Società editoriale milanese, che dà alle stampe varie opere di Leda: Bozzetti sociali, Seme nuovo, La castità clericale, L’ultimo martire del libero pensiero e Verso la Siberia: scene dalla rivoluzione russa, che esce con lo pseudonimo di Bazaroff, ispirato al protagonista di Padri e figli di Turgenev. La Società editoriale milanese si trasforma poi in Libreria editrice sociale, che rappresenta il maggiore sforzo editoriale del movimento anarchico italiano ed è caratterizzato da una produzione di elevata qualità tecnica e buon livello culturale: il marchio è disegnato da Carlo Carrà e pubblica testi di Bakunin, Proudhon, Pietro Gori, Pëtr Kropotkin e Charles Darwin. La sua attività è interrotta prima della guerra e ripresa nel 1920 come Casa editrice sociale fino al 1923, quando una spedizione fascista distrugge la sede di via Monza, “covo di anarchici”; nel 1924 l’impresa, anche grazie all’aiuto di alcuni sindacalisti rivoluzionari, riprende la propria attività sotto la denominazione Casa editrice Monanni, facendo uscire nel 1926-1927 l’opera omnia di Nietzsche in italiano, ed è chiusa definitivamente dal regime nel 1933.
Leda frequenta Papini, Prezzolini, Palazzeschi ed esponenti del futurismo quali Russolo, Boccioni e Marinetti, da lei definito in modo scarsamente lusinghiero « fanfarone, esibizionista, il milionario, il megalomane calvo», e Carlo Carrà, con cui intreccia una breve relazione sentimentale. Negli anni precedenti la Grande guerra si realizza una convergenza tra anarchismo e futurismo: Carrà, già militante anarchico a Londra alla fine dell’Ottocento, disegna la testata del giornale anarchico parmense “La Barricata”, mentre Marinetti collabora alla rivista “La Demolizione” pubblicata dal sindacalista rivoluzionario Ottavio Dinale. Nel 1910 nasce il figlio di Leda e Giuseppe, Elio Marsilio, detto Aini – in arabo “occhi miei” – che morirà nel 1944. A Milano Leda conosce Benito Mussolini, direttore del quotidiano socialista “L’Avanti”, che la sottopone a un serrato corteggiamento. Durante la loro frequentazione, lui le scrive lettere appassionate – benché lei smentisca qualunque ipotesi di relazione sentimentale – che non sono mai trovate durante le frequenti perquisizioni della polizia fascista nell’abitazione della destinataria e alla casa editrice, poiché sono state messe al sicuro e conservate dal pittore Luigi Melandri in Romagna. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale sono raccolte e pubblicate in Una donna e Mussolini (1945), per i tipi di Rizzoli, di cui Giuseppe Monanni è divenuto direttore editoriale. Le strade di Leda e Benito si separano definitivamente alla vigilia della Grande guerra; lui è un acceso interventista, mentre lei, con Nella Giacomelli, è protagonista di un’attiva campagna contro la guerra, nella convinzione che solamente le donne possano fermarla. «Donne d’Italia! Unitevi tutte al grido di abbasso le armi! Madri, spose e sorelle! Se l’amore che dite di sentire per i vostri figli, per i vostri mariti e per i vostri fratelli non è una menzogna, se l’esistenza dei vostri cari vi è veramente sacra, unitevi tutte nel fatidico grido di Abbasso le armi! Per l’umanità, per la civiltà, per l’avvenire, sia unica la vostra volontà e sia forte il vostro grido affinché risuonando in ogni contrada strappi al dolore muto ed alla passiva rassegnazione tutte le femminili energie e le sollevi all’azione contro le barbarie devastatrice […] risuoni alto e vibrante il vostro grido generoso: giù le armi! Viva la fratellanza umana!» recita uno dei numerosi volantini stilati e diffusi dalle due anarchiche. Mentre Leda Rafanelli continua la campagna antimilitarista anche durante la guerra, Giuseppe Monanni diserta e si rifugia in Svizzera; interrotti i rapporti affettivi e familiari tra i due, continua tuttavia la loro collaborazione politica. L’instancabile attivista si fa promotrice con il pubblicista Raffaele Ottolenghi, ebreo e socialista, di una campagna di solidarietà verso l’etnia falascià, un piccolo gruppo ebraico di lontana origine assiride da secoli trapiantato in Etiopia e oggetto di persecuzione da parte del governo di Addis Abeba e dei dignitari della chiesa copta. In quest’occasione Leda incontra Emmanuel Taamrat, un falascià che diviene il suo nuovo compagno, e conosce Filippo Turati e Anna Kuliscioff.
Dopo la Grande guerra Rafanelli pubblica nuove edizioni dei Bozzetti sociali, il volume di novelle Donne e femmine (1922) e i romanzi Incantamento (1921) con lo pseudonimo Sahra e L’oasi: romanzo arabo (1929), dichiarando di essere la traduttrice di un autore, in verità inesistente: Étienne Gamalier.

L'oasi
L’Oasi

Quest’ultima opera esce proprio durante la repressione della resistenza libica alla conquista italiana e propone un’aspra, originale e, per certi versi, attuale critica al colonialismo, argomentata combinando elementi della dottrina socialista e libertaria con una visione dell’Oriente che, benché non esente da stereotipi, rappresenta un modello di vita, una religione e una cultura, degni di interesse e rispetto. Nella prefazione Rafanelli dichiara: «L’autore ha idee personalissime in fatto di colonie e di popolazioni soggette al dominio europeo. Egli non ripete il solito motivo della letteratura ufficiale» e già nella prima pagina del romanzo si legge: «”Io credo alla devota sottomissione degli indigeni. Essi sono lieti e orgogliosi di essere guidati, comandati e protetti da noi”. “Non lieti, né orgogliosi, né devoti: rassegnati”. Era una voce di donna». Tuttavia, L’oasi non è solamente un romanzo contro il colonialismo, poiché per Leda Rafanelli la letteratura è il luogo in cui proporre interrogativi, problemi e conflitti tipici della condizione femminile, che lei stessa sperimenta in prima persona.
I suoi primi romanzi (Un sogno d’amore, 1905; Seme nuovo, 1912; L’eroe della folla, 1920) raccontano storie di donne ribelli che si dedicano a tempo pieno alla propaganda anarchica, emancipate, intelligenti e spesso intellettuali. Le protagoniste non scoprono la politica perché incontrano un uomo, ribaltando un cliché non solo letterario, e tuttavia l’esperienza dell’amore-passione introduce la contraddizione e la scissione all’interno di queste figure femminili. Molta attenzione è perciò dedicata all’intreccio tra vita personale appassionata e tempestosa e intenso impegno politico, risolto generalmente con la rinuncia delle protagoniste alla loro vita privata in favore dell’impegno pubblico. L’autrice s’interroga a lungo su questa scissione fra pubblico e privato, che intravvede come specificità femminile e la porta a elaborare nei romanzi successivi (Incantamento, 1921; Donne e femmine, 1922; L’oasi, 1929) il mito della donna araba, che vive solo per l’amore e per la quale non sembra esistere altra dimensione esistenziale se non quella racchiusa tra le mura domestiche. Alla base di questo mito si trova la convinzione di Leda che le donne, non meno degli uomini, abbiano diritto a una vita sessuale felice. In un primo momento l’autrice individua la soluzione nel libero amore, ma in seguito ritiene che nel mondo occidentale non sia possibile per una donna vivere con pienezza la propria sessualità, diversamente da quanto avviene in quello orientale, nel quale le donne si possono confrontare con un’autenticità e una dimensione istintuale, ormai debellate dalla civiltà occidentale. In entrambi i mondi, tuttavia, non vi è scampo alla maternità, destino biologico delle donne, come scrive in Donne e femmine: «Comprese che una legge di dolore incatenava tutte le povere donne l’una all’altra, in una solidarietà di sesso! Una legge di natura che piega a terra, le costringe a pagare – esse sole – il piacere che hanno goduto in due» e L’oasi si chiude con l’immagine di un bambino e due donne sole di fronte al mare, quasi a rappresentare un appello alla solidarietà femminile per alleviare il peso di un destino che rimane tragico.
Negli anni Trenta, terminata la relazione con Monanni che la lascia per una donna più giovane, Leda interrompe ogni forma di militanza, tanto da indurre la prefettura di Milano a cancellarla nel ’34 dal registro dei sovversivi, e inizia a esercitare il mestiere di chiromante, a insegnare l’arabo e a collaborare a lavori tipografici. Nel 1935 pubblica da Vallardi un coinvolgente racconto per bambini/e Vedere il mondo. Avventure di due ragazzi eritrei. Scrive per il “Corriere dei Piccoli”, soggetto al controllo e alla censura fascista, riuscendo a proporre personaggi dissonanti rispetto alla politica coloniale del regime. I protagonisti dei suoi racconti sono bambini africani liberi e non assimilabili alla cultura occidentale, le bambine sono inquiete, curiose, divergenti e in loro l’autrice fa emergere la sua visione dell’emancipazione femminile. Leda Rafanelli nei suoi racconti mostra grande rispetto per ogni essere umano, indipendentemente dalla sua etnia, religione e cultura, tanto da essere considerata da alcun* pedagogist* dei nostri giorni un’anticipatrice dell’inclusione.
Negli anni Quaranta si trasferisce a Genova e scrive per il periodico anarchico “Umanità nova” fino a poco prima della sua morte, che sopraggiunge nella città ligure il 13 settembre 1971, due mesi e qualche giorno dopo il suo novantunesimo compleanno. La rivista “L’Internazionale” pubblica l’epitaffio da lei stessa redatto: «Leda Rafanelli, partendo per sempre, saluta tutti i compagni. Viva l’anarchia».

Leda retro

 

 

Articolo di Claudia Speziali

mbmWJiPdNata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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