La Rivoluzione khomeinista e la guerra tra Iran e Iraq

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L’Iran (l’antica Persia) è il più vasto Paese del Golfo Persico, è un’area strategica per le rotte petrolifere internazionali. Fino al 1979 il Paese è stato governato dallo scià, autoritario ma ispirato alla modernità occidentale.
Nel 1979 esplode un movimento composito ed eterogeneo che caccia lo scià: in questo movimento convergono moderati e rivoluzionari, democratici e comunisti, laici e integralisti islamici. In breve prende il sopravvento l’ala religiosa e fondamentalista. A capo del nuovo Stato iraniano vi è l’ayatollah Khomeini, leader sciita esiliato in Francia durante il precedente regime. Viene instaurato un sistema teocratico e antioccidentale, tanto autoritario da far rimpiangere quello precedente: la legge dello Stato coincide con la legge del Corano e dissidenti e intellettuali laici sono perseguitati, cacciati dal Paese o condannati a morte.

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Le donne sono particolarmente colpite dal nuovo regime, costrette a indossare il chador e a vivere separate dagli uomini, trattate come inferiori in ogni momento della vita pubblica. Malvisti dal nuovo governo sono anche gli ebrei, in quanto legati allo Stato di Israele, acerrimo nemico del mondo islamico, ma la repressione più spietata è subita dal popolo curdo, il cui territorio appartiene in parte anche all’Iran e che ha usanze molto più tolleranti di quelle coraniche, specialmente verso le donne.
A partire dal 1980, l’Iran khomeinista è impegnato nella guerra contro l’Iraq laico di Saddam Hussein per il possesso di territori da sempre contesi. Saddam Hussein era arrivato al potere in Iraq con il partito Baa’th, pseudosocialista e con simpatie per l’Unione Sovietica ma progressista e laico, ispirato in particolare all’Egitto di Nasser. La laicità e l’intenzione di non legare le leggi dello Stato a quelle del Corano danno al governo di Baghdad il tacito consenso sia del mondo occidentale sia del blocco sovietico, nonostante la formale ostilità. La guerra con l’Iran permette a Saddam Hussein di recuperare i rapporti diplomatici con Washington, interrotti nel 1967 con la guerra contro Israele. L’Iraq gode inoltre dell’appoggio dei Paesi arabi filooccidentali (prima fra tutte l’Arabia Saudita), impaurite dall’idea di un eventuale propagarsi della rivoluzione khomeinista.
Gli Stati Uniti sono formalmente ostili a entrambi gli Stati ma, di fatto, instaurano con essi relazioni diplomatiche e commerciali segrete, sperando di poter usarle per poter avere influenza sul Medio Oriente. Così la CIA fornisce al governo di Saddam Hussein armi per reprimere i conflitti interni – primo fra tutti la resistenza indipendentista curda – e al tempo stesso finanzia l’indipendentismo del Kurdistan iracheno (Bashur) per indebolire il governo di Baghdad e aiutare indirettamente l’Iran. Al termine della guerra cesseranno i finanziamenti e la popolazione curda verrà lasciata indifesa a subire la vendetta di Hussein. Il denaro ricavato dalla vendita segreta di armi all’Iran, formalmente nemico dell’Occidente, è usato dall’amministrazione Reagan per finanziare la guerra contro il Nicaragua sandinista (rivelata come «scandalo Iran-Contras»). Lo stesso governo khomeinista, impegnato nella repressione nei confronti del Kurdistan iraniano (Rojhelat), aiuta clandestinamente la lotta del Kurdistan iracheno per mettere in difficoltà Hussein.
Israele, che aveva buoni rapporti con lo scià di Persia prima della rivoluzione khomeinista, vende armi all’Iran perché, nonostante l’antisionismo del governo iraniano, Israele ha bisogno di mantenere buoni  rapporti per continuare il commercio e soprattutto per controllare e indebolire l’Iraq, che costituisce un pericolo per la sicurezza israeliana.
L’URSS, che dal 1979 è militarmente impegnata in Afghanistan in quanto questo rientra nella sfera d’influenza sovietica, è formalmente alleata dell’Iraq di Hussein poiché il partito Baa’th, che aspira a un indefinito socialismo panarabo, ha un trattato di amicizia con i Paesi del Patto di Varsavia. Al tempo stesso, però, Mosca fornisce indirettamente, tramite la Siria, armi al regime iraniano con lo scopo di conservare il potere diplomatico per tenerlo sotto controllo, visto il suo peso sulla regione.
La guerra si conclude nel 1988 con una situazione di stallo che non porta nessun cambiamento negli assetti territoriali e l’Iraq mantiene le zone contese; ma nel 1990, allo scoppiare della Prima guerra del Golfo, Saddam Hussein le cederà all’Iran per evitare l’apertura di un ulteriore fronte di guerra.

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNIAndrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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