Contro la mia volontà

L’Unfpa è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di garantire la salute sessuale e riproduttiva in più di 150 Paesi nel mondo. I suoi obiettivi sono molteplici: dall’assicurare un’assistenza alla gravidanza e al parto, alla prevenzione delle gravidanze indesiderate, l’educazione sessuale, la distribuzione di contraccettivi e la lotta contro le discriminazioni e la violenza di genere.
Questa autorevole fonte – nei giorni scorsi – ha rilasciato un report dal titolo Contro la mia volontà, in cui si analizzano tre pratiche che ledono i diritti e la salute delle donne e delle bambine:
– le mutilazioni genitali femminili
– i matrimoni precoci e le spose bambine
– la predilezione del figlio maschio.
Si parte dal presupposto che ogni atto che danneggi o vìoli il corpo di una donna o di una bambina sia solo l’inizio di una cascata di ulteriori azioni volte a compromettere la sua salute e i suoi diritti.
Ogni giorno centinaia di migliaia di ragazze nel mondo sono costrette a subire pratiche deleterie per la loro salute fisica e psicologica, con il consenso e l’approvazione della famiglia e della comunità in cui vivono.
L’effetto sarà quello di limitare la partecipazione attiva delle ragazze nella società, condizionandole negativamente nel raggiungimento del loro potenziale e dei loro obiettivi.
Analizzando uno per uno i tre punti del report, al primo posto si trovano le mutilazioni genitali femminili (Mgf). Tutti i temi trattati sono esposti anche in relazione alla pandemia di Covid19, che ha scosso il pianeta. Si stima che nei prossimi dieci anni ci saranno almeno 2 milioni di mutilazioni genitali, a causa della carenza di programmi di prevenzione, interrotti dall’emergenza sanitaria in corso.
Le Mgf sono procedure invasive atte a rimuovere e mutilare gli organi genitali femminili esterni, senza alcuna ragione medica. La maggior parte delle vittime sono bambine al di sotto dei 15 anni di età. In alcuni Paesi, come ad esempio l’Egitto, le Mgf vengono spesso praticate da personale sanitario, mentre in molti altri Stati sono lasciate a soggetti non qualificati, che utilizzano strumenti di fortuna, come cocci di bottiglia o rasoi, senza attuare alcuna sterilizzazione degli stessi, in mancanza delle basilari norme igienico-sanitarie.
L’Unfpa stima che, nel mondo, 52 milioni di Mgf sono state eseguite da personale sanitario (medici, ostetriche e infermieri/e). Indipendentemente da chi attua l’intervento, sia l’Oms che diverse altre organizzazioni sostengono che si tratti di una violazione dei diritti umani delle bambine e una grave infrazione ai codici etici e deontologici delle professioni sanitarie.
Le Mgf violano il diritto alla salute, all’integrità  psicofisica e anche il diritto a vivere liberi/e da discriminazioni di genere, dato che hanno conseguenze nefaste sulla salute delle bambine e nei casi più infausti possono portare anche alla morte per gravi infezioni ed emorragie.
Grazie ai programmi di prevenzione, sta sempre più crescendo la consapevolezza, soprattutto nella gioventù, dei rischi per la salute correlati alle Mgf e negli ultimi vent’anni il numero di donne che si oppone al perpetuarsi di questa usanza è raddoppiato. Si crede erroneamente che la mutilazione aumenti il piacere sessuale dell’uomo e favorisca nella donna la possibilità di concepire, ma in realtà le Mgf si correlano molto spesso ad infertilità ed incremento delle probabilità di distocia durante il parto, con esiti avversi anche per il/la neonato/a.
Ciononostante, una donna mutilata è una donna pura, meritevole di rispetto e onore, al contrario delle bambine non mutilate che vengono allontanate dai villaggi e rifiutate dalla loro comunità. Ad oggi, sono 200 milioni le donne nel mondo che hanno subìto una qualche forma di mutilazione genitale.
Il secondo punto esaminato sono i matrimoni precoci e le spose bambine. Anche in questo caso la pandemia ha avuto un impatto deleterio sulla prevenzione di una simile atrocità: nei prossimi dieci anni ci saranno 7,2 milioni di matrimoni precoci, per il ritardo negli interventi atti a contrastare il fenomeno. Data la crisi economica causata da Covid19, si stimano altri 5,6 milioni di matrimoni precoci tra il 2020 e il 2030. In totale si calcolano 13 milioni di spose bambine in questa decade.
La questione economica è cruciale nel perpetuarsi di tale tradizione, poiché i matrimoni precoci sono usuali all’interno delle comunità più povere e meno istruite. Le bambine hanno un prezzo di vendita più alto perché sono vergini e hanno più anni a disposizione per mettere al mondo la prole e occuparsi delle faccende domestiche. La bambina viene ceduta alla famiglia dello sposo con una dote per il suo sostentamento e in cambio la famiglia dello sposo paga un prezzo per comprare la futura sposa. La famiglia della bambina ha un guadagno immediato e si libera del fardello di avere una figlia femmina da mantenere.
L’impatto di queste usanze è devastante, perché non interrompe in alcun modo il circolo vizioso di povertà e mancanza di istruzione che è alla base del perdurare di questa violazione dei diritti delle bambine.
Le evidenze infatti mostrano chiaramente che quando una bambina ha la possibilità di scegliere riguardo il proprio futuro, decide di sposarsi più tardi e continuare gli studi, che vengono ovviamente interrotti a causa del matrimonio.
Il primo passo fondamentale verso l’abbandono di queste usanze è rappresentato dalla legge: in quasi tutti gli Stati il matrimonio precoce è illegale, ma molto spesso le norme non vengono applicate. Un secondo, ma non meno rilevante, strumento di lotta sono i progetti che prevedono l’incontro con le bambine, per renderle consapevoli dei loro diritti e permettere ai genitori di comprendere l’importanza dell’istruzione e la libertà di scelta delle proprie figlie. Molte famiglie pensano di salvaguardare le bambine dandole in sposa così giovani: si convincono che una sposa è protetta dal subire violenza e sarà al sicuro nella nuova famiglia, senza rendersi conto che sarà proprio il futuro marito ad essere artefice di queste violenze. Per una sposa bambina, infatti, vi è un rischio aumentato di gravidanze indesiderate troppo precoci e ravvicinate, di sviluppare depressione, ansia, stress o tendenze suicide.
Ogni giorno nel mondo 33.000 bambine vengono date in sposa a uomini molto più grandi di loro e in totale sono 650 milioni le donne che hanno contratto matrimonio quando erano ancora bambine.
In ultima posizione, ma non per rilevanza, si sviluppa l’argomento della predilezione del figlio maschio, che si rintraccia soprattutto nei Paesi con politiche molto ristrette sulla pianificazione famigliare, dove è concesso un massimo di uno o due figli. I genitori preferiscono mettere al mondo un figlio maschio, poiché la società conferisce più valore a un bambino rispetto che a una bambina.
Questo apre la strada a due possibili scenari: la selezione prenatale  ovvero postnatale del sesso del nascituro.
Nella selezione prenatale si ritrovano le pratiche volte ad evitare la nascita di una femmina. Tra queste rientrano: l’aborto selettivo dei feti femmina a qualunque settimana di gestazione oppure la selezione di embrioni di sesso maschile da impiantare in utero, tramite metodiche di procreazione assistita.
La selezione postnatale comprende tutte le pratiche volte a sopprimere le neonate alla nascita oppure il rifiuto di occuparsi della salute delle figlie femmine per dedicarsi ai figli maschi.
Gli effetti di queste politiche sono evidenti, in quanto in alcuni Paesi si è giunti a uno sbilanciamento tale, nel numero di uomini e donne, per cui molti uomini non avranno la possibilità  di trovare una compagna con cui sposarsi ed eventualmente avere figli.
Si stima che un quarto delle famiglie che hanno già due figlie femmine ricorrano a pratiche di selezione in base al sesso per evitare di concepire una terza femmina ed è anche riportato che alcune donne vengono costrette ad abortire, non appena il medico comunica che il feto è femmina.
Le disuguaglianze esacerbano i già esistenti problemi relativi alla violenza di genere: si registra quindi un aumento nel numero di stupri, sfruttamento sessuale, traffico di esseri umani e matrimoni precoci.
In conclusione, il report dell’Unfpa lascia una riflessione molto importante. Tutte queste pratiche dannose per i diritti e la salute delle donne e delle bambine si basano sul concetto che il sesso femminile ha meno valore di quello maschile e rafforzano l’ideologia che attribuisce alle donne un ruolo subordinato, diventando delle vere e proprie armi di controllo sulla sessualità  delle donne e sulla loro libertà.
L’Unfpa sottolinea, infine, come i governi abbiano la responsabilità e il dovere di porre fine a tali discriminazioni, ponendo l’accento non solo sulle normative, ma anche sull’importanza del cambiamento della mentalità, per elevare lo status sociale delle donne e delle bambine, permettendo loro di avere le stesse opportunità della controparte maschile.

 

 

Articolo di Elisabetta Uboldi

Liz. foto 200x200

Laureata in Ostetricia, con un master in Ostetricia Legale e Forense, vive in provincia di Como. Ha collaborato per quattro anni con il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli di Milano. Ora è una libera professionista, lavora in ambulatorio e presta servizio a domicilio. Ama gli animali e il suo hobby preferito è la pasticceria.

3 commenti

  1. Grazie per la puntuale analisi che lascia senza parole.
    La desiderabilita’ del figlio maschio é dura a morire ancora oggi anche nella nostra società!

    "Mi piace"

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