Lina Merlin, non solo case chiuse nelle sue battaglie

«Che peccato ricordarla “solo” per la legge che chiuse le case di tolleranza in Italia. Angelina Merlin, per tutti Lina, fu molto di più. Anzi, è stata molto di più, perché gli effetti del suo passaggio, della sua forza e intraprendenza influenzano ancora la nostra vita. Una ragazza con gli occhi vispi, l’aspetto non imponente, quasi minuto, un sorriso intelligente. Sì, un sorriso intelligente: è quello di chi sa il fatto suo». Inizia così il quinto volume della collana “Italiane” edita da Pacini Fazzi in Lucca, scritto da Laura Cesarano Jouakim. «Belle carte in dono dalla vita. Lina sapeva pensare, scrivere, combattere, vincere. Ma questo non vuol dire che non perdesse mai. E infatti molte volte perse, molto fu bistrattata, derisa, insultata. Licenziata, esiliata, cinque volte arrestata. Come visse tutte queste cose e dove prese e apprese la forza di restare dritta come un fuso, al suo posto, ben piantata al centro delle idee e degli ideali che la muovevano, pur sballottata dagli attacchi dei suoi nemici e dal fuoco amico su e giù per lo stivale, in esili diversi, portandosi sempre dietro la roccia delle sue intenzioni. Buone e spesso trasformate in azioni e in fatti che ci riguardano ancora». La biografia di Merlin scritta da Cesarano Jouakim è quasi un dono. Un viaggio nella storia di Angelina, un’incursione delicata nelle battaglie, nei sentimenti, nelle scelte difficili che compì. «Era gradevole e aveva gusto e non dissimulava di saperlo. Ironica e anche sarcastica all’occorrenza. Aveva paura? Probabilmente sì, come tutti. Imparò a essere prudente ma mai si sottrasse alla lotta anche contro il nemico più terribile e mostruoso che incrociò sul suo cammino. Il fascismo con i suoi gerarchi. E la guerra. Nemici che non le risparmiarono quasi nulla. Insegnante, politica, senatrice, anzi prima senatrice in Italia, partigiana: la storia di questa donna nata a fine Ottocento s’intreccia con le vicende più importanti del nostro Novecento e condiziona il corso degli eventi ben al di là della legge del ’58 alla quale il suo cognome è indissolubilmente legato e che in qualche modo oscura tutto il resto. Se nella nostra Costituzione alla cui stesura Lina partecipò, leggiamo all’articolo 3 “senza distinzione di sesso” è perché quella frase la volle caparbiamente lei. Se da un certo momento in poi nessun figlio illegittimo ha dovuto più vedere sui propri documenti alla voce paternità la scritta N.N. (nomen nescio) è perché lei ottenne che fosse abolita.  Ecco un assaggio di che cosa è stata capace di fare questa combattiva maestra padovana vissuta fino all’età di 92 anni. Un viaggio emozionante, quello nella sua biografia. E a proposito di biografia, questa nostra è la prima a essere pubblicata in volume, se si esclude l’autobiografia intitolata Lina Merlin-La mia vita, dove la Merlin si racconta in prima persona». Laura Cesarano Jouakim è giornalista professionista, scrittrice, counselor ed esperta in mediazione e comunicazione interculturale, docente di Lettere nelle scuole superiori, autrice anche dei saggi Gesù, il Buddha e la legge della vita – Come prendere il meglio dal buddismo senza smettere di essere cristiani e Dalla Parola ai fatti (edizioni Tracce). Delicata e incisiva la sua penna nella narrazione della vita di Merlin, puntuale nella ricostruzione storica, leggera come una farfalla nel tratteggio dei sentimenti. «I suoi anni da pensionata della politica Lina decide di trascorrerli in una camera nella Casa delle Laureate Diplomate Istituti Superiori (Fildis) di Milano, nella città che da sempre è il suo rifugio. Una scelta che sembra chiudere un cerchio. C’è una patria per gli ultimi giorni di Lina, e quella patria, per lei che ha difeso le donne per tutta la vita, è in casa delle donne. Donne impegnate, donne attive, soprattutto donne antifasciste. La Fildis in Italia era nata nel 1920 e poco dopo si era affiliata alla Ifuw (International Federation of University Women) di Londra, sotto la presidenza di Isabella Grassi. Era stata sciolta dal regime fascista nel ’35 ed era rinata nel ’44. Ed era stata in prima linea nella lotta per il diritto di voto alle donne. L’obiettivo era e resta elevare il grado di istruzione delle donne, promuovere la cooperazione tra laureate di tutto il mondo, sostenere le donne nelle battaglie di civiltà. E Lina, ormai molto avanti con gli anni, ci sta bene in quell’ambiente che la accoglie e le restituisce l’amore e la sollecitudine, chiudendo in un ricamo il filo che ha unito la storia di questa donna alla storia della donna in Italia in un cammino di lotta per la dignità e la libertà. “Per me non ti preoccupare – scrive alla nipote Franca – vado ai concerti (è assidua frequentatrice della Scala, nda) alle riunioni e quando proprio non so che cosa fare prendo un libro di filosofia e mi metto a studiare”.» Gli ultimissimi anni della sua lunga esistenza li trascorre nella casa di riposo “Il Nazaret” di Padova. L’ultimo respiro, a 92 anni, è per Padova, la città dove aveva compiuto i suoi studi, la città dove, licenziata dal fascismo, aveva dovuto lasciare l’insegnamento, la città da dove poi aveva portato via la nipote Franca per riparare nella sua seconda casa, Milano, che era stata per lei rifugio dalle persecuzioni. “L’Avanti”, quotidiano del suo partito, non pubblica neanche la notizia della morte. A Milano trova accoglienza alla fine dell’ultimo viaggio, avvolta nella bandiera garibaldina del nonno per volontà della nipote Franca. Le sue ceneri sono custodite nel cimitero monumentale. Lina Merlin, senatrice e professoressa, è scritto sulla sua lapide senza epitaffio. Nella piazza dei Signori a Padova una targa commemorativa è stata affissa nel 2004: «La città di Padova a ricordo di Lina Merlin (1887-1979), parlamentare che promosse per tutta la vita la dignità e l’avanzamento sociale delle donne e dei più deboli». Ancora troppo poco per una donna che fu gigante.

Laura Cesarano Jouakim, Lina Merlin, Lucca, Pacini Fazzi Editore, 2017

 

 

Articolo di Nadia Verdile

nnlP8zSiNadia Verdile è nata a Napoli, vive a Caserta, le sue origini sono molisane. Scrittrice e giornalista, collabora con «Il Mattino». Ha 19 libri all’attivo, molti suoi saggi sono stati pubblicati in riviste nazionali ed  internazionali. Relatrice in convegni e seminari di studio, come storica, da anni, dedica le sue ricerche alla riscrittura della Storia delle Donne. È direttrice della Collana editoriale “Italiane” di Pacini Fazzi.

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