Da tosatrice di cani a gloriosa artigliera del popolo

Rosa Rosso Donato era nata a Messina nel 1808. La sua famiglia viveva in estrema povertà, suo padre faceva il cuciniere. Quando nel 1820 scoppiarono i moti di Messina, la ragazzina restò molto turbata dalle misure repressive adottate dall’esercito austriaco e da quello napoletano per punire i rivoluzionari. E assistette alle sentenze di condanna per molti suoi concittadini.
Di lei ne ha tracciato un profilo Gabriella Portalone nel Dizionario biografico Siciliane a cura di Marinella Fiume.
Rimase orfana da ragazza e in seguito si sposò con uno stalliere, ma il matrimonio non durò molto perché il marito morì dopo poco. Rimasta in totale stato di indigenza, per sopravvivere alla sua misera vita e raggranellare qualche soldo, iniziò a fare la tosatrice di cani.
Quando, nella sua città, il primo settembre 1847, scoppiò la rivolta, Rosa non solo vi partecipò, ma si mise a capo di un gruppo di giovani che combattendo riuscirono a fermare le truppe regie. Fu proprio lei a trascinare con le proprie forze un piccolo cannone arrugginito che determinò la momentanea vittoria. E il fatto ci fa venire in mente un’altra valorosa donna siciliana: Beppa la Cannoniera.
Lo storico Vincenzo Guardione la descrisse come “una povera donna vestita di stracci” ma quella povera donna con berretto e fazzoletto tricolore al collo fu insignita, per le sue gesta valorose, del grado di caporale: una eccezionalità per una donna siciliana dell’Ottocento.
Il dodici febbraio del 1848 le truppe regie scesero a patti con gli insorti di Milazzo e il dieci marzo fu firmato l’armistizio, ma le truppe continuarono a bombardare Messina. Rosa, per sette mesi fu messa a guardia di un cannone e il 7 settembre dello stesso anno, vedendo sopraggiungere i nemici, fece saltare in aria lo stesso cannone e delle casse di munizioni per sferrare un colpo micidiale ai soldati nemici. Rimasta ferita e ricoperta di sangue, sopportò in silenzio il dolore e si finse morta per evitare di essere catturata come prigioniera.
Fu però costretta a fuggire a Palermo e in quella città le fu assegnato il ruolo di comandante di due pezzi di artiglieria a porta Sant’Antonino.
Rimase a disposizione delle truppe rivoluzionarie fino alla caduta della città avvenuta il 19 maggio del 1849. Dopo la disfatta, Rosa decise di ritornare a Messina ma appena sbarcata a Milazzo fu arrestata dai soldati borbonici. Fu torturata crudelmente per estorcerle i nomi dei suoi compagni ma lei stoicamente resistette. Fu scarcerata dopo trentaquattro giorni. Ritornata libera, astutamente, faceva finta di occuparsi di faccende domestiche per sviare i sospetti della polizia borbonica. Andava a chiedere l’elemosina nei pressi dell’Università per mantenere i contatti con gli studenti messinesi che coltivavano l’ideale nazionale, ma era sempre sotto sorveglianza e infatti nel 1855 fu arrestata per la seconda volta con l’accusa di essere una cospiratrice.
Dopo la rivoluzione del 1860 si mise a disposizione per la causa nazionale ma da quegli anni iniziò l’oblio della sua figura, anche se le fu assegnata una “piccola pensione per meriti patriottici”.
Hanno scritto di lei: ”Sorprende di questa donna, povera, sola, analfabeta, la pertinacia nel sostenere la causa rivoluzionaria da cui non si aspettava certo vantaggi personali, ma da cui ricavò ben due arresti con relative torture, ferite ed emarginazione sociale”
Si spense a Messina nel 1867 e in questa città fu a lei dedicata una lapide in via Primo Settembre che la ricorda così: “ Dina e Clarenza eroine della Guerra del Vespro ebbero nel 1848 su questa via e al Forte di Pizzillari emula gloriosa l’artigliera del popolo Rosa Donato”. Ma di questa targa, oggi, non vi è più traccia, e noi stiamo tentando di recuperarla.

 

 

Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici e Donne disobbedienti.

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