La Cupola di Santa Maria del Fiore: prodigio architettonico di Filippo Brunelleschi

Il 7 agosto 1420 si cominciò a lavorare per sedici anni alla realizzazione della celebre Cupola; da vari mesi si parla di celebrazioni, conferenze, spettacoli come la messa in scena del testo Con il cielo dentro del poeta Davide Rondoni e l’opera della compositrice Silvia Colasanti, Oltre l’azzurro. Fra settembre e ottobre sono previste proiezioni tridimensionali notturne per mettere a nudo l’ossatura interna, mostrandone i segreti costruttivi. Gli eventi programmati per la primavera, invece, hanno subito forzatamente cambi di data: era molto attesa una nuova composizione musicale del maestro Salvatore Sciarrino che avrebbe dovuto essere eseguita da strumentisti e cantori fino sui ballatoi della Cupola, ma dovremo aspettare.
Una bella serie di articoli di Gregorio Moppi sulla pagina di “Firenze Cultura” del quotidiano “la Repubblica” mi ha fornito parecchi spunti per queste annotazioni che possono solo dare un’idea dell’eccezionalità del progetto e della sua realizzazione.

FOTO 1. cupola,cattedrale,campanile

Intanto ricordiamo dove e quando inizia questa storia affascinante: siamo a Firenze, in un momento unico: operavano in vari campi dell’arte e dell’architettura Masaccio, Donatello, Alberti, Ghiberti, Jacopo della Quercia, Michelozzo che gravitavano nell’orbita di Cosimo il Vecchio e nella cerchia degli Umanisti. Dal 1296 erano in corso i lavori per la costruzione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore che, alla consacrazione, il 25 marzo 1436, era la più grande chiesa al mondo. Il Battistero, dedicato al patrono San Giovanni, celebre anche per le sue tre splendide porte bronzee, era stato edificato intorno all’XI secolo e Dante lo ricorda più volte nella Commedia, perché lui stesso vi fu battezzato, come il suo avo Cacciaguida. La torre campanaria, detta campanile di Giotto, fu iniziata all’incirca insieme alla Cattedrale ed è situata in una posizione inusuale: proprio di fianco, per esaltarne l’importanza, l’altezza (82 m.) e per non nascondere la vista della futura cupola.
Si dice che Filippo Brunelleschi (Firenze 1377-1446) fosse un uomo di intelligenza fuori del comune; a lui Vasari attribuisce l’episodio dell’uovo tenuto in piedi su un tavolo (poi passato alla storia come “l’uovo di Colombo”, dunque trasferito al navigatore genovese): semplicemente dette un colpetto alla base e l’uovo, incrinato, stette ritto. I contendenti nella sfida protestarono perché tutti, in quel modo, ci sarebbero riusciti. Ma Brunelleschi replicò che allora potevano realizzare la cupola da soli, rifiutandosi di mostrare loro il disegno. Era questo infatti l’oggetto della disputa. D’altra parte i geni sono tali nella loro molteplicità: come in seguito Leonardo da Vinci, Filippo non era solo architetto e ingegnere, ma operava in ogni campo dell’arte (dalla scultura all’oreficeria), della scienza, della matematica, della poesia; fu anche l’inventore della prospettiva a punto unico di fuga e celebrato scenografo di spettacoli ispirati a feste religiose. Nella sua città realizzò altre opere straordinarie, fra cui la basilica di San Lorenzo con la Sagrestia Vecchia, importanti palazzi nobiliari, eleganti cappelle (fra cui quella della famiglia Pazzi in Santa Croce), il meraviglioso Spedale degli Innocenti.

FOTO 2. spedale degli Innocenti
Spedale degli Innocenti

Dicono fosse piccolo, gracile, brutto, sproporzionato nelle forme: la sua maschera funeraria ce lo mostra con un naso pronunciato, orecchie grandi, labbra sottili, calvo; pare anche che avesse un caratteraccio e possedesse uno strano senso dell’umorismo, che lo portava a fare scherzi crudeli. Sappiamo che il padre era un notaio della famiglia Lapi che lo fece studiare, ma non ne ostacolò il talento, tanto che lo mise a bottega- come si diceva allora- da un bravo orafo.

FOTO 3. maschera_funebre_di_filippo_brunelleschi,_1446
Maschera funebre

Poté quindi gradualmente farsi conoscere e iniziare a lavorare per prestigiosi committenti, finché arrivò il concorso, bandito nel 1418. I problemi da affrontare e risolvere erano enormi: si trattava infatti della cupola più grande mai costruita dopo quella del Pantheon, appoggiata su una base ottagonale, larga più di 40 metri. Le tecniche tradizionali, con l’utilizzo di legno, travi, armature parevano inattuabili; ci voleva un colpo di genio. Il progetto di Brunelleschi fu vincente, dopo che riuscì a simulare dal vero la sua idea rivoluzionaria: non usare sostegni di alcun genere (eccetto le impalcature, poi rimosse) e procedere solo con mattoni e calcina. Gli esperti dell’Opera del Duomo, come abbiamo già riferito, avrebbero voluto esaminare nel dettaglio il disegno del progetto, ma l’architetto si rifiutava con ostinazione per il timore di venire copiato. Alla fine ebbe la meglio, ma gli fu affiancato, come consulente e controllore potremmo dire, il Ghiberti.
Vediamo allora di capire l’originalità e genialità di questa costruzione che, una volta realizzata, da seicento anni ci lascia senza parole per la meraviglia. Diamo qualche numero: ad oggi rimane la più grande cupola in muratura al mondo, è pesante 25.000 tonnellate, all’esterno arriva a un diametro di 54,8 metri, all’interno di 45,5 m. Intorno alla base si trova una sorta di anello di 24 travi collegate tra loro da staffe e perni in ferro; i primi metri sono realizzati in pietra, poi si procede con mattoni messi a spina di pesce, alternati da costoloni bianchi; non si arriverà a una calotta semisferica, ma a otto “vele” a sesto acuto per ottenere maggiore leggerezza e altezza. Alla costruzione esterna si affianca quella interna all’edificio religioso, indispensabile supporto, e fra le due c’è uno spazio sufficiente per muoversi e lavorare. Arriva a un vertice di 115 metri dal pavimento e offre alla vista di fedeli e visitatori/trici una superficie di 3600 metri quadri affrescati con il Giudizio universale, per buona parte da Giorgio Vasari e, alla sua morte, da Federico Zuccari.
Al momento della consacrazione dell’intero complesso, alla Cupola mancava ancora la lanterna che doveva chiudere tanta magnificenza; l’inizio dei lavori però andò per le lunghe e l’architetto morì solo un mese dopo, così il compito passò al Verrocchio che completò l’opera e ideò la palla dorata con la croce, posta sulla sommità.

Foto 4. Filippo B.
Filippo Brunelleschi

Le fonti e le testimonianze ci dicono che Brunelleschi era estremamente scrupoloso nel progettare ogni minimo dettaglio, tanto da aver inventato anche le macchine che avrebbero dovuto sollevare i materiali. Basta pensare che la base di partenza della Cupola è a 55 m. metri dal suolo! Un aspetto poco noto, ma non secondario del suo metodo di lavoro riguarda la salvaguardia degli operai (muratori, carpentieri, manovali); nella lunga fase preparatoria era infatti compresa la tutela di chi doveva operare in condizioni estreme: in sedici anni ci furono un solo morto e otto feriti, adeguatamente pagati durante il periodo di malattia. Chi lavorava più in alto o aveva incarichi specifici (come collocare di notte delle fiaccole) aveva una paga maggiorata, ma erano previste multe salate o addirittura il licenziamento per chi si esponesse a rischi inutili, come coloro che catturavano gli uccelli per mangiarseli o si ubriacavano. Vennero sistemate delle barriere di sicurezza visto che molti operai praticamente vivevano sulle impalcature a decine di metri da terra, con il rischio di vertigini e cadute, e ne scendevano solo un’ora al giorno, o in caso di clima estremamente sfavorevole per il troppo caldo o il troppo freddo. È stato tramandato il nome di un vero funambolo: Piero, detto Senza-paura, che aveva doti di equilibrista tanto da avere il compito di bagnare i mattoni e i muri esterni nelle pause in cui nessuno lavorava.
Arrivò finalmente il momento della grande festa: il 25 marzo 1436, giorno dell’Annunciazione e del Capodanno fiorentino, con un prologo – la domenica precedente – quando papa Eugenio IV pose una rosa d’oro sull’altar maggiore della Cattedrale, ormai ultimata. Il papa si trovava in città già da due anni perché esule da Roma a causa di una rivolta e delle prepotenze della famiglia Colonna e aveva seguito come tutta la popolazione le fasi conclusive dei lavori, valutando in pieno il genio di Brunelleschi, conosciuto tempo prima, in Vaticano. Lascio la descrizione a Gregorio Moppi: «fu predisposta una passerella da Santa Maria Novella a Santa Maria del Fiore che passava anche all’interno del Battistero. Si trattava di una struttura lignea issata su sostegni rivestiti di mirto e ricoperti di velari bianchi  e azzurri, i colori dello stemma papale: larga quasi due metri e mezzo, alta più di quattro, permetteva al corteo di passare in mezzo alla folla accalcata sul percorso tenendola a debita distanza. Ad accompagnare Eugenio IV c’erano l’intera Curia romana, gli ambasciatori e il governo cittadino preceduti da strumenti a fiato e liuti.» In chiesa li attendeva un gruppo scelto di cantori, fra cui il grande compositore Guillaume Dufay che dedicò all’occasione il mottetto Nuper rosarum flores per coro a quattro voci. Un diretto testimone, l’umanista Giannozzo Manetti, descrisse le meravigliose esecuzioni e parlò addirittura di «voci angeliche». Era la degna apoteosi di una impresa straordinaria che era (e rimane) la prova concreta della genialità dell’essere umano, e di lì a poco il Rinascimento ne avrebbe dato ulteriori splendide dimostrazioni.

 

 

Articolo di Laura Candiani

oON31UKhEx insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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