Archistar internazionali del Novecento

La maggioranza delle eccellenze in architettura ancora oggi appartiene al genere maschile, nonostante che nelle università le ragazze che studiano Architettura siano grossomodo numerose quanto i loro compagni maschi, e nelle iscrizioni all’Ordine la differenza numerica fra i due generi sia altrettanto irrisoria. Eppure delle tante architette la cui bravura è riconosciuta anche dalla critica, poche hanno raggiunto alti livelli di notorietà e sono a capo di grandi studi internazionali che impegnano talenti da tutto il mondo. Le loro scelte si distinguono per creatività, attenzione al sociale, ricerca di forme e materiali, rispetto della sostenibilità ambientale, rigore, funzionalità, visioni coraggiose, innovazioni tecniche ed eccellenza del design.
Denise Lakofski, più nota col cognome del primo marito Brown (Nkana, Zambia, 1931).
Nata in Rhodesia del nord, oggi parte dello Zambia, naturalizzata americana e residente da oltre cinquant’anni a Philadelphia, per prima ha sollevato la questione della discriminazione di genere in questo settore. Quando nel 1991 venne conferito il premio Pritzker al suo secondo marito, l’architetto Robert Venturi, non presenziò alla cerimonia, contestando in questo modo la decisione dell’organizzazione di non assegnarlo congiuntamente alla coppia, che comunque aveva sempre lavorato assieme. La sua contestazione portò anni dopo alla revisione dello statuto del premio, che cominciò a essere assegnato anche a gruppi di persone e, finalmente, alle donne.
Ha insegnato all’University of Pennsylvania e a Yale.
Tra i suoi lavori, sempre realizzati assieme al marito, si segnalano il Seattle Art Museum, l’ala Sainsbury della National Gallery di Londra, il Nikko Hotel and Spa Resort in Giappone e numerosi lavori in vari campus americani. Importante, infine, anche il suo contributo come saggista: con Imparare da Las Vegas ha introdotto il concetto di sprawl denunciando la crescita rapida e disordinata delle città contemporanee, dove gli spazi verdi sono ridotti, gli/le abitanti dipendono dalle autovetture a causa della distanza delle abitazioni dal posto di lavoro, città che si sviluppano disordinatamente sulla spinta del commercio e del divertimento. Nel 2017 ha ricevuto il Premio Jane Drew, istituito nel 1998 e intitolato alla memoria dell’architetta britannica che, laureata all’Architectural Association nel 1929 e scomparsa nel 1996, cercò di creare il primo studio completamente al femminile e fu la prima full professor donna ad Harvard e al Mit.

Fig. 1_Ala Sainsbury-National-Gallery London_ Robert Venturi e Denise Lakofski
Ala Sainsbury della National Gallery di Londra, Robert Venturi e Denise Lakofski
Fig.2_Seattle-Art-Museum_Robert Venturi e Denise Lakofski
Seattle Art Museum, Robert Venturi e Denise Lakofski

Zaha Hadid (Baghdad, 1950 – Miami, 2016).
Ha studiato a Beirut e poi a Londra, dove è stata alunna prima e docente poi all’Architectural Association e membro dell’Oma (Office for Metropolitan Architecture). I suoi primi lavori furono influenzati dalle opere di Kasimir Malevich, la cui astrazione portava a ridurre l’architettura ai suoi elementi essenziali. In seguito il movimento diventò uno dei temi dominanti della sua produzione che si colloca nella corrente decostruttivista. Prima donna nella storia a vincere il premio Pritzker nel 2004, nei suoi edifici ha utilizzato strutture curve, dinamiche, corpi aggettanti, livelli che si intrecciano e le più avanzate tecnologie costruttive. Il suo stile acquista leggerezza anche grazie all’uso di materiali come vetro, acciaio, titanio e plastica. Innumerevoli gli incarichi che ha portato a termine nel suo studio, uno dei più importanti al mondo, a cui hanno collaborato più di duecento architetti/e: dalla stazione dei vigili del fuoco a Weil am Rheim, in Germania, al Forum di Tokyo, all’Aquatics Centre, costruito a Londra per le Olimpiadi del 2012, al MAXXI di Roma, alla Stazione Marittima di Salerno, alla sede dell’Opera di Guangzhou in Cina, oltre ad una collezione di scarpe realizzata per Lacoste, gioielli per Swarovski, una borsa per Vuitton, vasi, posate, divani.
Il Centro Culturale Heydar Aliyev, situato a Baku, in Azerbaigian (in copertina), che prende il nome dall’ex Presidente dell’Azerbaigian, Heydar Aliyev, ha la forma di una conchiglia che ondeggia sinuosa sul proprio perimetro, ospita eventi culturali, incontri e un museo. La stazione ferroviaria per l’alta velocità di Napoli Afragola è opera postuma, inaugurata nel 2017, un anno dopo la scomparsa della sua progettista.
Il MAXXI, Museo di arte contemporanea, a Roma, sorto sull’area di ex caserme, si integra col contesto circostante e si sviluppa su tre livelli sovrapposti, imperniati sullo spazio a tutt’altezza dell’atrio di ingresso, dove una serie di ponti e passerelle unisce le diverse aree, utilizzabili in modo flessibile, senza gerarchie.

Fig.3_MAXXI-Roma_Zaha Hadid
MAXXI, Roma, Zaha Hadid
Fig.4_Riverside Transport Museum_Glasgow_Zaha Hadid
Riverside Transport Museum, Glasgow, Zaha Hadid
Fig.5_Jockey Club Innovation Tower_Hong Kong_Zaha Hadid
Jockey Club Innovation Tower, Hong Kong, Zaha Hadid
Fig.6_Wangjing Soho complex_Pechino_Zaha Hadid
Wangjing Soho complex, Pechino, Zaha Hadid

Odile Decq (Laval, 18 luglio 1955).
Lei stessa racconta che il padre non credeva che una donna potesse scegliere di essere architetta, tutt’al più poteva tornare utile nel disegno di cucine e armadi! Appena un anno dopo la laurea, con l’architetto Benoît Cornette creò lo studio Odbc (dalle iniziali dei due architetti), sodalizio che rimase fino al 1998, anno in cui Cornette morì in un incidente d’auto. Lo studio ha svolto un’intensa attività con uno stile fortemente dinamico e ispirato all’high-tech, e ha portato alla realizzazione di importanti opere: gallerie d’arte e musei, case popolari e infrastrutture. È conosciuta per l’Istituto di Chimica, Berlino 1995, il Padiglione francese per la Biennale di Venezia, 1996, l’Espansione della Galleria Nazionale d’Irlanda, Dublino 1997, il porto di Osaka in Giappone 1997, edifici residenziali e case a Lille, Francia, 2015. Twist, Parigi 2015, è uno spazio-ufficio progettato con una facciata interamente trasparente che consente dalla strada di vedere un’azienda al lavoro. Ancora Diagonale Zero, Alta Torre Residenziale, Barcellona, 2015, immobili residenziali e per uffici, a Parigi, a Firenze, a Bruxelles, Le Cargo a Parigi, il Museo nazionale Geopark di Tangshan a Nanjing, in Cina, del 2015, la cui forma trae origine dalla pendenza del sito, che diventa la forma dell’edificio, Nuovo Museo di Cipro, Nicosia, 2017, Halle Totem, Montpellier, 2017.
Nel 2001 all’architetta fu assegnato l’ampliamento del museo Macro di via Nizza a Roma; i lavori, avviati nel 2007, sono stati completati nel 2010. Il progetto crea una molteplicità di piani variamente inclinati, un’architettura polimorfa in cui vetro, alluminio, cemento, reti metalliche e tubi si intrecciano, giocando su pochi colori, ma decisi e vibranti di luce, rosso, nero, bianco e grigio.
Decq ha insegnato anche alla scuola di Architettura di Grenoble, dal 1992 in poi all’École spéciale d’architecture. Nel 2016 ha vinto il premio Jane Drewe: Decq è la sesta destinataria del premio. Tra le vincitrici precedenti ci sono le irlandesi co-fondatrici di Grafton Architects, Yvonne Farrell e Shelley McNamara (2015), la scozzese Kathryn Findlay (2014), la ceca Eva Jiricná (2013), l’irachena naturalizzata britannica Zaha Hadid (2012), l’americana Kathryn Gustafson, (1998). Lo vinceranno successivamente: Denise Lakofski, naturalizzata americana (2017), la britannica Amanda Levete (2018), l’americana Liz Diller (2019), la pakistana Yasmeen Lari (2020).

Fig.7_MACRO-Roma_Odile-Decq
Macro, Roma, Odile Decq
Fig.8_Atrio Geopark Museum_Nanchino,Odile Decq
Atrio Museo nazionale Fangshan Tangshan National Geopark, Nanchino, Cina, Odile Decq

Kazuyo Sejima (Hitachi, Giappone, 1956).
Laureata in architettura presso la Japan Woman’s University, ha aperto poi un proprio studio a Tokyo, e nel 1995 ha fondato lo studio Sanaa, associandosi all’architetto, suo ex dipendente, Ryūe Nishizawa. Seconda donna a ricevere il Pritzker, nel 2010, è stata anche prima direttrice per il settore Architettura della Biennale di Venezia nello stesso anno, oltre che insegnante alla Tama Art University di Tokyo e alla Scuola di architettura dell’Università di Princeton. Linee pulite, superfici lucide come marmo, vetro e metalli, grandi finestre che fanno passare la luce naturale, una ricerca di nuove forme, caratterizzano i suoi lavori, come il Museo di Arte Contemporanea del XXI secolo di Kanazawa e l’Ufficio di Polizia della Stazione Chofu di Tokyo, il Pachinko Parlor I di Hitachi, il Pachinko Parlor II di Naka e il Pachino Parlor III di Hitachiohta. Tanti i lavori anche all’estero, come il Padiglione di Vetro del Museo d’Arte di Toledo, il New Museum of Contemporary Art di New York, il Centro Teatrale e Artistico di Almere, in Olanda, il Museo di Arte Contemporanea a Sydney. Kazuyo Sejima è un’architetta di tipo nuovo, il suo modo di concepire l’architettura non presenta alcun tipo di continuità col passato. La fanno da padrona nelle sue opere la trasparenza e l’utilizzo del vetro.

Fig.9_New Museum_New York, Kazuyo Sejimaj.pg
New Museum, New York, Kazuyo Sejima
Fig.10_Centro culturale Tsuruoka_Kazuyo Sejima
Centro culturale Tsuruoka, Kazuyo Sejima

 

In copertina: Centro Culturale Heydar Aliyev, Baku, Azerbaigian, Zaha Hadid

 

 

Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

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