Spunti didattici per combattere il cyberbullismo e il sessismo in rete

Continua il nostro Viaggio all’interno del Manifesto della comunicazione non ostile ed inclusiva, presentato al Quarto Convegno Nazionale di Parole_ O_ Stili. Oggi vorrei indicare alcuni spunti tratti dalle schede didattiche che ognuno può scaricare comodamente dal sito omonimo. Molte sono le schede proposte dai e dalle docenti dei diversi ordini di scuola, risistemate ed arricchite con link e rinvii a video e film dall’associazione presieduta da Rosy Russo sul primo e sul secondo punto del Manifesto, che richiamo: Virtuale è reale. Dico e scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona. Si è ciò che si comunica. Le parole che scelgo raccontano la persona che sono: mi rappresentano. Ogni scheda a piè di pagina ha questa scritta: “Quest’opera è soggetta alla licenza Creative Commons  [ “Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate CC BY-NC-ND”] pubblicata sul sito http://www.paroleostili.it.” Senza pretesa di esaustività, ne indicherò alcune che ho trovato particolarmente interessanti, pur riconoscendo che ogni percorso didattico suggerito è degno di nota e può essere sperimentato secondo gli interessi, il paesaggio umano, le problematiche delle classi e la scelta di ognuno e ognuna di noi. Ogni scheda rinvia alle competenze europee di cittadinanza: competenza digitale, imparare a imparare, competenze sociali e civiche, tra le altre. Per la scuola dell’infanzia le schede che più mi hanno colpita sono la n.4, intitolata Gita nel Paese di Internet, Rete, regole e rispetto che ha tra i materiali un testo molto usato anche in altre attività con i più piccoli, Parole appuntite, parole piumate di Anna Sarfatti e Nicoletta Costa e Papà è connesso di Philippe de Kemmeter; e la n.7, dal titolo Non chiamateci principesse, che fa riflettere gli allievi e le allieve della scuola dell’infanzia sulla violenza verbale nei confronti delle bambine. Passando alla scuola primaria, le attività proposte – tutte creative – spaziano dalla musica alla tecnologia, dall’inglese alla religione. Un utile ausilio per parlare di cyberbullismo coinvolgendo le classi è rappresentato dalla scheda n.16, Identikit del cyberbullo, Navigare divertendosi con la capacità di affrontare anche le zone più oscure, proposta per la materia di Tecnologia. Il materiale usato è un libro di Teo Benedetti – Davide Morosinotto, Cyberbulli al tappeto e prevede alcune attività che non sarebbe male proporre a certi gruppi social di adulti. L’attività pratica prevede un circle time in cui l’insegnante chiede a ciascun alunno/a quali parole li/le hanno colpiti/e del manuale. Segue cosi una riflessione sull’importanza dell’utilizzo della “Netiquette”, il galateo dei social che aiuta gli utenti a comportarsi in rete in modo educato e costruttivo. Il bello arriva con il Gioco dell’identikit: partendo dall’identikit di profili che si incontrano in rete i bambini e le bambine devono identificare le diverse figure dei cyber bulli: l’insospettabile, il bullotto, il falso amico, il troll, l’hater, il faker e lo stalker.  Anche la scheda 22 su La comunicazione in internet è molto interessante, mentre la numero 23 affronta il tema della violenza verbale contro le bambine e ha per titolo Sono una ragazza. La scheda n. 40, Il meglio e il peggio di internet, suggerisce un interessante percorso multidisciplinare. Apprezzabili la scheda 41, La privacy, questa sconosciuta e la n.45, Cyberbulli per scelta. Per la secondaria di primo grado non c’è che l’imbarazzo della scelta. Nella scheda n.1, I discorsi che hanno fatto la storia, si lavora con Martin Luther King e Malala Yousafzai per imparare il rispetto, nella n.5, Parole in rap si lavora sul testo della canzone di Mistaman, la n.15, Parole in musica invita a riflettere su alcune frasi di Dickinson, Flaiano e sulla canzone Le parole di Sergio Endrigo scritta da Gianni Rodari. Tra le attività di approfondimento particolarmente apprezzabili sono quelle che chiedono alle persone della classe: «Quali sono le parole che mi feriscono? E quelle che mi convincono? E quelle che mi fanno stare bene?», proponendo una fase laboratoriale da effettuarsi con parole trascritte su cartoncini colorati (scuri per le parole che feriscono, arancione per quelle che convincono, verde per quelle che danno serenità). Alla fine si invitano gli alunni e le alunne a costruire il proprio mare di parole (con disegno su cartoncino) a cui attingere per costruire un’identità rispettosa degli altri e soprattutto di sé stessi. Intrigante il tema della scheda 20, Parole bulle, che induce a riflettere su come si fa a non essere complici (magari involontari) dei bulli. La scheda n.22, (A)social lavora sul film omonimo per aumentare la consapevolezza sull’uso dello smartphone e introdurre la tematica del detox digitale. La n.35, Prendiamo le misure al cyberbullismo, ha il pregio di descrivere casi tratti dalle esperienze quotidiane degli e delle adolescenti elencando una scelta di risposte multiple e suggerendo riflessioni alla luce dei punti del Manifesto. Questa bella attività si presta particolarmente ad un percorso di peer education che illustri il Manifesto nelle classi ed ha un approccio divertente perché è corredato da un punteggio in base al quale, come in un test di un settimanale, ognuno ed ognuna può riflettere sul proprio grado di cyberbullismo. La scheda n.37, Tu chiamale, se vuoi, emozioni lavora sulle emoij e sulle espressioni facciali di Tim Roth per chiedere alle e agli studenti se la comunicazione a distanza riesce a far percepire le emozioni in maniera corretta, a diminuire i fraintendimenti e a mettere in luce il grado di empatia che le stesse emoij riescono ad avere. Ma le schede per me più stimolanti sono quelle previste per la secondaria di secondo grado, proprio perché insegno in quest’ordine di scuola da moltissimi anni. Il primo percorso che mi permetto di suggerire è Signori bambini (scheda 19), il cui titolo prende spunto dall’omonimo libro di Daniel Pennac, insieme all’attività della scheda 20, Come ti costruisco un nemico, che mette a confronto un manifesto della comunicazione ostile – il Manifesto della razza del 1938 – e un manifesto della comunicazione non ostile – il Manifesto degli scienziati antirazzisti del 2008. Molto interessante anche la scheda 22, Parole in trincea, che riflette sulle allucinazioni collettive della Prima guerra mondiale; la 25 imposta un lavoro di religione cattolica, che propone alle classi di farsi queste domande, lavorando a partire da Il piccolo principe: «Quanto tempo dedico alla “cura” di quanto posto, scrivo, pubblico sui social network che abito?  Vivo le discussioni in rete come qualcosa di estraneo al face to face? Perché?» Proseguendo nel ricco elenco segnalo la scheda 26 sulle Olimpiadi come esempio di sport senza ostilità, la n.29, Il lato oscuro della rete, che cerca di educare allo spirito critico nei confronti della fake news, la n.33, in inglese, Parole in… barattolo, la n.42, Parole al servizio dei potenti, che lavora sulla società violenta descritta nel romanzo de I Promessi sposi. Il percorso Ho perso le parole parte dal racconto Il sono il diavolo di Giordano Meacci, tratto dal libro Parole ostili 10 racconti, a cura di Loredana Lipperini e invita le e gli adolescenti ad interrogarsi sulle parole non dette in occasioni di dibattiti o avvenimenti in cui sono coinvolte/i; la scheda 75, intitolata Chi siamo e come vogliamo sembrare si presta molto bene a far ragionare i ragazzi e le ragazze sulle dinamiche di sopraffazione ed ha molti materiali su cui farli pensare. Degni di nota e da sperimentare i percorsi In bilico tra due mondi, Sogno o son desto, Condividi usando il buon senso, Le parole sono armi, Chi odia avvelena anche te: digli di smettere, The virtual world is real, Le parole creano, le parole distruggono, Per fare una chat di gruppo serve un regolamento, percorso di diritto, Io e l’altro, percorso di Religione, Responsabilità digitale, Virtualis et realis, percorso da sperimentare nelle lezioni di latino su un testo di Cicerone e Il caso Tonya Harding al tempo dei social, che parte dal film Tonya di Craig Gillespie ed utilizzando l’applicativo Padlet chiede di rispondere a domande come: «Cosa ci spinge a commentare un fatto sul web? Cosa può trasformare un cittadino in un hater? Quando un social network può trasformarsi in una gogna?  Cosa può provare il soggetto che viene colpito dagli haters? Esiste uno spazio sui social per le argomentazioni raziocinanti?». A proposito del secondo punto del Manifesto Si è ciò che si comunica. Le parole che scelgo mi rappresentano, numerosi sono i percorsi che affrontano i temi della violenza di genere, del sessismo, delle discriminazioni e degli stereotipi nei confronti delle donne. Su questi mi vorrei soffermare un po’ di più. Le donne, le ragazze, le bambine, sono uno dei bersagli preferiti in tema di stereotipi, attacchi in rete, discriminazioni. La misoginia è quindi una componente della società e della rete, che ne è lo specchio. Nel video che accompagna lo streaming del Convegno nazionale online e che evidenzia le vittime predilette del bullismo in rete le donne sono messe insieme a ebrei, immigrati e omosessuali e a me questo fa pensare, perché, come scrive Luce Irigaray, in uno dei suoi libri più belli, In tutto il mondo siamo sempre due, le donne non sono una categoria a parte, sono comprese in tutte le categorie discriminate, quindi sono discriminate due volte. Nella scheda 69, Belle e brave, si suggerisce un percorso interdisciplinare sugli stereotipi di genere nello sport, ricco di bibliografia e video, con un compito finale molto intelligente, che invito tutte e tutti a scoprire. La scheda 68, Non è roba da maschi, riguarda il tema degli stereotipi nella scienza e articola l’attività e i compiti dei ragazzi e delle ragazze in modo variegato e plurimo; Storie di ordinario sessismo riflette sulle conseguenze di un linguaggio sessista attraverso i testi delle canzoni di alcuni rapper e trapper, come Joe Pequeno, Salmo e il testo di Yolandi di Skioffi. Le domande che questo percorso pone alla classe sono: «Hai mai scritto o sei mai stata oggetto di un post sessista o di battute/vignette sessiste? Cosa hai provato? Come hai reagito?  Anche se non era diretto a te sei intervenuto/a per dire che dissentivi? Pensi che in fondo le battute sessiste siano innocue?» Ho avuto occasione di sperimentare questo percorso in una mia classe, con risultati ragguardevoli in termini di acquisizione di nuova consapevolezza da parte delle ragazze e dei ragazzi coinvolti in una triste vicenda di insulti sessisti in rete. La scheda numero 51 è intitolata Violenza di genere… a parole e parte dal famoso monologo di Paola Cortellesi alla premiazione dei David di Donatello che molte di noi hanno utilizzato nelle classi, ma lo articola in molte attività da svolgere sia in classe che a casa, mettendo in evidenza come le donne siano le più odiate in rete e come sia importante sapere usare bene le parole, perché le parole sono lo specchio del pensiero. Mi piace concludere con la scheda n.46, che si intitola proprio Toponomastica femminile ed affronta, sempre a commento del punto 2 del Manifesto, Si è ciò che si comunica, un tema a noi molto caro: la declinazione del linguaggio al maschile o al femminile come attuazione del principio di uguaglianza della Costituzione. Il percorso di diritto si apre con queste domande: «Secondo l’articolo 3 della Costituzione uomini e donne sono rappresentati nello stesso modo dalle parole?  Cambia qualcosa se definisco una donna architetto o architetta, avvocato o avvocata? Il linguaggio usato nei media, nella modulistica delle Pubbliche Amministrazioni, sui giornali, sui manuali, è capace di rappresentare sia gli uomini che le donne?»  L’attività è articolata in vari momenti e si può concludere con azioni di cittadinanza attiva che, dopo una ricerca sul territorio da parte delle e degli studenti che confermerà la sproporzione del numero delle vie intitolate agli uomini rispetto a quelle intitolate alle donne, si concretizzerà nella proposta di dedicare le aule della scuola le vie, le piazze, i parchi e altri luoghi della città alle donne, fornendo lo spunto per scoprire un mondo invisibile e ricco di figure interessanti e poco conosciute. Chi scrive può confermare quanto attività di questo tipo siano apprezzate e coinvolgano le e gli adolescenti delle nostre scuole, ne vedano il coinvolgimento attivo e propositivo perché rappresentano percorsi sperimentabili concretamente e, stimolando attività di ricerca sul campo, consentono la scoperta di un mondo, quello delle storie e dei talenti delle donne, ancora tutto da scoprire. Quello che si auspica è che la sessuazione del linguaggio, purtroppo relegata a una scheda su 100, possa diventare per la community di Parole_ o_ Stili, giunta alla consapevolezza del sessismo nei confronti delle donne, una buona abitudine o una regola, contribuendo a combattere l’invisibilità delle donne e i tanti, troppi luoghi comuni nei loro confronti.

 

Articolo di Sara Marsico

Sara Marsico.400x400.jpgAbilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLILÈ stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donneÈ appassionata di corsa e montagna. 

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