Anna Grigor’evna, Fiodor Dostoevskij e la stenografia

Quale legame esiste tra una giovane di San Pietroburgo, un grande scrittore russo e la stenografia. Anna Grigor’evna Snitkina era nata a San Pietroburgo il 12 settembre 1846. Il padre era di origine ucraina, appassionato di letteratura e di teatro e delle opere di Dovstoevskij; la madre era finlandese. Anna cominciò a studiare stenografia secondo il metodo Gabelsberger, che era uno stenografo di fama mondiale nato e morto a Monaco (1789-1849) e il cui metodo venne adottato anche in Italia nell’adattamento del professor Carlo Enrico Noe, che definì la stenografia «… l’arte di scrivere il discorso altrui ovvero i propri pensieri nel minor tempo e nel più ristretto spazio possibile». Del resto il nome stesso della tecnica, dal greco steno = stretto e grafia = scrittura, ben caratterizza questo metodo che era già conosciuto dai Greci e dai Romani (lo adottava Marco Tullio Tirone, segretario di Cicerone) ed era stato ripreso nel XVI secolo in Inghilterra da Samuel Taylor (1748- 1811) e in Italia con l’adattamento di Filippo Delpino (Genova, 1779- 1860), stenografo parlamentare e patriota. La giovane Anna, tra le migliori della sua scuola, venne scelta per stenografare il romanzo di Fiodor Dostoevskij Il giocatore che lo scrittore si era impegnato a far pervenire nel tempo massimo di un mese al suo editore  Stellovskij dietro il pagamento di 3000 rubli e la firma di una clausola capestro che prevedeva, in caso di inadempienza, quale penale, che l’editore avesse l’esclusiva sulle opere passate, presenti e future. Con un programma rigidissimo che prevedeva la mattina il lavoro al completamento di Delitto e castigo, la cui pubblicazione a puntate era iniziata a gennaio del 1866, e la dettatura nel pomeriggio alla giovane stenografa dell’altro romanzo, in una corsa contro il tempo, i due riuscirono tra il 4 ed il 29 ottobre 1866 a terminare l’opera. Dostoevskij consegnò poi il manoscritto il 31 ottobre al commissariato di polizia di zona, facendosi rilasciare un verbale che attestava il mantenimento del patto, dato che Stellovkij si era reso irreperibile. Intanto, la frequentazione continua dei due aveva avuto come risultato l’innamoramento del maturo scrittore per la giovane stenografa. Dostoevskij, vedovo della prima moglie, aveva 45 anni, Anna 20. Nonostante la differenza di età era nato un grande amore. Lo scrittore, per fare la sua proposta di matrimonio, chiese alla ragazza il parere su un nuovo romanzo in cui un anziano pittore si innamora di una giovane donna di nome Anna. In modo esplicito le chiese, se fosse stata la protagonista, cosa avrebbe risposto alla domanda di matrimonio. Anna, come riporta nella sue Memorie, non esitò: «Avrei risposto che vi amo e vi amerò per sempre.»

Il 15 febbraio 1867 i due si sposarono e andarono a passare i primi anni della loro vita insieme all’estero. Nel 1868 nacque la figlia Sofia, morta all’età di tre mesi mentre il padre scriveva L’idiota e il dramma della morte infantile è proprio uno dei temi del romanzo uscito nello stesso anno. Nel 1869 nasce la seconda figlia, e poi nel 1871 il terzo quando la coppia è ritornata a San Pietroburgo. Un quarto figlio nascerà nel 1875. Anna diventa la prima lettrice e la prima critica delle opere del marito. A lei Dostoevskij dedica I fratelli Karamazov, il suo ultimo romanzo uscito nel 1879. Lo scrittore muore due anni dopo a San Pietroburgo.

Alla morte del marito Anna aveva 35 anni; non si sposò mai più e dedicò tutta la sua vita a conservarne la memoria. Collezionò i suoi manoscritti, le lettere, i documenti e le fotografie. Nel 1906 all’interno del Museo Storico statale di Mosca creò una stanza a lui dedicata. Cominciò a collezionare francobolli, come lei stessa racconta nelle Memorie, a seguito di una disputa col marito che sosteneva che le donne erano incostanti. Volendo dimostrargli che le donne potevano mantenere un interesse per anni, cominciò dal 1867 una collezione di francobolli, non comprati ma ricavati da lettere o donati da amici, che durò tutta la vita facendo di lei una delle prime collezioniste russe di francobolli. Purtroppo la collezione, dopo la sua morte, è andata perduta. Devota e fedele per sempre Anna sopravvisse al marito 37 anni, morendo a Yalta il 9 giugno 1918.

Nel 1982 uscì il film 26 giorni della vita di Dostoevskij del regista Alexander  Zarkhi e nel 1997 il film The Gambler del regista Karoly Makk che ricostruiscono le relazioni tra Anna e Fiodor nei giorni della dettatura del celebre romanzo, soprattutto dal punto di vista del gioco e della lotta contro la sua dipendenza patologica.

Nel 2019 è uscito il romanzo Anja la segretaria di Dostoevskij di Giuseppe Manfridi, che ne ricostruisce la vita.

Articolo di Anna Maria De Majo

G_faThuj

Laureata in Scienze Naturali all’Università La Sapienza di Roma, dopo la carriera come Assistente di Antropologia presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali della stessa Università, si dedica alla letteratura giovanile, iscrivendosi all’Associazione Gruppo di Servizio per la Letteratura Giovanile e collaborando alla rivista del Gruppo con articoli su vari autori/autrici e recensioni di libri.

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