Tante da raccontare…

Da circa un anno e mezzo si è costituito, a Francavilla al Mare, un gruppo impegnato a riscoprire e valorizzare l’operato femminile nella propria terra, l’Abruzzo. Sono donne (ma c’è anche una collaborazione maschile) e sostenute, a livello istituzionale, da una donna: la vicesindaca di Francavilla, sensibile ai temi cui sono interessate. Il programma di lavoro del collettivo è già compreso nel nome che si è dato: “Tante da raccontare”, ma il sottotitolo, “Storia di donne che ce la stanno mettendo tutta”, ci parla delle componenti del gruppo, del loro entusiasmo e della loro determinazione.
Da questa determinazione, da questo entusiasmo è nato, con il patrocinio del Comune e della Biblioteca di Francavilla, un bel progetto intitolato “DAI. Donne abruzzesi illustri”, la prima parte del quale si è concretizzata in un opuscolo che raccoglie alcune brevi biografie. Non si tratta però di un lavoro fine a sé stesso: la ricerca ha l’obiettivo di proporre all’Amministrazione comunale di intitolare spazi pubblici ancora senza nome a personalità femminili, per modificare la odonomastica cittadina, ancora molto squilibrata. A Francavilla infatti c’è una sola via che porta il nome di una donna, quella dedicata a Matilde Serao, e «strade, piazze, fontane, ponti, sale pubbliche hanno tutte intitolazioni maschili», come si legge nella presentazione del progetto.
Il collettivo ha preso in esame le biografie di ventiquattro donne abruzzesi che, dal Settecento in poi, si sono distinte in diversi campi di attività: si contano otto artiste, tre politiche, otto letterate, cinque tra benefattrici e religiose.
Confesso che ne conoscevo pochi, di questi nomi.
Mi era nota Laudomia Bonanni, scrittrice pluripremiata negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso: ha ottenuto un Bagutta Opera Prima nel 1950, poi un premio Soroptimist, un Campiello, un Viareggio ed è stata più volte finalista allo Strega. In seguito però la sua opera è stata dimenticata ed è rimasta a lungo nell’ombra, anche se da qualche tempo si stanno moltiplicando gli studi su di lei. Conoscevo Maria Agamben Federici e Filomena Delli Castelli, elette come rappresentanti della Democrazia cristiana nel piccolo drappello di donne dell’Assemblea Costituente; Agamben Federici fece parte anche del più ristretto Gruppo dei 75, quello che discusse e stese materialmente la Costituzione. Avevo incontrato anche il nome della scultrice Renata Setta Ranieri, nominata Cavaliera del Lavoro dal presidente Pertini, ma come ho detto sopra la maggior parte delle donne del progetto DAI mi era ignota. Eppure si tratta di personalità di spessore, come ho scoperto dalle biografie riportate e da una breve ricerca in rete, condotta per avere un’idea dell’eco che la loro azione ha nel web.
Parecchi sono i nomi che ho trovato in Wikipedia: oltre alle già ricordate Bonanni, Agamben Federici e Delli Castelli, una ricca voce è dedicata ad Annarita Scipione, pittrice naïf molto interessante, le cui opere sono esposte in una mostra permanente all’Aquila. Un’altra voce fornisce numerose notizie sulla danzatrice e coreografa Liliana Merlo, un’altra ancora presenta con dovizia di documentazione la vita e l’attività dell’anarchica-poeta Virgilia D’Andrea. Vengono ricordate nella grande enciclopedia del Web anche Petronilla Paolini Massimi, poeta arcadica e femminista ante litteram, Giannina Milli, patriota e poeta ottocentesca, e Isabella Quarantotti, scrittrice, traduttrice e collaboratrice di Eduardo De Filippo di cui per trent’anni fu compagna di vita e di lavoro.
Altre tracce si possono trovare in rete dell’opera della già nominata Ranieri, ma anche di Maria Palma, caricaturista, di Carlotta Savorini De’ Colli, pittrice, di Delia Caramanico, storica, di Gina Martegiano, critica letteraria (fu autrice di un saggio di successo, Il Romanticismo italiano non esiste), di Sabina Santilli, fondatrice della Lega del Filo d’Oro, di Lola Di Stefano, medaglia d’oro al valore civile: maestra elementare, portò in salvo 60 alunni minacciati dalle esalazioni dovute a un guasto nello stabilimento Montedison di Bussi e il suo eroismo le costò la vita.
Alla pedagogista Laura Ciulli Paratore è stato dedicato un istituto comprensivo a Penne, nel Pescarese; a Laudomia Bonanni un premio letterario internazionale all’Aquila, a Maria Palma una strada a Teramo; alla costituente Filomena Delli Castelli sono intitolati diversi spazi urbani a Pescara, un ponte sul fiume Saline a Città S. Angelo, dove nacque, e un asilo a Montesilvano; l’eroica maestra Di Stefano è ricordata nel nome di due scuole e, recentemente, è stato inaugurato a Bussi un monumento che la rappresenta mentre accarezza una bambina.
Tracce più deboli portano invece ad artiste come Elide Camplone Migliori ed Elena De Amicis, pittrici, o a religiose come Anna Teresa Mascitelli o Maria Francesca De Sanctis, presenti però nell’elenco del Dizionario biografico Gente d’Abruzzo. Non vi sono comprese invece la musicista Anna Amelia Jole del Bono, pescarese, né la scrittrice Anna Cafarelli, nata a Popoli ma vissuta poi sempre in Argentina, dove è morta nel 2017, né Concetta Verlengia De Cecco, grande benefattrice. Questi nomi sono stati riscoperti dalle ricercatrici del DAI consultando biblioteche, coinvolgendo amicizie, conoscenti e studiose di storia locale.
Per il futuro le donne del collettivo si ripropongono di approfondire le ricerche e di allargare il campo di indagine per comprendervi le partigiane, e magari anche personalità non abruzzesi ma legate in qualche modo alla Regione.
Da scoprire c’è tutto un mondo, facciamo volentieri gli auguri a queste donne in gamba «che ce la stanno mettendo tutta».

Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fCGià docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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