A FIRENZE DA ANNA

«Buonasera… Anna1 o Lucia?»
«Buonasera! Preferisco Anna.» 

«Grazie di avermi accolto a Villa Il Tasso, è un paradiso nel verde, a due passi dal centro di Firenze!»
«Anche a me piace tanto, infatti io e marito abbiamo vissuto qui quasi tutta la nostra vita insieme.»

«Come mai ha scelto di cambiare nome?»
«Lucia Lopresti non mi piaceva affatto, non mi sembrava musicale, allora ho rubato il nome a una parente di mia mamma: una nobildonna molto intelligente e misteriosa, che da bambina esercitava su di me un grande fascino.»

«Parliamo di Artemisia, il romanzo che l’ha resa celebre nel 1947. Cosa l’ha portata a scriverlo?»
«Artemisia nasceva come una biografia, o almeno così l’avevo pensato in principio. Poi, però, con il bombardamento di Firenze del ’44, sono stata costretta a ripensarlo quasi da capo, perché ho perso il romanzo che avevo scritto fino a quel momento. Lì per lì, la cosa mi gettò nello sconforto, ma a posteriori ne sono felice: ho scelto di trasformare la biografia di Artemisia Gentileschi in un diario a due, tra me e la pittrice, avendo come sfondo, ma allo stesso tempo superando, la Storia, con la ‘s’ maiuscola.»

«Artemisia Gentileschi è stata una delle prime donne ad avere il coraggio d’inseguire i propri sogni, nonostante le sofferenze e la violenza che hanno tediato la sua vita. Ritiene Artemisia un modello per le donne di ogni epoca?»
«Sicuramente è stata una delle prime a farsi valere per il proprio lavoro, a cercare l’indipendenza e quella parità in campo professionale che ancora oggi fatichiamo a trovare. Io personalmente mi sono sempre tanto rivista in lei, forse perché una donna può capire un personaggio femminile più di quanto possa fare un uomo e sentivo la sua battaglia di artista profondamente mia.»

«E lei? Ha avuto il coraggio di inseguire il suo sogno?»
«Non fino in fondo, è da questo grande rimorso che nasce Un Grido Lacerante, il mio ultimo romanzo.»

«Perché? Quale sogno nel cassetto ha accantonato?»
«La mia vocazione era la storia dell’arte, che ho comunque fatto entrare nei miei libri, ma a cui ho smesso di dedicarmi da giovane. La verità è che mio marito, Roberto Longhi, era un geniale critico d’arte e io, dentro di me, ero convinta che non sarei mai potuta arrivare al suo livello… E non avevo alcuna intenzione di farmi ricordare come la ‘moglie di’… Soprattutto di questo parla Un Grido Lacerante, la cui protagonista veste i miei panni e vive tutta la mia vita.»

«E di Noi Credevamo che mi dice?»
«È un romanzo storico, raccontato attraverso le memorie del protagonista, Domenico Lopresti, che, nel 1883, rivive attraverso la scrittura la rivoluzione repubblicana a cui ha partecipato con fervore decenni prima. Noi Credevamo parla anche di altro: parla di dignità, di coraggio, di entusiasmo giovanile, ma anche di profonda solitudine e di disillusione…»

«Cosa sente come suo, in questo romanzo che ha come sfondo l’Ottocento rivoluzionario?»
«In una delle ultime parti Domenico dice ‘devo seguitare a scrivere, finchè scrivo penso’. Ritengo sia un’affermazione che potrebbe fare qualsiasi scrittore. La vita di noi letterati è ormai affidata alla scrittura, che a un certo punto prende il sopravvento. D’altronde, io stessa, cosa ho fatto della mia vita se non un romanzo?»

1ANNA BANTI: Nata Lucia Lopresti a Firenze il 27 giugno del 1895, è stata una poliedrica scrittrice italiana, che si è occupata di narrativa, saggistica, critica d’arte e traduzioni.
Le sue opere principali sono Artemisia, uscito nel 1947, Il Bastardo, del 1953, Noi Credevamo, del 1967 e, ultima opera di carattere biografico del 1981, Un Grido Lacerante.
L’autrice ha curato anche un pioneristico lavoro monografico sulla figura di Lorenzo Lotto, che le è valso l’apprezzamento del mondo della critica d’arte.
Si è spenta a Ronchi di Massa nel 1985.

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

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