#IOLOCHIEDO, la nuova campagna italiana di Amnesty International

Amnesty International è un’associazione non governativa internazionale il cui obiettivo è la difesa dei diritti umani e la prevenzione delle loro violazioni.
L’8 luglio scorso, la sezione italiana di Amnesty ha presentato a Roma la sua nuova campagna #iolochiedo, appellandosi al Ministro della Giustizia, affinché l’articolo del nostro codice penale riguardante la violenza sessuale venisse modificato per adeguarsi alle norme internazionali.
Nel 2012 l’Italia ha sottoscritto la Convenzione di Istanbul e il Parlamento nel 2013 l’ha ratificata. Questa Convenzione, giuridicamente vincolante, si propone di prevenire qualsiasi forma di violenza contro le donne, favorire la protezione delle vittime e impedire l’impunità dei colpevoli. L’obiettivo del trattato è garantire che le donne beneficino dello stesso livello di protezione dalla violenza in tutti gli Stati europei. Nel testo compaiono diversi reati ai danni delle donne: oltre alla violenza sessuale, sono elencati le mutilazioni genitali femminili, la violenza domestica, la violenza psicologica, gli atti persecutori, la violenza fisica, l’aborto forzato, la sterilizzazione forzata, le molestie sessuali e tutti i crimini d’onore.
All’interno del macrocapitolo della violenza sessuale si ritrovano tutti gli atti sessuali non consensuali che vanno dai toccamenti allo stupro, inteso come penetrazione vaginale, anale o orale compiuta con qualsiasi parte del corpo o con oggetti. Lo stupro viene riconosciuto come una violazione del diritto della persona all’autodeterminazione, all’integrità fisica e a non subire trattamenti inumani e degradanti.
La campagna di Amnesty si sofferma sull’articolo della Convenzione di Istanbul che descrive la violenza sessuale come ogni atto sessuale non consensuale. La parola chiave risulta essere quindi il consenso, ovvero il rispetto della volontà dei due partner. Nel diritto internazionale non si trova alcuna definizione legale di consenso a cui far riferimento, quindi ogni governo può decidere liberamente il significato da attribuire a questo termine.
In Italia il consenso è da considerarsi un’approvazione, scritta o orale, con la quale si permette ad un’altra persona di entrare in contatto con il nostro corpo e il nostro spazio personale.
Il consenso è specifico in quanto si riferisce ad una determinata situazione e non ad altre; è variabile, poiché la persona può cambiare idea in ogni momento e revocare un consenso espresso in precedenza; è informato, quindi non può essere valido se estorto con informazioni false o carenti.
In Europa, solo 10 Paesi hanno adottato legislazioni sulla violenza sessuale basate sul consenso. L’ultimo Paese ad avere attuato una modifica della legge è stata la Grecia nel 2019, poco prima anche l’Islanda e la Svezia nel 2018. Gli altri Paesi ad avere legislazioni affini alla Convenzione di Istanbul sono il Regno Unito, l’Irlanda, il Lussemburgo, la Germania, Cipro, il Belgio e il Portogallo.
I risultati di un sondaggio europeo hanno mostrato che in Europa una donna su 20 di età pari o superiore a 15 anni è stata stuprata (sono circa 9 milioni) e una donna su 10 ha subito una qualche forma di violenza sessuale.
La legge italiana, con l’articolo 609-bis del codice penale, punisce chiunque mediante violenza, minaccia o abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali, con la reclusione da cinque a dieci anni.
Amnesty si appella al Ministro della Giustizia affinché, dopo anni dalla ratifica della Convenzione di Istanbul, compaia l’elemento del consenso all’interno della legge, poiché la violenza, la minaccia e l’abuso di autorità non sono sufficienti ad inquadrare tutte le fattispecie dei reati a sfondo sessuale.
Secondo Amnesty, la mancanza dell’elemento chiave del consenso pone le vittime di fronte a molteplici ostacoli nell’accesso alla giustizia e le scoraggia dallo sporgere denuncia.
Nel febbraio 2018 i dati della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio e la violenza contro le donne hanno evidenziato che la metà dei processi per violenza sessuale si conclude con l’assoluzione degli imputati e che esistono profonde differenze nelle sentenze, proprio a causa dell’interpretazione della legge da parte dei/lle giudici.
Nel 2019, da una ricerca dell’Istat è emerso come il 39,3% degli italiani ritenga che una donna sia in grado di sottrarsi a uno stupro se davvero lo vuole; il 23,9% è del parere che vestire in modo provocante sia un incitamento alla violenza; il 15,1% sostiene che una donna ubriaca è in parte responsabile della violenza subita; il 10,3% pensa che buona parte delle accuse di violenza sessuale siano false e il 6,2% dichiara che le donne serie non possono essere violentate. C’è anche una percentuale dell’1,9% che non riconosce come stupro un rapporto sessuale imposto dal marito alla moglie.
Amnesty chiede fermamente che le interpretazioni della legge non siano in alcun modo legate a stereotipi e pregiudizi di genere come quelli riportati nella ricerca Istat di solo un anno fa, ma che le vittime di violenza sessuale vengano trattate con rispetto al pari delle vittime di altri reati, esaminando attentamente le loro dichiarazioni e garantendo loro il sostegno di cui hanno bisogno.
Amnesty ha trovato diverse obiezioni alla sua campagna e ha quindi cercato di chiarire certi concetti alle persone più scettiche.
Alcuni hanno accusato l’associazione di voler invertire l’onere della prova e considerare l’imputato presunto colpevole. Ovviamente il principio in dubio pro reo non viene messo in discussione: ovvero, se durante il procedimento penale vi sono dubbi sul corso degli eventi, l’imputato viene assolto. Non si sta chiedendo di rinunciare alla presunzione di innocenza, ma si insiste affinché all’imputato venga comminata una pena adeguata, qualora sia stabilito che l’accusato ha agito contro la volontà della vittima, ovvero senza il suo consenso. Ad oggi, come riporta Amnesty, non sempre è così.
Altri sostengono che se la riforma della legge verrà attuata ci sarà un aumento delle false accuse. Questo rispecchia uno stereotipo comune, già evidenziato poc’anzi, secondo il quale le vittime di violenza inventano l’accaduto, lasciandole in un clima di diffidenza e sfiducia. Molto spesso durante i processi, le vittime vengono messe in discussione anche in modo offensivo, cercando di screditare la loro persona o la loro reputazione. Tutto ciò è legato alla nostra cultura ancora pregna di pregiudizi nei confronti delle vittime di violenza. Le false accuse sono sempre possibili, qualunque tipo di reato si tratti, indipendentemente dalla definizione del reato stesso e, come avviene in ogni Stato, le dichiarazioni mendaci sono punibili a norma di legge.
La campagna di Amnesty, oltre a modificare la legislazione vigente, si pone anche l’obiettivo di promuovere una cultura del consenso e del rispetto della volontà dell’altro/a, smantellando i pregiudizi che vedono le vittime come corresponsabili dell’accaduto.
L’attrice Federica Sabatini ha partecipato alla presentazione della campagna con un intervento, di cui vale la pena riportare degli stralci:
«Credo che la parola stupro faccia paura a molti, perché porta con sé un significato troppo grande, troppo violento […], ma in determinati contesti non ci possiamo permettere di usare termini che allevino le nostre menti e le nostre coscienze. Lo stupro è soprattutto la prevaricazione del potere decisionale dell’altro, è privare nel profondo un essere umano della sua intimità, della sua dignità.
È un trauma con cui convivere e da risanare, è l’emblema della sfiducia verso l’altro.»
Amnesty sollecita il cambiamento alla radice della nostra cultura, che consente il perpetuarsi di questi reati, e chiede di farlo proprio a partire dalla Legge.

https://www.amnesty.it/campagne/iolochiedo/?fbclid=IwAR2JHHWImiKLluQa-OUncSjUyaOhRycpVCL6F96cu9wBP7sEygrb2GWiQR4

Articolo di Elisabetta Uboldi

Liz. foto 200x200

Laureata in Ostetricia, con un master in Ostetricia Legale e Forense, vive in provincia di Como. Ha collaborato per quattro anni con il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli di Milano. Ora è una libera professionista, lavora in ambulatorio e presta servizio a domicilio. Ama gli animali e il suo hobby preferito è la pasticceria.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...