George Sand. Lei e lui

Ben pochi scrittori hanno al loro attivo una produzione così vasta come George Sand, anche se in Italia la scrittrice, più che per le sue opere, è nota per il personaggio anticonformista che si costruì e che ai suoi tempi suscitò scandalo e polemiche.
Molto opportuna quindi la recente iniziativa dell’editore Iacobelli, che ci dà la possibilità di rileggere questo romanzo, uscito per la prima volta in Francia nel 1859 per L. Hachette con il titolo Elle et Lui; e dobbiamo dire che, nonostante i suoi 161 anni, appare singolarmente moderno soprattutto nella finezza con cui viene declinato il tema amoroso. L’ottima prefazione di Annalisa Comes non solo ci aggiorna sugli studi più recenti dedicati a George Sand in Francia, dove per l’opera della scrittrice c’è molta attenzione, ma offre, del romanzo, una chiave di lettura nuova e interessante: Lei e lui infatti non viene interpretato solo come la trasfigurazione letteraria di una vicenda personale (la relazione dell’autrice con Alfred de Musset), ma si rivela come una riflessione su due diversi modi di essere artista, quello di Lei e quello di Lui.

Ma vediamo la storia. Thérèse e Laurent sono pittori. Lei ha alle spalle una vita difficile di cui non ama parlare, tiene moltissimo alla propria indipendenza, anche economica, e vive del proprio lavoro: presso il bel mondo parigino infatti riscuote un certo successo come ritrattista. Lui ha qualche anno (non molti) meno di lei, ha sperperato il modesto patrimonio ereditato, non è capace di amministrarsi e sembra preda di una insopprimibile tendenza autodistruttiva: ama e stima Thérèse, ma non regge una relazione stabile e per combattere la noia si lascia andare ad eccessi di ogni genere, che naturalmente turbano il rapporto che ha stabilito con lei.
Se per lei l’arte è lavoro, dura disciplina, esercizio e apprendimento costanti,  per lui invece, artista romantico, la creazione è tormento interiore, tumulto, angoscia; è vittima della «malattia del tempo» che consiste, nel giudizio dell’autrice, nella «brama del sublime, […] una specie di febbre che si impossessava della gioventù e le faceva disprezzare una normale felicità unita ai doveri della vita comune». Thérèse apprezza la pittura di Laurent e gli riconosce la genialità che gli permette di ottenere spontaneamente «gli stessi risultati che normalmente si raggiungono al prezzo di grande fatica e costanza», ma è anche convinta di poter influire su questo genio sregolato come amica, come sorella in arte e come amante, offrendogli la sicurezza della sua dedizione e aiutandolo a costruire l’equilibrio che gli manca. Prima pensa di scuoterlo con i rimproveri, poi di appagarlo con la sua disponibilità, ma inutilmente. Questo amore attraversa tutte le fasi di un rapporto intenso e tempestoso: è amore-amicizia, amore-passione, conosce il tradimento e i tormenti della gelosia, si trasforma in amore-odio; si susseguono liti furibonde, scenate, disprezzo reciproco, effimeri pentimenti di lui, ambigue rappacificazioni in nome dell’amicizia e tregue sempre più brevi.

Ma Thérèse sente prepotentemente il bisogno di proteggere Laurent, di cui avverte la debolezza; lo chiama «il mio povero bambino» e niente può smuoverla dalla convinzione di doverlo salvare dall’infelicità che lo perseguita. Solo quando potrà riversare il suo senso materno sul figlio riuscirà a lasciare per sempre Laurent e a interrompere una relazione ambigua che rischia di distruggerla.  

«Era madre e la madre aveva ucciso irrevocabilmente l’amante», è il commento lapidario di George Sand sul finale della sua storia. È un finale che apre una serie di interrogativi al lettore e soprattutto alla lettrice del romanzo. Ci si trova infatti a riflettere sul senso dell’amore materno nel rapporto amoroso, e la storia che abbiamo letto è troppo intrisa di inutile sofferenza perché questo sentimento possa apparire investito da una luce esclusivamente positiva. E ci chiediamo anche quale sarà l’evoluzione dello stesso sentimento quando la protagonista lo rivolgerà infine al figlio, e se per caso non rischierà di produrre un adulto simile, nei comportamenti, proprio al deprecato Laurent. Ma questa è un’altra storia e il romanzo su ciò tace. D’altra parte sul materno e sull’affascinante ambiguità dei suoi simboli la psicologia analitica, che ai tempi di Sand ancora non esisteva, ha detto verità illuminanti.

Una lettura stimolante, quindi, per il tema sempre attuale, ma anche per l’attenzione al dettaglio significativo che la curatrice esprime rintracciando nel testo i passi ispirati con tutta evidenza all’epistolario tra George Sand e Alfred de Musset. I due, come si è detto, vissero una relazione amorosa molto simile a quella di Thérèse e Laurent; i riflessi del loro appassionato ma difficile rapporto si ritrovano anche nell’opera di de Musset, ma proseguono dopo la pubblicazione, nel 1959, di Lei e lui. Il poeta era morto da due anni e suo fratello Paul, risentito per l’immagine negativa che Laurent-Alfred ha nel romanzo, con l’intento dichiarato di ristabilire la verità pubblicò un contro-romanzo intitolato Lui e lei, in cui il protagonista è vittima di una donna terribile. E altri romanzi  seguirono, a opera di altri autori e altre autrici, a riprova dell’interesse suscitato dalla vicenda e del mito letterario che ne era scaturito, mito che produrrà i suoi effetti fino ai primi del Novecento e oltre. Anche queste precisazioni sono nella prefazione di Annalisa Comes, e inseriscono il romanzo di Sand nel contesto della sua epoca, rendendolo ancora più fruibile a chi lo legga oggi.

George Sand, Lei e lui, Iacobelli 2020, pp. 223, € 15

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Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fC

Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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