Passeggiando nel centro storico di Pistoia: incontri e memorie di donne

L’itinerario proposto nasce dalla guida curata dall’associazione Toponomastica femminile e realizzata nel 2017, quando Pistoia fu scelta come Capitale italiana della Cultura. Nell’occasione fu creato un percorso cittadino all’interno di un centro storico di pregio straordinario, con opere d’arte, edifici, musei, attraverso i quali tuttavia individuare una storia “al femminile” per far conoscere e valorizzare le tante donne qui nate, o vissute, o immaginate (nel caso di personaggi letterari o mitici). Essenziale fu il contributo di due professioniste del settore come Marta Beneforti e Laura Galigani, abituate ogni giorno a confrontarsi con tanta bellezza e a incontrare persone della provenienza più varia, ma curiose di scoprire una città toscana troppo spesso dimenticata, situata com’è fra Lucca e Prato, solo una stazione ferroviaria e un casello autostradale per chi percorre la Firenze-mare.
La gradevole passeggiata suggerita nel libro inizia e finisce in piazza del Duomo, una piazza unica nella progettazione medievale perché raccoglie la Cattedrale di San Zeno, il Battistero, il Palazzo dei Vescovi, il Palazzo Pretorio, il Palazzo del Comune (o degli Anziani) e ospita da sempre il mercato settimanale. Quindi potere politico, potere religioso, potere economico qui riuniti.

Piazza del Duomo. Foto di Maria Pia Ercolini

Ma il testo scritto e illustrato non è sufficiente: una guida infatti va sperimentata sul posto e nel concreto: la prova del nove sono state le passeggiate, tracce essenziali per le future esperienze. Il percorso è stato “testato” sia dal Centro Guide Turismo sia durante la domenica ecologica organizzata dal Comune di Pistoia (19 marzo 2017). Un altro bell’evento collettivo (7 ottobre 2018) è nato su iniziativa dell’associazione Voglia di vivere, che ha visto la partecipazione di centinaia di donne e uomini con bambini e bambine di varia età, una vera festa allegra e colorata, durante la quale sono state illustrate le bellezze artistiche, le architetture, la storia cittadina, a cui si sono unite, di volta in volta, le biografie delle figure femminili legate alle tappe precedentemente individuate. Sarà su questo stesso tragitto che suggeriamo di muoversi, pur in maniera virtuale, ridotto rispetto a quello trattato ampiamente nel libro; lo scopo rimane però il medesimo: la voglia di andare oltre, di entrare nelle vite, di capire meglio il perché di tante dimenticanze, di tanta trascuratezza, di tante omissioni, anche nella odonomastica.

Santa Maria delle Grazie. Foto di Laura Candiani

Si parte idealmente dalla centrale Piazza San Lorenzo che ospita l’interessante chiesa di Santa Maria delle Grazie (o del Letto) con una storia miracolosa tutta da scoprire; una lapide, sul fianco esterno, ricorda il sacrificio fra le altre vittime di una madre e nonna: Maria Tasselli, uccisa durante un rastrellamento ad opera di truppe tedesche, il 12 settembre 1943, davanti agli occhi dei nipoti e della figlia incinta, di cui volontariamente aveva preso il posto.

Lapide in memoria della strage nazista. Foto di Laura Candiani

A questo punto è d’obbligo citare le partigiane e le vittime della Resistenza al nazi-fascismo in una città medaglia d’argento al valor militare. Ad alcune di loro sono intitolate delle strade: le sorelle Cecchi, Ginetta Chirici, la stessa Tasselli, a cui si possono aggiungere Anna Frank e Nilde Iotti.
In breve si arriva in Piazza San Pietro dove una targa menziona il grande scultore Marino Marini, proprio sulla facciata dell’abitazione in cui nacque. Peccato che non venga celebrata la sorella gemella, Egle (1901-83), raffinata poeta e pittrice insigne, di cui sono riportati solo pochi versi. A due passi una via è intitolata a Corilla (1727-1800), ovvero Maria Maddalena Morelli, poeta della corte di Vienna e membro dell’Arcadia.

Via Corilla. Foto di Maria Pia Ercolini

Su Corso Gramsci si possono ricordare, là dove oggi c’è l’esposizione di strumenti musicali della Fondazione Tronci, due organare, appartenenti rispettivamente alle famiglie Agati e Tronci, che hanno tramandato l’illustre tradizione della realizzazione di organi. Il riferimento è a Maria Giustina Celeste Becarelli Agati (1750-1815) e a Polissena Tronci (1858-86).

Percorrendo Via della Madonna ci si trova di fronte all’abitazione di Louisa Grace Bartolini (1818-65), di cui in città non esiste alcun ricordo visibile, mentre il suo imponente sepolcro è ospitato nel chiostro del convento di Giaccherino. Proveniente da Bristol, si definiva “pellegrina d’oltremare” e si sentiva italiana per formazione, cultura e matrimonio. Artista eclettica, fu vicina alla causa risorgimentale e aprì il suo salotto agli intellettuali del tempo, fra cui Carducci.
Lì vicino era la casa della scrittrice Gianna Manzini (1896-1974) su cui è apposta una lapide (l’intitolazione stradale si trova in periferia), ma di lei in qualche modo parla di più la antica Via degli Orafi dove il padre Giuseppe aveva una bottega artigiana. È proprio lui il protagonista del bel romanzo autobiografico Ritratto in piedi, un anarchico a lungo perseguitato e morto dopo un inseguimento ad opera di fascisti.
Una breve deviazione porta in Via de’ Rossi: qui un nobile palazzo rimanda alla famiglia da cui discendeva Porzia de’ Rossi (1515 circa-1556), amatissima madre di Torquato Tasso. La sosta potrebbe offrire l’opportunità di conoscere le vicende di alcune mamme pistoiesi (o dei dintorni) di figli celebri: Giulia Venturi Ammannati (Galileo Galilei), Bartolomea Nelli (Niccolò Machiavelli), Ester Chiti (Giuseppe Giusti), Angiolina Orzali (Carlo Lorenzini, noto come “Collodi”).
Arrivando in Piazza del Duomo, di persona o solo con l’immaginazione, visitatori e visitatrici dovrebbero necessariamente rimanere molto a lungo ammirando gli splendidi edifici, conoscendo meglio le vicende della loro realizzazione (e della storia locale), scoprendo quanto racchiudono al loro interno.

Piazza del Duomo. Particolare del Battistero. Foto di Laura Candiani

A proposito di donne un personaggio poco (anzi, pochissimo) noto, ma veramente interessante è la giornalista piemontese Emilia Cardona (1899-1977), che fu moglie del famoso pittore Giovanni Boldini, da cui la separavano 57 anni di differenza. A lei si deve l’avventuroso salvataggio di dipinti opera del Maestro, altrimenti perduti per sempre; rintracciati quasi per caso a Villa Falconer, staccati dalle pareti, oggi si possono ammirare nell’Antico Palazzo dei Vescovi.
Altre donne che in questo luogo potrebbero essere ricordate sono Selvaggia Vergiolesi (a cui è dedicata una via), ispiratrice del poeta stilnovista Cino da Pistoia, presente con un cenotafio nella cattedrale, e le patrone sant’Agata e santa Eulalia, che affiancano i ben più noti Jacopo e Zeno.

Via Selvaggia Vergolesi. Foto di Emanuele Dami

Volendo ritornare nella piazza da cui è iniziato questo percorso ideale, si passa dalla stretta Ripa del Sale dove si trova un luogo magico: il Museo del Ricamo, in cui l’abilità delle mani femminili emerge in tutta la sua sapienza, tenuto aperto e curato con amore dalle volontarie dell’associazione Moica.

Museo del ricamo. Foto di Marta Beneforti

A Pistoia e provincia questa tradizione si tramanda da secoli, sia a livello artigianale, sia – più tardi – a livello sartoriale e industriale. Qui sono nate delle vere artiste del settore: Gina Busignani (che arrivò a ricamare utilizzando sottilissimi fili di rame), le sorelle Allegri (fondatrici a Roma del celebre atelier cine-teatrale “Annamode”) e Maria Bucciantini (1920-2005), nota come “Melania”, la prima a ricamare i jeans, a realizzare i famosi pantaloncini di Brigitte Bardot, a utilizzare il cotone a quadretti per l’abbigliamento estivo delle ragazze.

Ricami di Gina Busignani. Foto di Laura Galigani

Il libro contiene molto altro e descrive tante altre affascinanti figure femminili, più o meno dimenticate o non valorizzate secondo i propri meriti: scrittrici, attrici, una mistica, artiste, imprenditrici, monache di ieri e di oggi, le due costituenti elette nella circoscrizione Pistoia-Firenze. Potremmo anche guardare con occhi nuovi delle opere d’arte di valore inestimabile, come il fregio dell’antico Ospedale del Ceppo e il pulpito di Sant’Andrea dove le donne hanno i compiti più belli e nobili. In questo continuo rimando fra passato e presente la guida di Toponomastica femminile può assolvere al proprio compito, stimolando la curiosità e quindi la conoscenza, anche senza muoversi da casa e viaggiando solo con la fantasia. Se visiterete Pistoia, invece, l’esperienza vi rimarrà nel cuore e nella mente.

Marta Beneforti, Laura Candiani, Laura Galigani, Pistoia.Tracce, storie e percorsi di donne, seconda edizione, 2017, EUS, Roma

In copertina. Piazza della Sala. Foto di Emanuele Dami

Articolo di Laura Candiani

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Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume e Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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