Nel cuore di Firenze con Vasco

Vasco Pratolini mi aspetta in via de’ Magazzini, nel quartiere fiorentino dove è nato e cresciuto.
«Signor Pratolini, buongiorno. Che onore incontrarla nel luogo a lei più caro!»
«Buongiorno a lei, mi chiami pure Vasco, la prego. È proprio qui che è nato tutto…»

«È tra queste vie che è cresciuto il Pratolini scrittore?»
«Assolutamente sì… Lo scrittore che era in me credo sia fuoriuscito molto in anticipo sui tempi naturali. È come se, nella mia testa, io avessi sempre saputo sia leggere che scrivere, al punto che mi ero convinto me l’avesse insegnato mia mamma prima di morire, all’età di soli quattro anni.»

«E com’è nata la passione?»
«Per la lettura direi grazie a mia nonna, che mi portava nelle case dove prestava servizio, di modo che io avessi accesso alle biblioteche delle famiglie per cui lavorava. Riguardo la scrittura le giuro che non saprei dirlo… Per me è come se avessi sempre scritto, come se non esistesse un Vasco non scrittore.»

«Secondo me si nota: c’è una certa naturalezza nella sua scrittura che rende molto labile il confine tra “lei” e il “personaggio”.»
«Sì, nei miei romanzi sono in qualche modo sempre partito da me, dalla storia dell’”io” che poteva ergersi ad essere la storia anche di “altri”, un misto tra documento autobiografico e fantasia letteraria.»

«È così anche in Cronaca Familiare
«Certamente, anche se lì il nesso tra pagina e dolore personale è totale. Cronaca Familiare nasce dalla necessità di far uscire da me il terrore scaturito dalla morte di mio fratello, avvenuta nel ’45. Il libro è un colloquio intimo con un familiare scomparso, non un’opera di fantasia, e, in qualche modo, mi ero convinto che fare arte non avesse nulla a che fare con la mistificazione dei sentimenti, con l’organizzazione a tavolino di una storia vendibile. Per me era altro, per me era verità cruda.»

«E come è riuscito a coniugare questa chiave così intimistica con l’apertura a temi collettivi, a sentimenti di altri?»
«Si tende sempre a voler scansionare le fasi di scrittura di un autore come se ci fosse un prima e un dopo e non un’evoluzione naturale delle cose. Per me, semplicemente, vicenda privata e vicenda collettiva, sentimento mio e sentimento dell’altro, hanno cominciato a fondersi in un racconto naturale e omogeneo, come è accaduto, ad esempio, a partire da Cronache di poveri amanti. È stato assolutamente spontaneo da parte mia far sì che la memoria familiare si accompagnasse a memoria storica e collettiva, che la cronaca personale si affacciasse al romanzo realista.»

«Risulta complesso per i critici contemporanei, nonostante si tenda a inquadrarla nel neorealismo, attribuirle uno stile poetico preciso. Cosa ne pensa?»
«Questo accade perché io non ho mai avuto uno stile poetico preciso e determinato. Il linguaggio, a mio parere, è intrinseco alla materia: non si sceglie lo stile da usare in un racconto, è la storia immaginata dallo scrittore che determina lo stile di scrittura. Per quanto riguarda il neorealismo, certo, è la corrente cui più mi sento di appartenere… Perché?, mi chiederà lei… Perché il realismo è esplorare sé stessi e gli altri per cercare uno spiraglio di verità.»

«Vasco, stiamo parlando nella via fiorentina che più le appartiene, ma cosa ha davvero significato Firenze nella sua vita?»
«Per me Firenze era il mondo: un microcosmo di vite e anime in cui, ad ogni angolo, ancora respiravano i maestri letterari del passato. Viaggiare per le vie di Firenze era come scoprire continenti ogni volta nuovi di dolori e passioni e assistere alla coralità dei sentimenti.»

Passeggiando siamo arrivati ormai su Piazza della Signoria e il nostro incontro si conclude così: con la meraviglia di Firenze che sboccia davanti a noi. Gli occhi di Vasco brillano ancora come se la stesse guardando per la prima volta, come se non conoscesse a memoria ogni singolo mattone della città.

***

VASCO PRATOLINI: nato a Firenze il 19 ottobre 1913 è stato uno scrittore italiano, tra i maggiori protagonisti del Novecento letterario.
Tra le sue opere più importanti ricordiamo Cronaca familiare del 1947, Cronache di poveri amanti dello stesso anno e Metello del 1955, che gli valse il Premio Viareggio.
Pratolini è considerato uno degli iniziatori del neorealismo, profondamente radicato nella vita fiorentina, ma con uno sguardo sempre rivolto alla collettività, al sentimento umano corale.
Si è spento a Roma il 12 gennaio 1991.

***

Articolo di Emma de Pasquale

82266907_464813557755100_6601637314051440640_nEmma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...