Una città per le donne. Cristina da Pizzano, una donna medievale antesignana del femminismo

Cristina da Pizzano, più nota con il nome francese Christine de Pizan, figura ahimè ingiustamente dimenticata e totalmente assente nei libri di testo scolastici, è considerata oggi un’antesignana del femminismo e dei movimenti per l’emancipazione delle donne. Partendo direttamente dalle proprie esperienze di vita Cristina, con le sue riflessioni e le sue opere, condannò apertamente la società patriarcale e maschilista del suo tempo, criticò le teorie misogine sostenute dagli intellettuali più illustri, lottò in difesa della dignità della donna e “costruì”, con la sua penna, una città dove le donne potessero essere apprezzate e rispettate al pari degli uomini. Cristina nacque a Venezia nel 1365 all’interno di una famiglia agiata. All’età di quattro anni si trasferì a Parigi dove raggiunse il padre che era ormai da  tempo medico e astrologo del re di Francia Carlo V. La giovane Cristina trascorse l’infanzia nell’ambiente raffinato e ricco di stimoli della corte francese; per volere del padre imparò a leggere e a scrivere e ricevette un’istruzione letteraria approfondita, cosa rara per una donna dell’epoca.

Fu proprio in questi anni che incontrò il suo primo vero amore: la lettura. Cristina ebbe infatti la fortuna di avere accesso a tutti i manoscritti conservati nella grande biblioteca del Louvre: qui trascorreva le giornate e lentamente, accanto alla passione per la lettura, iniziò a coltivare la passione per la scrittura arrivando a comporre, ancora  giovanissima, le sue prime ballate e poesie. Gli anni passarono e Cristina si ritrovò ben presto a dover fare i conti con il suo “destino” di donna: al compimento del quindicesimo compleanno era ormai giunto il momento di diventare moglie e madre e così la famiglia la diede in sposa, nel 1379, a Étienne de Castel, un segretario del re. Gli anni del matrimonio, seppur combinato dai suoi genitori, furono anni felici e sereni che Cristina, negli scritti e nelle poesie, ricorderà sempre con grande affetto. Ma il matrimonio non durò a lungo: nel 1390, all’età di appena venticinque anni, rimase vedova e fu proprio da quel momento che la sua vita cambiò per sempre.

Risposarsi era quasi d’obbligo per le vedove dell’epoca, soprattutto se giovani come Cristina, eppure lei decise di non farlo: in tal modo, da quel momento in avanti, le toccò farsi carico della propria famiglia. Con queste parole raccontò quel momento: «Allora diventai un vero uomo, capace di condurre le navi […] e mi toccò rimboccarmi le maniche ed essere conduttrice della nave rimasta senza guida nel mare in tempesta». 

La vedovanza, condizione femminile di cui scriverà spesso nelle sue opere, la costrinse così a “diventare uomo” facendosi carico del sostentamento familiare. Fu proprio in tale circostanza che tornò a frequentare quei suoi primi amori da cui il matrimonio l’aveva allontanata: la lettura e, soprattutto, la scrittura. Accanto alla gestione degli affari del marito individuò proprio in quest’ultima un’opportunità di guadagno e di emancipazione.

Cristina si mise all’opera e in appena due anni compose Le Livre des cent ballades, una raccolta di liriche amorose. I suoi scritti iniziarono a circolare negli ambienti della corte francese e in breve diventò famosa come la “donna che scrive”, un’eccezionalità per quel tempo. Molti membri della corte, e non solo, iniziarono a commissionarle la stesura di testi e di opere e così, in poco tempo, divenne la prima scrittrice professionista della sua epoca capace di mantenersi grazie al suo lavoro. Cristina però non si limitò a scrivere le proprie opere: decise infatti di prendere in mano anche la produzione materiale dei suoi manoscritti e, dimostrando di conoscere alla perfezione l’arte del confezionamento dei libri, diresse personalmente una bottega di scrittura capace di produrre testi miniati di grande pregio. Per molti anni si dedicò così alla stesura e alla riproduzione su commissione di opere di vario genere (storia, filosofia, politica, arte militare, araldica, finanza) finché a un certo punto, da donna intellettuale in un mondo di uomini intellettuali, sentì il bisogno di avviare un’importante riflessione sulla condizione delle donne e sulla cultura maschilista e misogina che circolava in tutti gli ambienti della società, dalla corte del re alle campagne dei contadini. Cristina decise di dimostrare quanto le idee e le teorie sull’inferiorità delle donne fossero ingiuste e non veritiere e lo fece attraverso la sua più grande arma: la penna. Avviò così quella che è considerata una delle prime querelle femministe della storia: si inserì nel dibattito allora in atto sul poema Le Roman de la Rose e criticò apertamente quest’ultimo per essere scritto con un linguaggio volgare e lesivo della dignità delle donne, descritte come astute seduttrici, frivole e amorali.

Cristina iniziò quindi a battersi apertamente contro la cultura maschilista del tempo e a rivendicare pari dignità per le donne attraverso i suoi scritti: uno dei più importanti, e tutt’oggi forse il più noto, fu certamente La Cité des dames (La città delle dame, 1405). La città delle donne, progettata e “costruita” da Cristina con l’aiuto di tre dame: Ragione, Rettitudine e Giustizia, è una città ideale, uno spazio di libertà e autonomia per le donne virtuose; è una città fortificata abitata unicamente dalle donne: regine, guerriere, poete, indovine, scienziate, martiri e sante. Le loro vite e le loro storie sono per l’autrice la dimostrazione che anche le donne hanno dato importanti contributi alla civilizzazione e che hanno avuto un altissimo senso morale accompagnato da sentimenti di pietà, saggia devozione, integrità e generosità. All’interno di questa città le donne, trovando rifugio dalla misoginia, possono quindi mostrare il proprio valore e le proprie capacità. Nell’opera Cristina avvia anche importanti e interessanti riflessioni sulla condizione femminile tra cui va ricordata sicuramente quella riguardante la loro educazione: le donne sono state escluse da un’istruzione adeguata riservata unicamente agli uomini e quindi, per lei, la differenza tra uomini e donne è unicamente e strettamente legata alla diversa educazione ricevuta e non a presunte motivazioni “naturali” che renderebbero le donne meno intelligenti degli uomini. Nello stesso anno Cristina scrisse anche Le Livre des trois Vertus (1405): ideale continuazione de La Cité des Dames, in quest’opera si rivolge direttamente, con un intento pedagogico, a tutte le donne dei diversi ceti sociali enunciando le virtù che devono praticare per raggiungere le illustri abitanti della città delle dame. Negli anni seguenti compose numerose altre opere fino al 1418 quando la situazione politica francese precipitò e Cristina, sostenitrice del re Delfino (futuro re Carlo VII) e con idee anti-inglesi, decise di rifugiarsi in un monastero. Da quel momento per undici anni non scrisse più: il suo lungo “silenzio” fu interrotto dalla comparsa nella storia di una giovane donna, Giovanna d’Arco. Proprio per lei, una donna, Cristina decise di riprendere in mano la penna e di scrivere la sua ultima opera: Le Ditié de Jehanne d’Arc (Il poema di Giovanna d’Arco, 1429). Agli occhi di Cristina la giovanissima Giovanna, grazie alla quale «dopo che ho pianto undici anni chiusa in abbazia […] ora per la prima volta ricomincio a sorridere» era fonte di onore per tutte le donne: «Che onore per il sesso femminile quando questo nostro regno interamente devastato, fu risollevato e salvato da una donna, cosa che cinquemila uomini non hanno fatto». Dio infatti aveva scelto di inviare proprio una donna per liberare la Francia e più esattamente «una fanciulla di sedici anni, alla quale le armi non pesano, anzi sembra che si addicano alla sua natura, tanto è forte e dura! E davanti a lei i nemici fuggono, e nessuno le resiste […] Mai forza fu così grande, anche in cento o mille uomini!». Per Cristina da Pizzano, ormai anziana e melanconica, chiusa da anni in monastero, l’arrivo di Giovanna d’Arco fu la prova che tutto quello che aveva sostenuto nelle sue battaglie, condotte attraverso gli scritti, era vero; inoltre Dio, scegliendo una donna per salvare il regno di Francia, ridava a tutte le donne quella dignità che gli uomini, nel corso della storia, avevano sempre cercato di togliere e che Cristina, con le proprie opere, aveva denunciato e a gran voce rivendicato.


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Articolo di Ilaria Fazzini

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Laureata in Scienze storiche, i suoi interessi di ricerca sono rivolti alla storia delle donne e di genere in età contemporanea. Docente, collabora con la Rai partecipando al programma di divulgazione storica Passato e presente. La sua più grande passione, oltre alla storia, è lo Yoga, disciplina incontrata all’inizio degli studi universitari e mai più abbandonata.

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