Tracce femminili lungo le vie di Brescia: Angela Rogna Contini

Il Castello di Brescia, che sorge sul colle Cidneo, è uno dei luoghi più amati e frequentati dalla cittadinanza, in particolare in primavera e d’estate, poiché è un ampio polmone verde e rappresenta un’oasi di frescura nelle giornate più torride e afose. Questa struttura fortificata merita una visita sia perché è il luogo di fondazione della città, nel IX secolo a.C., e di molte memorie legate alla sua millenaria storia, sia perché è sede di musei e attrazioni legate al tempo libero.

Dalla dominazione romana, iniziata nel I secolo d.C., il centro urbano di Brescia inizia a svilupparsi anche nella piana ai piedi del colle e il nucleo primitivo perde d’importanza, fino a quando, nel XIII secolo, vi s’inizia la costruzione di una fortezza, d’impianto prevalentemente veneziano-visconteo, comunemente conosciuta come il “Castello”. Proprio grazie alla sua posizione e all’evoluzione delle tecniche militari, nel corso dei secoli diventa un sistema difensivo inespugnabile e un perfetto strumento di controllo sulla città da parte dei vari dominatori. Gastone di Foix (1489-1512) nel febbraio 1512 fa irrompere in città dal Castello e da una delle porte cittadine 12.000 soldati francesi, che la mettono a ferro e fuoco per diversi giorni, causando migliaia di vittime in un tragico «carnevale di sangue».
Nel 1849, durante l’insurrezione delle Dieci giornate, la guarnigione austriaca, acquartierata in Castello, spara sulla città, che si arrende solamente il 1° aprile. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, le pendici del colle, fino allora brulle per permettere l’avvistamento di eventuali nemici, cambiano completamente volto; vengono creati viali alberati e collocati monumenti e steli commemorative e il Castello comincia ad assumere una funzione pubblica di carattere ricreativo e culturale-scientifico, a partire dal suo rilancio, che inizia ospitando nel 1904 l’Esposizione industriale bresciana. Dal 1943 al 1945 Brescia è parte della Repubblica Sociale Italiana, e hanno sede in Castello le compagnie Lazio, Ausiliaria, Ordine Pubblico, Pronto Intervento, qualche plotone delle SS tedesche, la guardia personale di Graziani, la commissione permanente di disciplina della Gnr (Guardia nazionale repubblicana). Sempre in Castello sono fucilati numerosi esponenti della Resistenza nella cosiddetta Fossa dei Martiri, già luogo di esecuzioni capitali degli insorti delle Dieci giornate del 1849.

Fossa dei martiri

Dal 1953 il bastione di San Marco ospita la specola Cidnea, il primo osservatorio astronomico pubblico in Italia. Dal 1955 al 1988 una parte del castello di Brescia è stata sede di un giardino zoologico, la cui decadenza inizia alla metà degli anni Settanta. Dal 1959 l’edificio cinquecentesco del Grande Miglio, usato originariamente come deposito di granaglie, ospita il Museo del Risorgimento, uno dei più ricchi e importanti in Italia sul periodo 1789-1871, con le sue collezioni permanenti e le mostre temporanee.
Nel mastio visconteo ha invece sede il Museo delle armi “Luigi Marzoli”, frutto del lascito testamentario dell’industriale locale Luigi Marzoli (1883-1965). In dieci sale sono esposte raccolte di armi antiche d’Europa, dal XV al XIX secolo, e armature complete, sia da guerra, sia da parata. Il museo è testimonianza della tradizione armiera di Brescia e dell’eccellenza, nel passato, dei suoi artigiani.
Dal 1969 nel Castello si può vedere, solo la domenica pomeriggio, anche un plastico ferroviario, all’epoca della realizzazione uno dei più grandi in Europa, costruito dal club fermodellistico bresciano. Dal centro storico il Castello è comodamente raggiungibile a piedi, percorrendo contrada Sant’Urbano, lungo la quale si snoda il Percorso della Memoria, individuato da una sequenza di formelle di granito, su ognuna delle quali è inciso il nome di una vittima del terrorismo e della violenza politica, iniziando con i nomi delle vittime dell’attentato neofascista di Piazza della Loggia, il 28 maggio 1974.
Contrada Sant’Urbano, anticamente nota come contrada delle Consolazioni, nel 1909 è intitolata a Angela Contini, per l’anagrafe Angela Rogna in Contini (1823-1887), nel sessantesimo anniversario delle Dieci giornate di Brescia, che l’hanno vista protagonista.
Nel 1936 via Angela Contini ridiventa contrada Sant’Urbano e tale resta fino a oggi e, nel 1965, a Angela Contini viene intitolata una via nel popolare e popoloso quartiere di Fiumicello, nella zona ovest della città, con una vistosa recessione di dignità rispetto alla prima intitolazione.

Angela Rogna in Contini       

Secondo una consolidata tradizione, la giovane Angela, nella notte del 23 marzo 1849, sarebbe stata sbalzata dal letto da una cannonata austriaca che aveva fatto crollare le pareti della camera e avrebbe raggiunto il marito sulle barricate, combattendo al suo fianco nel corso dell’insurrezione. Ritornata poi nella casa in rovina, avrebbe sorpreso un soldato croato in cerca di bottino di guerra, lo avrebbe afferrato gridandogli: «Vattene! Le bresciane non uccidono inermi», per poi cacciarlo giù per le scale. Angela appartiene a una famiglia di sentimenti patriottici, attivamente impegnata nel movimento risorgimentale, in particolare nelle cosiddette Dieci giornate di Brescia (23 marzo-1° aprile 1849). Il marito, Enrico Contini (1822-1880), di professione tintore, combatte sulle barricate, come Angela. Tocca però aspettare a lungo per vedere comparire nome e cognome della patriota nei resoconti sull’insurrezione bresciana, la cui narrazione rende davvero poca giustizia alle donne, come soggetto collettivo e come singole.
Solo nel Novecento, finalmente, compare nero su bianco il nome di Angela. Ciò che la fa uscire dall’anonimato è un breve libro di Ettore Socci (1846-1905), uscito per la prima volta nel 1903, Umili eroi della patria e dell’umanità. Narrazioni storiche ad uso delle scuole con vignette, ritratti e fac-simili, che con queste parole descrive la sua partecipazione alle Dieci giornate di Brescia: «Le donne non mostraronsi da meno degli uomini: basta citare per tutte l’Angela Rogna Contini, che il Correnti dice ferita al fianco del marito, in sui frantumi della barricata di Porta Torrelunga, e che fu presa da deliquio, dopo lunga fatica, nelle prime linee. Questa giovine  sposa, eloquente pei doni celesti dell’ingegno o della bellezza, spregiando la morte e la calunnia, per più giorni, intrepida e altera,  s’era andata aggirando là dove combatteva e moriva la gioventù bresciana e spesso gli occhi dei combattenti e dei morenti avevano cercato l’angelica figura di lei».

Copertina libro Umili Eroi di Ettore Socci

Le scelte lessicali dell’autore, tuttavia, tradiscono un certo sessismo: Angela è «al fianco del marito», una «giovine sposa», una di quelle donne che «non mostraronsi da meno degli uomini» e, tuttavia, deve spregiare «la morte e la calunnia». Non le viene riconosciuto il titolo d’insorta, è legittimata in qualche modo ad abbandonare il focolare domestico poiché si accompagna al marito e il suo agire trova il proprio metro di misura in quello maschile: sottolineare che lei e le altre donne non si mostrano «da meno» degli uomini implica sottintendere che, in realtà, siano «da meno», e Angela sicuramente è fuori posto, altrimenti perché, oltre alla morte, come gli uomini, dovrebbe spregiare la calunnia? Infine, è rimessa al suo posto: è una «figura angelica» che gli occhi di combattenti e morenti – maschi – cercano con lo sguardo. È l’angelo della barricata. Nel 1929 è intitolata ad Angela Contini la Scuola secondaria di avviamento al lavoro, una scuola femminile sorta inizialmente come Scuola di educazione ed economia domestica nel 1914, all’interno della maschile Scuola tecnica Moretto – le cui origini risalgono addirittura agli anni Trenta dell’Ottocento – dalla quale si distacca proprio quell’anno.

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Articolo di Claudia Speziali

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Nata a Brescia, si è laureata con lode in Storia contemporanea all’Università di Bologna e ha studiato Translation Studies all’Università di Canberra (Australia). Ha insegnato lingua e letteratura italiana, storia, filosofia nella scuola superiore, lingua e cultura italiana alle Università di Canberra e di Heidelberg; attualmente insegna lettere in un liceo artistico a Brescia.

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