Dalla parte delle bambine e dei bambini

Il 13 ottobre è stata presentata presso la Camera dei Deputati un’interessante proposta di legge: Misure per il contrasto agli stereotipi di genere e per la promozione della diversità e dell’inclusione nei testi scolastici. La legge, nata all’interno della piattaforma politica Movimenta, intende recuperare le linee guida dell’Unesco (Making textbook content inclusive: a focus on religion, gender and culture) pubblicate nel 2017 e anche quanto affermato nella Cedaw (Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne) già nel lontano 1979. Le/i partecipanti all’evento, dall’onorevole Alessandro Fusacchia primo firmatario del testo a Marzia Camarda, editor ed esponente di Movimenta, a Laura Boldrini e alle altre/i parlamentari ed esponenti della società civile (Francesca Cavallo autrice di libri per ragazze/i, Maura Gancitano e Andrea Colamedici filosofi che hanno fondato la libreria Tlon) hanno esposto le ragioni per cui questo testo di legge va discusso ed approvato quanto prima. Innanzitutto perché risponde ad un’esigenza più volte espressa da tante/i docenti, cioè la completa inadeguatezza dei libri di testo utilizzati nelle scuole di ogni ordine e grado, ancora legati ad un modello di famiglia e di relazioni tra i sessi antiquato, che non rispecchia la società e che utilizza un linguaggio non rispettoso del genere.

Si potrebbero fare numerosi esempi, e molti sono circolati in questo periodo anche sui social, dal testo di scuola primaria che propone ancora come esempio “la mamma stira, il papà lavora” ai testi di grammatica di scuola secondaria che riportano negli esercizi esempi che consolidano pregiudizi e stereotipi di genere, che ribadiscono la sottomissione della donna all’uomo o per le ragazze un’attenzione esasperata al corpo e all’aspetto fisico. Per non parlare del sessismo linguistico che si manifesta in vari modi: utilizzando il maschile inclusivo e onnicomprensivo, aggettivi che rafforzano gli stereotipi di genere o espressioni che tendono a svalutare i comportamenti e le abitudini associate al genere femminile. Anche il caso di recente finito sui giornali dei grembiulini con rossetto e trucco per la bambina e righello e squadra per il bambino, poi ritirati da un grande magazzino in seguito alla denuncia di una mamma, ci fanno capire quanto sia capillare e diffusa la discriminazione di genere a scuola e non solo.

In particolare di questi temi si sta occupando il gruppo di docenti (di cui io stessa faccio parte) “Indici paritari – più donne nei testi scolastici e un nuovo linguaggio” che ha scritto un comunicato diretto alle case editrici dei libri di testo denunciando l’invisibilità delle donne nei libri delle diverse discipline e nel linguaggio e nel giro di pochi mesi ha raccolto più di 2000 firme. Ma cosa propone il testo di legge? Cerchiamo di andare nel dettaglio… Innanzitutto si tratta di promuovere la diversity nei libri di testo contrastando non solo gli stereotipi di genere ma anche quelli legati a cultura, etnia, abilità e valorizzando la diversità. In particolare la legge prevede l’istituzione di un Osservatorio Nazionale sulla diversità e l’inclusione che rimane in carica per cinque anni ed è composto da membri provenienti dal mondo dell’Università e da esperte/i di editoria con specifiche competenze in materia di genere. L’Osservatorio elabora delle linee guida sulla diversità e l’inclusione ed esprime un parere sui libri di testo che esamina o che sono stati segnalati da una scuola o da un editore. Qualora il parere dell’Osservatorio risulti positivo al libro di testo viene assegnato un riconoscimento che viene apposto sul libro stesso e che può essere utile per gli/le insegnanti in occasione della scelta dei testi da adottare per le proprie classi. Inoltre il testo di legge prevede l’organizzazione di attività di formazione dirette a tutti gli attori coinvolti nella produzione di un libro di testo: in particolare gli editor, sia interni che esterni alla casa editrice, e iniziative di formazione per le/i docenti sui temi della diversità e dell’inclusione. Infine sono previsti premi e riconoscimenti per le case editrici che si sono distinte in modo particolare per aver raggiunto gli obiettivi della legge stessa. È necessario ricordare che un Codice di autoregolamentazione Pari Opportunità nei Libri di Testo (Polite) sottoscritto dall’Associazione Italiana Editori in accordo con il Ministero dell’Istruzione esiste già dal 1998 e prevede un’attenzione specifica allo sviluppo dell’identità di genere, come fattore decisivo nell’ambito dell’educazione dei soggetti in formazione di entrambi i sessi. Tuttavia è rimasto sostanzialmente inapplicato generando la situazione attuale: libri di testo che non rispondono alla realtà e propongono vecchi modelli sociali. Questa proposta di legge, quindi, dovrebbe innanzitutto superare le fragilità che il Codice Polite ha presentato, avendo avuto scarsa efficacia nel ridurre gli stereotipi sessisti presenti nei libri di testo.

Pensare che l’Italia è al 76esimo posto su 153 Paesi come equità di genere può farci capire quanto sia urgente alzare il livello di attenzione su questo tema e trovare delle soluzioni efficaci che possano entrare quanto prima nel mondo della scuola. A partire da questo testo di legge ma non solo, mettendo in atto azioni dal basso e facendo rete tra associazioni, docenti, editori.
Un’azione efficace può essere anche quella di segnalare manuali in adozione nelle scuole che rafforzano una visione discriminante delle donne e non rispettano le differenze come ad esempio la campagna lanciata su Facebook dal gruppo “indici paritari” #segnalailmanualescludente, che ha l’obiettivo di segnalare i testi discriminanti per poter poi collaborare con le case editrici al fine di migliorarli, alla luce di un linguaggio inclusivo e di un canone nuovo caratterizzato da indici paritari.

Per saperne di più
I. Biemmi, Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari, Rosenberg e Sellier, 2017
I. Biemmi, Genere e processi formativi. Sguardi femminili e maschili sulla professione di insegnante, ETS, 2009
I. Biemmi, Gabbie di genere. Retaggi sessisti e scelte formative, Rosenberg e Sellier, 2017

Il gruppo Facebook Indici paritari – Più donne nei testi scolastici e un nuovo linguaggio. https://www.facebook.com/groups/971503823304482/permalink/1004508376670693
Per firmare il comunicato: https://forms.gle/erYrYT4KcjKsNAa39

***

Articolo di Monica Di Bernardo

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Laureata in lettere con una tesi sulla caccia alle streghe, insegna in una scuola romana, si occupa di educazione di genere, di storia delle donne e di studi sulle società matrifocali. Su questo argomento ha pubblicato un libro “Matriarchè. Il principio materno per una società egualitaria e solidale” Exòrma 2013.

3 commenti

  1. Il Codice Polite non ha presentato fragilità: era chiaro, esaustivo, condiviso dall’Associazione Italiana Editori. La sua insufficiente applicazione dipese dalla mancanza di sostegno da parte delle istituzioni e dal clima politico, a cui erano del tutto estranee le motivazioni che ne avevano promosso la realizzazione. Un La costituzione di un Osservatorio sui libri di testo è stata poi promossa dal MIUR nel 2017, al tempo della Ministra Fedeli, ma il progetto si era arenato con il mutamento politico determinato dalle elezioni. Ben venga questo nuovo tentativo, che potrebbe mettere finalmente in circolazione anche i Vademecum Polite, ancora attualissimi.

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    1. Grazie per la precisazione!
      Sì certamente i Vedemecum Polite sono attualissimi e andrebbero ripresi e riproposti all’interno di percorsi di formazione per docenti e per tutt* coloro che lavorano alla produzione dei libri di testo. Come gruppo indici paritari ci stiamo impegnando per fare rete e riportare l’attenzione su questo importante argomento. La proposta di legge viaggia in questa direzione e speriamo sia un’opportunità per cambiare le cose! Grazie per l’attenzione professoressa, la seguo da tempo, i suoi studi sono preziosissimi e un importante punto di riferimento per noi docenti!

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