Mass media e tv, un’involuzione di massa

La reale percezione del mondo che ci circonda, è sicuramente legata alla nostra personale esperienza quotidiana, dell’ambiente in cui viviamo, delle persone che frequentiamo, degli avvenimenti che ci coinvolgono. È questo, il mondo vero? In parte, sì. Nessuno di noi però può avere una visione completa e diretta di ciò che accade nel mondo, proprio perché ci è impossibile vivere contemporaneamente realtà legate a dimensioni geografiche a noi molto lontane. Ed è a questo punto, che entrano in gioco mass media e televisione. La visione che quotidianamente entra nelle nostre case attraverso un televisore, una radio, un giornale o una rivista, fa da filtro tra noi e il resto del mondo: ma è sempre tutto vero ciò che ci viene proposto?

Mass media, cenni storici. Secondo la definizione di McQuail, sociologo e studioso della comunicazione britannico, i mezzi di comunicazione di massa sono progettati per mettere in atto forme di comunicazione «aperte, a distanza, con tante persone in un breve lasso di tempo». Per più di quattro secoli l’unico vero media di massa era la stampa, grazie alla sua invenzione ad opera di Gutenberg nel 1455. Con questa innovazione, le notizie iniziarono a diffondersi velocemente da una parte all’altra. Le forti innovazioni giunte nell’Ottocento, portarono alla nascita del secondo mezzo di comunicazione di massa, il telegrafo, seguito poi dal telefono e dal cinema. Ma fu nel Novecento che si ebbe una vera e propria esplosione delle comunicazioni: la radio (nata ufficialmente nel 1896), la televisione e infine Internet. Insomma, i media sono stati progettati per raggiungere tutto il pubblico possibile; ognuno di essi dipinge la realtà a modo suo. Grazie alla tv, alla radio, ad internet, ai giornali, è possibile trasmettere cultura, notizie, svago e molto altro, in ogni angolo del pianeta. Il mondo è oramai considerato come un villaggio globale. Purtroppo, però, accanto agli aspetti positivi ce ne sono di negativi: i mass media appartengono in genere a pochi proprietari che, tramite varie società, ne mantengono il controllo. È quindi di fatto impossibile riuscire a filtrare tutte le notizie che ci arrivano, per capire quanto siano attendibili oppure no. Se – come nel caso della televisione – alcuni di essi sono nati inizialmente per intrattenere il pubblico, farlo divertire, e in piccola parte per istruirlo (come accadeva per alcuni programmi televisivi a metà anni Sessanta), oggi la situazione è molto diversa.

Pro e contro della tv. Vi sono una serie di problemi legati a questo mezzo di comunicazione ormai conosciutissimo: nel corso degli ultimi anni vi è stata una diminuzione sostanziale dei programmi culturali, ormai trasmessi quasi esclusivamente sulle piattaforme a pagamento. La tv generalista, come viene chiamata oggi, si occupa prevalentemente di infotainment, informazione mista a intrattenimento. Ma l’intrattenimento è spesso volgare, tendenzioso, poco obiettivo. L’alternativa sono i reality show, i quiz televisivi, che hanno come scopo principale quello di “sedare le masse” facendole “divertire”. Anche i telegiornali però, hanno perso il loro scopo primitivo di informare, ma per la maggior parte vengono mandati in onda solo servizi sul gossip.

L’agenda setting. Questo processo, teorizzato nel 1968 e tutt’oggi in vigore, prevede che i mass media possano definire “l’agenda pubblica”, in maniera tale da poter definire ciò su cui il pubblico dovrà poi riflettere. Si tratta per lo più di un insieme di argomenti che vengono comunicati seguendo una certa gerarchia d’importanza in un tempo determinato: i mezzi d’informazione si concentrano di più su alcuni eventi tralasciandone altri, in questo modo trasferiscono al pubblico l’ordine del giorno contenuto nella loro agenda. Il risultato di tutto questo è che — paradossalmente — la radio abbia ripreso grandissimo piede fra gli utenti di cultura medio-alta, perché vista come mezzo migliore per farsi un’idea sulle cose e sul mondo ma anche per divertirsi senza dover per forza assistere a un becero abbrutimento del concetto di intrattenimento. Il sociologo e filosofo canadese Marshall Mc Luhan parlò di “riconoscere il ruolo fondamentale della TV nel rendere la società meno rigida e più multidimensionale” grazie alla combinazione di comunicazione verbale e visiva. Il grande problema della tv di oggi però, è proprio quello di aver perso questa peculiarità. Con un semplice zapping fra canali, ci si accorge subito che se non è la ballerina svestita a cercare di attirare l’attenzione del pubblico, c’è la promessa di una vincita milionaria di qualche quiz televisivo, che lascia spazio poi a programmi di rincorsa all’assassino dell’ultimo caso di cronaca nera. A chiudere lo zapping quei salotti televisivi in cui il politico di turno e la sua teoria vengono dati in pasto al sociologo esperto (ma solo di poltrone televisive), al virologo, al medico, all’attore del cinema che però nel frattempo pubblicizza anche il suo nuovo film in uscita. Ed è allora, che a molti, vien voglia di spegnere e dedicarsi alla lettura di un bel libro. Walter Lippmann, giornalista americano e vincitore di due premi Pulitzer, disse: “Quando tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa molto”. Ancora oggi, rimane una delle frasi più famose e impattanti che vanno a definire il mondo dei mass media e la rete infinita delle sue declinazioni.

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Articolo di Elisa Mariella

Foto Vitamine per leggere

Giornalista professionista dal luglio 2016, appassionata e cultrice della lettura e della letteratura in ogni sua sfumatura. Moderatrice presso l’Aurelia Books.

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