Il mondo nuovo. La dissoluzione dell’Urss e le conseguenze sul mondo occidentale

Con la fine della guerra fredda, il peso internazionale degli Stati Uniti aumenta vertiginosamente nel giro di pochi giorni. A farne le spese è la credibilità e il consenso dei partiti comunisti dell’Europa occidentale. E il più forte di questi è il Pci italiano, già in difficoltà dopo la morte di Enrico Berlinguer avvenuta nel 1984 dopo un comizio a Padova. Nel 1991, a Bologna, si tiene l’ultimo congresso del Partito sotto la segreteria di Achille Occhetto. Qui viene deciso il suo scioglimento. Al suo posto nasce il Partito Democratico della Sinistra (Pds): invece della falce e martello ha come simbolo una quercia ed è a tutti gli effetti parte del sistema liberale e della Nato. Negli anni a venire alcuni dei suoi leader sosterranno di non essere mai stati comunisti. Per qualcuno è solo il segno dei tempi che cambiano, ma per tante persone rinunciare alla falce e martello è inaccettabile. Da una scissione guidata da Armando Cossutta nasce il Partito della Rifondazione Comunista (Prc, più noto semplicemente come Rifondazione), democratico ma ancora comunista e, almeno per alcuni anni, attento alle politiche sociali e vicino ai movimenti più di quanto non lo fosse stato il vecchio Pci. Dentro Rifondazione Comunista confluisce anche chi negli anni Settanta aveva partecipato all’esperienza di Democrazia Proletaria. Dopo la perdita di credibilità e il conseguente cambio di nome, le elezioni dei primi anni Novanta registreranno un forte calo di consensi del Pds a vantaggio di Rifondazione.

A sinistra, Enrico Berlinguer; al centro, Achille Occhetto; a destra, Armando Cossutta

Il Paese occidentale che più di tutti paga le conseguenze del crollo dell’Urss è Cuba. L’isola caraibica, in cui ha visto la luce l’unica rivoluzione d’Occidente e che per decenni ha saputo tener testa al più forte impero economico e militare a poche miglia dalle sue coste, è potuta sopravvivere all’embargo grazie agli aiuti sovietici ed è sempre grazie a questi aiuti che Fidel Castro ha potuto cancellare l’analfabetismo e creare un eccellente sistema sanitario, invidiato in tutta l’America Latina, nonostante ciò abbia comportato la perdita di sovranità e di autodeterminazione del governo locale. Senza l’appoggio di Mosca la situazione economica cubana precipita. Con pochissima fatica i marines potrebbero ripetere l’attacco alla Baia dei Porci e far fuori i fratelli Castro, ora che nessuno li difende, e continuare la “politica del cortile di casa” sull’intera America Latina, eppure non lo fanno: non hanno più bisogno di mostrare i muscoli all’Occidente, la loro egemonia economica e commerciale è indiscussa. Ma la popolazione cubana rimane politicamente e affettivamente legata al governo rivoluzionario.

Fidel Castro, 1990

Nel 1988, in Cile, Augusto Pinochet indice un referendum per chiedere un mandato “legittimo” di altri otto anni, ma lo perde. Conserva però la carica di comandante delle forze armate e di senatore a vita. Nel 1998, a Londra, l’ex dittatore cileno viene arrestato, su richiesta del giudice spagnolo Baltasar Garzón, per crimini contro l’umanità tanto gravi da sospendere l’immunità diplomatica internazionale: omicidio plurimo, tortura, sequestro di persona e genocidio, accuse supportate da decine di migliaia di testimonianze di ex detenuti politici. Dopo un faticoso dibattito pubblico, anche il Cile (la cui opinione pubblica è in parte ancora conservatrice) riconosce la gravità dei crimini commessi durante la dittatura.

Gli anni Novanta e Duemila vedranno sorgere governi fortemente di sinistra in quasi tutto il continente (Hugo Chávez in Venezuela nel 1998, Luis Inácio Lula in Brasile nel 2003, Evo Morales in Bolivia nel 2005, Daniel Ortega in Nicaragua nel 2006, José Mujica in Uruguay nel 2010).

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Articolo di Andrea Zennaro

4sep3jNI

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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