Occidenti contro. La nostra famiglia allargata non si ama più. Limes 9/20 e il suo festival

L’ultimo numero di “Limes” si intitola Occidenti contro come il Festival della rivista, che si è tenuto, in modalità online, dal 16 al 18 ottobre, a Genova. L’appuntamento annuale di “Limes” si è aperto con l’incontro con le scuole che, secondo il fondatore Lucio Caracciolo, ha rappresentato il momento più alto dell’evento. Questa dichiarazione non può che riempire di gioia quei/quelle docenti che da tempo hanno riparametrato il loro insegnamento, inserendo i temi geopolitici e le relazioni internazionali più importanti all’interno dei loro piani di lavoro. La geopolitica come analisi dei conflitti di potere, militari, politici, culturali, economici deve essere studiata a scuola perché è in grado di offrire ai nostri e alle nostre giovani strumenti indispensabili per la comprensione di una realtà sempre più complessa. Durante l’incontro con le e gli studenti è stato dato in anteprima l’annuncio di una Scuola “Non accademia” di geopolitica e di governo, destinata soprattutto a universitari, ma anche a quadri aziendali e rappresentanti delle istituzioni, a cui ci si potrà iscrivere e che sarà operativa dal prossimo anno.

Nella giornata inaugurale del Festival agli e alle allieve collegate online è stata ricordata la fortuna di vivere in un momento di grandi mutamenti e riequilibri nello scenario geopolitico: crollato il muro di Berlino e venuta meno la Guerra fredda, l’Occidente filoamericano, così come l’avevamo conosciuto in contrapposizione all’Est e al blocco filosovietico, si sta rimescolando in una serie di Occidenti, con interessi molto diversi tra loro. Se prima era facile riconoscere un Occidente sotto l’ombrello della Nato che comprendeva la Comunità europea via via allargatasi attorno alla Germania Ovest e all’area del marco, da un Est composto dall’Urss e dai Paesi satelliti ricompresi nel Patto di Varsavia, oggi che l’Urss, che si contrapponeva all’Occidente anche per il sistema economico pianificato in cui credeva, non esiste più: l’ha sostituita la Russia di Putin, non propriamente amica degli Usa, con le sue mire espansionistiche in varie parti del pianeta, si è spezzettata in tanti Stati differenti tra loro, è sede di conflitti importanti come quello in Nagorno- Karabach e in Bielorussia, area caldissima che potrebbe diventare scontro tra potenze. Nel frattempo è emerso un altro grande geopolitico, la Cina, al momento non in grado di contrastare l’impero americano, ma abilissimo ad affascinare alcuni Paesi europei non solo con la sua tecnologia (Zte e Huawei insegnano) e a creare vie marittime e di terra strategiche, non solo per i rapporti commerciali, dopo avere conquistato, colonizzandole economicamente, parti di Africa con la creazione di infrastrutture.

Che cosa succederà nei prossimi anni? Gli Usa abbandoneranno l’Europa al suo destino, dopo averla riempita di basi missilistiche e navali? Lasceranno che la Nato, decretatane la morte dai francesi, si indebolisca come suggerisce Trump o vorranno esercitare ancora la loro influenza non solo sul loro avamposto in Europa, la Gran Bretagna, ma su tutta l’area del Vecchio Continente? Dagli articoli di questo numero di “Limes” si evince un Pianeta in movimento, da osservare con attenzione.

L’editoriale del direttore, La parte che volle farsi tutto, ricco come sempre di riferimenti storici e scritto con il suo stile inconfondibile, affronta parte dei temi trattati e sottolinea come la vocazione universalistica dell’Occidente abbia rappresentato nella storia sia la sua forza che il suo limite. L’Occidente in Europa è sempre stato filoamericano. «Noi europei, che per e di potenza siamo vissuti fino alla metà del secolo scorso, ci siamo adattati da tre generazioni al microclima regolato dal superiore americano. Temperato, per molti dolce, dal retrosapore narcotizzante», scrive Caracciolo. Occidenti contro sta a significare che nella molto allargata famiglia occidentale (Nato e Ue, il centro dell’impero americano) non ci si ama più come una volta e che Francia e Germania si trovano strette in un’Unione Europea che sembra essere stata un po’ dimenticata dagli Usa. Ma Occidenti sono anche il Giappone, la Corea del Sud e i Five Eyes: Australia, Nuova Zelanda, Gran Bretagna, Canada e Stati Uniti, i Paesi con i centri spionistici più grandi al mondo. Diego Fabbri ricorda che l’Occidente è invenzione recente. «Gli antichi mai usarono l’espressione per indicare la cultura di cui erano portatori. Tuttora risulta impossibile stabilirne le frontiere, individuare i fenomeni che ne costituiscono la fibra, oppure indicare quale nazione abbia concretamente distillato il concetto corrente – con Francia, Regno Unito e Stati Uniti a contendersi il primato. Il grande storico greco Erodoto riconosceva Europa e Oriente come poli geografici ma non utilizzava europeo/i come sostantivo, tantomeno occidentale/i, né descriveva il continente come omogeneo». Un’intervista al professor Munker ci fa riflettere sulla «Germania in movimento», ottimamente illustrata dalla cartina di Laura Canali, che evidenzia l’influenza tedesca nel Nord del nostro Paese. Un altro articolo molto interessante di questa sezione è quello sul Papa antiamericano, Bergoglio. Un Papa che sfida gli Usa, corteggiati da Woytila e Ratzinger in passato, e che rappresenta il perfetto starring sparring partner di Donald Trump; un papa che mette in atto una vera rivoluzione, «con l’avvio di un rivolgimento geografico, che include uno stravolgimento, anche ideologico, nell’assetto del collegio cardinalizio e una redistribuzione, da Nord a Sud, da Ovest a Est, del potere di eleggere il papa. Geopolitica pura, sostanziale, che prevale sull’istanza giuspubblicistica di riforma, tuttora incompiuta, della curia.» E costituisce il lascito più consistente di «Francisco da Baires», rendendolo il primo pontefice «globale», che rifiuta di incontrare Mike Pompeo ma non scomunica Chavez e dichiara, a proposito del sistema capitalistico americano: «E certo non possiamo aspettarci che il modello economico che è alla base di uno sviluppo iniquo e insostenibile risolva i nostri problemi. Non l’ha fatto e non lo farà, perché non può farlo, anche se certi falsi profeti continuano a promettere l’effetto a cascata che non arriva mai». Un papa che alla fraternità, di matrice illuministica, ha preferito la fratellanza universale, di matrice abramitica, e ha imbracciato «il vessillo dell’amicizia sociale, più affine all’ideale confuciano, sinico, dialogico e coesivo dell’armonia, che al modello nostrano, critico, dialettico e competitivo della democrazia».                                                                                                                 

La Parte Seconda del numero 9 di “Limes” si occupa della Germania con ben nove articoli, come sempre scritti da persone con diverse formazioni e visioni del mondo. Prende in esame lo Stato più popoloso dell’Unione Europea (80 milioni di abitanti), osservato speciale dagli Usa dopo le due guerre mondiali, ben poco pericoloso oggi dal punto di vista militare ma fortissimo sul piano economico e commerciale. Vengono studiati i suoi rapporti con i due nemici storici degli Usa: la Cina, indispensabile partner commerciale, e la Russia, con cui, dopo la scelta di rinunciare al nucleare, in seguito alla tragedia di Fukushima, il Paese della Kultur versus la Zivilisation, ricco di carbone troppo inquinante, sta perfezionando il Gasdotto Nordstream 2. Anche nei confronti dell’Iran la politica estera di Merkel non è di ostilità, diversamente da quanto accade alla potenza egemone mondiale, gli Usa. Ma la Germania non è l’unica disobbediente in Unione Europea. Anche l’Italia si è mossa autonomamente sottoscrivendo, in occasione della visita in Italia di Xi Jinping, un Memorandum con la Cina. Gli Usa, che sembrano averci un po’ abbandonati perché impegnati nella battaglia intrapresa contro il nuovo nemico cinese e nell’osservazione dell’ex nemico storico, ci tengono comunque sotto controllo, anche se in modo molto diverso rispetto ai tempi della Guerra fredda. Le mappe anche in questo caso sono fondamentali per capire i movimenti strategici, via terra e via mare, dell’unico Impero mondiale attualmente esistente, quello degli Usa e del gigante emergente che gli si contrappone, utilizzando sia il controllo degli Stretti, che i legami economici e commerciali e il percorso della Via della seta. Molto interessanti sono le mappe di Ordolandia e Caoslandia, intendendo per Ordolandia  il vecchio Occidente, di cui siamo l’avanguardia, lasciata sola dai Paesi Ue, verso cui approdano i migranti e per Caoslandia l’Africa e l’area del Mediterraneo. Dovrà essere la Giovane Germania, nata solo nel 1990, «collazione di Germanie», Paese troppo piccolo per dominare l’Europa e troppo grande per essere come gli altri, a prendere in mano la mutata situazione geopolitica? Già lo ha fatto in occasione della pandemia preoccupandosi di proteggere finanziariamente durante il semestre tedesco in Ue i Paesi più fragili e più duramente colpiti dal contagio pandemico. Un intervento del terribile Schauble al Parlamento tedesco rimarca l’intenzione della Germania di assumersi l’egemonia dell’Unione Europea, di ricoprire un ruolo importante in politica estera, nonostante il tedesco medio sia in tutti questi anni diventato un Grande Svizzero, desideroso di tranquillità e di Stato sociale. Da leggere con attenzione anche gli approfondimenti sulla relazione tra il centrismo di Merkel e la nascita di AfD.                                                                           

La terza parte è dedicata alla Francia, potenza militare, attratta dal Mediterraneo, con la bomba atomica, da sempre paladina dell’unificazione europea, ma oggi spiazzata dal fatto che il motore francotedesco dell’Unione sta diventando sempre più tedesco e sempre meno francese. E in mezzo sta l’Italia, potenza marittima a sua insaputa.                                                                        Tra le cose interessanti di questo numero non si può non ricordare la cartina geopoetica Ombre di Czernowitz di Laura Canali costruita intorno a una poesia di Paul Célan, che si apre con le parole di Marina Cvetaeva Tutti i poeti sono ebrei, un modo di raccontare la persecuzione degli ebrei e dei comunisti e la disgregazione dei territori a cui sono legati i ricordi dell’infanzia del poeta, quelli della Bucovina, la regione in cui è nato, spartita tra Ucraina e Romania dopo la Seconda guerra mondiale. La cartina geopoetica, realizzata dalla cartografa di “Limes”, capace di costruire mappe interessanti sulla base dei contenuti degli articoli scritti sulla rivista, è un modo “femminile” per riflettere sulle difficoltà e il dolore delle persone costrette a migrare a causa di persecuzioni e guerre, sullo strazio che si prova nel dover abbandonare per forza i luoghi in cui si è nati e cresciuti e sulla sofferenza che scaturisce dal non poter più ritrovare il Paese che ci ha dato i natali. La storia di Célan, morto suicida a 50 anni, gettandosi dal ponte Mirabeau di Parigi, ci è raccontata in questo modo originale e insolito, con una mappa fatta a mano, come tutte quelle di Canali, e con una poesia dell’autore. Meglio di tanti saggi questa modalità riesce a comunicarci tutta la disperazione che c’è dietro i fenomeni migratori.

Una parte dell’editoriale di Caracciolo racconta il viaggio del Cancelliere Kohl nel 1988 in Ddr in piena Guerra fredda, una chicca da assaporare per le cose che veniamo a sapere. Kohl attraversa clandestinamente d’accordo con la Ddr il confine e si concede tre giorni a Dresda, non solo per tastare il polso alla Ddr. Un viaggio segreto accompagnato da un’accoglienza calorosa. Parla in un seminario cattolico e la Stasi lo perde di vista. Il Cancelliere artefice della riunificazione della Grande Germania, di cui anche fisicamente era simbolo, assiste a una performance sportiva. Due file dietro di lui in una foto storica possiamo vedere lo sguardo non propriamente benevolo di Hans Modrow, con cui Kohl negozierà la fase della svolta e della trattativa.

Infine due parole sugli incontri del Festival: tra i tanti, tutti interessanti, illuminante la tavola rotonda sull’euro con un intervento sincero e appassionato dell’ex Ministro dell’economia Tremonti in una versione inedita, in alcuni momenti vicina, a parere di chi scrive, alle descrizioni dei libri di Varoufakis e la presentazione del libro di Massimo Franco su Papa Francesco, da cui emergono alcuni lati della sua politica difficilmente conoscibili attraverso la narrazione dei media generalisti. I video di Occidenti contro sono reperibili e riascoltabili su youtube, insieme agli approfondimenti di Mappamundi, che hanno un taglio più divulgativo rispetto alla rivista. Sul sito di Limesonline è possibile essere sempre aggiornati/e sulle vicende internazionali ed acquisire la dolce abitudine di aprire il proprio sguardo sul mondo.

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Articolo di Sara Marsico

Docente di scienze giuridiche ed economiche, si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLIL. È stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio Mafie Sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donne. È appassionata di corsa e montagna.

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