Editoriale. Quando la terra trema

Carissime lettrici e carissimi lettori,

ancora dieci settimane, compresa questa attuale, e la nostra rivista spegnerà le candeline del suo numero 100!!! Non come un’arzilla o arzillo vecchino/a ma forte dei suoi settecento giorni di vita. In tempo di covid-19 certo non sappiamo come saremo (oserei dire altro, ma scaramanticamente mi rifiuto) quando, se ho fatto bene i conti, il primo sabato di febbraio arriveremo a cento e da due passeremo alla numerazione a tre cifre. Un bel traguardo del quale avremo tempo di parlare comunque. Anche per l’avvicinarsi, a metà del mese successivo, il 16 marzo, del nostro secondo compleanno!

Proprio in tema della rivista, di Toponomastica femminile e della giornata contro la violenza sulle donne celebrata questa settimana, abbiamo cominciato, mercoledì 25 novembre, con il primo di tre incontri, dal titolo Ridiscutere il genere tra corpi e modelli, progettati insieme all’VIII municipio di Roma e rivolti a tutte le scuole, privilegiando chiaramente le studentesse e gli studenti del liceo classico Socrate che si trova proprio nel municipio VIII. Nel primo incontro si è parlato di Corpi, partendo dalla serie con lo stesso titolo che stiamo trattando sulla rivista, ma anche dell’Abbecedario uscito a puntate, dal primo numero, su Vitaminevaganti e dal quale è nato un libricino rivolto soprattutto ai ragazzi e alle ragazze delle scuole. Del libro con i testi di Graziella Priulla e i bei disegni di Marika Banci, si è parlato ancora con Mauro Zennaro che, come insegnante di Disegno e Arte, ha fatto lavorare i ragazzi e le ragazze delle sue classi sui disegni. Ne sono usciti risultati a dir poco entusiasmanti, soprattutto dai e dalle più giovani! Bellissimo e molto interessante anche l’intervento di un’ostetrica dell’associazione Selene. Una lezione di educazione al corpo, non semplicemente sotto l’ottica sessuale, che ha rapito anche noi tutte e tutti, già più avanti con gli anni. Speriamo di avere proprio sulla rivista una serie di loro interventi così qualificati, ma anche di facile approccio. Si è parlato poi dell’VIII concorso di Toponomastica femminile Sulle vie della parità. Ci auguriamo che la premiazione possa avvenire di nuovo in presenza, per farci incontrare tutti e tutte insieme dopo il lavoro con gli e le insegnanti in classe, cosa che purtroppo non è stata possibile quest’anno. A chi di voi si fosse persa/o questo primo incontro in diretta consiglio davvero di rivedere la registrazione, che troverete sulla pagina e sul sito di Toponomastica femminile.

Il secondo incontro è previsto per lunedì prossimo (il 30 novembre, sempre dalle 9,30 e sempre sulla stessa piattaforma StreamYard). Si parlerà di Calendaria 2021, la bella iniziativa che mette insieme le donne importanti che hanno contribuito a fare l’Europa, oggi più che mai bisognosa di sentirsi forte e unita. Sessanta figure femminili per le settimane dell’anno che ci auguriamo migliore di quello che ci stiamo lasciando alle spalle. Storie che ci accompagneranno, puntata dopo puntata, per ogni numero della nostra rivista. Lunedì si parlerà anche di arte di strada, sempre in ottica di genere, e degli Incontri impossibili legati alla serie curata da tanto tempo sulla nostra rivista da Emma De Pasquale, anche lei studentessa, a suo tempo, del liceo Socrate.

Con questo numero di fine novembre ci lasciamo alle spalle alcuni avvenimenti degni di nota di questa ultima metà del mese, anzi proprio della settimana che si conclude. Erano appena passate le 7,30 di sera, il 23 novembre di quaranta anni fa esatti (23 novembre 1980) che un forte terremoto scosse, con magnitudo 6.9 la Campania, Napoli compresa, e la Basilicata settentrionale, causando migliaia di morti e feriti. Oltre a tanta sofferenza, il sisma provocò un ulteriore stacco profondo tra il nord e il sud della penisola (a guidarlo fu la propaganda della Lega di Umberto Bossi) che fece apparire un settentrione produttivo e generoso contro un meridione passivo e usurpatore. Ero a Napoli quella sera e ho sentito la gravità della situazione. Furono la fortuna e il caso a far sì che mia sorella e il marito rinunciassero nel primo pomeriggio di quel giorno a rimettersi in viaggio e ad andare proprio verso Avellino per visitare alcuni parenti! In quel minuto e mezzo di tremore della terra, con epicentro a tre chilometri di profondità, i morti furono quasi tremila, novemila i feriti e ben 280.000 gli sfollati, cifre che coinvolsero l’8.5 per cento dei comuni italiani, e non è poco! Il ritardo dei soccorsi provocò l’ira dell’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini che prima, contraddicendo il Governo, andò personalmente a portare la sua solidarietà ai terremotati e il 25 novembre fece un deciso intervento in televisione, mostrando all’Italia intera tutta la sua rabbia per come era stata gestita la situazione. Sulla gestione non chiarissima degli aiuti economici, giunti anche da molti Paesi esteri, furono nominate ben due Commissioni parlamentari d’inchiesta, la prima presieduta da quello che sarebbe stato il successore di Pertini, Oscar Luigi Scalfaro.

Come abbiamo ricordato nel numero scorso e qui oggi, il 25 novembre, mercoledì scorso, è stata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nonostante questo, nonostante in Italia un uomo uccida (con tutte le insicurezze delle statistiche) una donna ogni tre giorni. Il 24 novembre erano 91 le donne morte per mano maschile dall’inizio del 2020. Ma proprio il 25 novembre in sole ventiquattro ore se ne sono aggiunte altre tre, riducendo la statistica, come dicevamo, a mero dato poco credibile. Quel 70 per cento di aumento in un solo mese di chiamate di aiuto al numero di emergenza ci sembra allora solo la punta di un iceberg che fa sospettare scenari ancora più bui, da rendere tristemente urgente e vera la frase di Miriam Mafai che abbiamo messo come incipit della nostra rivista: «Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai». La Giornata contro la violenza sulle donne, in quest’anno già triste, ha contato, dunque, come una delle più atroci beffe, l’uccisione nelle sue ore di altre donne da parte di uomini che dovevano essere al loro fianco e che invece le hanno sopraffatte e uccise. Una donna al nord, nel padovano, a Cadoneghe, Aycha El Abioui, 30 anni; l’altra a sud, in Calabria, Loredana Scalone, 51 anni, di Stalettì, finita, dopo l’uccisione, sulle rocce incantevoli del mare di Catanzaro; l’altra ancora nel nord, Aurelia Laurenti, 32 anni, di Roveredo in Piano, vicino Pordenone. Noi a ricordarle e a piangerle per un’accorata sorellanza.

Sempre mercoledì, all’ora di pranzo ci è arrivata la notizia della morte di Diego Armando Maradona, el Pibe de oro, la mano di dio, che per la sua Argentina e la sua Napoli, della quale era ugualmente e parimenti figlio, non fu solo un calciatore, il primo dei numeri 10 che ha regalato vittorie sui campi di calcio. Maradona è stato La Vittoria degli Ultimi, ai quali era appartenuto e dalla cui parte si è sempre sentito anche nei periodi più bui e stanchi. Napoli, la città che lui ha portato e riportato allo scudetto, con Maradona ha vinto la sua battaglia contro la miseria e contro l’arroganza di tanti Potenti, con la “p” minuscola e maiuscola. Hanno detto che Napoli e i suoi cittadini, che oggi lo piangono, hanno trovato nel Pibe de oro un riscatto e una rivincita, non solo calcistica, verso il nord del Paese. Diego Armando Maradona è arrivato nella città che dicono creata dalla sirena Partenope, la città greca e romana, signora anche dell’Illuminismo, subito dopo quel terremoto delle cui criticità abbiamo appena scritto. Questo ragazzo magico, venuto dalla fine del mondo che aveva il Che tatuato sul braccio, ha rappresentato per la città la rinascita e la speranza. Nel numero di oggi di Vitaminevaganti.com, all’articolo su Maradona — il cui comportamento con le donne non è certo da prendere a modello — se ne affianca un altro per celebrare la grandezza di una grande sportiva: Sara Simeoni, che fece sognare l’Italia intera volando, come fu e dice l’articolo a lei dedicato, “due metri sopra il cielo”.

Grande donna fu la torinese Giuseppina Vittone, che seppe costruire pace e giustizia anche in Sicilia, isola che rappresentò al Governo e dove andò a vivere con il marito, anche lui deputato. Nell’Ottocento, poi, ci inebriamo del profumo delle rose di tante pittrici, tanto che l’autrice parla di rosamania, tale è la predilezione per questo fiore. I fiori ci regalano bellezza e i frutti spesso salute. Abbiamo un’altra puntata sull’olio Evo. Si parla di sommelier, una professione meno conosciuta rispetto a quella dedicata per il vino, ma non meno importante. In più leggerete ulteriormente delle qualità dell’Evo, riconosciute già da Ippocrate. In questo periodo di reclusione, più o meno intensa, un simpatico libro, Le vie che orientano, ci permette una passeggiata per le strade del mondo, aiutandoci a capire i segreti e le ragioni della loro locale intitolazione.

Dolcissima, seppure triste, la storia di Italia, una ragazza che sapeva ricamare benissimo, morta, probabilmente suicida, per una fuga di gas, forse per opporsi a un matrimonio imposto e ci introduce, così come ha inteso l’autrice il suo gesto, al Senso di Libertà. In fondo la libertà la cercano anche le mie eroine preferite (tra le tante) delle serie di Netflix: la Regina degli scacchi, The Queen’s Gambit e la dolce ma decisa Esty di Unorthodox, tratta dal romanzo di Deborah Feldman e interpretata grandiosamente da Shira Haas (leggerete nell’articolo).

Streghe e sibille spiegano tante persecuzioni di donne nei territori marchigiani di Ascoli Piceno.  Mentre donne forti e bellissime sono rappresentate, inaspettatamente, nella loro vita in Sardegna, prima fra tutte la grande Eleonora D’Arborea.

Di salute e di sicurezza verso il corpo femminile si parla in tre articoli. Il primo spiega il significato di T.A.L.K, un acronimo per l’aiuto alle vittime di violenza. C’è poi un’intervista a Valentina Gigognetti, una medica che crede fortemente, in questo periodo di paure  e di debolezze, alla forza della sinergia per la salute del corpo e della mente in atto nel suo studio a pochi chilometri da Milano. Mentre un articolo sulla Fast Fashion ci mette in guardia sulla scelta del nostro vestire. La professoressa Priulla ci parla di nuovo della concezione del corpo femminile, in particolare dei taboo e degli stereotipi riguardanti la sessualità femminile. Forse il significato di quello che succede troppo spesso e che in queste ore si è reiterato con gli ultimi tre femminicidi è spiegato in queste righe tratte dall’articolo appena citato: «Ciò che le donne hanno dovuto fare da secoli, cioè la gestione delle relazioni che prevede anche saper accettare i desideri e le decisioni dell’altro, diventa impossibile per alcuni uomini che si trovano a dover gestire capacità relazionali che non possiedono in misura adeguata».

Vi dono e rifletto con voi su questi versi di una donna, Emily Dickinson, che ha saputo dare al mondo, dal suo rifugio casalingo, momenti di grande e universale poesia: «Un giorno mi perdonerò/ del male che mi sono fatta/ del male che mi sono fatta fare/ e mi stringerò così forte da non lasciarmi più». Abbracciamoci da sole, in questo tempo così povero di abbracci, vogliamoci bene, partendo da noi stesse, per ritrovarci.

Buona lettura a tutte e a tutti.

***

Editoriale di Giusi Sammartino

aFQ14hduLaureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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