Giuseppina Vittone, politica esemplare

Giuseppina Vittone era nata a Torino il 30 Marzo del 1923 e trent’anni dopo venne eletta deputata all’Assemblea Regionale Siciliana. Nel 1943 aveva conosciuto Girolamo Li Causi, detto Mommo, un nome prestigioso fra i comunisti di quei tempi. I due, nonostante lui fosse più grande di 27 anni decisero di sposarsi con rito civile nella città di Termini Imerese.

Giuseppina era nata in una famiglia operaia e giovanissima diventò una staffetta partigiana. Il Partito Comunista le fece fare un corso di stenografia, grazie al quale lei, trascriveva i comunicati di Radio Londra e di Radio Mosca. Si occupava inoltre di diffondere clandestinamente il giornale l’”Unità”. Nel 1945 arrivò in Sicilia e iniziò a organizzare le donne dei quartieri popolari di Palermo, battendosi per la loro emancipazione e per l’acquisizione dei diritti loro spettanti. Si recava nei vicoli popolari dell’Albergheria per parlare alle donne dei diritti all’alloggio, all’erogazione dell’acqua, al lavoro… e le donne l’ascoltavano commosse, le offrivano i propri balconi per poter fare i comizi. In questa sua attività era affiancata da altre donne tra cui: Anna Grasso, Lina Colajanni e Giuliana Saladino.

L’Otto Marzo del 1953, Giuseppina, istituì la “Settimana della donna che vota” coinvolgendo le donne di ogni vicolo e caseggiato palermitano. Un po’ frastornata e disorientata in questa sua nuova patria, sapeva comunque imporre la sua personalità, nonostante il forte carisma esercitato dal marito. Un giorno venne mandata a ” tenere un comizio “ a Bisacquino e lei stessa dichiarò che era molto inquieta quando arrivò nella piazza principale di questo piccolo paese e non vide alcuna donna: erano tutti uomini. Mentre parlava, indispettito, il prete della chiesa iniziò a far suonare le campane.

Quando venne eletta all’Assemblea Regionale Siciliana rifiutò lo stipendio da deputata affermando che già c’era quello del marito parlamentare e che quindi potevano vivere dignitosamente. Non fu un gesto pubblico per ottenere consensi, ma fu un gesto dettato dall’idea profonda che la politica è un servizio da dare alla città e alla cittadinanza senza ricevere benefici personali. In un’intervista  a un giornalista di “Repubblica” il figlio dichiarò: «Lei era stata sempre sobria, il suo non fu un gesto pubblico».

Una figura di donna e di politica eticamente ineccepibile, onesta, idealista, attiva e generosa e, come al solito, poco o per nulla conosciuta. Giuseppina Vittone è morta a novant’anni il 2 Settembre del 2013. Nel 2015 è stata a lei intitolata una piazza a Termini Imerese. Né Palermo, né Torino la ricordano nell’odonomastica locale.

Cerimonia di intitolazione a Termini Imerese

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Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con varie testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra editore ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo e di Le Ricamatrici.

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