In senso rotatorio. Blu-con-Zero

Oltre i confini dell’universo, oltre le luci delle stelle e dei movimenti regolari dei sistemi solari, i Primari trascorrono l’assenza di Tempo vagando e giocando: attraversano non-spazi lontani, si rincorrono nei meandri bui, saltano verso non-cieli perennemente notturni.

Quello che Blu, Rosso e Giallo conoscono, è solo di essere in tre. Numero perfetto per giocare a moscacieca, a saltacavallo, ad acchiapparella. Questo è il loro modo di essere-vivere da sempre e per sempre.

Inseguendo Giallo, Rosso inciampò su Blu che correva con lui. Gli si afferrò per non perdere il vantaggio e così facendo staccò una goccia dal suo compagno che, nella foga del gioco, non si accorse di aver perduto una minuscola parte di sé, e non corse a recuperarla, lasciandola cadere nel non-spazio e non-tempo, dove la goccia di Blu si trovò a vagare da sola.

All’inizio si lasciò cadere, contenta forse di trovarsi un po’ da sola.

Ma trascorsi alcuni milione di anni di non-tempo, cominciò ad annoiarsi di stare lì a far niente e partì alla ricerca di Blu e dei suoi compagni.

Vagava nell’oscurità eterna senza riuscire a trovarli, e stava cominciando ad arrabbiarsi per essere stata abbandonata mentre gli altri si divertivano tra loro, quando si accorse di un puntino lontano lontano.

Si diresse velocemente da quella parte, sicura di averli trovati. Nel momento in cui vide altri due puntini si convinse ancora di più, e accelerò l’andatura, ma si accorse presto che qualcosa non funzionava: Blu, Giallo e Rosso erano solo tre, ma lei vedeva il numero dei puntini aumentare a dismisura.

Quindi frenò, e rimase ferma a considerare questa nuova situazione.

Non conosceva la parola “brillare”, e si rendeva solo conto che quei puntini, oltre a descrivere delle traiettorie, si muovevano come se pulsassero. Dopo qualche milione di anni cominciò ad avvicinarsi cautamente.

In un turbinìo di luci e colori, le stelle giravano su se stesse e percorrevano tragitti circolari da sole, in coppia, in gruppo, o accompagnate da pianeti che orbitavano intorno a loro.

Alcune si accendevano improvvisamente di luce più viva, ed esplodevano lanciando proiettili luminosi nello spazio, altre collassavano dentro se stesse e diventavano buchi di vuoto che assorbivano ciò che li circondava.

Abbagliata dall’esplosione di luci e dalla miriade di colori che non aveva mai visto, la goccia di Blu pensò di aver trovato dei compagni di gioco, e si diresse festosa verso un grappolo di stelle impegnate in una danza sincrona che formava il braccio di una spirale ruotante. Ma quelle non la videro o fecero finta di niente.

Allora la goccia di Blu provò a dare una spintarella ad una di loro. Ma quella niente, non deviò dal suo percorso né lasciò turbare la sua danza.

Delusa, se ne andò a cercare compagni di gioco più amichevoli, ma ogni volta che trovava un gruppo di stelle che sembrava interessante, quelle non le davano retta, come se non volessero intrusi nei loro giochi.

Sempre più triste la goccia di Blu fuggì cercando un posto dove quegli esseri così strani non fossero troppo ammassati, e ci fosse lo spazio per restare da sola.

Girando e vagando, vide una lucina che danzava solitaria, e cominciò ad avvicinarsi pian piano, scoprendo che due minuscole palline tonde ruotavano una intorno all’altra e insieme giravano intorno a quella luce. Incuriosita proseguì incontrando una palla più grande che girava portandosi dietro palline più piccole.

Divertita si mise a saltellare sulle tante lune di Nettuno e poi su quelle di Urano. Giocò a rincorrere le tantissime (ma quante!!!) lune di Saturno attraverso gli anelli di ghiaccio e si tuffò nell’atmosfera gassosa di Giove cercando di fermare l’orbita di una delle sue compagne.

Stanca, si lasciò cullare dal vuoto attratta verso il Sole, e quando superò il piccolo Marte pensò che probabilmente non c’era più niente da vedere. Ma quando vide una falce azzurra che si stagliava nel cielo rimase senza fiato.

Si avvicinò lentamente alla Terra, e le girò intorno guardandola da tutte le angolazioni e innamorandosene sempre di più. Trovava meravigliosa tutta quella distesa di azzurro, interrotta solo da una placca continentale che vagava sul mare.

Rimase millenni distesa sulla luna a guardare la sua amata che cambiava tonalità di azzurro e di blu, finché pensò al modo di dimostrarle il suo amore.

Corse veloce verso la stella, ma né Venere né Mercurio le offrirono nulla da regalare alla Terra. Allora arrivò dal Sole e rapì una goccia di giallo dalla sua corona, poi tornò indietro e rubò a Marte un pezzetto di rosso.

Arrivata alla Terra si mise a ruotarle attorno colorando una ad una le gocce di vapore acqueo che incontrava sul suo percorso: qui un po’ di rosso, ora un po’ di giallo, adesso di blu. Là giallo e rosso insieme, più su insieme il blu e il rosso e via via ruotando in giro e facendo di mille colori una meravigliosa corona per la sua diletta regina.

(Questo racconto è nato molti anni fa dalla lettura delle “Cosmicomiche” di Italo Calvino. Una favola che nel 2011 ho regalato all’amico e maestro Bruni Tescari, appena diventato nonno).

***

Articolo di Rosalba Mengoni

Rosalba Mengoni 400x400

Laureata in scienze storiche, si è occupata della diffusione della conoscenza del patrimonio culturale del territorio di Fiumicino, soprattutto nelle scuole e della sua accessibilità alle persone disabili. Collaboratrice tecnica all’ISEM – Istituto di storia dell’Europa Mediterranea del CNR, è nel comitato di redazione di RiME – Rivista Mediterranea, gestisce Isemblog e cura il periodico Bibliografia Mediterranea sullo stesso blog.

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