Editoriale. Fra speranza e voglia di certezze

Il mese scorso, quando scrivevo il mio primo editoriale dell’inserto speciale scuola, il sentimento comune che rilevavo intorno a me, fra colleghe/i, genitori e studenti, era un misto di sconforto e speranza di miglioramento, speranza che non deve mai mancare e che portava ad affrontare con stoica resilienza il colpo del secondo lockdown, più che previsto durante l’estate, ma irrazionalmente allontanato nella prospettiva di vacanze “normali” e indebolimento “naturale” del virus.

Ora, a un mese di distanza, il sentimento che colgo è un misto di speranza e voglia di certezze. La speranza, con le sue buone conseguenze, è sempre quella; la voglia di certezze, che facciano tornare tutto come prima della pandemia, rischia di essere altrettanto irrazionale come l’illusione estiva, con le sue nefaste conseguenze. Se certezza ci dev’essere, è quella di fare di tutto per evitare una terza ondata a gennaio, dopo vacanze natalizie che potrebbero essere altrettanto dannose quanto quelle estive, che se da un lato darebbero respiro economico agli impianti sciistici come alle discoteche estive (tanto per fare degli esempi) e divertimento assicurato, dall’altro causerebbero troppe morti (spesso innocenti rispetto al divertimento) e di nuovo l’assenza dai banchi di scuola.

Tantissime/i studenti e genitori del neonato movimento Priorità alla scuola continuano la loro protesta, mettendosi con banchi e libri davanti alle scuole, sfidando il maltempo e chiedendo l’apertura immediata delle scuole. È chiaro che “la scuola si fa a scuola”, come negare la certezza di questa priorità? Milena Gabanelli, criticando più che i DPCM del Governo le decisioni in proposito ancora più restrittive dei Governatori di molte Regioni, afferma: «Alla fine il saldo sarà presentato al Paese e alle generazioni che non sta istruendo. E nel Sud la situazione è ancor più drammatica, perché oltre al problema della dispersione scolastica c’è anche quello della didattica a distanza, che non funziona dappertutto». Inoltre, quando figli /e non vanno a scuola, il carico domestico cresce, e immancabilmente di più sulle spalle delle donne.

Ora finalmente seconde e terze medie, rispetto a un mese fa, tornano nelle classi e il 7 gennaio, si spera, anche le superiori, seppur al 75%. E c’è anche chi, come il sociologo Ilvo Diamanti, di fronte agli esiti del sondaggio Demos & Pi, per cui il 64% di italiani/e giudica positivamente il ricorso alla didattica a distanza nelle scuole superiori, vuole sottolineare almeno un aspetto vantaggioso portato dalla DaD: la maggior diffusione e pratica dei diversi strumenti multimediali e digitali nell’innovazione scolastica. Certo il rischio di abituare a essere “persone sole” che hanno sostituito il digitale al contatto personale c’è, quindi la sua conclusione è che «Il ritorno della didattica in presenza, previsto a partire dal prossimo gennaio è opportuno. Per contrastare il virus della solitudine. A condizione, ovviamente, di non liberare…il Coronavirus!».

La scuola, nonostante tutte le limitazioni e sofferenze per la mancanza di contatto fisico, non si è fermata e lo attestano anche le molteplici riflessioni, ricerche e progetti presentati nei tanti e interessanti articoli che qui si possono leggere. Infatti, se si vuole trovare ancora una volta un aspetto che può essere una risorsa, in ciò che ha comportato la “mitica” pandemia, si può pensare alla riscoperta della priorità della relazione umana, al di là di una didattica preoccupata essenzialmente di portare a termine i programmi ministeriali e affibbiare valutazioni numeriche! Proprio per andare incontro a una scuola obbligata, pensando alle superiori, a incontri virtuali, a Lodi è stata realizzata una videolezione che, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, ha presentato interventi del Centro antiviolenza, di un’avvocata, della Segretaria generale della Camera del lavoro, della Consigliera provinciale di Parità, di rappresentanti di diverse associazioni del territorio, per dare spunti di discussione alle/agli studenti e per farli riflettere sulle responsabilità individuali: Se non tu, chi? Ed è la responsabilità individuale rispetto ad azioni di bullismo, che hanno spesso conseguenze terribili, a essere al centro di due lettere scritte da adolescenti ad altri/e adolescenti, perché si rendano conto di come le loro prevaricazioni hanno alla base solo debolezza e insicurezza, ma possono fare molto male a chi le subisce e non riesce a ribellarsi: Caro bullo… cara bulla.

Fondamentale è educare a un uso del linguaggio non sessista, nei suoi molteplici aspetti, per come viene nominata, il più delle volte in modo discriminatorio, ancora oggi, la donna nelle professioni, sulla stampa, nelle pubblicità, in politica, e perfino nella definizione sui vocabolari: rispetto a chi afferma che il linguaggio è così perché parla di questo nostro mondo, che deve ancora cambiare — e che quando cambierà porterà con sé anche un nuovo linguaggio — si può far valere il principio che l’incominciare a cambiare il linguaggio otterrà di cambiare in meglio anche la realtà! Anche le ricerche che trattano di commenti offensivi o discriminatori sui social, come Il barometro dell’odio, curata da Amnesty International, evidenziano che quelli rivolti a donne sono decisamente superiori di quelli verso uomini, e fra questi in maggioranza sono quelli esplicitamente aggressivi verso modelli di donne emancipate e non stereotipate: denunciarli è questione di crescita civile della società. Una lettura significativa in proposito, che lega le discriminazioni di genere a quelle razziali, è il romanzo di Angie Thomas, Il coraggio della verità-The Hate U Give, ambientato in un’America in cui è ancora oggi molto difficile ribellarsi all’odio e agli abusi che opprimono i neri, laddove le donne nere subiscono una doppia prevaricazione e hanno bisogno di un doppio coraggio per ribellarsi.

Che cosa, soprattutto, porta all’odio e alla discriminazione? La paura della diversità, considerata stupidamente tale quando si allontana dal modo di essere della maggioranza che vuole stabilire ciò che sia “normale” e “corretto”, ergendo sé stessa a modello di valore. Un interessante film che porta, dunque, a ribaltare lo sguardo e cogliere ogni diversità come segno distintivo di una originale identità è Il ragazzo dai capelli verdi di Joseph Losey, che fa cogliere molto bene come sono gli atteggiamenti degli adulti/e a educare, o diseducare, i più piccoli/e, mentre sono l’ascolto e l’attenzione al loro modo di essere che può portarli/e a riconoscersi come individualità uniche, differenti dagli altri/e e proprio per questo dotate di valore. E forse è ancora una volta la paura della diversità che ha portato a non voler riconoscere e chiamare col nome giusto, amore omosessuale, il profondo legame che ha legato per tutta la vita Anna Freud e Dorothy Burlingham, un aspetto della loro esistenza negato allora, in fondo giudicato non bene dalla psicoanalisi, e non presentato oggi nei manuali scolastici: il parlarne sarebbe importantissimo per educare al superamento di pregiudizi e tabù dolorosi, che impediscono la piena realizzazione individuale.

Che cosa porta all’inclusione più del giocare insieme? Di questo ci parla, in un’intervista, Irene Giampietro, che, attraverso il LEGO Serious Play, presenta «una tecnica di facilitazione del pensiero, di processi di comunicazione e risoluzione di problemi complessi basata su una conoscenza che passa attraverso le mani».

Presentare, nel lavoro didattico quotidiano, per non dire sui libri di testo, esempi di donne che hanno ben operato in società, significa dare esempi di autorevolezza femminile importanti per cambiare una mentalità che impedisce alle donne di accedere agli incarichi più rilevanti, o che limita la loro presenza decisionale in famiglia. Gli esempi possono essere sia di donne della storia passata sia di donne del presente, come Rosa Fazio che è stata protagonista della Resistenza e promotrice dei diritti delle donne nel dopoguerra; oppure Renata Fonte, impegnata in politica negli anni ’80 del Novecento e impavida nel combattere la criminalità del suo paese, tanto da pagare con la vita la difesa dei suoi ideali di onestà, giustizia e difesa dell’ambiente. Pensando all’oggi, una personalità eccezionale nella sua memoria della Shoah, testimoniata in tanti incontri nelle scuole, è quella di Liliana Segre, arrivata attivissima ai suoi 90 anni, di cui è appena stato pubblicato il libro Ho scelto la vita; e anche, ricordata con commozione proprio in questi giorni, per la sua recentissima scomparsa, a 96 anni, Lidia Menapace, che mi piace ricordare come una donna dell’oggi, e non ancora del tutto consegnata alla storia passata.

Infine continua la presentazione dei progetti che hanno conseguito ottimi risultati nella VII edizione del Concorso “Sulle vie della parità”: un lavoro premiato nella sezione marchigiana del concorso, è notevole per aver coinvolto più discipline e aver realizzato prodotti anche di tipo grafico e ludico, nel presentare l’operato a favore della disabilità di Luisa Palazzi Gisberti, per un’educazione inclusiva. Mentre il lavoro di ricerca attuato a Boiano, in provincia di Campobasso, presenta ventotto personalità poetiche, una per ogni Stato dell’Unione europea, proponendo di dedicare una piazza a ciascuna di esse e realizzando un ipotetico passaporto, che permetta loro di “viaggiare” liberamente nel mondo; vorrei concludere con una delle poesie scelte dalle classi, della poeta spagnola Carmen Conde, che rende anche bene il senso di incertezza di questi tempi:

Inquietudine

Dove si custodisce la mia stella,
il mio cristallo d’amore?

La notte mi nega il suo busto d’aurora
e andiamo straniere, separate,
senza coincidere mai.

Perché se non sono amore di nulla
sono amore del mio ignoto?

È questa tenerezza che cinge le mie spalle,
che oscura l’oro del mio cuore.
Perché mai se vado in cerca dell’acqua
solo conosco l’eco della fonte?

***

Articolo di Danila Baldo

DANILA BALDO.400x400 NON TROVATA-1

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, coordina il gruppo diade e tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa Femminista Europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane sino al settembre 2020.

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