Arte, donne e pandemia. Artiste contro il Covid

Oggi nel mondo dell’arte le donne costituiscono quasi il 40%, ma continuano a guadagnare meno dei loro colleghi, che prendono mediamente il 24% in più, e ancora a ricevere meno premi nelle competizioni. Tra i cento artisti più famosi a livello globale la disparità di genere tocca la percentuale più alta (solo il 12% è rappresentato da donne), mentre diminuisce man mano che la piramide allarga la sua base. Le donne che frequentano l’Accademia di Belle Arti sono il 66% contro il 33% dei colleghi, ma più si sale, più la selezione taglia la presenza femminile.

La discriminazione di cui sono oggetto, però, non diminuisce di certo il valore delle loro opere e il coraggio con cui si impongono.  Lo stesso coraggio che mettono nella lotta contro la pandemia che sta mietendo vittime in tutto il mondo. Con una sensibilità tutta femminile si fanno interpreti delle paure della gente, e con grande senso civico invitano al rispetto delle regole per evitare la diffusione del contagio.  

Letizia Lanzarotti è un’artista italiana, nata a Rho nel 1990, ed è conosciuta col nome d’arte di Lady Be, ispirato al brano Let it Be dei Beatles, di cui è un’appassionata fan. Ha inventato una tecnica del mosaico particolarmente originale, che fa uso di oggetti di riciclo. L’idea del mosaico è nata dalla sua mania di conservare oggetti vari che non servivano più (giocattoli, conchiglie, lattine, monete, cd, involucri di make up, bigiotteria, cancelleria, tappi e altro). Poi ha scelto di utilizzare su uno sfondo di resina soltanto la plastica, perché ha la giusta consistenza, è duratura e non cambia di colore col tempo. Erede della pop art, dal 2010 ha esposto in musei e gallerie italiane ed estere, suscitando grande interesse; ha realizzato con la tecnica del mosaico ritratti di icone pop del cinema, della musica e dell’arte. Nel 2016 ha realizzato una Barbie Tumefatta, per sensibilizzare il pubblico sul tema della violenza contro le donne. 

Chiuse le sale espositive, ha pubblicato sul suo profilo Instagram, alcune opere sul tema del Coronavirus. 

Lady Be, Infermiera con l’orecchino di perla (sinistra) – Copertina del libro Covid-19 – Il Virus della Paura (destra)

Infermiera con l’orecchino di perla trasforma la famosa opera di Johannes Vermeer nell’eroina che combatte in prima linea contro il virus per salvare vite umane. Battuta all’asta per 6.500 euro, il ricavato è stato interamente donato agli ospedali lombardi e alla Croce Rossa. 
Lady Be così racconta il suo lavoro: «Ho voluto realizzare quest’opera per dire grazie a tutti coloro che oggi sono impegnati in prima linea nella lotta al Coronavirus. Il soggetto, appunto, è una giovane infermiera alle prime armi che si ritrova catapultata nell’inferno della terapia intensiva. Una ragazza dolce, con uno sguardo puro e anche un po’ ingenuo: non si aspettava di dover svolgere un lavoro così difficile. Ma non si tira indietro, come un soldato, questa è stata la sua scelta e la affronta con sicurezza. La presenza dell’orecchino di perla vuole essere un contrasto al contesto: nella tragedia la giovane infermiera non rinuncia alla normalità e si mette l’orecchino di perla». L’opera è stata utilizzata per la copertina del libro Covid-19 – Il Virus della Paura, il primo testo espressamente dedicato all’argomento, a cura del primario del reparto di Malattie Infettive del policlinico Tor Vergata di Roma, Massimo Andreoni, e dello psicoterapeuta Giorgio Nardone.

Lady Be mostra la sua opera, Corona Jesus

Corona Jesus raffigura invece il volto sofferente di Gesù Cristo che, al posto della corona di spine, ha sulla testa la rappresentazione al microscopio del Covid-19. Gesù, che già una volta si è sacrificato per l’umanità, ha preso su di sé il flagello che sta mietendo tante vittime nel mondo intero.

Rana Ramlawi, Stay home

Un’altra giovane artista, questa volta palestinese, Rana Ramlawi (Gaza, 1996), si è impegnata nella campagna Stay at home. Lei lavora con la sabbia e ha raccontato in un’intervista che non ha potuto studiare, ma con determinazione è riuscita comunque a sviluppare il suo talento e a farsi conoscere: «I colori sono troppo costosi e spesso non si trovano, così ho iniziato a creare le sculture. La sabbia è il materiale che si trova in abbondanza nella striscia di Gaza, non finirà mai. Anche gli attrezzi che uso li costruisco da sola e li perfeziono in continuazione». Con le sue sculture racconta la sofferenza e la speranza del suo popolo. E tutto è cominciato con un grande dolore: suo fratello è stato gravemente ferito durante una manifestazione al confine. «Ho avuto paura di perderlo, il dolore mi squarciava il cuore». E solo con la sabbia, il pennello e i colori è riuscita a trovare pace. 
Nel cortile della sua casa a Gaza City ha rappresentato un gruppo di figure, donne, uomini, bambini, seduti, immobili, con la mascherina che aspettano la fine della pandemia. Una scritta sotto recita: Stay Home.

Susie Hamilton, Doctors

Susie Hamilton, nata nel 1950, è una pittrice britannica che vive e lavora a Londra. Le figure umane che dipinge sono appena abbozzate, macchie fluide che prendono vita grazie al suo abile pennello, ma proprio per questo ancora più espressive. L’artista negli ultimi tempi ha prodotto una serie di immagini di personale sanitario in camice, con visiera, cappucci e maschere che operano su pazienti affetti da coronavirus. Essendo impossibile accedere alle corsie ospedaliere, Peter Collins, uno dei suoi collezionisti, consulente epatologo e vicedirettore degli Ospedali universitari di Bristol e Weston, le ha fornito le foto del suo ospedale, da cui Susie ha tratto ispirazione, utilizzando anche filmati presi online e dalla televisione.  

Sono acrilici su carta da cui emerge tutto l’orrore che l’artista prova davanti a questa pandemia. 

La rappresentazione del personale sanitario, bardato di tutte le attrezzature tecnologiche attualmente disponibili, contrasta con l’impotenza e la rassegnazione con cui i pazienti, ridotti a una forma appena visibile in balia di tubi e fili, subiscono le cure. E i dottori appaiono a volte come creature mostruose, altre volte come angeli salvatori che emanano luce.

Antonella Martino, La statua della Libertà allontana il virus
Antonella Martino, Il presidente Trump e il covid
Antonella Martino, La Madunnina a Milano

Antonella Martino, illustratrice di origini pugliesi che lavora a Roma, pubblica le sue opere su La Voce di New York, quotidiano online bilingue, rivolto alla comunità italiana presente negli Stati Uniti d’America. I suoi soggetti richiamano ovviamente l’ambiente degli States, e quindi La statua della Libertà, anche lei provvista di mascherina, allontana dalla città il pericolo del Covid; o il presidente americano Trump che ormai impotente guarda le croci di centinaia di migliaia di morti; o una visione nostalgica della Madonnina milanese, anche lei con mascherina e aureola a forma di covid, che guarda preoccupata verso New York, simboleggiata dalla statua della Libertà.

In copertina Stay home, gruppo scolpito nella sabbia, opera dell’artista palestinese Rana Ramlawi.

***

Articolo di Livia Capasso

foto livia

Laureata in Lettere moderne a indirizzo storico-artistico, ha insegnato Storia dell’arte nei licei fino al pensionamento. Accostatasi a tematiche femministe, è tra le fondatrici dell’associazione Toponomastica femminile.

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