Editoriale. Le donne e la politica

Abbiamo affrontato ancora una settimana di assenza della nostra direttora Giusi Sammartino che ci priva delle sue osservazioni e dei suoi commenti agli eventi significativi, ma presto tornerà a farci compagnia e a guidarci nelle nostre letture.

Il fatto della settimana che non possiamo ignorare riguarda la posizione assunta da Italiaviva nei confronti del Governo Conte, con le conseguenti dimissioni delle ministre Bellanova e Bonetti. Anticipando i tempi, si era pronunciata lucidamente la filosofa Luisa Muraro, prima in una lettera sul sito della Libreria delle donne di Milano, poi in un’intervista al “Fatto quotidiano” (3.1.21) dal titolo significativo: Ministre Iv, ora liberatevi di Matteo. Richiamandosi al femminismo inteso come «ricerca femminile della libertà», la studiosa rammentava alle due ministre il proprio ruolo e la propria autonomia, in nome della Costituzione, del «bene comune» e delle scelte opportune per il Paese. Renzi afferma Muraro — è un uomo «egocentrato» che, al di là delle posizioni politiche, assume un atteggiamento arrogante verso le ministre, trattandole come pedine sulla scacchiera da manovrare secondo il proprio gioco. In un momento di particolare sofferenza per ogni comunità, non solo italiana ma mondiale, ci vorrebbero maggiore sensibilità ed equilibrio per superare gli ostacoli di natura sanitaria, economica, sociale, in relazione anche al ruolo assunto dall’Unione Europea e alla mano allungata per sollevare l’Italia dalla crisi: «aiuto che non possiamo far naufragare nelle difficoltà e nelle beghe interne». Le raccomandazioni della filosofa, tuttavia, non sono state raccolte e ancora una volta le politiche italiane hanno dimostrato debolezza verso il leader. Purtroppo nel nostro Paese, più che altrove, la politica non dà spazio alle donne e le donne questo spazio non lo cercano con la dovuta determinazione. Tolgo una ministra, ne metto un’altra; ritiro una candidatura, ne inserisco un’altra. E intanto le interessate tacciono. Ed è questo silenzio che parla per loro.

Per introdurre gli articoli della settimana, alcuni dei quali collegati alla situazione sanitaria che stiamo vivendo, lascio la parola alla sociologa francese Colette Guillaumin che è arrivata alla definizione di sessaggio (sexage) concepita per analogia con esclavage e servage per indicare il rapporto di appropriazione individuale e collettiva non solo della forza lavoro ma del corpo stesso delle donne come macchina di lavoro produttivo, procreativo e di riproduzione sociale. Tale appropriazione crea la classe delle donne implicando per esse l’obbligo sessuale e procreativo ma anche l’ingiunzione alla riproduzione sociale, alla cura degli invalidi, degli anziani, dei bambini, delle pulizie. Da simili meccanismi dipendono la segregazione sessuale degli spazi, la divisione sessuale e razziale del lavoro con il sistematico accaparramento del tempo e del corpo delle donne, tanto più se povere e non bianche, la conseguente acquisizione di libertà delle une (bianche di classe media) a discapito delle altre (non bianche e povere)» (Silvia Nugara, “il Manifesto”, 9.4.20). Proprio nella pandemia e nelle emergenze questo fanno le donne: macchine di lavoro e di cura, più fragili se poco istruite e inconsapevoli dei diritti.

Al tema si collega efficacemente l’articolo Natura e cultura in cui si affrontano i pregiudizi sulle presunte vocazioni femminili alla maternità e alla cura che fecero pronunciare più di un politico contro la possibilità di dare il voto alle donne, qualcosa appunto “contro natura”. Restando nell’argomento, su ciò che è naturale o non lo è, Uboldi ci informa su un evento recente, riconducibile a quanto appena scritto sui diritti femminili: l’approvazione della legge sull’aborto in Argentina, a cui fa da contraltare la retrograda posizione ancora oggi assunta dal Governo maltese.
Molto ampio, dettagliato e interessante è l’articolo che riprende per intero i temi affrontati dall’ultimo numero della rivista “Limes” in cui si parla di pandemia, di emergenze, di scienza e necessariamente di vaccini, tutti argomenti del presente che ci stanno a cuore, inseriti negli scenari geo-politici mondiali. Altrettanto ricco di sollecitazioni il richiamo di Pirotta alla “cura” là dove ci si riferisce alla malattia, ma ci fa pure pensare al futuro e ai cambiamenti: dopo le pestilenze, nei secoli passati, ci fu una ripresa, ci furono trasformazioni, ci fu una presa di coscienza collettiva di cui, oggi, vorremmo vedere le donne protagoniste.

Il mondo nuovo ci riporta invece a una fase del recente passato, che le generazioni più giovani conoscono ben poco, quella stagione poco felice che fu detta “tangentopoli” e culminò con l’ingresso in politica di Berlusconi, la famosa “discesa in campo”. Ancora alla storia italiana (ma quella con la S maiuscola) rimanda Le donne cancellate che fa riferimento a una data importante: quel 21 gennaio 1921 quando a Livorno nacque il Partito comunista d’Italia con una scissione dal Partito socialista; furono attive in questa fase e oltre alcune donne di straordinario rilievo che, tuttavia, presto furono messe da parte e quasi dimenticate. Ricordiamo almeno Montagnana, Ravera, Ferrero, la ex partigiana “Chicchi”, ovvero Teresa Mattei, la deputata più giovane eletta nel 1946, fra le fondatrici dell’Udi, colei che scelse la mimosa come simbolo della Festa internazionale della donna.
Un’altra donna da menzionare è Éliane Vogel-Polsky, avvocata belga esperta in studi internazionali, che ha dato un contributo prezioso a favore dei diritti femminili nella legislazione europea. È lei il personaggio della settimana legato alla nostra pubblicazione Calendaria.
Appartenente al passato, ma sempre attuale Rosina Salvo Muzio, una vera patriota siciliana del Risorgimento, attivista, poeta, narratrice, giornalistache si batté contro lo sfruttamento delle donne e le monacazioni forzate.
Memorabile poi la nobile figura di Etty Hillesum, morta giovanissima ad Auschwitz, qui rievocata attraverso una sorta di rappresentazione suddivisa in scene, con molte bellissime citazioni dal suo diario. A lei e ai milioni di vittime della Shoah, in perenne ricordo, è dedicato l’articolo sul ruolo della musica nei Lager, un tema non molto esplorato, ma che conduce a grandi scoperte, e che verrà ripreso nei prossimi numeri della rivista.
Anche Parisina (Laura Malatesta) è un bel personaggio: con il suo amore sventurato e dal tragico esito per il figliastro Ugo, ha ispirato la letteratura, l’arte, la musica, al pari di Francesca da Rimini, ma di lei è senz’altro meno nota.

Parlando di letture, la tesi della settimana riguarda il romanzo Orlando di Virginia Woolf, capolavoro sul non-genere della creatura in evoluzione e senza tempo, in aperto conflitto con ogni forma di conformismo. Viene presentato poi un altro libro, assai attuale, che tratta una vicenda di fantapolitica. In La donna cardinale Lucetta Scaraffia immagina un futuro papa progressista circondato da una rete oscura di trame minacciose che tuttavia riesce nell’intento di aprire la Chiesa cattolica alle donne, assegnando a una di esse un ruolo prestigioso. Un’altra lettura da segnalare rimanda al più recente lavoro di Roberto Saviano, Gridalo, un libro importante e ricco di suggestioni, nato da domande e relative risposte, in un continuo dialogo fra l’uomo di oggi e il ragazzo di ieri.

Non possiamo non concludere con un tocco poetico, come quello che viene proposto in Senso di quiete, quella quiete ispirata da un luogo magico in cui vivono gli elfi, fra fantasia e realtà. Tutta reale era invece l’acqua tofana che prese il nome da una donna accusata di stregoneria, un’acqua dalla ricetta misteriosa ma dagli esiti funesti per le persone malcapitate che ne cadevano vittime. Reale e gustosa, per fortuna, non certo letale ma anzi corroborante e nutriente la saporita ricetta a base di cavolo nero, adatta al clima invernale, per chiudere con un po’ di piacere, almeno a tavola.

Ma ora iniziate a leggere, speriamo con altrettanto piacere.

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

 

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