Editoriale. La costruzione della cura

Carissime lettrici e carissimi lettori, ancora una volta questo editoriale si pubblica senza la firma della nostra direttora Giusi Sammartino, che presto tornerà a condividere riflessioni e pensieri “vitaminici” insieme a tutte e tutti noi.

Questa settimana sono successe molte cose, tanto da ricondurci al titolo di un libro di Slavoj Žižek, Benvenuti in tempi interessanti, che si richiama a un modo di dire cinese, una specie di maledizione, alludendo a periodi di grande irrequietezza e di conflitti, peraltro forieri di cambiamenti. Joe Biden, secondo Presidente cattolico degli Stati Uniti dopo J.F.Kennedy , vicino a Franklyn Delano Roosevelt per la gravità della crisi che si trova ad affrontare, si è finalmente insediato alla Casa Bianca. Il 46simo Presidente degli Usa, che ha giurato sulla Bibbia di famiglia, nel suo discorso ha richiamato più volte il valore dell’unità, come obiettivo da perseguire in un’America dilaniata da conflitti interni antichi e difficilmente sanabili. Un discorso patriottico, ma non nazionalistico, pieno di richiami alla Costituzione, alla democrazia, ai diritti civili, a Lincoln e a Martin Luther King, ma soprattutto un discorso fatto con empatia ed umiltà, caratteristiche che sono garanzia di un modo di governare con il cuore, oltre che con la mente. Per farlo Biden ha voluto al suo fianco come Vicepresidente, per la prima volta nella storia, una donna con radici giamaicane e indiane, ha sentito cantare l’inno nazionale da Lady Gaga, di origine italiana, mentre Jennifer Lopez, di origini portoricane, ha portato sul palco la canzone This land is your land di Woody Guthrie. Ma l’intervento che ha colpito ed emozionato di più è stato quello della giovanissima poeta e attivista ventitreenne Amanda Gorman che, in modo appassionato, ha fatto appello alla volontà di ricostruire insieme il sogno di un Paese accogliente e inclusivo. Una donna che, come il nuovo Presidente, ha fatto i conti con una propria disabilità, la balbuzie e come lui l’ha trasformata in sfida e risorsa. Accanto a Biden quindi, nell’Inauguration Day, c’erano i diversi volti dell’America e, come in quello che diventerà tra poco anche ufficialmente il suo Gabinetto, c’era una fortissima presenza femminile. Ci auguriamo che il controllo delle ferite e delle spaccature della società americana, a cui Trump ha dato voce e che ha cavalcato nella sua opera di distruzione della democrazia, riesca alla politica chiaramente progressista di questo nuovo Presidente.

In Italia, in questi giorni, abbiamo assistito a una nuova fattispecie di crisi di governo, inopportuna in tempi di pandemia e difficilmente comprensibile all’estero, su cui il Presidente Conte ha riferito, come è prassi costituzionale, al Capo dello Stato. Sempre in questa settimana è entrata in vigore la nuova divisione in zone rosse, arancioni e gialle della nostra Penisola, per contrastare la seconda ondata del virus, di cui sono state scoperte le varianti inglese, sudafricana e da ultimo brasiliana, più contagiose e allarmanti.
É ripresa la scuola in presenza al 50% per le scuole superiori in Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Molise, con un buon funzionamento del piano trasporti, mentre si è mantenuta la Dad, a scadenze variabili, in altre. La somministrazione dei vaccini sta continuando in modo efficiente ma a offuscare il primato italiano in Unione Europea è subentrato il problema del rifornimento degli stessi da parte di Pfizer, cui si è aggiunta l’infelice proposta, tutta economicistica, di Moratti di tenere conto del contributo delle Regioni al Pil nell’assegnazione delle dosi dei vaccini.

Allargando lo sguardo al mondo, ci hanno particolarmente colpito l’arresto dell’oppositore politico di Putin, Navalny, al suo rientro in Russia dopo il tentativo di avvelenamento e la migrazione di 90mila profughi in Guatemala dall’Honduras verso gli Usa, visti come un sogno con l’avvicendamento del Presidente democratico. Per non parlare di quanto accade nella civile Europa, nel campo profughi di Lipa, in Bosnia, dopo l’incendio che ha costretto più di mille persone al freddo e a condizioni igieniche insopportabili.

Tempi interessanti sono sicuramente quelli che fanno uscire dall’invisibilità le proteste di alcuni/e studenti milanesi, contro la Dad e per il rientro a scuola in presenza: le e gli alunni del Volta, del Parini, del Berchet, del Carducci, dell’Einstein e del Virgilio si sono mobilitati in vario modo, mentre sulla sede dell’Ufficio scolastico provinciale è comparso il cartello ”Chiuso per incompetenza”. La scuola non serve a niente è il titolo di un libro di Andrea Bajani, ma pare che, in tempi di coronavirus, tutti si siano finalmente accorti della sua importanza nella società e nel percorso di crescita delle nuove generazioni. Gli effetti di Dad e Ddi sui nostri e sulle nostre adolescenti sono analizzati da ricerche e da articoli che appaiono quasi quotidianamente sulla stampa. L’insofferenza e la stanchezza stanno montando, soprattutto nelle zone rosse, ma ci piace riportare l’invito di  Massimo Recalcati che, in un suo scritto, ci ricorda che, per prevenire terze ondate, forse la Dad è ancora il minore dei mali e, contro la teoria del lamento sostiene: «Non ci sarà nessuna generazione Covid a meno che gli adulti e, soprattutto, gli educatori, non insistano a pensarla e a nominarla così lasciando ai nostri ragazzi il beneficio torbido della vittima, quello di lamentarsi, magari per una vita intera, per le occasioni che sono state ingiustamente sottratte loro. Coraggio, ragazzi, siete sempre in tempo anche se siete in ritardo! E in fondo, nella vita, sempre così per tutti: siamo sempre ancora in tempo anche se siamo sempre in ritardo». Tempi interessanti quelli che stiamo vivendo lo sono senza dubbio, tempi di una crisi che, secondo l’economista Giovanna Badalassi, fondatrice, insieme all’amica Federica Gentile del sito Ladynomics, una signora economia ne contiene tre: la crisi sanitaria, quella climatica e quella della transizione alla quarta rivoluzione, quella ecologica, dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale. Una triplice crisi che ha bisogno di “costruttrici”, oltre che dei costruttori di cui ha parlato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio di fine anno, di persone che, con un cambio di paradigma, capovolgano i criteri che hanno dominato i nostri sistemi fino ad oggi e realizzino una società e un’economia fondate sulla cura: cura dei corpi, cura delle relazioni, cura dell’ambiente e del Pianeta.
Per costruire una società della cura ci vogliono tempo e pazienza, in direzione contraria alle tendenze della nostra economia, fondata sul consumo usa e getta. Per cambiare il valore economico devono cambiare il valore morale e i criteri attraverso i quali attribuiamo valori ai lavori e alle cose. Su questo il pensiero femminile e femminista hanno moltissimo da dire. Purtroppo la narrazione mainstream sta andando in tutt’altra direzione; per questo si fa sempre più urgente la necessità di diffondere nelle scuole e sui media, ma soprattutto di fare arrivare alla sfera politica le più importanti riflessioni femminili in materia di diritto, economia, filosofia e politica della cura, ancora purtroppo relegate alla marginalità e all’invisibilità.

Ma è tempo di presentare gli articoli di questo numero di Vitamine vaganti, che ritorna sulle dimissioni delle Ministre di Italia Viva e dei commenti misogini, anche da parte delle donne, che hanno suscitato sui social, con un interessante approfondimento, Del femminismo, del maschilismo e del rapporto tra femminismo e potere, che chiama in causa il pensiero di Luisa Muraro. Nella serie L’intervista impossibile incontriamo Sibilla Aleramo, pioniera del femminismo col suo libro Una donna, che ha segnato tutte noi, splendidamente interpretata da Laura Morante nel film che descrive il suo rapporto tormentato con Dino Campana. Particolarmente commovente il secondo di una serie di articoli sulla musica nei lager, legato al 27 gennaio, Giorno della memoria, che ci racconta del Campo di Terezin, della musica come cura e di come molte ninna nanne furono composte in questo campo, per calmare il freddo e la fame. Sempre restando in ambito musicale troviamo la storia affascinante di una cantante di New Orleans, Emma Barrett, detta Sweet, che si esibiva su una sedia a rotelle e suonava con una mano sola. Oggi la definiremmo resiliente ma, come spesso accade alle donne, fu ignorata dai testi classici della storia del jazz.
Un genocidio dimenticato e ancora oggi misconosciuto dalla Turchia è quello cui si riferisce il primo di due articoli Arslan e Khayat, scrittrici armene, che ci racconta l’orrore e la resistenza femminile a questa “macelleria dell’umanità» e riesce a suscitare in noi la voglia di leggere i libri di queste due grandi donne. Continua la serie Fantascienza, un genere (femminile), che ci presenta Naomi Mitchison, figura interessantissima non solo di scrittrice ma anche di attivista dei diritti delle donne. Molto originale e caustico l’Epitaffio al senso critico che, con leggerezza e in forma di poesia, ci fa riflettere sulla sorte di questa capacità umana un po’ obliata nell’epoca dei social. Di una donna bellissima, leggiadra ed elegante, musa di Botticelli, assidua della Corte dei Medici, morta giovanissima, come chi è caro/a agli Dei, parla l’articolo a lei dedicato, Simonetta Cattaneo Vespucci, amata Musa del Rinascimento. Altre figure femminili, dalla vita molto più difficile, ci sono raccontate in un articolo che ne delinea i caratteri nelle opere di Verga, di cui il 27 gennaio 1922 si ricorda la morte. In Cohousing: tra realtà e utopia si descrivono esperienze di una modalità residenziale sempre più apprezzata dalle donne, anche in tempi di pandemia. Le fonti e le Madonne del latte nelle Marche è una ricognizione interessante tra sacro e profano, culto e occulto, sulle rappresentazioni delle Madonne del latte e le credenze e superstizioni legate alle fonti del latte. La recensione di questa settimana riguarda il libro di Marisa Azuara Chi era Cristoforo Colombo? La tesi dell’autrice è insolita ma affascinante e ottimamente documentata. Ai lettori e alle lettrici il piacere di scoprirla attraverso le ricerche accurate di una studiosa accanita.  La ricetta di questo numero si chiama Vongole in fuga e vi incuriosirà sicuramente, ma non sveleremo nulla e ne lasceremo la sorpresa a lettrici e lettori. Infine per la serie delle donne di Calendaria oggi incontreremo Louise Weiss, a cui è intitolata la sede del Parlamento Europeo di Strasburgo, una Madre fondatrice visionaria, ma con i piedi ben piantati per terra.

Diamo notizia già a partire da questo numero, ma ne parleremo meglio nel prossimo, di un ciclo di conferenze online che comincerà il 26 gennaio prossimo, organizzato da Toponomastica femminile e curato da Livia Capasso, dal titolo Les salonnières virtuelles, «in onore delle dame che hanno potuto superare la discriminazione che impediva loro di studiare regolarmente nelle scuole». Per chi volesse seguire l’incontro questo è il link https://www.facebook.com/groups/292710960778847 https://www.youtube.com/channel/UCqXQEmOsgxQSIG-bLyXQdEw.

In questi giorni ci ha lasciato Emanuele Macaluso, grande sindacalista e uomo politico, aperto al dialogo e figura di riferimento importante nel panorama politico italiano. Gli è stato dato l’addio con un funerale laico sulle note de L’Internazionale. Facciamo gli auguri a Marisa Rodano, che ha compiuto il 21 gennaio 100 anni di militanza femminista e antifascista. Chiudiamo però con le parole di Amanda Gorman, che tanto ci hanno colpito e che potrebbero essere un augurio per la costruzione di una società della cura, con la forza rigeneratrice giovane e femminile, figura anche visivamente in contrasto con quelle anziane e maschili nella cerimonia della Giornata della Democrazia: «C’è sempre una luce, se abbiamo abbastanza coraggio da riuscire a vederla. Se abbiamo abbastanza coraggio da essere noi quella luce».

Buona lettura a tutte e tutti.

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Articolo di Giusi Sammartino

Foto per presentazione.200x200

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

 

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