Lana Turner. la diva bionda, bella e fragile

L’8 febbraio 2021 l’attrice americana Lana Turner avrebbe compiuto cento anni, se n’è andata invece da tempo: il 29 giugno 1995, quando ormai il cinema l’aveva dimenticata e una fugace ricomparsa sulle scene le era venuta grazie alla tv con serie come Falcon Crest e Love Boat. Mentre era al culmine del successo, il suo nome fu legato a una vicenda clamorosa, che fece epoca e la portò alla ribalta suo malgrado: l’uccisione di Johnny Stompanato, suo amante, in un rapporto segnato da continue aggressioni e violenze, da cui lei non sapeva uscire. Si trattava di un delinquente di piccolo calibro, sfruttatore di donne, giocatore, guardia del corpo di personaggi equivoci, un bel ragazzo con parecchi vizi. La perseguitava sui set cinematografici, pretendeva denaro, la picchiava, la seguiva ovunque; mentre Lana girava un film in Gran Bretagna divenne talmente pressante da essere messo ko dal collega Sean Connery e fatto allontanare dal Paese. Di lì a poco il tragico fatto di sangue: durante l’ennesima lite in cui minacciava di sfigurarla, il 4 aprile 1958 la figlia Cheryl, soltanto quindicenne, intervenne per difendere la madre e uccise il gangster con un coltello nella loro casa americana. Il caso fece scalpore e la vita della donna fu messa in piazza, senza pudore; al processo la ragazza fu assolta perché aveva agito per legittima difesa, ma ci furono anche le infamanti accuse di chi volle credere a un’altra storia: l’assassina sarebbe stata l’attrice, la giovanissima figlia una copertura. Molte le stranezze che erano emerse: il coltello era nuovo e senza impronte, la stanza del delitto in ordine perfetto; nonostante il verdetto, i dubbi rimasero tanto che l’attrice sembra abbia versato una cifra ingente (sette milioni di dollari) alla famiglia della vittima per evitare un processo civile. Uscirono poi sui giornali lettere compromettenti che screditarono Turner, facendola apparire una persona senza scrupoli e una pessima madre.

Cheryl Turner e Lana Turner al processo per l'omicidio di Joe Stompanato
Cheryl Turner e Lana Turner al processo per l’omicidio di Johnny Stompanato

Non le fu facile riprendere la carriera e sempre più spesso le venivano offerti ruoli in qualche modo legati alla sua immagine e alla sua vicenda: peccatrici, vamp fatali, avventuriere. Riuscì tuttavia a offrire intense interpretazioni in questi drammi hollywoodiani, fra cui spicca Lo specchio della vita (1959) del regista Douglas Sirk, che ricalca in buona parte la sua storia personale di diva interessata più alla professione che alla famiglia. Altro successo del periodo fu Ritratto in nero (1960) con Anthony Quinn, opera assai modesta ma accolta con favore dal pubblico. Dopo vari film drammatici e qualche commedia, ebbe un ruolo convincente in un film mediocre: Madame X (1966) in cui mostrò notevole sensibilità nella difficile parte di una madre alcolizzata pronta a ogni sacrificio per il figlio; di fatto fu la sua ultima apparizione davvero importante che le valse il David di Donatello. Intanto la figlia aveva una vita inquieta; fuggì più volte dal collegio e, anni dopo, tentata vanamente la carriera di modella, fu arrestata per possesso di droga. Grazie all’aiuto del padre si riprese, ai primi anni Settanta, ritrovando con il tempo anche il rapporto con la madre che riuscì ad accettarne e difenderne pubblicamente l’omosessualità. Oggi è una donna serena, agente immobiliare in California e sposata con la sua compagna.

Lana Turner nel fim Madame X
Lana Turner nel film Madame X

Dobbiamo ora fare un passo indietro e ripercorrere, come in un film, l’esistenza travagliata di questa diva, piccola di altezza ma morbida e provocante, dai lineamenti perfetti, definita “Lanallure” per il fascino naturale o anche “la ragazza con il golfino” (attillato), che si era schiarita i capelli divenuti color platino e aveva sostituito le sopracciglia rasate con un tratto di matita scura creando un proprio stile. Lana, che si chiamava in realtà Julia Jean Mildred Frances, era nata in una famiglia moltomodesta dell’Idaho; il padre era un minatore con il vizio del gioco che, dopo una bella vincita, fu rapinato e ucciso; così insieme alla madre, con cui condivideva la passione per il cinema, si trasferì a San Francisco e poi a Los Angeles. Notata per caso per le sue graziose forme e il bel visino, interpretò una piccola parte nel film Vendetta (1937). Nel 1941 ottenne il ruolo che la lanciò definitivamente in Doctor Jekyll e Mr. Hyde a fianco del grande Spencer Tracy, un film importante seguìto da una lunga serie di pellicole che la resero una delle star più note e pagate nel periodo fra gli anni Quaranta e i Sessanta. Sono da segnalare almeno Le fanciulle delle follie (accanto a James Stewart), Se mi vuoi, sposami e Incontro a Bataan, entrambi con Clark Gable. Uno dei maggiori successi fu il personaggio dell’inquieta e passionale Cora in Il postino suona sempre due volte (1946), tratto dal capolavoro di James Cain, storia di un amore illecito, di gelosia e violenza nell’America rurale. Chi ancora non conoscesse né il romanzo né il film, può rimediare leggendo con avidità le 157 pagine del primo (tradotto da Giorgio Bassani) e cercando anche la celebre versione cinematografica italiana (Ossessione di Luchino Visconti con Clara Calamai, girato tre anni prima, capostipite del Neorealismo) e il remake assai torbido ed esplicito con una straordinaria Jessica Lange (1981). Nel 1948 si fece notare ancora come donna perversa e fatale nei Tre moschettieri, nel ruolo di Milady e, due anni dopo, nel film L’indossatrice, diretto da George Cukor. Alternava ruoli drammatici e appassionati ad altri più leggeri, arricchendo a ritmo serrato la sua filmografia, tutta americana; a fianco di un cattivissimo Kirk Douglas divenne una attrice vittima del produttore, nella pellicola di Vincente Minnelli Il bruto e la belladel 1952, a cui seguì fra i tanti La fiamma e la carne (’54). Nel ’57 una interpretazione particolarmente riuscita la fece candidare all’Oscar con I peccatori di Peyton. Intanto la sua vita privata era segnata da relazioni brevi e turbolente con colleghi attori e registi, più o meno famosi, legati all’ambiente di Hollywood; nel ’43 le era nata dal matrimonio con l’attore Steve Crane l’unica figlia Cheryl, ma altre nozze si susseguirono nel tempo, arrivando al numero di sette, tutte ugualmente sfortunate.

Lana Turner nel film I tre moschettieri
Lana Turner in I tre moschettieri

Dopo la difficile parentesi di cui abbiamo parlato e la faticosa ripresa della carriera, che le riservò ancora dei successi, dagli anni Settanta in poi iniziò il declino: all’epoca Hollywood non perdonava alle attrici (in quanto donne, appunto) le minime tracce dell’invecchiamento e i ruoli per quelle mature scarseggiavano, a meno di non imbruttirsi e cancellare il proprio fascino. Mi vengono in mente le due vecchie crudeli e grottesche di Che fine ha fatto Baby Jane? interpretate dalle magnifiche e coraggiose Bette Davis e Joan Crawford. Agli uomini, invece, invecchiare era, ed è, permesso. Si dice anzi che acquistino fascino: pensiamo alle carriere splendide e lunghissime di Clint Eastwood e Sean Connery, per citarne solo due. Lana si dedicò sporadicamente al teatro e alla tv, con rare apparizioni cinematografiche fino all’ultimo ruolo, quando era ancora assai bella e non era neppure sessantenne, nel 1980, in una curiosa commedia horror mai distribuita in Italia: Witches’ Brew. A 74 anni morì nella sua abitazione di Los Angeles, vittima delle tante, troppe sigarette da cui non si separava mai.

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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