Le orchestre di Auschwitz

Dobbiamo alla musicologa, musicoterapista e musicista tedesca Gabriele Knapp l’approfondito lavoro sulla Mädchenorchester di Auschwitz. Queste le due pubblicazioni di cui è autrice, che auspichiamo vengano tradotte in italiano: Das Frauenorchester in Auschwitz: Musikalische Zwangsarbeit und ihre Bewältigung (1996) e Frauenstimmen: Musikerinnen erinnern an Ravensbrück (2003) .

Fu grazie al libro di Fania Fénelon, pianista e cantante nel lager, già citato nel precedente articolo (Ad Auschwitz c’era un’orchestra), che l’orchestra divenne nota al pubblico. Il libro e la successiva versione televisiva di Arthur Miller hanno suscitato varie critiche da parte delle altre sopravvissute che non l’hanno ritenuto un documento autentico, bensì un racconto autobiografico romanzato.

Fondamentale fu la testimonianza della violoncellista Anita Lasker-Wallfisch nel suo libro, Ereditate la verità. Memorie di una violoncellista ad Auschwitz.

libri memorie orchestre di auschwitz

«Anche con la testa rasata e con un numero tatuato sul braccio, non avevo totalmente perso la mia identità. Pur non avendo più un nome, ero ancora identificabile. Ero la violoncellista. Non mi ero dissolta in quella massa grigia di persone uniformi e senza nome (.). Era una strana orchestra amatoriale, che riportava le orecchie dei condannati ai suoni di un tempo felice. Due delle ragazze suonavano la chitarra, una suonava il flauto a becco, un’altra suonava la fisarmonica. L’orchestra era composta da diverse violiniste, ma solo tre delle ragazze avevano una discreta padronanza di questo strumento. Naturalmente, non c’erano pezzi per una formazione così combinata. Questo è il motivo per cui Alma Rosé ha riscritto le riduzioni per pianoforte di operette o successi popolari per l’orchestra. I superiori del campo di concentramento e le guardie preferivano le marce».

L’orchestra femminile di Auschwitz, scoprì in seguito Anita Lasker, non era l’unica orchestra del campo di concentramento. Ad Auschwitz ci sono state fino a cinque orchestre maschili, composte quasi esclusivamente da musicisti professionisti. Gabriele Knapp ha indagato sul perché le SS volessero un’orchestra nel campo femminile di Auschwitz e ipotizza una sorta di competizione tra i comandanti del Campo: «… poiché i campi maschili avevano ciascuno la propria orchestra, i comandanti del campo femminile volevano dimostrare di poter fare altrettanto e cercarono per prima cosa giovani donne che sapessero suonare uno strumento. […] Intorno a questo blocco orchestrale c’era distruzione ovunque. Musiciste e musicisti hanno avuto fondamentalmente solo un po’ di tregua. Hanno sempre tenuto presente che se avessero suonato male sarebbero morti. E così da un lato questa musica è stata ovviamente un’occasione per vivere più a lungo, una sorta di assicurazione sulla vita, ma dall’altro è stata prodotta con grande impegno».
Prosegue Gabriele Knapp: «Sulla base delle interviste a sette ex musiciste posso affermare che tra le SS ci fossero tanti amanti della musica. Una di loro era la sovrintendente del campo femminile, Maria Mandel, che in precedenza aveva lavorato a Ravensbrück ed era nota per la sua brutalità: molti sopravvissuti hanno rilevato i suoi cambiamenti quando ascoltava musica, sottolineando che improvvisamente potevi riconoscere in lei tratti umani.
Si dice che a volte le donne si sentissero relativamente al sicuro o addirittura mettessero qualcuno alla porta come guardia, così da riuscire a suonare solo per se stesse. Alma Rosé ha anche tenuto concerti segreti per i compagni di prigionia. Per esempio, aveva un legame molto forte con prigionieri cechi nel campo di Theresienstadt e quando alcuni sono stati portati nelle camere a gas, ha suonato per loro la sera prima». Musica significava costrizione, ma anche consolazione e talvolta resistenza. Testimonianze di attività musicale esistono anche dai campi di Treblinka, Buchenwald, Dachau, Mauthausen e in molti altri. La produzione musicale delle donne ha grande rilievo: protagoniste, quali per esempio Ludmila Peškařová e Jadwiga Leszczyńska, hanno lasciato brani preziosi per voce e pianoforte, per coro di voci femminili, e riscritto canti su note melodie popolari.

Ascoltare oggi

Encyclopedia of Music composed In Concentration Camps (1933-1945)
Primo di 24 CD dell’Encyclopedia of Music composed In Concentration Camps (1933-1945)

Un archivio unico al mondo si trova proprio in Italia dove, grazie all’opera del musicista Francesco Lotoro, hanno preso vita la Fondazione ILMC — Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria — e il progetto Musica Concentrationaria, con l’intento di catalogare, studiare, eseguire e valorizzare il vastissimo repertorio musicale dei Campi di concentramento (per approfondimenti si visitino i siti http://musicaconcentrationaria.org/ e https://www.fondazioneilmc.it/).

In trent’anni di impegno il Maestro Lotoro ha recuperatomigliaia di partituredei campi di concentramento, sterminio e prigionia, civili e militari di tutto il mondo tra il 1933 ed il 1953 cioè dall’ascesa del nazionalsocialismo alla fine dello stalinismo sovietico: oltre a 12.500 documenti diproduzione musicale nei campi(microfilm, diari, quaderni musicali, registrazioni fonografiche, interviste con musicisti sopravvissuti). Per un ascolto approfondito si consigliano i 24 CD «Musica KZ»: ognuno è corredato da un opuscolo che comprende la descrizione dei campi in cui sono state scritte le opere, il profilo dei compositori , brevi note critiche e, nel caso si tratti di musica vocale, i testi in originale.

KZ Musik è l’enciclopedia più completa ed aggiornata su questo tema, contiene opere liriche e sinfoniche, musica da camera, strumentale, corale, per pianoforte, cabaret, jazz, inni religiosi, musica popolare e tradizionale, scritte tra il 1933 (anno di apertura dei campi di Dachau e Börgermoor) e il 1945.

***

Articolo di Anna Compagnoni

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Nata a Brescia, si è diplomata in Chitarra al Conservatorio E.F. Dall’Abaco di Verona ed in  Liuto al Conservatorio G. Verdi di Milano. Svolge attività concertistica nell’ambito della musica antica, dedicandosi  alla valorizzazione di repertori musicali poco conosciuti, tra i quali quelli delle donne compositrici dal Medioevo al Barocco.

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