La squadra dei giusti contro il bullismo

Perché hai pensato di scrivere un libro per l’infanzia sul tema del bullismo?
Volevo scrivere qualcosa rivolto a bambini e bambine e a ragazzi e ragazze, che fosse da un lato un messaggio forte, ma espresso con delicatezza e che soprattutto desse una speranza e una soluzione a questa piaga terribile.

Sei un’insegnante?
No, io sono mamma e nonna, appassionata da sempre di scrittura, soprattutto per l’infanzia. Ho scritto in questi ultimi due anni tre libri. Sono “solo” una mamma e una nonna sensibile e attenta. Ho vissuto tutta la vita in mezzo a bambini/e e ragazzi/e: figlie, nipoti, loro amici e amiche… La mia casa è sempre stata piena delle loro voci, fra merende, pigiama party e festicciole!

Come hai scelto il tema del ragazzino di 10 anni?
Una scelta casuale, o forse no. Infatti, proprio all’età di 10 anni io stessa ho lasciato la mia città natale a Palermo, per trasferirmi in continente, come diciamo noi siculi, assieme alla mamma.

Ci sono dei riferimenti personali nella storia da te scritta?
Qualche riferimento personale è stato inevitabile. Fui strappata dalla mia terra d’origine, la Sicilia, e trapiantata in un contesto molto diverso, come era la città di Milano. Fu, soprattutto, molto doloroso, in quanto non mi fu mai spiegato il motivo di quell’improvviso trasferimento (allora si comunicava poco con i/le figlie; c’era poca confidenza). Questo mi fece diventare selvatica e scontrosa con i nuovi compagni e le nuove compagne che all’inizio mi emarginarono moltissimo.

Hai parlato con dei ragazzini per conoscere ciò che provano quando vengono presi in giro?
Certamente! Ho voluto parlare molto con i ragazzini e le ragazzine di 10/11 anni e ho scoperto quanta intolleranza e antagonismo ci siano fra coetanei che non vogliono o non riescono a sostenersi nelle difficoltà quotidiane, diventando prepotenti e aggressivi fra di loro.

Cosa c’è alla base del bullismo relativo ai luoghi di provenienza?
I ragazzi e le ragazze, ma purtroppo anche le bambine e i bambini, sanno essere perfidi con i nuovi/e arrivate a causa delle loro inflessioni dialettali e della insicurezza che ne deriva. Nel mio caso divenni timida e silenziosa per paura di sbagliare a parlare e di essere derisa. A 10 anni ero ancora molto infantile, mentre le compagne erano già sfacciate e maliziose con il loro comportamento che mi appariva sfrontato. Anche oggi è molto diffusa la diffidenza nei confronti di chi arriva da un altro paese e da qui scatta il bullismo a scuola e anche fuori scuola, in ogni altro luogo di aggregazione.

Chi si dovrebbe occupare della sofferenza e dell’ingiustizia provocate dal bullismo?
Assolutamente le famiglie che, in primis, dovrebbero essere molto attente ai cambiamenti nel comportamento dei loro figli, ma spesso sono distratte dalla quotidianità, dagli impegni di lavoro e, il più delle volte, accade anche che diano tutto per scontato, non dando importanza ai conflitti tra bambini/e. Poi le/gli insegnanti, a mio avviso, spesso troppo dogmatici e troppo concentrati sul programma didattico, potrebbero dare maggiore spazio all’ascolto dei problemi che sorgono nelle relazioni in classe. Dovrebbero dare più spazio alla creatività spontanea di alunni e alunne, così da compiere delle utili osservazioni del comportamento, per conoscere più a fondo le problematiche esistenti e poterle affrontare.

Pensi che possa servire un libro per sconfiggere il bullismo?
Certamente non basta! Quel che conta assolutamente, soprattutto in questa società così frettolosa e distratta, è avere molta attenzione nello scoprire ogni piccolo cambiamento nel comportamento dei nostri figli per poterli aiutare. Il mio libro è solo una goccia nell’oceano, ma può far riflettere. Col mio lavoro ho voluto dare uno spunto per una soluzione “pacifica” attraverso, per esempio, lo sport di squadra che può unire anziché dividere! Lo sport fa scattare quella forza aggregante che va ben oltre le parole! E non dimentichiamo mai di tenere vivo il dialogo fra adulti/e e ragazzi/e…

Ti piacerebbe incontrare i ragazzi e le ragazze nelle classi per parlare un po’ del bullismo?
Direi di no. In questo caso sarebbe più opportuno che venissero portati in classe psicologi/ghe, terapeuti/e, docenti, molto più qualificati/e e anche forze dell’ordine che potrebbero portare esempi e statistiche, anche per quanto riguarda il cyberbullismo. Io offro loro il mio libro perché possano magari partire da quello per affrontare il tema.

Spero di essere stata utile e di aver soddisfatto la vostra richiesta.

Intervista a Patrizia Licari, di Zelo Buon Persico

Link al video: https://youtu.be/CDe5FCFHg8Q

***

Articolo di Maria Grazia Borla

Laureata in Filosofia, è stata insegnante di scuola dell’infanzia e primaria, e dal 2002 di Scienze Umane e Filosofia. Ha avviato una rassegna di teatro filosofico Con voce di donna, rappresentando diverse figure di donne che hanno operato nei vari campi della cultura, dalla filosofia alla mistica, dalle scienze all’impegno sociale. Realizza attività volte a coniugare natura e cultura, presso l’associazione Il labirinto del dragoncello di Merlino, di cui è vicepresidente. 

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