Una chiacchierata con Toni, vicino New York City

Chloe Ardelia Wofford1, nota al pubblico come Toni Morrison, è la penna che da cinquant’anni racconta cosa voglia dire avere la pelle nera in America. E lo ha sempre fatto talmente bene da vincere un Nobel per la Letteratura nel 1993.
Mi apre la porta della sua meravigliosa villa nel paesino di Grand View-on-Hudson, a pochi chilometri da New York City, avvolta in una vestaglia colorata e in una cascata di dreadlocks grigi.

Buongiorno Toni! Che bella casa!
Grazie cara! La vedi appena ristrutturata, dopo che un incendio l’ha ridotta in polvere…

Vorrei cominciare con una domanda sul suo percorso: la comunità nera è storicamente stata messa a tacere e ha sempre dovuto trovare forme creative e non convenzionali di esprimersi. Lei ha percepito questa mancata legittimazione artistica e sociale?
Io ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia profondamente letteraria, dove la narrazione, lo story-telling, erano parte della quotidianità sia degli uomini che delle donne. Questo per dire che sono stata davvero fortunata, sin da piccola ho sentito che la mia voce era importante. Tuttavia, ero solo fortunata, non stupida: mi sono resa conto da subito di quanto la mia comunità fosse in qualche modo tagliata fuori dal canone… Da qualsiasi canone, a dirla tutta.

Lei perché ha iniziato a scrivere? Cosa le ha fatto capire che era la strada giusta per amplificare quella ‘voce’?
Volevo toccare l’animo delle persone e la penna è sempre stato il mio strumento prediletto. Non ho mai voluto offrire un boccone da masticare e mandare giù così com’è… Volevo che i miei romanzi trasmettessero qualcosa su cui riflettere, che fossero stimolanti per il pensiero critico. Il mio, in primis.

Lei ha parlato di “master narrative” come di un qualcosa che determina le nostre vite a diversi livelli e sotto vari punti di vista. Spiega meglio alle nostre lettrici e ai nostri lettori cosa intende?
Tutte e tutti viviamo secondo i dettami della master narrative: siamo vittime di una serie di copioni stereotipici che ci vengono imposti dalla figura dominante. Nel caso della società contemporanea direi che questa figura ‘ideale’ corrisponde all’uomo bianco eterosessuale.

C’è un suo personaggio che meglio incarna gli effetti della narrazione dominante?
Sai, forse Pecola Breedlove, del mio primo romanzo L’occhio più azzurro. Come suggerisce il titolo, Pecola, una bambina afroamericana, vuole disperatamente due grandi occhi azzurri, perché quello è il modello che le è stato subdolamente imposto come desiderabile.
Fa una brutta fine, povera Pecola… Ma, d’altronde, come può sentirsi a posto con sé stessa se tutto ciò che parla di bellezza, di valore, di successo è raffigurato dall’opposto di ciò che vede quando si guarda allo specchio?

Sente che la scrittura sia un’esperienza di crescita ed evoluzione anche per la Toni-donna, oltre che per la Toni-scrittrice?
Le mie creature letterarie mi hanno insegnato tantissimo, scrivere per me è ricerca, domanda, ignoto. Se scrivo di qualcosa è perché voglio capirla.
In L’occhio più azzurro e Sula ho cercato di comprendere cosa voglia dire essere marginalizzata: è un qualcosa che conosco, ma non fino in fondo. L’isola delle illusioni è stata per me la ricerca di risposte su come sia possibile che a volte l’amore non riesca a superare le differenze culturali: come si fa ad amare qualcuno pienamente, se si hanno un’educazione, una classe sociale e un background culturale radicalmente diversi?

L’amore è uno dei motori delle sue storie, forse il principale. Dal mio punto di vista, è una questione in cui l’essere umano fa sempre molta fatica a trovare equilibrio. Quando è troppo poco? Quando è troppo? L’amore è mai troppo?
Certamente, può succedere. Il problema dell’animo umano è di non riuscire mai a vedere i limiti né in un senso né nell’altro: è frequente che si ami poco o si ami male, in maniera ossessiva. È dura capire quando bisogna buttarsi e quando è invece il caso di fermarsi, ma comunque c’è poco da fare… Amare è una necessità: senza amore la vita è vivibile, con l’amore la vita è straordinaria.

In Amatissima, la storia di una famiglia di ex-schiavi ispirata alla storia di vera di Margaret Garner, mi sembra che il tema dell’amore materno sia centrale, anche se assume dei risvolti inaspettati. Che mi dice al riguardo?
Beh, c’è una mamma che uccide la sua bambina. L’ha fatto per amore, dice. Io le credo. Non posso dire che farei lo stesso, a mente lucida mi è impossibile giustificare il suo gesto. Però sono sicura che nella sua testa era l’unica cosa rimasta da fare «per metterla al sicuro», per salvarla dalla schiavitù. È una faccia della maternità anche questa.

Vorrei farle una domanda un po’ scomoda… Perché ha preso le distanze dal femminismo?
Non direi di aver preso le distanze, semplicemente mi ritengo una persona libera, che non vuole vincoli di alcun tipo, tantomeno ideologici. Di certo non sono una sostenitrice del patriarcato, ma non penso che a sostituirlo debba essere il matriarcato: io voglio l’equità, la parità, uguali opportunità in ogni ambito dell’esistenza.

Mi scusi se mi permetto, ma penso che alla fine il vero fulcro del femminismo sia esattamente quello che ha appena detto. Forse è solo la parola che a volte intimorisce… Forse gode di cattiva fama proprio perché fa tremare la master narrative!
Forse… Interessante, ci penserò su!

Omaggio a Toni Morrison dell’artista Ernest Shaw, Graffiti Alley, Baltimora, 2019

1 TONI MORRISON: nata il 18 febbraio 1931 a Lorain, Ohio, è stata una scrittrice e docente universitaria statunitense. Viene considerata una delle autrici più importanti della letteratura post-coloniale americana per via della particolare attenzione che ha sempre riservato nei confronti della comunità afroamericana, dando voce a una storia di secoli di oppressione.
Laureata nel 1953 in Letteratura inglese, presso la Howard University, è tornata in aula come docente delle migliori università statunitensi.
Nel 1970 pubblica il suo primo romanzo L’occhio più azzurro, a cui seguono, tra gli altri, Sula (1973), Canto di Solomone (1977) e il fortunato Amatissima (1987).
Nel 1993 viene insignita del Nobel per la Letteratura, affermandosi come prima afroamericana a vincere il Premio.
Negli anni successivi continua a pubblicare romanzi, di cui l’ultimo è Prima i bambini (2015), e riceve numerosi riconoscimenti, tra cui l’ambita Medaglia Presidenziale della Libertà, conferitale da Barack Obama nel 2012.
Si è spenta a New York il 5 agosto 2019.

***

Articolo di Emma de Pasquale

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Emma de Pasquale è nata a Roma nel 1997 ed è laureata in Lettere Moderne all’Università La Sapienza di Roma. Attualmente frequenta la magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre. Ha interesse per il giornalismo e l’editoria, soprattutto se volti a mettere in evidenza le criticità dei nostri tempi in un’ottica di genere.

Un commento

  1. Complimenti per l’intervista a Morrison.
    Se riesce a trovare un po’ di tempo, cerchi su YouTube o su internet informazioni sulla mostra ” Amatissime ” che si tenne a Reggio Emilia nel 2019/2020.
    La mostra fotografica con testimonianze, parlava delle lotte delle operaie tessili degli anni Ի Reggio Emilia.
    Il titolo fu preso dal libro di Toni.
    Cari saluti
    Piera Vitale

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