Facciamo il punto: animali, ambiente, ecosistemi, biodiversità. Un anno dopo

Durante lo scorso anno in due occasioni, attraverso Vitamine vaganti (n. 46 e n. 68) abbiamo affrontato temi relativi al mondo animale, in rapporto con quello di noi umani, e alle emergenze ambientali sul Pianeta, a causa soprattutto dei micidiali incendi del 2019. La pandemia ha reso ancor più evidente la connessione fra la salute dell’ambiente e la salute umana. Se vogliamo un futuro migliore, è il arrivato il momento di agire. Intanto facciamo il punto su alcune questioni.

Iniziamo con gli amici animali, di cui molte associazioni ambientaliste, con il loro quotidiano operare, con la ricerca scientifica, con l’autofinanziamento si occupano, e si preoccupano, anche a livello legale. Avevamo riferito della vicenda travagliata delle sperimentazioni sui macachi (progetto Light-Up dell’Università di Torino) per cui la Lav (Lega anti vivisezione) ha combattuto due anni; l’esperimento era stato sospeso due volte ― cosa mai successa in Italia. Nonostante il sostegno di 440 mila persone, al momento la battaglia è stata persa: i macachi continueranno a perdere la vista nei laboratori, ed è una sconfitta per le vittime, per la scienza, per la medicina. Ma, come talvolta si dice, persa la battaglia, si può sempre vincere la guerra.

Femmina di orso bruno con i cuccioli

Degli orsi via via si parla: si ricorderà la sorte di KJ2, uccisa nel 2017. Per rendere giustizia a lei e ai suoi cuccioli rimasti orfani, la Lav ha portato in tribunale il Presidente della Provincia di Trento e il direttore del Servizio foreste. Entrambi a processo per uccisione di animale. Poi c’è JJ4, che si era “scontrata” con due cacciatori: per questo la volevano prima uccidere e poi catturare, ma sono stati fermati. E ultimi, ma non per importanza, gli orsi imprigionati nel Casteller: M49, M57 e DJ3. Per loro la vicenda è ancora in corso. La rivista Panda del Wwf (n. 3-ottobre 2020) titola la copertina Non è un Paese per orsi, riferendosi all’Italia: alle persone più giovani è bene ricordare che gli orsi, in Trentino, furono reintrodotti “per scelta” circa 22 anni fa. Evidentemente però non fu previsto che si sarebbero moltiplicati, nè furono attuate politiche intelligenti di prevenzione, atte a favorire la convivenza con questi splendidi animali, altrove (vedere trasmissione Eden, curata da Licia Colò, 6 febbraio 2021) divenuti risorsa turistica, ad esempio nella vicina Slovenia, grazie a belle attività di bear-watching.
L’Italia non è neppure un Paese per lupi: braccati, spaventati, inseguiti con potenti mezzi meccanici, uccisi barbaramente ed esibiti come trofei; eppure anche in questo caso la convivenza non sarebbe così difficile: utilizzo di robusti cani da pastore, recinti elettrificati per gli ovini, sterilizzazione dei cani inselvatichiti per impedirne la riproduzione, e ancor meglio capillare contrasto all’ abbandono di cani che, compatibili geneticamente con i lupi, creano una specie ibrida, forte come il lupo, ma senza timore degli umani come il cane.
Una storia che ha dell’incredibile, degna di un film dell’orrore, diffusa a inizio febbraio. A San Sisto, una frazione di Perugia, in un garage sono state trovate quattro maschere in pelle fatte con teste di gatto scuoiate e altre parti di animali conservate in un vaso, ma anche una ghigliottina e vari strumenti di tortura. L’elemento di prova sono le impronte digitali dell’imputato, dato emerso nel corso dell’udienza del gennaio scorso. L’uomo è già stato condannato per aver torturato e ucciso un gatto, poi appeso al cancello di una scuola. Cosa aggiungere come commento? 

Dati confortanti, invece, riguardano le adozioni di cani e gatti: dati recenti forniti dall’Enpa (Ente nazionale protezione animali) ― vedere Il venerdì di Repubblica-5 febbraio 2021 ― in relazione ai propri canili certificano un consistente aumento, pari al 15% rispetto al 2019. La pandemia che ci ha chiuso in casa, ha aperto le porte di tante gabbie: il rifugio di Monza si è svuotato, a Treviso su 147 cani 100 hanno trovato accoglienza, a Perugia fra gli animali adottati ce ne sono di vecchi, malati o maltrattati. L’altra faccia della medaglia esiste comunque perché alcune persone colpite da Covid o defunte hanno dovuto lasciare amici o amiche affezionate e fedeli e non sempre la famiglia se ne è presa cura, per problemi di spazio o economici o altro. Una indagine inglese ha reso noto che il 90% delle/gli intervistati ha avuto un riscontro molto positivo nella compagnia dei propri animali domestici, durante la chiusura; d’altra parte in Italia se ne sa qualcosa se, in media, nel 38,8% delle nostre case c’almeno un gatto o un cane.

Circo con sfruttamento di animali selvatici

Parliamo ora di circhi. Durante la chiusura causata dal Covid, come ben sappiamo, tutto il mondo dello spettacolo ha molto sofferto: teatri, sale concerto, arene e cinema chiusi, come palestre, musei, spazi per convegni, ecc. I circhi non hanno fatto eccezione e sono stati bloccati per mesi: vicino a dove abito un circo ha sostato a lungo e, passando, piangeva il cuore vedendo svettare i colli delle povere giraffe relegate in pochi metri quadrati. Indubbiamente è stato un grave problema sfamare gli animali che, come ogni essere vivente, devono pur mangiare tutti i giorni. Ma dobbiamo ricordare un altro fattore: in Italia ci sarebbe (uso il condizionale di proposito) una legge che vieta l’utilizzo di animali negli spettacoli circensi, come accade ormai in molti Paesi. Il 27 dicembre 2017 è entrata in vigore la legge 175 del 22 novembre 2017, che aveva ad oggetto anche disposizioni inerenti la materia dei circhi. Tra le disposizioni prevedeva il «graduale superamento dell’utilizzo degli animali» da parte di circhi e spettacoli viaggianti. Per l’applicazione della normativa era previsto che, nell’arco dei dodici mesi dalla data di entrata in vigore, venissero adottati uno o più decreti legislativi, ovvero atti che delegano il Governo a mettere in pratica la riforma. Al termine dei dodici mesi non è stato emanato alcun provvedimento né sono state fornite indicazioni su come affrontare il tema della detenzione degli animali, né su cosa fare di quelli già presenti e utilizzati. Non c’è stata neppure una proroga che permettesse di rinviare l’emissione dei decreti legislativi finalizzati all’attuazione della legge citata. Quindi, non essendoci state proroghe, i tempi per attuare l’articolo 2 sono scaduti. Il 17 gennaio 2020 è stata presentata la proposta di legge per la «dismissione dell’utilizzo degli animali nei circhi e negli spettacoli viaggianti, con riferimento ai criteri di riparto del Fus (Fondo unico per lo spettacolo)» ma per ora non è cambiato nulla. Perciò la normativa a cui si fa riferimento è sempre la legge 337 del 1968. Ogni commento è superfluo. Proprio di recente Francia, Lituania e Polonia hanno invece annunciato il divieto di riproduzione e utilizzo di animali selvatici sia nei circhi che nei delfinari.

Corrida

A chi piace ancora la corrida? Benché risulti che l’84% della gioventù spagnola disapprovi questa forma di macabro e diseducativo spettacolo (?) tradizionale e il pubblico si sia ridotto del 63% dal 2007 al 2019, si sa che l’orrendo rituale è andato avanti. A fine 2019 almeno tre sessioni di corride si sono svolte a Madrid, Siviglia, Algemesi, dove i tori mandati a morire hanno meno di tre anni e prima vengono condotti a spintoni e percosse per le vie. Nonostante il disgusto diffuso, la corrida riceve finanziamenti non solo dai governi locali e dal governo nazionale spagnolo, ma ― udite udite ― dalla Comunità europea: ciò avviene in forma subdola e indiretta su cui si sta prendendo coscienza. Se il Parlamento europeo a grande maggioranza (438 sì, 199 no, 50 astensioni) ha approvato fino dal 2016 un emendamento di bilancio in relazione alle corride, si continuano a finanziare gli allevamenti di tori (aumentati grazie anche ai 130 milioni di euro pervenuti attraverso la Pac, Politica agricola comune, cifra che rappresenta il 31% delle entrate). Un palese controsenso. Oltretutto ci sono seri rischi sanitari, di cui magari si sa poco, aggravati durante la pandemia: la carne degli animali uccisi viene macellata spesso nel piazzale adiacente alla arena, davanti a chiunque passi, minorenni compresi, con scarsissimo rispetto delle norme igienico-sanitarie, poi venduta nelle macellerie e servita nei ristoranti locali.

Koala scampato all’incendio

Ricorderete che anche noi avevamo parlato degli incendi in Australia (e non solo): 240 giorni di fiamme, 3 miliardi di animali morti, fra koala (almeno 60.000 uccisi dal fuoco), canguri, wallaby, opossum, varani, scoiattoli volanti, specie uniche, endemiche di quelle terre, mentre centinaia di volontari/e lottavano per salvarli, a rischio della propria vita. 19 milioni di ettari di foresta sono andati distrutti e l’habitat di questi animali non esiste più: dei koala si teme l’estinzione entro il 2050. Emblema dell’immane tragedia è stato Frankie, un koala di circa due anni, giunto al Santuario di Healesville con danni alla vista, aveva zampe e orecchie ustionate e una sospetta lesione interna per inalazione di fumo. Grazie alle cure veterinarie, col tempo ha ricominciato a respirare bene e a mangiare. Quando è guarito del tutto, è stato portato a Phillip Island, alla Koala Conservation Riserve, dove si trova attualmente e si è ben ambientato. Nello stesso luogo è arrivata, dopo essere stata curata, Blinky, una femmina di due anni, e, sorpresa bellissima, nel marsupio teneva il suo piccolino che sta crescendo sano. Willy è un esemplare di circa un anno soccorso dall’Ospedale mobile di Byron Bay (nel Nuovo Galles del Sud) durante i roghi. Aveva ustioni alle zampe e in più era sottopeso e disidratato. Grazie all’ecografo presente sul mezzo è stato possibile escludere subito alcune patologie, tra cui una sospetta ernia all’addome. Per questi animali un ospedale mobile è veramente importante perché sono creature timorose, soffrono nei trasferimenti e rischiano attacchi di cuore per la paura. Purtroppo poi non sono abituati alla fuga: nella catastrofe si sono arrampicati sugli alberi e mai rifugio fu più pericoloso. Cosa viene chiesto dunque? Un sostegno economico, visto che viviamo tanto lontano. E il Wwf da mesi si fa portavoce di questa campagna di aiuti che comprende non solo ospedali e centri di recupero, ma anche la semina con l’utilizzo di droni per ripristinare la vegetazione, la piantumazione di un milione di alberi, la creazione di “corridoi verdi” per passare da un’area all’altra, la continua sorveglianza anti incendi.

A proposito di Wwf Italia, una notizia che non può che rallegrarci: a fianco della Presidente Donatella Bianchi, è stata da poco nominata Direttora generale Alessandra Prampolini, prima donna a ricoprire la carica. Un vertice dunque tutto al femminile, che premia la dedizione e la competenza.

Alessandra Prampolini

Rimanendo in tema incendi, non va dimenticato che quelli dolosi sono continuati anche nel 2020, in particolare in Brasile dove prosegue la deforestazione e dove un’area che costituiva una sorta di paradiso terrestre, il Pantanal, è andata in gran parte distrutta dalle fiamme. Al tema è stata dedicata la puntata dell’8 febbraio della trasmissione Presa diretta a cura di Riccardo Iacona. Il presidente Jair Bolsonaro continua a infangare il nome e l’operato delle Ong, nega lo scempio di flora e fauna e, in parallelo, nega gli effetti della pandemia sulla popolazione brasiliana, che ha scarse difese e anzi ha sviluppato una variante del virus. Intanto i morti (ad oggi- 9 febbraio) sono 232.000 e i contagi sfiorano i 10 milioni.

Veniamo ora al problema caccia. Questa diffusa attività (presentata talvolta come “sport”), nonostante la pandemia, non si è fermata; sembra incredibile ma in molte regioni le deroghe sono arrivate puntuali, anche in zona “arancione”, e sono state inserite fra le specie cacciabili moriglione e pavoncella, particolarmente minacciate e protette dalla Ue. Non solo: in Lombardia, per fare un esempio, era stata varata una norma per rendere ben visibili gli abiti delle Guardie venatorie, con l’unico scopo di avvertire tempestivamente i bracconieri! Norma che è stata impugnata dal Governo perchè ritenuta incostituzionale. Violazioni in relazione al calendario venatorio anche in Toscana, Molise, Sardegna, Liguria, Veneto, Sicilia, Calabria, Abruzzo, Marche, per cui il Wwf ha promosso 10 ricorsi amministrativi dinanzi ai Tar, con 8 riscontri favorevoli, totalmente o in buona parte. Unica novità realmente positiva del 2020 è la decisione dell’Unione Europea che obbligherà tutti gli Stati membri a non far utilizzare il piombo, pericolosissimo per l’ambiente, la fauna e salute umana, nelle cartucce utilizzate durante la caccia nelle zone umide, una riforma importante e attesa da anni.

Pesca di frodo nel Po

Un fenomeno poco noto, ma in aumento è la pesca di frodo che viene contrastata grazie alla collaborazione fra Osservatorio Zoomafia e Polizie provinciali, prima fra tutte quella di Ferrara; si tratta infatti di una emergenza, simile al bracconaggio, che si verifica in mare (in relazione ai ricci, ad esempio) ma soprattutto nei grandi fiumi del Nord Italia. Vere e proprie bande super organizzate, provenienti dall’Est dell’Europa (Albania, Moldavia, Ungheria, Romania), dispongono di barche potenti, reti lunghe centinaia di metri, furgoni-frigo e riescono a generare utili illeciti pari a circa 20 mila euro la settimana, visto che non si fanno scrupoli a utilizzare elettrostorditori o sostanze chimiche, scaricando abusivamente liquami e non rispettando le norme sanitarie. Viene pescato di tutto, magari da acque non sicure, carpe, anguille, pesci siluro, lucioperca, anche esemplari sottomisura, creando danni ambientali consistenti: in otto importanti canali l’Università di Ferrara ha accertato la diminuzione del 30% di alcune specie. A questo può collegarsi il bracconaggio vero e proprio, aumentato nel periodo della pandemia (ma non contro i già fragili rinoceronti, per fortuna), come pure lo sfruttamento illegale degli animali (vedere Rapporto Zoomafia 2020, 21esima edizione) che fa riferimento a corse clandestine di cavalli, commercio internazionale di cuccioli, combattimenti fra animali, macellazioni clandestine (ad esempio di ghiri e istrici, con problemi igienici gravissimi), contrabbando di fauna. La Lipu (Lega italiana protezione uccelli) afferma che, solo nel nostro Paese, ogni anno vengono uccisi illegalmente 8 milioni di uccelli, poi commerciati e mangiati. Si tratta dunque ― secondo la Direzione investigativa antimafia ― di una «emergenza globale e senza precedenti che impone un approfondimento» perché non solo favorisce l’economia criminale, ma ― nella attuale situazione ― può essere fonte di rischi sanitari molto seri. Nel 2019 il 70% delle Procure italiane hanno aperto complessivamente circa 26 fascicoli al giorno e fatto 16 indagini al giorno, pari a 16,07 procedimenti e 9,64 indagati ogni 100.000 abitanti. Purtroppo si sa che spesso le denunce sono contro ignoti, si arriva a processo solo nel 20% dei casi e meno della metà si concludono con una giusta condanna.

Potremmo continuare a lungo perché questi temi hanno molte sfaccettature ed è facile fare collegamenti fra uno e l’altro; pensiamo, per riflettere su un caso esemplare, alle uccisioni in massa di visoni allevati in Olanda e Danimarca a cui gli esseri umani hanno trasmesso la Sars-Co-V-2 (e non viceversa), a loro volta poi contagiati da un virus mutato. Oltre 4 milioni e mezzo di animali uccisi, con la positiva conseguenza che in Olanda dal gennaio scorso è stato vietato l’allevamento di visoni; lo stesso sta accadendo in Polonia dove, attraverso l’iter legislativo, si dovrebbe arrivare a breve alla fine dell’allevamento di tutti gli animali da pelliccia; in Francia il provvedimento partirà dal 2026. 

A proposito di biodiversità, e con questo sto per concludere, ricavo dati interessanti dalla rivista Panda dello scorso dicembre che riporta i risultati  del Living Planet Report 2020: i vertebrati nel mondo si sono ridotti del 68% dal 1970, con singole situazioni emblematiche. La farfalla monarca, nell’America Settentrionale, in 40 anni è diminuita del 97%, l’allodola in Europa del 55%, il tapiro del 30% nell’America Meridionale, il gorilla di pianura, in Africa, dell’87% dal 1970, il pangolino cinese (vittima di traffici clandestini per le sue scaglie e la sua carne) del 90% in 60 anni, l’amazzone guance verdi (varietà di pappagallo centro-americano) del 77% in soli 30 anni. 

Pangolino in gabbia al mercato

Che mondo triste ci attende, se non corriamo ai ripari. Il panorama rimane sconfortante finché una azione comune dei Governi non deciderà il cambio di rotta a livello globale; il degrado degli habitat, il sovrasfruttamento, il cambiamento climatico, l’inquinamento, la presenza di specie invasive ed elementi patogeni rappresentano le cause ben note, per cui esistono le soluzioni, purché ci si impegni sul serio, visto che non abbiamo un Pianeta di riserva. Le azioni non sono solo proclami o parole, ma fatti concreti, praticabili finché si è in tempo, riassumibili in tre punti: tutte le attività volte alla conservazione della natura nei suoi termini più ampi e generici, produzioni più sostenibili, consumi più sostenibili. Quando come gruppo di volontari/e visitiamo le classi delle scuole elementari insistiamo sempre sulla vecchia regola delle 5 R: riduci, riusa, raccogli, ricicla e recupera; lo ricordavate che questi principi erano presenti nel decreto Ronchi del 1997? Nel nostro piccolo di singoli individui sensibili, possiamo fare la nostra parte: salvaguardare la natura nella sua straordinaria bellezza vuol dire salvaguardare l’umanità.

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...