Una per i Murphy

Il testo dell’americana Lynda Mullaly Hunt al suo primo romanzo per ragazzi dal titolo originale: One for the Murphy ha collezionato negli Stati Uniti una trentina di premi letterari, mentre in Italia lo scorso anno si è aggiudicato il Premio Strega Ragazzi Ragazze 2020 per i + 11. Meritatissimo riconoscimento per questa ex insegnante del Connecticut che riesce a insinuarsi quasi di nascosto nell’animo di chi legge e a catturarlo/a sapientemente portandolo/a per mano attraverso i meandri di un’esistenza sgangherata e piena di dolore come quella di Carley Connors, una ragazzina sfortunata come tante purtroppo, costretta ad attraversare gli anni della sua adolescenza tra assistenti sociali, giudici di Tribunali minorili e famiglie affidatarie. Una vita da trottola o da pacco postale a cui lei in qualche modo si ribella imparando, per difendersi, a mostrare agli altri il peggio di sé.

Una ragazzina però che non rinnegherà mai il legame forte, di sangue, con sua madre, a cui nonostante tutto continua ad essere legata contro le evidenze, contro la condizione incerta e precaria che le sta procurando. L’autrice sembra portare sulla carta situazioni che spesso, chi fa di professione l’insegnante, si è trovata a gestire. Rapporti accidentati a tu per tu con vite travagliate che propongono atteggiamenti quotidiani di prepotenza e tracotanza verso un destino schifo, pieno di salite insormontabili, dove di frequente la violenza e la sopraffazione sono leggi di vita, dove ai deboli non rimane che soccombere. Alle spalle di Carley infatti esiste una famiglia problematica, costituita dalla mamma, da un padre sconosciuto, da un patrigno violento; la madre è imprevedibile e spesso in condizioni tali da essere impossibilitata a prendersi cura di lei.

Dimessa dall’ospedale dove è stata ricoverata con la madre dopo una notte in cui si è scatenata la violenza del patrigno, Carley viene presa in carico dai servizi sociali, anche se non per la prima volta.
Ci sono tutti gli ingredienti per una trama triste e senza speranza, eppure, e qui avviene la magia… che nutre pagina dopo pagina l’animo di chi legge, quella ragazzina sbagliata avrà la sorte di imbattersi in ciò che le è sempre mancato: affetto, comprensione, accoglienza, tutto senza contropartita.
Ma per lei arrivare a intravedere la luce dopo tanto buio, vorrà dire avviarsi su una strada accidentata, impervia, fatta di avanzamenti e rapidi tracolli, per una come lei che ha messo la corazza per sopravvivere, che parla l’unico linguaggio che conosce, quello dell’arroganza, della durezza, dell’aperta provocazione. Davanti a questo tipetto ribelle dai vestiti logori e con le scarpe scollate appare un bel giorno la famiglia dei Murphy, una media famiglia americana, adagiata in un discreto benessere borghese, dove giganteggia l’affascinante e travolgente Signora Murphy. Apparentemente goffa, a volte oca giuliva e in ogni occasione provvidenziale mamma chioccia, offre a Carley un esempio di figura materna agli antipodi di sua madre. Tanto che il/la lettore/lettrice inizialmente può equivocare, considerandola un personaggio inesorabilmente piatto, una donna da cui aspettarsi solo torte al semolino, ordine e pulizia dei pavimenti, panni lavati e profumati, come del resto accade a Carley che non può fare a meno di trovarla esasperatamente sciocca, insignificante e un poco cretina… A completare il quadro familiare c’è il marito della Signora Murphy, più assente che mai, e i tre figli maschi. La ragazzina inizialmente ce l’ha con il mondo intero, tuttavia riesce piano piano a legare con gli ultimi due mocciosi, simpatici perché bambocci spontanei, ma non con Daniel, il figlio più grande con cui sarà guerra aperta sin dall’inizio. Sembra dunque un vicolo cieco dove non resta che soffocare o andarsene, ma… anche le cose che ci sembrano disgustose perché non conosciute in profondità, possono assumere altri colori.

E sarà sempre lei, la travolgente Julie Murphy con la sua dolcezza disarmante che testardamente sarà vicina a Carley e saprà accettarla, ascoltarla, non giudicandola mai. Carley così, a poco a poco, impara a conoscerla davvero e ad apprezzare una normalità di cui non ha esperienza, a decifrare il linguaggio delle emozioni e dei sentimenti.
L’avvicinamento è lento e pieno di ostacoli, perché ogni volta le carezze e gli abbracci la fanno ritrarre, anche se sono i gesti che più di ogni altra cosa vorrebbe assaporare. Così Carley riuscirà a essere amata per la sua ironia e intelligenza, per la sua capacità di legare con i piccolini e di comprendere le insicurezze di Daniel che finirà con il diventarle amico.

La quotidianità di una vita normale fatta di ritmi e riti, la scuola, la scoperta di un’amica fidata fanno sì che il suo animo si apra e il suo cuore cominci a battere nuovamente e a sentire riconoscenza e affetto. Commovente l’ultima parte del testo, quando le autorità le imporranno di lasciare quella famiglia borghese che le ha fatto assaporare la sicurezza e l’intimità di una cuccia, di un posto dove, comunque sia, ti senti accettato/a e protetto/a. Carley uscirà faticosamente da questo avvincente percorso e sarà un traguardo importante in quanto a crescita e maturità conquistata, un traguardo di formazione e di sviluppo interiore che la riconcilierà con il mondo intorno a lei. Carley, il riccio, a poco a poco si schiuderà e apprezzerà la conquista raggiunta, quella di farsi amare e di amare a sua volta.

Lynda Mullaly Hunt
Una per i Murphy
Uovonero edizioni, Crema, 2018
pp. 245

***

Articolo di Maria Grazia Anatra

Docente in pensione si occupa da anni di politiche di genere. Presidente dell’Associazione Woman to be, ha ideato iniziative differenziate di sostegno all’imprenditoria femminile, alla formazione e all’orientamento di genere. Da anni si occupa di Letteratura per ragazzi e dal 2012 ha dato vita al Premio di Letteratura per l’infanzia NARRARE LA PARITÀ https://narrarelaparitasite.wordpress.com/ oltre a scrivere esti narrativi per bambini/e.

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