Danza con Carla. Un’esperienza didattica di Educazione civica a scuola in ottica di genere

Nel recente IX Convegno nazionale dell’associazione Toponomastica femminile, tenutosi in diretta streaming dal 29 ottobre al 1° novembre 2020, la relatrice e collega prof.ssa Sara Marsico ha posto l’attenzione sull’Educazione civica a scuola in ottica di genere, presentando agli/alle astanti una serie di percorsi e lavori didattici svolti nella nostra scuola, l’Istituto “Vincenzo Benini” di Melegnano (MI). L’intervento di Marsico ha posto in luce come l’insegnamento e la prassi dell’Educazione civica siano assolutamente conciliabili con le tematiche che afferiscono al contrasto della violenza di genere in tutte le sue forme, alla dignità e valore dell’opera e della presenza delle donne nella società, all’abbattimento del gender gap, all’inclusione e parità di genere.  

L’Educazione civica, ormai diventata disciplina scolastica a partire dall’anno scolastico corrente 2020/21, per effetto della legge n. 92/2019, è un percorso necessariamente trasversale che può collegare tutte le discipline e può contribuire alla formazione dei cittadini e delle cittadine del futuro, da tradursi in concrete azioni di cittadinanza attiva. A onor del vero, nella scuola già da tempo molte/i docenti lavorano in questa direzione multidisciplinare e trasversale, attraverso progetti e attività che possano fornire alle/agli studenti un solido bagaglio culturale su molti dei temi contenuti nella nostra Costituzione e nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (uguaglianza nei diritti, inclusività, parità di genere, tutela dell’ambiente, contrasto alla povertà e alle disuguaglianze e tanto altro). 

Nell’anno scolastico 2019/20 nel nostro Istituto le classi 2D dell’indirizzo tecnico e 2L del Liceo Scienze Umane hanno avuto la possibilità di partecipare ad un progetto patrocinato gratuitamente da “ActionAid” grazie ad una campagna di crowdfunding promossa da Carla Fracci e realizzato dall’associazione Liber*Tutt*, organizzazione di giovani attiviste/i che opera sul territorio di San Donato Milanese come base locale di “ActionAidItalia”. Accolto favorevolmente dalla docente sottoscritta e dalle colleghe Erica Leuci e Laura Saccani, toponomaste della nostra scuola attive in percorsi in ottica di genere, il progetto ha previsto diversi laboratori sulla decostruzione degli stereotipi di genere attraverso il linguaggio non verbale della danza, con l’obiettivo di intervenire sulle relazioni di gruppo e di genere – con particolare attenzione al rispetto verso chi ci circonda, integrazione, scambio reciproco e ascolto – utilizzando la danza come strumento espressivo ed educativo. Il percorso si è configurato come lavoro collettivo di sensibilizzazione e responsabilizzazione degli/delle studenti accompagnati da formatori e formatrici esperte in un’attività di avvicinamento alla danza. Essa gioca un ruolo fondamentale nella crescita personale, insegna la disciplina e a superare gli ostacoli lavorando insieme per raggiungere determinati obiettivi.

L’obiettivo finale del progetto è stato poter accrescere la consapevolezza di ciascun/a ragazzo/a di essere un soggetto pensante e stimolarlo ad attivarsi per promuovere il rispetto delle donne all’interno della comunità di cui fa parte (tutte le informazioni sono reperibili sul sito di “ActionAid”).

Il percorso ludico-didattico di decostruzione degli stereotipi si è sviluppato nell’arco di quattro incontri, ciascuno della durata di due ore.

Ogni incontro ha previsto quattro fasi così strutturate: 
1. Approccio iniziale e rottura del ghiaccio: presentazione del metodo laboratoriale e di condivisione tra partecipanti;
2. Emersione e decostruzione: enucleazione del problema tramite la visione di dati, situazioni e immagini, raccolta di impressioni e opinioni, decostruzione collettiva e consapevole, a partire dalle impressioni;
3. (Attività di) analisi critica e ricostruzione positiva: attività in cui attraverso il gioco e l’espressione creativa si arrivi a interpretare e rispondere al problema posto in essere;
4. Condivisione e conclusione: confronto collettivo dei risultati personali e di gruppo e riflessioni conclusive.

Successivamente le classi hanno lavorato con le danze popolari insieme alle formatrici dell’associazione culturale “Libero Contatto-We Folk”, gruppo per la valorizzazione della musica e danza tradizionale e folk. Attraverso un ciclo di tre incontri gli/le studenti hanno partecipato ad un percorso di avvicinamento alla danza, con particolare focus sulle danze popolari, esplorando la danza sia come strumento espressivo sia come forma di appartenenza culturale, con un focus sulle modalità in cui le varie danze popolari ripropongano o meno stereotipi di genere radicati nella tradizione. 

La conclusione del progetto avrebbe poi previsto, nel mese di marzo 2020 e in particolare nell’occasione della Giornata internazionale della donna, la preparazione e la messa in scena di un saggio finale di danza e di presentazione di quanto svolto durante gli incontri, che avrebbe dovuto essere un momento di restituzione rivolto all’intera comunità scolastica (studenti, genitori, docenti) e alla comunità cittadina, alla quale lo spettacolo sarebbe stato aperto con il patrocinio del Comune di Melegnano. Purtroppo il sopraggiungere della pandemia non ha permesso la realizzazione del saggio finale, che si è pensato di rimandare ad un periodo in cui si potrà essere maggiormente liberi di muoversi e pensare di compiere qualcosa di diverso, come l’installazione di cartelloni di sensibilizzazione all’interno del paese.

Ciononostante, i risultati dell’azione formativa del progetto sono stati più che positivi, le ricadute si sono tradotte in riflessioni che questi giovanissimi tra i 14 e i 15 anni hanno condiviso e ai/alle quali mi piace dare la parola come modello di testimonianza verace di quanto la scuola giochi un ruolo fondamentale nella trasmissione di valori civici ed etici fondamentali per il futuro della nostra società: 

«Il progetto “Danza con Carla” mi è piaciuto moltissimo. La parte più teorica svolta in classe mi ha interessato davvero molto ed è stato parecchio costruttivo confrontarsi con i compagni su temi molto importanti come le discriminazioni di genere. La parte più pratica, ovvero quella delle danze popolari, l’ho adorata. È stato un momento di sfogo, ero sempre sorridente ed è stato bellissimo ballare con i miei compagni» (Alessia P.); 

«Personalmente, credo sia stato molto interessante: anch’io avevo degli stereotipi ma le ragazze che ci hanno accompagnato in questa attività me li hanno fatti cancellare e guardare da un altro punto di vista» (Simone B.);

«L’anno scorso con i miei compagni di classe feci un progetto di nome “Danza con Carla” di “ActionAid”. Si intendeva utilizzare la danza come linguaggio artistico per abbattere gli stereotipi di genere con l’aggiunta di laboratori di teoria e di confronto (sugli stereotipi di genere più comuni e con l’alternarsi di lavori di gruppo). Sinceramente apprezzo la presenza e la possibilità di partecipare a progetti come questi con educatrici giovani, rendendo perciòtutto più giovanile, informale e leggero» (Benkhadir Y.); 

«Personalmente il progetto “Danza con Carla” mi è piaciuto molto. È stato un progetto che ho apprezzato molto, sia i vari laboratori fatti in classe che in aula magna a provare i vari balli. Essendo molto timida questo progetto mi ha aiutato a essere me stessa sempre, ad aprirmi e provare a farmi coinvolgere dalle esperienze nuove che mi si presentano e mi ha permesso di integrarmi maggiormente con il resto della classe» (Sofia P.); 

«Dal nome del progetto pensavo trattasse di danza e quindi inizialmente non ne ero entusiasta. Le prime tre lezioni invece le abbiamo passate in classe con quattro ragazze, di cui una fotografa, che attraverso cartelloni, kahoot o inventando immagini da fumetti, ci hanno fatto scoprire il vero intento di questo progetto, ossia discutere sugli stereotipi di genere e sui pregiudizi. Le ultime tre lezioni due signore ci hanno insegnato a ballare alcune danze tipiche meridionali, come la Pizzica e la Tarantella. È stato un modo alternativo di fare lezione, imparando nuove realtà. Oltre ad essermi molto piaciuto, credo ci abbia ulteriormente unito e insegnato a ridere e contemporaneamente impegnarci seriamente in una nuova “esperienza”» (Fabio R.); 

«Nell’arco della nostra vita l’educazione di genere serve per rispettarsi vicendevolmente, senza discriminazioni di ceto sociale, razza, credo religioso e genere. Lo scorso anno scolastico con l’esperienza di “Danza con Carla” avevamo affrontato la tematica degli stereotipi ed il femminicidio, che secondo me è un fatto disumano. Uccidere o violentare una donna non mi sembra per nulla corretto e sensato, solo perché si comporta o si veste come voleva lei. Allo stesso tempo, bisogna lasciare anche ai bambini e alle bambine la libertà di giocare con i giocattoli che preferiscono, per me non ci sono distinzioni tra giochi da maschio e giochi da femmina, visto che da bambina giocavo anche con i giochi di mio fratello maggiore oltre che con i miei, destreggiandomi tra le bambole e le macchinine, i pentolini e le battaglie conle armi giocattolo, e mi sembra di essere cresciuta equilibrata, in quanto riesco a sostenere una conversazione soddisfacente sia con i maschi che con le femmine» (Sara G.); 

«È stato davvero un gran progetto, interessante, formativo ed unito. Dico “unito”, poiché grazie ad esso siamo stati in grado di lavorare tutti insieme sia con le attività che con la partecipazione. I primi incontri erano basati sull’affrontare, discutere e lottare contro le ingiustizie sociali e sul superare barriere, stereotipi e pregiudizi. Personalmente sono sempre stata abituata a non avere pregiudizi o stereotipi in qualsiasi ambito, quindi questo progetto ha confermato tutte le mie idee, le quali sinceramente non pensavo neanche ci fosse bisogno di discuterne con alcuni miei compagni di classe, i quali non la pensavano assolutamente come me. Posso però dire che mi ha insegnato a diffondere la voce e le mie idee il più possibile, e con me tutte le persone con le mie stesse idee. Nelle lezioni seguenti invece ci sono stati proposti dei balli, i quali avrebbero portato ad una coreografia finale, che però purtroppo non siamo riusciti a portare a termine. Si trattava di balli tipici meridionali, come per esempio la pizzica. È stato un metodo alternativo per insegnare qualcosa a noi ragazzi, che non sia il classico studio o la spiegazione in classe. Mi dispiace molto di non aver concluso tutto il nostro lavoro, che preparavamo da mesi, tramite un saggio finale. Sarebbe stato molto bello e soddisfacente!» (Rebecca G.);

«”Danza con Carla” l’anno scorso mi è veramente piaciuto molto, perché a mio parere era qualcosa di diverso di quello che si fa ogni giorno nella scuola, ho imparato tante cose nel mio primo anno di scuola in Italia perché io non sono mai stata in una scuola italiana, sono in Italia da appena un anno, e questo progetto mi ha aiutato anche ad interagire con i miei compagni. Siccome io non parlo bene l’italiano ho anche potuto inserire la mia lingua madre nelle attività che facevamo in aula, la parità tra i generi, i diritti della donna. Mi ricordo bene che in quel tempo era uscita una canzone che è diventata molto famosa, che diceva: “y la culpa no era mi ni donde estaba ni como vestía”, in italiano vuol dire “la colpa non era stata mia, né dei miei vestiti, né dove ero”. In conclusione, “Danza con Carla” mi ha insegnato che tutti abbiamo diritti da rispettare» (Fernandez N.).

Le voci di queste ragazze e ragazzi dimostrano come la scuola possa essere luogo privilegiato per l’esercizio delle virtù civili che possano contribuire alla piena realizzazione dell’art. 3 della nostra Costituzione. La partecipazione a progetti e percorsi formativi come “Danza con Carla” conferma come la trasversalità dei temi cruciali dell’Educazione civica può essere la strada maestra nella formazione delle future generazioni, come antidoti ad una cultura dell’odio, della discriminazione, dell’indifferenza che vediamo sempre più diffondersi nel nostro tempo.

Ringrazio le colleghe Erica e Laura per la loro entusiastica partecipazione e collaborazione, lo staff di “ActionAidItalia”, ovvero il formatore Antonello Monnini, le formatrici Arianna Rogialli, Clara Balestrieri, Elisabetta Zamberletti, Alice Dimastrogiovanni e Elisa Venturini, per le danze Santina Cardelli e Gabriella Monaco di WeFolk. Foto e materiale del progetto sono a cura dei formatori/trici dell’associazione “Liber*Tutt*”, base “ActionAidItalia”.

Link al video finale che illustra l’intero progetto, realizzato dalla videomaker di Liber*Tutt* Valentina Sarogni: https://drive.google.com/file/d/1jEI-2tV-uOFOUlck-j51fxj7YrDnNMPJ/view?usp=sharing

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Articolo di Valeria Pilone

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Già collaboratrice della cattedra di Letteratura italiana e lettrice madrelingua per gli e le studenti Erasmus presso l’università di Foggia, è docente di Lettere al liceo Benini di Melegnano. È appassionata lettrice e studiosa di Dante e del Novecento e nella sua scuola si dedica all’approfondimento della parità di genere, dell’antimafia e della Costituzione.

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