La spada di Galgano. Il senso storico delle leggende

Galgano era un adolescente che aveva dei sogni e combinava guai come tutti i suoi coetanei. Ma che sogni faceva e che genere di guai poteva combinare nel 1163 un ragazzo di quindici anni? 

In un’Europa perennemente in guerra, era destinato a diventare cavaliere, anzi un paladino come quelli di Carlo Magno, mettere l’armatura e combattere con la spada. Così andava in giro con gli amici ad ubriacarsi ed attaccare briga con chiunque, pensando che questo fosse il modo migliore di allenarsi alla vita militare. 

Ma, oltre alle zuffe, ciò che faceva infuriare di più suo padre era la caccia: Galgano e gli amici infatti inseguivano volpi e caprioli nei campi, cavalcando in mezzo alle coltivazioni. Così Guidotto Guidotti, invece di essere aiutato dal suo unico figlio ad amministrare la giustizia nel feudo, doveva rimediare ai guai che combinava e calmare i contadini che venivano a lamentarsi. 

Il giorno in cui il padre morì, Galgano era ormai un uomo, ma continuava a fare la vita che gli piaceva, senza preoccuparsi dell’amministrazione delle sue terre o di sposarsi. 

Aveva più di trent’anni quando sognò che l’arcangelo san Michele, il protettore dei cavalieri, lo portava in cima a un colle vicino al castello di Chiusdino, il Monte Siepi, e gli mostrava una tavola rotonda con Gesù e i dodici apostoli. 

Allora Galgano prese il cavallo e salì in cima al monte che aveva sognato, piantò la spada in una roccia per farla diventare una croce, trasformò il proprio mantello in un saio da eremita e si mise a pregare. 

La leggenda dice che mentre Galgano era in pellegrinaggio a Roma, tre uomini cercarono di estrarre la spada dalla roccia e, non riuscendoci, la spezzarono. Quando il giovane tornò a Monte Siepi, con un miracolo aggiustò la spada, che è lì ancora oggi. Poi si rimise a pregare, mangiando solo radici e insetti come facevano gli eremiti di quel tempo, e morì di stenti nel 1181. 

Quando oggi qualcuno parla della spada nella roccia, noi pensiamo alla leggenda di re Artù e dei Cavalieri della Tavola rotonda; ma c’entra qualcosa la spada di Galgano? 

In quei tempi l’Europa era entusiasmata dalle Crociate: tutti volevano andare in Terrasanta a liberare il Sepolcro di Cristo dalle mani dell’Islam. I cavalieri partivano con la benedizione del Papa e al loro seguito portavano qualcuno che, oltre a combattere, sapeva anche leggere e scrivere. 

Mentre aspettavano la partenza per lottare contro gli infedeli, i cavalieri stavano alle corti dei signori e dei re: in certe il passatempo preferito era ubriacarsi e litigare, proprio quello che faceva Galgano! Invece in altre, come alcune corti francesi, era nata la moda dei “trovatori cortesi” che scrivevano poemetti e romanzi d’avventura basandosi sui racconti dei paladini di Carlo Magno o su leggende ancora più antiche, nate al tempo in cui i Britanni difendevano la loro terra dall’invasione sassone. 

Robert de Boron era un chierico, così si chiamavano quelli che avevano studiato nei monasteri, ed era anche un cavaliere al seguito del crociato Gautier de Montbéliard. In attesa della partenza per l’ultima crociata con il suo signore, Robert scrisse il poema Merlino in cui si parla per la prima volta della spada nella roccia.  

Dove ha preso l’idea? 

Noi non possiamo saperlo, però se mettiamo insieme quello che abbiamo detto finora, possiamo supporre che, come si usava, il signore de Montbéliard sia andato a farsi benedire dal Papa prima di partire per la crociata, tornando poi in Francia a preparare la spedizione in Terrasanta. 

Insieme a lui viaggiava Robert e, percorrendo la strada che portava a Roma, potrebbe aver sentito parlare di Galgano, diventato santo da poco, o magari anche aver visto la spada! 

Intanto altri trovatori raccontavano dei Britanni: in Francia Chrétien de Troyes scrisse Lancillotto o il cavaliere della carretta e Perceval o il racconto del Graal, in Britannia Geoffrey di Monmouth compose la Storia dei re di Britannia e la Vita di Merlino

Le storie sui Cavalieri della Tavola rotonda, del Mago Merlino, di Lancillotto erano così famose e affascinanti che, attraverso i secoli, ne furono scritte tantissime, prima in latino, poi in francese, inglese, tedesco, italiano, cioè tutte le lingue importanti d’Europa.  

Ogni scrittore aveva letto o sentito parlare di quello che scrivevano gli altri, quindi aggiungeva storie alle storie, creando la complicatissima leggenda eroica di Artù. 

«Figlio di un re, nascosto da Mago Merlino, si rivela come capo dei Britanni quando estrae dalla roccia una spada magica. 

Sposa Ginevra e raccoglie intorno a sé molti cavalieri per trovare il leggendario Graal, la coppa che ha raccolto il sangue di Cristo.  

Se non sono occupati nella ricerca del Graal o in difesa di qualcuno, i cavalieri litigano per i dodici posti intorno alla Tavola rotonda. Alcuni dei loro nomi sono: Lancillotto, Tristano, Perceval, Galvano. 

Quando la spada che Artù ha tratto dalla roccia si rompe, la Dama del Lago gli regala Excalibur, che le sarà restituita alla sua morte». 

Questo riassunto, oltre a riunire il frutto di tanti racconti e leggende che si sono mescolate nei secoli, nasconde anche dei simboli di cose antichissime. 

Gli antropologi, che studiano le usanze degli esseri umani, dicono che la bacchetta magica di Merlino assomiglia al lituo, il bastone magico dei sacerdoti celti e britannici. Dicono anche che la Tavola rotonda rappresenta il fuoco intorno a cui sedevano in cerchio gli uomini dei clan per prendere le decisioni. Invece i cavalieri intorno ad essa sono 12, come gli Apostoli, e questo è un simbolo cristiano (ricordate il sogno di Galgano?). 

Le storie di Lancillotto, di Tristano e di Perceval erano state raccontate dai trovatori francesi, ma Perceval, con il nome di Parsifal, apparteneva alle leggende germaniche, come Galvano, con il nome di Galgano, apparteneva a quelle italiane. 

In mancanza di una croce, i cavalieri conficcavano la spada a terra per pregare, come aveva fatto Galgano sul Monte Siepi. Questa è un’usanza nata nel Paese che oggi si chiama Ucraina, da cui venivano i cavalieri sarmati portati dall’esercito romano in Britannia a difendere i confini dell’Impero. 

Insomma, in qualche modo la spada nella roccia è volata da Monte Siepi ed è arrivata nell’odierna Gran Bretagna, attraversando l’Europa trasportata dalle parole e dalla fantasia di cavalieri che erano soldati e poeti.  

Poi ha preso una nave ed è emigrata negli Stati Uniti, dove Disney l’ha raccolta nel film La spada nella roccia, raccontando quella storia che ragazze e ragazzi di oggi ben conoscono. 

***

Articolo di Rosalba Mengoni

Rosalba Mengoni 400x400

Laureata in scienze storiche, si è occupata della diffusione della conoscenza del patrimonio culturale del territorio di Fiumicino, soprattutto nelle scuole e della sua accessibilità alle persone disabili. Collaboratrice tecnica all’ISEM – Istituto di storia dell’Europa Mediterranea del CNR, è nel comitato di redazione di RiME – Rivista Mediterranea, gestisce Isemblog e cura il periodico Bibliografia Mediterranea sullo stesso blog.

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