L’Alto Adige di Elena Walch

Sotto il profilo della classificazione dal punto di vista vitivinicolo il Trentino Alto Adige si divide in due territori: se il Trentino è una delle culle dello spumante italiano di qualità, in Alto Adige sono i vini aromatici ad aver trovato un terreno d’elezione in questa piccola regione che ha raggiunto il primato in Italia per la produzione di vino a denominazione. 

Le condizioni pedoclimatiche delle zone della media e alta collina sono di massima ideali per la coltivazione di qualsiasi vitigno in quanto garantiscono temperature fresche, grazie anche alla ventilazione che evita la formazione delle muffe; una maggiore esposizione alla luce, che favorisce la maturazione degli zuccheri; una decisa escursione termica notte /die che agevola la produzione di profumi e l’acidità fissa; e un miglior drenaggio. Questi fattori di qualità, tipici della coltivazione in collina, esaltano in modo particolare le caratteristiche intrinseche dei vitigni aromatici dando vita a vini che li rispecchiano appieno nel gusto e nei profumi: in gergo aromi primari, note olfattive particolarmente intense e caratteristiche, che si riscontrano sia negli acini dell’uva, sia nel vino da essa prodotto, che si distingue per un tipico finale ammandorlato.

Ringberg

Fra i vitigni aromatici si annoverano gewürtztraminer, moscato, brachetto e malvasia: il profumo di litchi caratterizza il gewürztraminer, letteralmente “traminer speziato” a rimarcarne l’esuberanza olfattiva, in modo particolare quando prodotto dall’omonimo vitigno a maturazione tardiva, che anche all’assaggio ricorda il medesimo gusto del frutto; poi ancora note di rosa e salvia caratterizzano il moscato; agrumi, pesche e albicocca invece contraddistinguono le malvasie aromatiche, per citarne alcuni. I vitigni semiaromatici sono invece per la maggior parte internazionali: chardonnaysauvignon blanccabernet sauvignoncabernet francmerlot, prosecco: lagreinrieslingsylvanerkernermüller thurgau

Fra i vitigni più coltivati in Alto Adige ci sono la schiava, in tutte le sue varietà declinate secondo diversi sinonimi, il pinot bianco, lo chardonnay, il pinot nero, il pinot grigio, il sauvignon blanc, il lagrein, il kerner, affermatosi recentemente, e da ultimo ma non ultimo se non il primo, il traminer aromatico che raggiunge la sua massima espressione nella zona di Termeno. Non mancano sylvanerriesling, moscato, a completare un quadro ampelografico che ricorda quello dell’Alsazia. Le zone più coltivate sono la valle dell’Adige, tra Merano e Salorno, la valle dell’Isarco, tra Bolzano e Bressanone, in cui la zona centrale è rappresentata da Terlano, e parte della media e bassa val Venosta. 

Elena Walch

In questa splendida cornice costellata di monti, valli, fiumi e castelli, a ricordare un’atmosfera fiabesca, sorge un’azienda vinicola a conduzione familiare, fondata nel 1988 a Termeno, fiore all’occhiello non solo nel panorama vinicolo italiano ma anche internazionale, che celebra nelle lettere del suo nome la donna che l’ha resa tale e con essa ha rilanciato tutta la produzione altoatesina: Elena Walch. 

Elena Walch e le figlie

Architetta, votata alla religione del progresso e dell’innovazione, ha portato il suo contribuito luminoso e generativo innescando la modernizzazione di un’azienda tradizionale, come quella della più antica famiglia di viticoltori della regione, di cui lei è entrata a far parte dopo il matrimonio, guidando una vera e propria rivoluzione qualitativa non solo a livello locale, ma che ha interessato l’intero panorama vinicolo altoatesino, rilanciandolo a livello mondiale. La sua filosofia è strettamente legata al terroir, in altre parole i vini sono espressione inimitabile di quel terreno, di quel clima e del lavoro in vigna. E se la vigna è l’origine della qualità di vino, ne consegue che il lavoro non possa essere che affinato e senza compromessi, rispettando le caratteristiche individuali del singolo vigneto, secondo i principi della sostenibilità della natura e dell’ambiente per farsi eredità non meramente materiale ma anche etica, per le future generazioni. Non a caso oggi la conduzione aziendale è nelle mani della quinta generazione della famiglia, secondo una genealogia femminile e matrilineare, ossia delle figlie Julia e Karoline Walch.

La storia della cantina in pietra naturale ricavata dal sottosuolo risale a centocinquanta anni fa, quando ancora operare scelte eco-sostenibili era un segno di lungimiranza. Successivamente modernizzata, oggi conta sessanta ettari coltivati, tra cui spiccano le due splendide proprietà dove affondano le radici dei vigneti di punta: Castel Ringberg a Caldaro e poi la ripida collina del Kastelaz, che domina Termeno, e che comprende la migliore vigna di gewürztraminer nell’Alto Adige. 

Gewürtzraminer Riesling Castel Ringberg

I vini a firma di Elena Walch sono infusi dello stesso carattere, dell’eleganza, della spiccata personalità e dell’altissima professionalità di realizzazione della loro autrice. L’unicità delle condizioni pedoclimatiche e la posizione ottimale delle tenute danno vita a vini bianchi freschi e fruttati, così come a vini rossi concentrati e morbidi. Fra la vasta gamma che compone il variegato e colorato parterre di vini a firma di Elena Walch – che vi invito a visitare sul sito web dell’azienda, poiché non traducibile in parole – si distinguono certamente il profumatissimo Gewürtzraminer Kastelaz, dal colore dorato brillante, sentori intensi di rosa canina e spezie orientali, lavanda e lime, dal sorso pieno e agile che si estende in un lungo finale ammandorlato; l’accattivante Riesling Castel Ringberg dai tipici sentori minerali e di idrocarburi, due massime espressioni dell’azienda che hanno diffuso il nome di Elena Walch nel mondo. L’azienda infatti rappresenta la massima espressione vitivinicola della regione sotto il profilo quantitativo e qualitativo.

Fra le altre eccellenze non si possono non ricordare Beyond The Clouds e Kermesse, uniti da un filo condutture di certa e sicura garanzia, come quello del territorio di Castel Ringberg e di Kastelaz, ma dei quali si conoscono solo parzialmente gli uvaggi – il primo ottenuto in prevalenza da chardonnay e quindi caratterizzato da note di banana matura, vaniglia, crema pasticciera, rose gialle, un sorso vellutato e sapido; il secondo non dichiarato, seppure al naso si distingua per un profilo olfattivo scuro, fruttato, di sottobosco, erbe e radici, dal tannino potente e finale speziato. Non ultimo il passito Cashemere, un altro salto nel buio, riuscito, in una regione in cui l’appassimento delle uve non era procedura ancora in voga. 

Praticare la rivoluzione localmente per ottenere un risultato più ampio, regionale nondimeno globale. Attuare le idee prima che esse vengano pensate. Avere il coraggio di scrivere il futuro prima che esso diventi passato. Puntare alle stelle. O, per parafrasare il nome di un suo vino, “oltre le nuvole”. Per dirla con le parole di Anna Banti, una delle forme creative del coraggio delle donne: donne come Elena Walch.

In copertina: Elena Walch.

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Articolo di Eleonora Camilli

Eleonora Camilli è nata a Terni e vive ad Amelia. Nel 2015 consegue la Laurea Magistrale in Italianistica presso l’Università Roma Tre, con una tesi in Letteratura Italiana dedicata a Grazia Deledda. Dedita allo studio della letteratura e della critica a firma di donne, sommelière e degustatrice AIS — Associazione Italiana Sommelier — conduce anche ricerche e progetti volti a coniugare i due settori.

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